CASERTA. DON FRANCO GALEONE HA RICORDATO IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI.

di Paolo Pozzuoli

Della stessa levatura morale dei Padri della Chiesa, dei grandi della storia, della letteratura, della filosofia, dell’arte, della psicanalisi, che ha come punti di riferimento ed ai quali si ispira quando affronta e tratta tematiche di particolare intensità e di sottile delicatezza vuoi sotto l’aspetto religioso che etico e civile – alcune delle quali incontrano resistenze nelle gerarchie ecclesiastiche e, incredibile, continuano ad essere contestate ed indigeste per le persone cosiddette benpensanti – per la cui soluzione auspica ed invoca una coraggiosa sterzata: don Franco Galeone, salesiano. Da ogni sua esposizione, trattata con  parole semplici, essenziali, chiare, dirette, penetranti, dai concetti alla portata di tutti, traspare il carattere forte e genuino, la vena dello studioso, dell’uomo di chiesa e di cultura che per farsi una ragione di ogni argomento illustrato l’arricchisce e l’approfondisce scandagliando e risalendo alle origini, alle radici dello stesso. 

Lo vediamo sullo stesso piano, sulla stessa lunghezza d’onda di quanti, asserendo che non è più il tempo di continuare a far finta di niente, sono orientati a tendere la mano, ad accogliere le ‘nuove’ famiglie che nascono dalle ceneri di quelle tradizionali, tante delle quali ritenute saldamente unite, a prova di indissolubilità, con i membri che evidenziano i segni del trauma subito per la fine di un amore, di un matrimonio su cui avevano fortemente creduto e riposto ogni rosea aspettativa per i tanti progetti che avrebbero riempito il loro futuro, dato un senso e cementato la vita di coppia, e con i pargoli che versano in una condizione psicologica inimmaginabile.

Sono scolpite nella nostra mente le parole pronunciate ‘per essere un buon cristiano non è importante accendere un cero al Santo ma è importante pregare bene’ nella speciale ricorrenza della festività di S. Sebastiano, ‘costretto’ a riprendere l’omelia interrotta dal ticchettio dei passi di una fedele, forse di poca fede, rimbombanti nel luogo sacro prima e dopo il rumore prodotto dalla caduta di una monetina nel candeliere.

E, a proposito di pregare ‘bene’, percepiamo la sua preoccupazione, costante, quando ammonisce che le lunghe presenze (soste) in chiesa non servono, non fruttificano, perché si corre il rischio che, nel tempo, diventano un’abitudine e l’abitudine spesso sfocia in facili distrazioni e non è improbabile che finisca con il prendersi confidenza con il Signore che va ‘onorato e pregato con il cuore e non con le labbra, che va temuto per poter abitare nella Sua tenda’.

Insomma, per sentirsi in armonia e vivere in simbiosi con il Signore basta mettere in pratica la Sua Parola.

Che dire poi di quella sua espressione gioiosa – molto simile a quella di un bambino che ha finalmente ricevuto il giocattolo da tempo desiderato – quando, dopo aver accennato alla ‘disputa’ sulla corretta traduzione dall’ebraico della parola ‘halmah’, (erano rimasti basiti i confratelli, legati, affezionati alla bimillenaria traduzione, nell’ascoltare – era la prima volta – ‘ragazza’ anziché ‘vergine’, in ebraico ‘betulah’), riferì che anche il Papa, all’Angelus, aveva pronunciato ‘ragazza’.

Ed infine il pensiero stupendo, una lectio a 360°, per il Cardinale Martini, un gigante della Chiesa e del mondo civile, figura importante, amato dai credenti e dai non credenti:

“La predica è un momento importante per quello che devo dire ai fedeli e a me. Avevo preparato una bella predica. Inizio il lunedì, ma poi c’è stata la morte del Cardinale Martini. Ha reso onore all’Italia ed alla Chiesa cattolica. Un uomo super partes al quale hanno voluto tutti bene. Se avesse voluto sarebbe diventato Papa ma ha preferito Gerusalemme ed i luoghi santi al Vaticano ed alla carriera. ha preferito di stare con noi, non sopra di noi, non con quel cappellaccio che mettono in testa i Cardinali. Erano gli anni difficili del ’68, del terrorismo ed i terroristi consegnarono al Cardinale Martini le armi, le munizioni delle loro stragi. Erano gli anni in cui si teorizzava una società senza famiglia e soltanto adesso ci stiamo accorgendo che quella teoria è stata deleteria. ‘Le età della vita’ uno dei migliori libri che ha scritto. In esso, ha diviso la nostra vita in quattro periodi: nei primi venti, impariamo; da venti a quaranta, si insegna; da quaranta a sessanta, si comincia a riflettere; da sessanta ad ottanta, si diventa mendicanti. Ci riduciamo a fare i mendicanti. Lui, Principe della Chiesa, un mendicante! Dai sessant’anni in poi ha lasciato strutture e soprastrutture ed ha preso la Croce dopo essere sceso dalla cattedra. Pur appartenendo ad una famiglia facoltosa, ha lasciato tutto. È stato Rettore dell’Università di Milano ma è rimasto uno di noi, uno come noi, come tutti, con le fatiche e le paure della malattia e della morte. Chi fa questo viaggio è semplicemente uomo, degnamente uomo. Passerà alla storia per aver detto delle cose ragionando con la sua testa e con molto coraggio, come l’aver toccato l’argomento contraccezione, le tematiche ‘comunione ai divorziati’ e ‘della fine della vita’. Sempre coerente, obbediente, ma con la sua testa. Il suo testamento è stato quello di rifiutare l’accanimento terapeutico. E già si discetta se ha fatto bene o male. C’è una dignità anche nel morire. E, in proposito, ricordiamo la povera Eluana dove ognuno diceva la sua. Il Cardinale Martini ha accettato ogni cura ma nessun accanimento. Bisogna capire quando il sipario scende. Vi aspetto in Paradiso. Ma voleva morire in Terra Santa. Sono un mendicante pure io ed il mio sogno è di morire in Terra Santa ma se ciò non dovesse essere possibile, ho preparato il sacchettino con la terra santa. La morte si prepara come il battesimo, la prima comunione, la cresima, il matrimonio. Il Cardinale Martini, nel corso di una intervista, rispondendo a tante domande, riferiva di aver vissuto con tanta libertà ma la vita e la verità doveva dirla a Dio. Quindi, aggiungeva (…solo un uomo libero può dire queste cose) che ‘la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni, moltissimo; è invecchiata, le nostre case religiose sono vuote e la burocrazia vaticana cresce sempre di più; deve riconoscere i propri errori ed iniziare il cammino di cambiamento cominciando dal Papa e dai Vescovi; pregare per la conversione, quella propria, non degli altri’. La Parola di Dio è semplice: vuole solo un cuore aperto. Il clero ed il diritto canonico si possono sostituire alla coscienza. Al primo posto c’è l’uomo, la sua libertà. ‘Tutto è per l’uomo e l’uomo è per Dio’, non cristiani in Chiesa e fuori tutt’altra vita. Bisogna che la Chiesa faccia qualcosa per le coppie scoppiate perché abbiano di nuovo una famiglia che va bene. Ma la Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio. Il Cardinale Martini, prima della comunione, diceva ‘Signore non sono degno’! Ma noi, crediamo? Io, per primo, dico di non essere degno. È una frase che viene buttata da noi. Dio è amore, Crocifisso, e ci deve far capire tante cose. ‘Ma voi, chiese il Cardinale Martini al giornalista, cosa farete?’. I funerali saranno un momento di spiritualità ed energia interiore”.

Paolo Pozzuoli

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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