Cancello ed Arnone, immigrazione

Gli italiani non vogliono lavorare?

                         di Pasquale Leggiero

 

Mondo lavoro.  Oggi ci occupiamo di un fenomeno che attanaglia il mondo intero e cioè quello della disoccupazione che nell’Italia meridionale non è da meno e non è da meno per gli italiani. Tante sono le cause di questo fenomeno, se della cosa ci saremmo occupati qualche anno fa, ci saremo soffermati sul fatto che molti datori di lavoro sono disonesti e che sfruttano la mano d’opera straniera per un prezzo minore e che gli italiani preferiscono non lavorare per non essere sfruttati. Forse ci si può porre la domanda: e oggi, da qualche anno addietro, cosa cambia? Indubbiamente i datori di lavoro disonesti e tiranni ci sono, basta vedere le cronache, ma sussiste anche un altro fattore. Questo fattore si chiama economia, sì perché alcuni stranieri ci hanno riferito che nel loro paese d’origine una casa più economica costa solo cinquemila euro, ci chiediamo: una casa più economica in Italia quanto costa? Ecco perché molti di loro si accontentano di un prezzo minore dell’italiano. Se invece lo stato europeo facesse in modo che almeno nell’Europa unita ci fosse una sola economia, tanti problemi non esisterebbero. Oppure quei signori che noi eleggiamo e che si fanno chiamare rappresentanti del popolo al parlamento, perché non fanno in modo di interessarsi che nel mondo del lavoro e a qualsiasi settore siano inseriti prima gli italiani e italici da un minimo di sette generazioni? Non mettiamo in dubbio che delle leggi in materia forse ci sono, ma cosa dicono in proposito? Anche perché quando ci si presenta all’ufficio del lavoro (ex ufficio di collegamento) per assumere lavoratori al proprio servizio nessuno è addetto a controllare se ci sono italiani a spasso e questo non è bello per chi in passato si è battuto per un’Italia migliore. Intanto, però, se i risultati saranno sempre quelli di oggi altro che Italia migliore

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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