BOMBE A CANCELLO ED ARNONE (9 SETTEMBRE 1943)

Cancello A.Monumento

di Mattia Branco

FRANCESCO NUZZO:BOMBARDAMENTO DI CANCELLO ED ARNONE (9 settembre 1943)

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Sembrava una cosa lontanissima, ma oggi è una realtà. Un’idea nata il 9 settembre 2019 durante la cerimonia in piazza Municipio, dove ogni anno si commemorano i caduti di quel maledetto giorno del 1943, quando caddero sul nostro paese tante di quelle bombe che, oltre a ridurlo ad un ammasso di macerie, causarono la morte di centinaia di persone: molte si trovavano in chiesa a ringraziare la Madonna, perché il giorno prima c’era stato l’armistizio e, quindi, la pace. Tra noi, presente il giudice Francesco Nuzzo, per gli amici “CICCIO”, si discuteva di quel funesto evento. Qualcuno sosteneva che i bombardamenti li avessero fatti i tedeschi, ma altri contestavano quella tesi. Alla fine della manifestazione, ognuno tornò alle proprie case, e Nuzzo ripartì per Cremona dove vive da anni. Dopo pochi giorni, mi chiamò al telefono e  disse che aveva intenzione di approfondire gli avvenimenti, chiedendo se volessi collaborare a un libro, anche per ristabilire la verità di quella apocalisse. Io non esitai un solo istante, perché sono cose che mi appassionano. Sotto la sua regia, subito ci mettemmo a lavoro, insieme con altri amici citati nella prefazione del libro. Cominciammo a ricercare elementi, testimonianze e documenti di quel periodo. Oggi il sogno di scrivere una parte della storia del nostro paese si è realizzato. Il libro è uscito con il titolo: ”BOMBARDAMENTO DI CANCELLO ARNONE (9 Settembre 1943)”, stampato a Cremona dalla prestigiosa tipografia IGEP. Il volume è composto da 112 pagine,  con foto di luoghi e persone prima, durante e dopo l’attacco degli alleati.ImageImage  Per quanto mi riguarda sono  veramente felice di aver dato il mio modesto contributo, avendo appreso particolari che mi hanno provocato  emozioni profonde, suscitate dalle toccanti interviste di persone che hanno vissuto quel periodo. Tutto riportato magistralmente da Nuzzo nel nostro dialetto, tradotto, nelle note a piè di pagina, in lingua italiana. La  presentazione del libro era programmata per il mese di maggio con la partecipazione dell’autore, ma gli eventi del coronavirus hanno fatto saltare tutti i pronostici. Si sta cercando di stabilire con le autorità locali il periodo più idoneo per una degna manifestazione, e la data  sarà resa  nota pubblicamente appena si avranno elementi sufficienti.

Riportiamo alcuni passi del volume(pp. 5-9), che i lettori potranno apprezzare.

Prefazione

Un libro di storia, quello che vi apprestate a leggere? Non saprei dire. L’ho scritto di getto, senza trascurare la ricerca scrupolosa di documenti necessari a ricostruire una vicenda dolorosa, che è scolpita nei ricordi della comunità. Essenziale è stato l’aiuto della gente di Cancello Arnone, partecipe di un progetto mai concordato, e tuttavia desiderosa di raccontare, di rivivere, di condividere episodi lontani. Cercando il motivo di codesta unità di intenti, penso che i testimoni diretti, per lo più bambini e ragazzi di allora, abbiano evocato il bombardamento del 9 settembre 1943 come una liberazione da silenzi per lungo tempo mantenuti. Ma  il riferimento a persone o cose care diviene  pure riscoperta  di un’età velata di malinconia, se una signora, quasi a commento finale della sua dichiarazione, ha detto: “E’ bello anche ricordare le cose brutte”. Cose brutte, appunto, di cui i nostri parenti uccisi non erano responsabili e, dopo l’armistizio, nemmeno nemici di coloro che distrussero il paese. Gli autori di quei crimini si sono assolti con la scusa che la quarta  Convenzione dell’Aja del 1907 sulle regole di guerra, non rispettata durante il secondo conflitto  mondiale, aveva perso la sua validità. Loro stessi violarono i patti convenzionali, elevarono l’inosservanza a norma di giudizio  e giustificarono i delitti contro l’umanità. Bella logica, no?

Dopo questa precisazione, ringrazio di cuore gli amici Mattia Branco, Biagio Ciaramella, Geppino Peluso, Mattia Viola. Mi hanno fornito una collaborazione preziosa, onde possono essere ritenuti, a giusto titolo, coautori della storia cittadina, qualora così intendano il presente lavoro.

DISTRUZIONE DI CANCELLO ARNONE NEL SETTEMBRE 1943

 

  1. Bombe degli alleati su un paese in preghiera.

Cancello Arnone, una cittadina  in provincia di Caserta, è  situata nel Mazzone delle Rose, toponimo tardo medievale derivato dalla  peculiarità dei  terreni del Basso Volturno, dove  “ specie se non arati, spontaneo e in gran copia vi germinava quel fiore”. Sorge più precisamente nella zona  dove il fiume forma un’ansa sinuosa, prima di avviarsi definitivamente verso il mar Tirreno. Deriva dalla fusione di due paesi esistenti sulle opposte rive del Volturno, una volta dotati di  propria autonomia, che alla fine del secolo XIX diventano comunità unica.

La sera dell’8 settembre 1943 nel paese non è diversa da quella di altre parti d’Italia: tutti credono che l’armistizio concluso con gli alleati ponga fine alla guerra e realizzi il sogno di una vita normale, dopo tante inutili sofferenze materiali e morali. Alcuni  sfollati rientrano nelle loro case, custodite da qualche congiunto impegnato nelle attività  abituali. La piazza e le strade acquistano di nuovo la centralità consueta, si riempiono di  famiglie felici, nella confusione tipica della festa popolare. Cose liete e tristi formano un miscuglio inestricabile. Tra la gente comune – in genere, la sa più lunga dei dotti di mestiere -, qualcuno intuisce che il domani potrebbe essere meno tranquillo, per la presenza dei  tedeschi  non più amici.

La raggiunta “pace”, in molti, attiva un sentimento radicato negli strati profondi dell’essere: il bisogno di Dio, cui rendere grazie per lo scampato pericolo. Nella chiesa di Cancello, la mattina del 9 settembre, accorrono donne, uomini, bambini per la rituale preghiera, intonata alla serena percezione del presente, che fa svanire, nell’inconscio della recita corale,  difficoltà e privazioni sopportate. Chi non ha trovato posto all’interno dell’edificio sacro, rimane sulla soglia, assiste alla cerimonia dall’esterno, avverte l’eco percepibile di orazioni e inni liturgici. Altri conversano degli ultimi avvenimenti, e si scambiano reciproche notizie, con accenni alle famiglie che piangono i loro ragazzi, morti  nell’adempimento di un dovere rispettato per onore e detestato per l’intrinseca ingiustizia. All’improvviso, suona l’allarme nella casa del fascio. Il sibilo lacerante spinge quanti sono rimasti nelle case o nei posti di lavoro a rifugiarsi nei ricoveri. Un ronzio lontano si fa  rumore sordo, a mano a mano più vicino. Sono oltre cento aerei B-17 del XII Bomber Command, “l’esercito dell’apocalisse che [sta] arrivando, in un ordinata marcia nei cieli, senza incontrare alcuna resistenza”. Poi, compare la “bestia” del male, e cadono le bombe. Gli scoppi, l’uno dopo l’altro, squarciano l’aria. Polvere, lampi di fuoco, macerie dappertutto. Si sgretolano  le case, la campagna è piena di crateri, le piante bruciano per gli spezzoni incendiari. La chiesa e il campanile di Cancello, colpiti dagli ordigni, crollano sui fedeli stipati dentro. Quando il rombo degli aerei scompare, la popolazione, piangendo e gridando,  esce  dalle fosse antischegge e si sparge per il paese, devastato la gran parte. Un fumo grigio, che tende a divenire  sempre più bianco – segno certo dell’uso di amatolo, una miscela di tritolo e nitrato di ammonio – avvolge ogni cosa e dirada assai lentamente. Tanti, tanti i morti e i feriti. Alcuni sopravvissuti, nell’angoscia disperata di quei momenti, non capiscono e bestemmiano, perché il Signore non ha aiutato nemmeno le sue creature accorse nel tempio. La spiegazione autentica, però, è tra le pratiche di  questo mondo: le potenze egemoni, nella novecentesca “guerra totale”, considerano nemico da abbattere non  solamente il soldato in divisa, ma pure i civili non combattenti  che appoggiano la parte contrapposta, per cui tutto ciò che costituisce un potenziale ostacolo alla distruzione dell’obiettivo bellico deve essere eliminato. Il bombardamento del paese volturnense o di altri posti  svela la vacuità di codeste trovate pseudo logiche, poiché l’armistizio deciso tra italiani e anglo-americani esclude il presupposto di tale assunto: cioè la qualità di “nemico” nei cittadini colpiti.

Il consuntivo del raid è spaventoso: distruzione pressoché totale dell’abitato,  con elevata perdita di vite umane. In proposito, la lapide del monumento ai caduti in seguito al luttuoso evento indica i nomi  di 104 persone, includendo quanti perirono durante le operazioni belliche  dell’estate 1943 o immediatamente dopo, anche se altre vittime non sono menzionate. Tale cifra, che compare pure nel decreto del Presidente della Repubblica di concessione della medaglia di bronzo  al merito civile a Cancello Arnone, andrebbe corretta in base a questi dati: 5 morti durante il bombardamento del 26 agosto in località Quattrocento Moggia, 106 nel bombardamento del 9 settembre,  1  per rappresaglia nazista del 4 ottobre, 1 per fatto diverso.

La desolante vicenda, in precedenza descritta, è rimasta nella memoria collettiva, e i pochi supersiti continuano a interrogarsi sulle cause dell’eccidio, alla ricerca di una risposta che non sempre li convince. Per un giudizio meditato, che soddisfi le esigenze informative dei più giovani, occorre la conoscenza, almeno sommaria,   dell’andamento della  guerra  nel Mezzogiorno da maggio a ottobre 1943. Le disparate notizie sono indispensabili ai profani delle discipline storiche, beneficiari veri della presente silloge.

 

 

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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Una risposta

  1. Ercole ha detto:

    Toccante!

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