15 AGOSTO 2020 – ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA


15 AGOSTO 2020 – ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA

MARIA: SEGNO E PEGNO DI VITA ETERNA!
gruppo biblico ebraico-cristiano השרשים  הקדושים
francescogaleone@libero.it
L’esaltazione della femminilità
1) La festa dell’Assunzione di Maria in cielo rappresenta l’esaltazione suprema che la religione fa del femminile. Sebbene questo dogma sia stato l’ultimo tra i dogmi mariani proclamati dalla Chiesa (Pio XII nel 1950), è importante ricordare che la fede del popolo nell’Assunzione di Maria proviene dai primi secoli del cristianesimo. Questa fede esprime la necessità che il comune fedele sente di integrare il femminile nelle sue convinzioni religiose. Qui è importante ricordare che Dio non è un essere sessuato. Dio non è di genere maschile o femminile. Tuttavia le culture androcentriche e maschiliste ci hanno trasmesso rappresentazioni maschili della divinità: Dio come “Padre”, non come madre; come “Re”, non come regina; come “Signore”, non come signora… Eppure, nella condizione umana il femminile è così importante quanto il maschile, perché tutti e due i componenti sono costitutivi della nostra umanità. Ecco perché la nostra esperienza religiosa troppo frequentemente è squilibrata. La rappresentazione maschile del divino ci ha offerto un Dio forte, onnipotente, eterno, minaccioso e persino violento. La festività dell’Assunzione rappresenta lo sforzo di integrare nella nostra esperienza religiosa la tenerezza, la sensibilità, la delicatezza, la singolare bontà attribuite al femminile dalle culture maschiliste, nelle quali quasi tutti noi siamo stati educati. Dio è Padre-Madre. Dio è femminile. Dio è la pienezza dell’umano. Ma sappiamo fin troppo chiaramente che l’umano senza la femminilità non è umano.
2) Dio non è né maschio né femmina, né uomo né donna. Non lo si può comprendere a partire da categorie sessuali. Infatti, più assurdo che parlare del sesso degli angeli è mettersi a lambiccare sulla sessualità che caratterizza Dio. Di nuovo incontriamo qui complicazioni di tipo religioso. Per cominciare dalla cosa più semplice, noi esseri umani abbiamo un padre e una madre. Cioè, la nostra origine non è solo nel maschile ma anche nel femminile. Ci chiediamo: perché noi ci rappresentiamo Dio come Padre e non come Madre? Credere in Dio solo come Padre può rendere veramente felici i credenti? Qualsiasi essere umano porta in se stesso il maschile e il femminile. Li portiamo nell’origine stessa della vita, nel nostro genoma, nelle esperienze più profonde, nell’educazione che riceviamo fin dalla nascita in famiglia. Nel cristianesimo s’è trovata a questo problema una soluzione: la carenza del femminile in Dio è stata supplita con l’immagine di Maria, la Vergine che, naturalmente, rappresenta per molti credenti ciò ch’essi non possono trovare nel Padre. Questa soluzione è più frequente in gente di mentalità tradizionale. Quelli che si ritengono “progressisti” sogliono propendere più verso il vangelo, nel ricordo di Gesù come uomo e come profeta che lottò per la giustizia e in difesa dei poveri. Ognuno se l’aggiusta come può. La questione sta nel sapere se il Dio che ha annunciato Gesù coincide o non coincide con il Dio di tanta predicazione ecclesiastica.
L’esaltazione del corpo
3) La festa dell’Assunta ci ricorda, oltre il valore della femminilità, anche quello del corpo. Questo nostro corpo, così fragile e sublime, è un tessuto di prodigi (Magnum miraculum est homo!) e diventarà un giorno sacramento dell’incontro perfetto con Dio. Il 15 agosto è la celebrazione di questo mistero. Se ne ricorderanno gli allegri vacanzieri che fanno la fila ai caselli delle autostrade? Oggi non è san ferragosto ma la festa di Maria Assunta in cielo in anima e corpo. Maria è la nostra sorella che ci precede, il suo destino è anche il nostro. Ella è già quello che anche noi saremo! Bisogna guardare in alto e in avanti per meglio situare la realtà della vita quotidiana. Stiamo infatti smarrendo le coordinate della vita. Non abbiamo più il senso della distanza e del limite, quelle dimensioni orizzontali e verticali che costituiscono la geometria della salvezza. Quello che ci manca è la visione d’insieme, crediamo che tutto finisca nell’attimo fuggente, che tutto venga bruciato sulla scintillante superficie illuminata dai nostri fuochi fatui. L’uomo, sempre più chiuso nella sua giara, di pirandelliana memoria, è diventato di una sola dimensione, quella orizzontale, dalla cintola in giù. Creato da Dio quale aquila reale, si è ridotto ad una piccola gallina da pollaio. Ha dimenticato l’infinito questo piccolo principe! Forse una volta al mese ci farebbe bene una visita al cimitero, o al 4° piano dell’ospedale Cardarelli e ringraziare Dio. Ogni giorno! Alzare la testa, fare progetti, significa credere in Dio, lasciarsi guidare da valori trascendenti, che riscattano la vita dal banale feriale alla festività eterna. Viviamo una stagione crepuscolare, però in questa camera buia della ragione c’è ancora una luce che può impressionare la pellicola del nostro pensiero debole. Festa dell’Assunta: un invito a guardare in alto, al cielo, che non è qualcosa sopra le nostre teste ma la nostra casa ultima e comune. La festa dell’Assunta è un momento privilegiato per aggiungere un supplemento di spirito, per superare le zone d’ombra, le sacche grigie del terribile quotidiano, verso orizzonti di luce, dove Gesù e Maria ci attendono. Maria Assunta è la creatura che ha già raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo. E’ la donna vestita di sole e coronata di stelle. E’ la madre che ci aspetta e sollecita a camminare verso il regno. Maria è garanzia che l’uomo si salva tutto: sì, anche i corpi risorgeranno. La salvezza per il cristiano è la risurrezione dei corpi, il mondo nuovo, la terra nuova. L’Assunta è la festa della nostra comune migrazione verso la vita. Siamo umanità dolente, ma incamminata; umanità ferita, caduta, eppure incamminata; umanità che ben conosce la debolezza, ma che non si arrende; umanità che ama con la stessa intensità il cielo e la terra. BUONE VACANZE E BUONA VITA!
Vergine, anello d’oro del tempo e dell’eterno, tu porti la nostra carne in paradiso e Dio nella nostra carne. Anello d’oro, dove il tempo e l’eternità si innestano l’uno nell’altra, dove si passano le frontiere: carne di donna in paradiso, carne di Dio sulla terra. L’assunzione di Maria intona oggi il canto del valore del corpo. Dio non spreca le sue meraviglie e il corpo dell’uomo, che è un tessuto di prodigi, avrà, trasfigurato, lo stesso destino dell’anima, e Dio occuperà cuore e corpo e “sarà tutto in tutti” (Col 3,11). Questo corpo così fragile, così sublime, così caro, così dolente, sacramento d’amore e talvolta di violenza, in cui sentiamo la densità della gioia, in cui soffriamo la profondità del dolore, diventerà, nell’ultimo giorno, porta aperta, soglia spalancata alla comunione, trasparenza di cristallo, sacramento dell’incontro perfetto. Maria è la sorella che è andata avanti, il suo destino è il nostro, e già da ora. “Vidi una donna vestita di sole, era incinta e gridava per le doglie del parto” (Ap 12,2). Immagine bellissima della Chiesa, dell’umanità, di Maria, di me, piccolo cuore ancora vestito d’ombre (D. M. Turoldo).

16 agosto 2020 – XX Domenica del Tempo Ordinario
UNA MADRE, QUANDO PREGA, È ONNIPOTENTE!
gruppo biblico ebraico-cristiano השרשים  הקדושים
francescogaleone@libero.it
Prima lettura: Condurrò gli stranieri sul mio monte santo (Is 56,1). Seconda lettura: Sono irrevocabili i doni e la chiamata di Dio per Israele (Rm 11,13). Terza lettura: Donna, grande è la tua fede (Mt15,21).
Una madre, quando prega, è onnipotente!
1) Il Vangelo di questa domenica ha come personaggio centrale una madre che, con la forza dell’amore, ottiene il trionfo delle ragioni del cuore. La donna è una cananea, secondo Matteo; Marco precisa che è “greca, di origine sirofenicia”. In ogni caso è una pagana, secondo gli ebrei. Questa madre ha una figlia molto malata; ha saputo che Gesù è nei paraggi, e va a trovarlo. Ma Gesù non le bada, anzi, mostra un certo fastidio; anche gli apostoli non ne possono più: Esaudiscila, non vedi come ci grida dietro?”. Una seccatrice! Ma Gesù sembra irremovibile: “Sono stato mandato solo alle pecore perdute di Israele”. Gesù parla da ebreo, e considera gli ebrei come dei “figli”, e i pagani come dei “cani”, cioè infedeli. Gesù però attenua il tradizionale disprezzo verso gli infedeli chiamandoli non “cani” ma “cagnolini”, scoprendo così le sue carte. La donna se ne accorge. Anche se non aveva studiato i sofisti, Socrate, l’organon aristotelico, la
donna sfrutta l’apertura della battuta stessa di Gesù: “Il pane ai figli, sì, ma le briciole ai cagnolini!”. “Donna, la tua fede è grande. Tua figlia è guarita!”. Davvero quella madre dimostrò che se Dio è onnipotente, la preghiera può essere “onnipotentissima”!
Pregare significa morire e risorgere
2) Essere cristiani significa partecipare alla morte e risurrezione di Gesù; in ogni sacramento moriamo e risorgiamo. Facciamo un esempio: una mamma viene in Chiesa a pregare perché il suo bambino è malato, e sa che deve morire; viene in Chiesa a Dire a Gesù che il suo bambino non può, non deve morire, perché non glielo perdonerebbe mai. Se questa donna resta a pregare, si attaccherà a Colui che prega, e si distaccherà da ciò che domanda. Quando si alzerà, sarà stupita lei stessa delle parole che usciranno dalle sue labbra: “Signore, ve lo affido, ho più fiducia in voi che in me. Sapete meglio di me quello che è bene per mio figlio. Sta meglio tra le vostre mani”. Cosa è successo? E’ morta ed è risuscitata. Nella preghiera, quella vera, si partecipa alla morte e risurrezione di Gesù: si muore a ciò che preghiamo, e si risorge a Colui che preghiamo! Nel Vangelo, Gesù comincia sempre rifiutando le preghiere, fa morire! Gesù non dà mai meno e nulla che non sia degno di Dio. Ci esaudisce sempre, anche deludendoci! Anche la Madonna ebbe un rifiuto a Cana, anche le sorelle di Lazzaro ebbero un rifiuto a Betania, anche Cristo vide rifiutata la sua preghiera nel Getsemani, anche Paolo ebbe un rifiuto a essere liberato dalla spina nella carne. Noi, invece, usiamo sacramenti e preghiere come tranquillanti o come transazioni commerciali: un miracolo in cambio di un ex voto.
3) Con i santi è ancora più tragicomico: abbiamo tutta una lista di santi del “pronto-soccorso”. Abbiamo un preciso elenco di santi e di sante contro ogni genere di malattia e di pericolo: dal mal di gola agli oggetti perduti, dai problemi di cuore ai depositi di esplosivi, dalla paura degli esami alle questioni di cuore; anche per i casi impossibili abbiamo una santa taumaturga! Naturalmente paghiamo il disturbo, non vogliamo nulla gratis: “do ut des”. Dio dev’essere costernato da questa mentalità sacro-mercantile! Come dobbiamo pregare? Bastano poche parole, ma pregate a lungo. Maria, come un lungo rosario, “meditava” in cuor suo le parole ascoltate da Gesù. Gesù per una notte intera ha detto solo: “Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta!”. A noi quanto tempo sarà necessario? Per morire e risuscitare, occorre tempo. Facciamo silenzio, deserto, vuoto, attorno e dentro noi. Lasciamoci lievitare come pane, morire dolcemente come seme nel terreno.
Gesù ci esaudisce sempre, anche deludendoci!
4) Quello che subito colpisce in questo brano di Vangelo è la insensibilità, il silenzio, il rifiuto, il disprezzo di Cristo nel colloquio con la donna di Canan. Eppure, dal Vangelo sappiamo che alla fine Gesù esaudisce la preghiera di quella madre. Cerchiamo allora di comprendere! Forse, se Gesù non la esaudisce subito è perché quella madre non è ancora salita abbastanza in alto. Gesù conosce quella donna meglio di tutti, meglio di lei stessa. Sa a quale altezza di fede può arrivare, se la si aiuta. Accontentare in ritardo è un male, esaudire prima è ancor peggio. Quella madre chiedeva solo un favore, per poi tornarsene a casa tranquilla, un miracolo e poi fuggire lontano da Dio. Gesù, invece, voleva che la donna cananea si distaccasse da quello che domandava, per attaccarsi a Colui che pregava. Perciò occorreva del tempo, doveva farla maturare ancora. Ecco
perché Gesù dice quella frase così dura: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”. Poiché quella donna era umile, ha percepito, al di là delle parole, l’intenzione di Gesù: non si trattava di una risposta ma di una domanda, non di un rifiuto ma di una chiamata. “E’ vero, Signore, ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola del padrone”. Che affettuosa malizia in questa risposta, che afferra l’argomento di Gesù e lo rivolge a suo favore! Questa donna è viva, spirituale, inventiva. Hanno sorriso insieme, Gesù aveva scherzato con lei, sono diventati amici per sempre. Gesù poteva adesso, senza alcun pericolo, concederle quello che chiedeva. Tra amici, i doni non fanno alcun male, ma tra estranei creano obblighi. Gesù non temeva più di perderla, non rischiava più che ella se ne andasse lontana da Lui con il suo tesoro; il suo tesoro era ormai il ricordo di quelle parole, di quel dialogo con Gesù che si era chinato su di lei, l’aveva chiamata e attesa, finché zampillasse in lei quell’essere nuovo che essa stessa ignorava, e da cui tutti e due erano ora abbagliati: “Donna, davvero grande è la tua fede!”.
Grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri!
5) E’ bene ricordare che Matteo ha scritto il suo Vangelo per una comunità cristiana di origine giudaica (i giudeo-cristiani), quindi in continua oscillazione tra il richiamo del passato (le tradizioni ebraiche, la legge mosaica, la circoncisione) e il messaggio universalistico di Gesù (“Predicate a tutte le creature”). Anche nel Vangelo di oggi questa oscillazione è ben visibile: da una parte, Gesù dice che il pane non va dato ai cagnolini; dall’altra, Gesù insegna che la salvezza viene solo dalla fede. Anche noi, corriamo lo stesso pericolo e soffriamo la stessa tensione. Noi siamo all’interno di un mondo chiuso, che ritiene di avere elaborato, per tutti i popoli, liturgie e dogmi perfetti, etiche e teologie ideali, che abbiamo imposto ad altri popoli, come condizioni di salvezza. Extra ecclesiam, nulla salus! Tante barriere sono il frutto della nostra “volontà di dominio”, non della “volontà di Dio”. Barriere di razza: la nostra religione è stata confusa con l’Europa, e la croce del Signore con la spada dei conquistadores. Barriere di cultura: abbiamo esportato e imposto la nostra cultura, profondamente estranea alla cultura indigena dei popoli lontani. Barriere di classe: gli sfruttati e gli emarginati hanno odiato la religione, che la vedevano come “instrumentum regni”, troppo legata alle ragion di stato e alle ragion di Chiesa. Anche tra noi, ci sono alcuni che, al pari dei giudeo-cristiani, considerano intoccabili tante tradizioni, e sentono dappertutto odore di eresie e di deviazione; se si va in fondo, essi difendono non la religione ma la propria sistemazione, non gli interessi di Dio ma il proprio benessere! Tra noi ci sono altri che guardano lontano, sono presi da rimorso per le sofferenze compiute contro i “cananei”, cioè contro quelli che sono oltre i confini della nostra Chiesa.
6) È chiaro, per quello che si racconta in questa narrazione, che Gesù aveva la convinzione che la sua missione era recuperare le “pecore perdute” di Israele. Gesù ha detto questo in un territorio pagano. Quindi, in quel momento Gesù aveva l’idea che era venuto a questo mondo per restaurare Israele, per rinnovare la fede, la religiosità, la vita ed i costumi di quel popolo. E’ vero che, alla fine del vangelo, dopo la resurrezione, il Risorto che ci presenta Matteo invia i suoi discepoli a “fare discepoli di tutti i popoli” (Mt 28,19). Ma questo risponde a idee molto successive all’anno 70, quando gli ebrei si vedevano dispersi per tutto l’Impero. La cosa più probabile è che la comunità di Matteo era una comunità di cristiani provenienti dal giudaismo. Questo spiegherebbe la presentazione da parte di Matteo di un Gesù limitato a rinnovare i figli di Israele. Ebbene, l’elemento notevole è che, per restaurare un popolo tanto profondamente religioso, Gesù non si è dedicato ad attività principalmente religiose. Gesù ha visto che la soluzione per quel popolo stava nel preoccuparsi degli infermi e degli affamati, di quelli che erano oppressi dal denaro e si lasciavano trascinare da desideri di potere. Gesù si è reso conto che la soluzione di una religione corrotta non sta nell’esigere il compimento delle norme religiose e nel rafforzare il potere dei sacerdoti. Gesù ha capito che quello di cui il popolo aveva bisogno era accogliere quelli che soffrono, dar vita a quelli che mancavano di dignità e di rispetto, accompagnare i deboli, umanizzare la convivenza di tutti con tutti, senza respingere gli stranieri, come ha fatto con la donna di questo racconto. Le religioni non si rinnovano con più esigenze religiose, ma con più umanità, più rispetto, più tolleranza, più bontà con tutti. Se non c’è questo, la religione esuberante e pomposa serve solo perché abbiano successo i capi religiosi. Questo è tutto. L’aspetto importante e decisivo non è rinnovare il “fatto religioso”, ma spostare il “fatto religioso”. La religione si rinnova quando il centro della religiosità non si pone nel tempio, nei preti e nei riti, ma nella misericordia, nella bontà e nella solidarietà con le persone che soffrono e si vedono emarginate ed escluse. I riti non cambiano le persone. La bontà le cambia: è e resta l’unica cosa che le cambia veramente. Buona Vita!

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *