giovedì febbraio 2nd, 2012 00:28 Le stagioni dei Presìdi

 

Inizia a la Feltrinelli Libri e Musica di Napoli un percorso in cinque tappe per raccontare la ricchezza enogastronomica delle produzioni “buone, pulite e giuste” della Campania.

Martedì 8 febbraio alle ore 18,00 partirà presso la Feltrinelli Libri e Musica di Napoli (via Santa Caterina a Chiaia, angolo Piazza dei Martiri) il percorso de Le stagioni dei Presìdi, una serie di incontri tra sensi ed emozioni ideati da Slow Food Campania e la Feltrinelli Libri e Musica di Napoli per gustare la conoscenza del ritmo incessante della natura e l’arcaica sapienza di chi con esso sapeva – e ancora oggi sa – costruire il proprio calendario personale e sociale.

Il primo appuntamento vedrà protagonista la rude concretezza del leggendario ciclo pastorale e un suo simbolo per eccellenza, il Conciato Romano, Presidio Slow Food, proposto in abbinamento al Falerno del Massico di Fattoria Villa Matilde. Non solo un formaggio, ma una vera esperienza antropologica, secondo la famiglia Lombardi. Rottura a mano della cagliata, salatura a secco, conciatura e stagionatura in orci di terracotta sono tecniche rituali che si ripetono inalterate dalla notte dei tempi per offrire quell’insieme di sensazioni che investe il palato, travolge i sensi, rievoca trascorsi imprimendo il ricordo.

A introdurre la relazione del prof. Giuseppe Guadagno, docente di Storia Romana ed Epigrafia Latina presso l’Università di Salerno, sarà Vito Trotta, Responsabile Presìdi Slow Food Campania e Basilicata. Interverranno Nicola Sorbo, Responsabile Slow Food del Presidio del Conciato romano, il produttore Manuel Lombardi e Maria Ida Avallone di Fattoria Villa Matilde.

Anche negli incontri successivi, testimoni, studiosi, ricercatori, maestri della terra e del mare ci guideranno alla conoscenza di produttori e prodotti di importanza storica, economica e relazionale della terra felix da scoprire o riscoprire con l’aiuto di un buon vino da un vitigno che con essi condivide lo stesso lembo di terra.

Informazioni su www.slowfoodcampania.com e info@slowfoodcampania.com

 

Antonio Puzzi

Slow Food Campania

Ufficio Stampa

 

Mob.: 347 5650976

info@slowfoodcampania.com

www.slowfoodcampania.com

 

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venerdì gennaio 27th, 2012 21:54 XIII Premio Letterario Internazionale di Narrativa Edita e Inedita” Tra le parole e l’infinito ”

Preg.mi   si invia il bando del Premio Letterario Internazionale di Narrativa  edita e inedita.

Con Preghiera di diffusione

 

Ideato dal Cav. Nicola Paone

Il premio nasce nel 2000 per una cultura del terzo millennio vera e per puro amore della parola. Nel 2008 ha ricevuto la medaglia d’argento, e nel 2011 quella d’oro rappresentativa dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Disposizioni: Il Premio a tema libero è aperto ad Autori italiani e stranieri, e prevede due categorie; Autori Affermati che abbiano vinto un 1° – 2° o un 3° premio in altre manifestazioni, e Autori Esordienti, si partecipa con un componimento inedito di max 30.000 battute – 15 cartelle f.to A4, o con un libro di Narrativa edito, Racconto, Romanzo, Saggio, Tesi di Laurea. Gli Autori stranieri devono Inviare traduzione in Italiano, Francese o Inglese, di un capitolo.

- Scadenza delle spedizioni 31 maggio 2012 -

Inviare: Quattro copie dell’opera, includere una scheda con: Generalità, tel., e mail, titolo e genere dell’opera, breve sinossi dell’opera, inviare anche un profilo dell’autore, max. 1500 battute, in formato word, e una foto a colori in formato jpeg – all’indirizzo e mail nicpao1@libero.it. Per il sostegno del progetto allegare un contributo di € 25,00 (venticinque euro), e specificare la categoria di partecipazione.

L’importo dovrà pervenire SOLO in contanti insieme ai testi al seguente indirizzo:

Segreteria del Premio ” Tra le parole e l’infinito “.

Via G. Amendola, 7 – 80023 Caivano Napoli Italia.

L’opera non dovrà essere stata mai premiata in altri concorsi, anche quest’anno sarà assegnato il trofeo in bronzo. Gli autori si impegnano a riconoscere agli Organizzatori senza compensi di sorta, il diritto di stampa e immagini, per la pubblicazione sull’antologia del premio, sia cartacea che web, per la divulgazione dell’iniziativa culturale. Essi sono garanti dell’originalità della loro opera, e accettano implicitamente le norme del presente bando, i dati inviati alla Segreteria sono considerati liberatorie, e esprimono, ai sensi della Legge 31-12-1996 n. 675, il consenso al trattamento dei dati, nei limiti e per le finalità della manifestazione. Lo scopo dell’iniziativa, è quello di scoprire, e evidenziare opere letterarie di Autori italiani e stranieri, esordienti o affermati, e di stimolare la lettura tra le giovani generazioni. Oltre ai primi 7 classificati d’ogni categoria, ci saranno premi di rappresentanza Editoriale, a tutti artistica pergamena nominativa. Le opere inviate NON SARANNO RESTITUITE, saranno donate dopo la manifestazione a scuole e biblioteche, la giuria sarà resa nota durante la premiazione. Gli autori non presenti alla premiazione potranno richiedere i premi, con spese di spedizione a loro carico. Il galà di premiazione, si terrà nel mese di luglio 2012, a Napoli (Italia), in una prestigiosa location da definirsi. La segreteria lo comunicherà in forma: mail e/o telefonicamente a tutti i partecipanti.

Info +39 3338646774 web – nicpao1@libero.it       www.traleparoleelinfinito.com

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venerdì gennaio 27th, 2012 20:27 Milano 6 febbraio, Si presenta “Apologia dell’Ebraismo” di Dante Lattes, La Zisa

 

Invito: Milano 6 febbraio, Si presenta “Apologia dell’Ebraismo” di Dante Lattes, La Zisa

La S.V. è inviata alla presentazione del volume “Apologia dell’Ebraismo” di Dante Lattes, edito da La Zisa,  avrà luogo lunedì 6 febbraio (2012), alle ore 18, presso la Libreria Claudiana di via Francesco Sforza 12, a Milano. Interverranno Rav Giuseppe Laras e Stefano Levi Della Torre.

L’evento è organizzato dal Cdec – Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano e dalla Libreria Claudiana.

“I tempi messianici si compiono quando ‘i cieli nuovi e la terra nuova’, che furono annunziati, divengono una realtà. Allorché rabbi Menachem di Vitebsk – narra la leggenda chassidica – abitava in Palestina, accadde che uno sciocco salisse sul monte degli ulivi e di lassù desse fiato alla tromba. Fra il popolo spaventato si sparse la voce che fosse il suono della tromba che annunziava la redenzione. Giunta la voce agli orecchi del Rabbi egli aprì la finestra, guardò fuori nel mondo e disse: ‘Non c’è alcun rinnovamento’. Questo rinnovamento attende l’Ebraismo dalle opere degli uomini.”

Il libro: Dante Lattes, “Apologia dell’ebraismo”, Prefazione di Rav Giuseppe Laras, Nota di Claudio Vercelli, Pagg. 112, € 9,90 (ISBN: 978-88-95709-90-1).

Quest’opera di Dante Lattes, pubblicata per la prima volta dall’editore Formiggini nel 1923, all’interno di una collana di Apologie, continua ad essere un valido strumento per un primo, esaustivo approccio alla religione e alla cultura ebraica, ancora oggi poco o approssimativamente conosciute in Italia, ma alle quali tutti siamo largamente debitori. Se a ragione l’uomo moderno “non può non dirsi cristiano”, non è meno vero che la storia dell’umanità avrebbe preso una strada diversa, e senza dubbio peggiore, senza l’apporto fecondo e determinante del popolo ebraico. Conoscere l’ebraismo è, dunque, necessario per riflettere sulle nostre radici e, nel contempo, valutare se il nostro percorso ha pienamente tenuto conto degli insegnamenti morali e sociali elaborati dalla Chiesa e dalla intellighenzia di Israele. 

Dante Lattes (1876-1965), uno dei maggiori rappresentanti dell’ebraismo italiano, è stato scrittore, giornalista (“Il corriere israelitico”, “Israel”, “La Rassegna Mensile di Israel”, del quale è stato direttore fino alla morte), traduttore, educatore, rabbino. Oltre al presente volume, si ricordano: “Commento alla Bibbia”, “Il sionismo” e “Nel solco della Bibbia”.

http://www.lazisa.it/lattes.html

Davide Romano – Resp. Ufficio stampa “Edizioni La Zisa”
Via Lungarini 60 – 90133 Palermo; Tel./Fax +39 091 5509295
E-mail: stampa@lazisa.it; sito web: www.lazisa.it
Blog: http://edizionilazisa.blogspot.com/

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giovedì gennaio 26th, 2012 23:51 RESOCONTO DELLA SERATA DI “LETTERATITUDINI”

 

 

“Il lettore vero non è chi mi compra, ma chi mi ama”

Grande serata quella del gruppo di lettura “Letteratitudini”. Un incontro, come sempre, improntato sulla convivialità, all’insegna della vera amicizia e del reciproco piacere di ritrovarsi in un salotto per trascorrere una bella serata discorrendo di argomenti culturali.

Non poteva essere scelto un argomento, una figura letteraria più affascinante, emozionante, ammaliante ed incantevole come quella del D’Annunzio e della sua poetica.

Un grande uomo, un eccentrico amante, innamorato della parola, adoratore della musica e della poesia il D’Annunzio fu parlatore squisito. Tutti quanti scrivono di lui, ne ricordano la voce limpida, armoniosa, metallica, e attestano che la seduzione esercitata da lui sulle folle e sui singoli era riposta soprattutto nella parola.

La sua voce scandita, metallica, e insieme carezzevole dava di per sé una sensazione analoga a quella che suscitano le sue liriche più prestigiose: di trasognamento…

Miracoloso era il suo potere d’adattamento alla persona che, per improvvisa simpatia, eleggeva e a cui voleva piacere: non falsandosi, ma estraendo dalla sua molteplice natura quel che in essa v’era di consono a quella dell’interlocutore; ponendo certo in quella operazione un’arte non minore di quella che nelle sue più venuste pagine: ma arte, non artifizio, non istrionismo. Obbedienza al ritmo scelto per quel dato colloquio, ma ritmo suo; attenzione vitale.

Fu evidentemente per questa sua indole che l’impresa di Fiume, i motti Dannunziani, le apparizioni pubbliche e il modo squillante, acuto e cristallino di arringare le folle rappresentano inconsapevolmente le prove generali degli strumenti propagandistici utilizzati per più di vent’anni dal regime.

Famosissimi i motti del vate, che ci raccontano la sua vita, come ad esempio: Ognora desto – motto che serviva al Poeta da sprone al suo lavoro letterario. Lo usò per i suoi ex libris accompagnato dall’immagine di un gallo che canta ritto su una pila di libri.

Io ho quello che ho donato – Inciso sul frontone all’ingresso del Vittoriale, è questo il più celebre dei motti dannunziani. Alla affermazione apparentemente paradossale, usata dal poeta fino agli ultimi anni della sua vita, è legata l’idea della generosità e della munificenza a cui il Poeta si ispirò sopratutto negli ultimi anni trascorsi al Vittoriale. Racchiuso in un tondo recante la figura di una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, o impresso al centro di due cornucopie, il motto si trova impresso sui sigilli, sulla carta da lettere e su tutte le opere di Gabriele d’Annunzio pubblicate dall’Istituto Nazionale e dall’Oleandro. Il Poeta affermò di aver trovato la frase incisa su una pietra di focolare appartenente a un camino del Quattrocento. In realtà è la traduzione di un emistichio del poeta latino Rabirio, contemporaneo di Augusto, citato da Seneca nel VI libro del De beneficiis:”Hoc habeo quadcumque dedi”.La frase e’ riportata in un trattato seicentesco dell’Abate Giovanni Ferro come motto di un cavaliere spagnolo del Cinquecento.

Piegando lego – Motto impresso sulla carta da lettere e sugli ex libris con l’immagine di un salice piangente che si piega legandosi ad un altro albero. Non è escluso che si “piega” alla volontà di Mussolini che lo vuole lontano dalla vita politica della nazione.

Suis viibus pollens possente di sua propria forza – Una delle frasi predilette dal d’Annunzio che la fece incidere sui sigilli dorati con cui chiudeva le buste e sugli oggetti che usava donare agli amici: gemelli e portasigarette d’argento. E’ inscritta in un tondo recante l’immagine di un elefante con la proboscide in alto.

Vivere ardendo e non bruciarsi mai – Parafrasi di un verso di Gaspara Stampa:” Vivere ardendo e non sentire il male”.Il motto fu adottato da d’Annunzio anche in guerra durante l’impresa di Fiume.

Resto dentro di me – La frase  è legata alla immagine della tartaruga che resta nel suo guscio. D’Annunzio la fece incidere su una placca che inviò a Mussolini ne ‘35. Il Poeta era solito regalare agli amici piccole tartarughe d’argento che usava come “talismani”.

D’Annunzio diceva che il fallimento più grande della vita dell’uomo stava nel non mettere a frutto gli ARDORI GIOVANILI ovvero quel desiderio che ognuno di noi serba nel petto di condurre un’esistenza attiva, viva, operosa, ricca di stimoli intensi, profondi ideali, attività fiorenti.

Egli affermava che solo abbandonandosi appieno alla vita come una foglia sospinta dalle placide o impetuose acque di un fiume l’uomo poteva essere davvero felice. Il vitalismo, l’incoerenza e la passionalità questo contraddistingue l’esistenza di D’Annunzio nei confronti di tutta la massa di poeti che compiange ciò che avrebbe potuto vivere o avrebbe voluto vivere.

In mezzo a questo scenario di vita e passione comunque D’Annunzio nasconde un rapporto molto profondo e complesso con la morte e principalmente scomporrei la visione della morte in più argomenti legati dal medesimo filo conduttore : Amore e Morte

L’antico tema trattato dai poeti latini, da Leopardi, da Gozzano e, in un modo del tutto suo, da D’Annunzio. Amore e Morte per D’Annunzio sono uno l’effetto dell’altro, l’amore è un sentimento talmente intenso viscerale, profondo, impetuoso e lancinante che solo chi non ha paura della morte può vivere nella maniera più profonda. Quanti di noi, di fronte a un vero amore perduto si sentono vittima di un qualcosa di talmente grande, doloroso ed irrimediabile da avvertirlo simile alla morte. Significa che il vero amore esiste soltanto quando siamo disposti a donare noi stessi per il sentimento.

Ma esiste anche  il D’annunzio ardito e la morte: d’Annunzio partecipa alla guerra mondiale in maniera eclatante con Il volo su Vienna, la beffa di Buccali e tante altre imprese che lo resero popolare e che diedero sfogo al suo grande desiderio patologico di platea. Negli anni 20 incendia l’animo degli italiani parlando di “vittoria mutilata” e in seguito marciando su fiume con una schiera di legionari pronti a tutto spinti da amore di patria.

Il pensiero di D’Annunzio in merito è che il vero ardito è colui che è disposto anche a donare la vita per perseguire quello in cui crede : MEMENTO AUDERE SEMPER ( Ricordati di osare sempre ) soltanto chi osa ed è disposto a perdere ciò che possiede è in grado di assaporare appieno l’esistenza.

Questo pensiero si riflette non solo nelle imprese di guerra ma soprattutto nella sua vita, nei suo amori complessi ma impetuosi, profondi, passionali, veementi per i quali D’Annunzio era disposto a donare la vita con amore. Nota che al Vittoriale c’è un tabernacolo con il volante d’un ardito morto in una gara di motoscafo, simbolo che per il poeta chi donava la propria vita in un impresa ardua era degno di venerazione.

Il D’Annunzio ed il declino – Negli ultimi anni D’Annunzio dovette assistere alla propria decadenza fisica e morale, costretto a vivere nella “prigione dorata” del Vittoriale nella penombra più completa per occultare alle amanti l’onta della decadenza sul suo volto. Ormai non era più in grado di compiere imprese magnifiche o essere una guida spirituale per il paese ( come se D’Annunzio fosse già morto prima della morte fisica ).

Deluso dal fallimento di fiume si ritira in una villa costruita su misura di uomo eccentrico. Fra le stanze del Vittoriale bisogna rammentare la più significativa che è la stanza del lebbroso dove c’è un letto fatto come una culla e stretto come una bara, simbolo esplicito che la vita e la morte si compenetrano e che una è insita nell’altra come dice Gozzano ( quanti me stesso son morti in me stesso ).

Nella stanza del lebbroso c’è un’effige raffigurante D’Annunzio moribondo fra le braccia di San Francesco poiché, nel raffigurarlo, il Vate si immaginava lui ammalato di peste tra le braccia d’un santo ( allora la peste era considerata come simbolo divino ). Nella stanza del lebbroso inoltre ci sono nel soffitto rappresentate immagini di sante con il volto delle amanti più significative del D’Annunzio in quanto il poeta amava fondere sacro e profano.

La morte del poeta – C’è chi vocifera che “ il volo dell’arcangelo “ ovvero la caduta dalla finestra non sia stata causata dall’amante del vate Luisa Baccara ma che D’Annunzio meditasse un suicidio, c’è chi dice persino che anche la sua morte ha qualcosa di misterioso. C’è da dire che D’Annunzio costruì per lui e per i suoi legionari un altissimo mausoleo dove fu deposta la sua salma eretta verso il cielo in onore del sommo poeta.

Per coronare la nostra serata di “Letteratitudini”, non poteva, ovviamente mancare, la recitazione di una delle poesie più belle di D’Annunzio “La pioggia nel Pineto” tratta da Alcyone.

La pioggia nel pineto

 

Taci. Su le soglie

del bosco non odo

parole che dici

umane; ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole e foglie

lontane.

Ascolta. Piove

dalle nuvole sparse.

Piove su le tamerici

salmastre ed arse,

piove sui pini

scagliosi ed irti,

piove su i mirti

divini,

su le ginestre fulgenti

di fiori accolti,

su i ginepri folti

di coccole aulenti,

piove su i nostri volti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggeri,

su i freschi pensieri

che l’anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude,

o Ermione.

Odi? La pioggia cade

su la solitaria

verdura

con un crepitio che dura

e varia nell’aria secondo le fronde

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

delle cicale

che il pianto australe

non impaura,

né il ciel cinerino.

E il pino

ha un suono, e il mirto

altro suono, e il ginepro

altro ancora, stromenti

diversi

sotto innumerevoli dita.

E immensi

noi siam nello spirito

silvestre,

d’arborea vita viventi;

e il tuo volto ebro

è molle di pioggia

come una foglia,

e le tue chiome

auliscono come

le chiare ginestre,

o creatura terrestre

che hai nome

Ermione.

Ascolta, Ascolta. L’accordo

delle aeree cicale

a poco a poco

più sordo

si fa sotto il pianto

che cresce;

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall’umida ombra remota.

Più sordo e più fioco

s’allenta, si spegne.

Sola una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne.

Non s’ode su tutta la fronda

crosciare

l’argentea pioggia

che monda,

il croscio che varia

secondo la fronda

più folta, men folta.

Ascolta.

La figlia dell’aria

è muta: ma la figlia

del limo lontana,

la rana,

canta nell’ombra più fonda,

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su le tue ciglia,

Ermione.

Piove su le tue ciglia nere

sì che par tu pianga

ma di piacere; non bianca

ma quasi fatta virente,

par da scorza tu esca.

E tutta la vita è in noi fresca

aulente,

il cuor nel petto è come pesca

intatta,

tra le palpebre gli occhi

son come polle tra l’erbe,

i denti negli alveoli

son come mandorle acerbe.

E andiam di fratta in fratta,

or congiunti or disciolti

( e il verde vigor rude

ci allaccia i melleoli

c’intrica i ginocchi)

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su i nostri volti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggeri,

su i freschi pensieri

che l’anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

m’illuse, che oggi t’illude,

o Ermione.

Spiegazione

“La pioggia nel pineto” è una tra le più belle poesie di D’Annunzio. E’ rivolta alla donna amata, Ermione. La scena si svolge in un bosco, nei pressi del litorale toscano, sotto la pioggia estiva. Il poeta passeggia con la sua donna, Ermione e la invita a stare in silenzio per sentire la musica delle gocce che cadono sul fogliame degli alberi. Inebriati dalla pioggia e dalla melodia della natura, il poeta e la sua donna si abbandonano al piacere delle sensazioni con un’adesione così totale che a poco a poco subiscono una metamorfosi fiabesca e si trasformano in creature vegetali.

La poesia è ricca di enjambement e similitudini. Le rime sono libere e sono presenti molte onomatopee.

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mercoledì gennaio 25th, 2012 23:28 Caserta,La piazza del sapere -Eventi estremi,di Tonino Perna ,Atreconomia

 

 

Caserta, venerdì 27 gennaio 2012 h 17,30

Sala La Feltrinelli – Corso Trieste 154

                        Con l’autore intervengono:

                        Maria Carmela Caiola, Italia Nostra

Letizia Tari, Sindaco di Roccamonfina

Sergio Vellante, Facoltà di Ingegneria, SUN

Coordina Raffaele Lieto,Segretario Filcams Campania

 Il libro

Eventi estremi. Come salvare il pianeta e noi stessi dalle tempeste climatiche e finanziarie

Il crollo di Wall Street del settembre 2008 è stato definito una “tempesta perfetta”. Ma le analogie tra la Borsa e il meteo non si limitano al linguaggio. Che cosa c’entrano dunque il denaro e la finanza con il clima e la CO2? Gli “eventi estremi” climatici e finanziari, in crescita negli anni recenti, si caratterizzano per il medesimo meccanismo: “fluttuazioni giganti” provocate da una fortissima accelerazione dei processi. Ad esempio quelli indotti dall’immissione nell’atmosfera di grandissime quantità di CO2 e -sul mercato- di un’enorme massa di denaro. Disastri che colpiscono per primi i poveri del mondo, poi l’ambiente e noi stessi. Ma come si può salvare Gaia e i suoi abitanti? La risposta in queste pagine.

Tonino Perna economista e sociologo, è docente di Sociologia Economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Messina.Il suo impegno sociale e politico si è diviso tra il Sud d’Italia e il Sud del mondo. Fondatore della Ong Cric, si è occupato a lungo di commercio equo e solidale, è stato presidente del “comitato etico” di Banca Etica e -per cinque anni- presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Ha scritto decine di articoli e saggi tra cui ricordiamo Fair Trade (Bollati Boringhieri, 1998), Aspromonte: i parchi nazionali nello sviluppo locale (Bollati Boringhieri, 2002), Destra e sinistra nell’Europa del XXI secolo (Altreconomia, 2006), Il manuale del piccolo usurario e del grande speculatore (Altreconomia, 2008)

 In collaborazione con

 Aislo, Carta 48, La Feltrinelli, Facoltà di Ingegneria SUN, Italia Nostra, Filcams CGIL

 

 

Invito

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mercoledì gennaio 25th, 2012 22:56 Il realismo comico di Pino Imperatore

Il realismo comico di Pino Imperatore

e l’ironia di Enzo Fischetti all’ex Libris

 

Venerdì 27  gennaio alle ore 20.30 a Palazzo Lanza a Capua

A seguire la ‘Cena per farli conoscere’ con  l’imprenditrice Paola Riccio                                                     

 

Dalla fondazione di un laboratorio di scrittura comica e umoristica alla stesura di un romanzo divertente e ironico il passo può essere veramente breve. Soprattutto se l’autore in questione è Pino Imperatore, nato a Milano da genitori napoletani, e responsabile della sezione ‘Scrittura comica’ del Premio ‘Massimo Troisi’. Lo scrittore sarà all’ex Libris di Capua venerdì 27 gennaio alle ore 20.30 per presentare il suo romanzo d’esordio ‘Benvenuti in casa Esposito’ che narra le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista del rione Sanità. Uno spaccato divertente e allo stesso tempo crudele della Napoli contemporanea, città dalle mille contraddizioni e dalle tante difficoltà, capace però di non perdere mai la speranza in un futuro migliore. Al suo fianco a Palazzo Lanza l’attore comico Enzo Fischetti, noto per le sue esibizioni a Zelig e Colorado Café, e la giornalista Mariamichela Formisano.

 

IL LIBRO

Il rione Sanità è uno dei più affascinanti e misteriosi di Napoli. Qui vive, con la sua famiglia allargata, Tonino Esposito, orfano di un boss della camorra. Tonino riceve dal clan un sussidio mensile e potrebbe vivere di rendita. Invece si intestardisce a voler imitare le gesta paterne, senza riuscirvi. Perché è goffo, sfigato, arruffone, incapace di difendersi: un antieroe tragicomico e decadente, che tra incubi e visioni, ingenuità e imbranataggini, ne combina di tutti i colori. 

DALLA NOTA DELL’AUTORE
Benvenuti in casa Esposito non è un libro sulla camorra, ma dentro la camorra. Ne esplora la sua quotidianità. Ne offre una visione dal basso, non dall’alto.
Certo, è un romanzo, e come tale va considerato. In alcune parti potrà sembrare eccessivo. Credetemi, non è così. Io non ho fatto altro che registrare e illustrare, mediante il formidabile strumento dell’ironia, fatti e personaggi che a Napoli si verificano e si incontrano tutti i giorni. Chiamatelo realismo comico, se volete. Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia.
 …E a seguire alle ore 21.30  ‘La cena per farli conoscere’
Un  personaggio, un’intervistatrice, un vino campano e il suo produttore saranno gli ospiti d’onore della cena del venerdì a Palazzo Lanza, divenendo il motivo, l’interesse, forse l’argomento di discussione della serata. Ogni venerdì, cenando tutti allegramente allo stesso tavolo, conosciamo prodotti, vini e persone. Un viaggio enogastronomico nella nostra Campania Felix protagonista assoluta della cena curata da Mariateresa Lanza.

Gli ospiti di questa sera:

Mariamichela Formisano incontra lo scrittore Pino Imperatore, l’attore Enzo Fischetti e l’imprenditrice Paola Riccio dell’azienda vitivinicola ‘Alepa’.

 

 

 

Per informazioni e contatti

 

Ex Libris – Palazzo Lanza

c.so Gran Priorato di Malta 25 Capua

info 0823622924 – 0823962097

 

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mercoledì gennaio 25th, 2012 00:29 CANCELLO ED ARNONE – QUESTA SERA IN SCENA LA CULTURA CON “LETTERATITUDINI”

 

LETTERATITUDINI-Incontro-13-GEN-2011

Il gruppo di lettura “Letteratitudini” – costituito da Arkin Jafuri, Matilde Maisto, Pina Manzo, Felicetta Montella, Concetta Pennella, Olga Petteruti, Giannetta Pezzolo, Raffaele Raimondo, Laura Sciorio e Marinella Viola – si è dato appuntamento per questa sera, alle ore 20,00 nel salotto di Matilde Maisto in V.le Europa – Cancello ed Arnone (Caserta).

La scelta letteraria per il primo incontro del 2012, si è orientata verso la poetica dannunziana, con una selezione di testi racchiusi nella tematica “Gabriele D’Annunzio: la Patria, l’Amore”.

Ed è con le stesse parole del poeta che mi dispongo in questa tappa del viaggio, già intrapreso con gli amici di Letteratitudini: “Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità è tutta qui”.

Un appuntamento con l’Immaginifico al quale sono lieta d’invitare gli ammiratori del poeta pescarese che dominò, con la sua originalissima produzione artistica, il periodo a cavallo fra il XIX ed il XX secolo. E’ auspicabile, infatti, che il numero dei partecipanti aumenti nel corso dell’anno,  in un crescendo di contributi puntuali e interessanti sugli argomenti che man mano saranno oggetto di approfondite letture e conseguenti riflessioni critiche.

In un’Italia che ha impellente bisogno di ritrovare la sua migliore identità culturale – dice il professore Raimondo -, rileggere le pagine dannunziane nelle quali l’autore seppe concentrare la sua forte passione patriottica sarà occasione propizia per riaprire, nel seno del gruppo, i varchi concettuali dell’indispensabile difesa della storia e della cultura italiana in Europa e nel mondo.

Parimenti, ripartendo dall’attualità planetaria tuttora afflitta da innumerevoli focolai d’odio e di guerra, attingere a D’Annunzio – benché prevalentemente esteta e propugnatore dell’esaltazione dei piaceri sentimentali – rappresenterà un’utile circostanza onde riprendere un discorso sul più nobile sentimento nelle sue mille dimensioni, a cominciare dagli spunti del celebre amante, per giungere a quelle che vedono appunto l’amore come potente antidoto ad ogni forma di egoismo e di violenza. E la discussione, quindi, andrà prevedibilmente ben oltre la versione letteraria legata alla multiforme esperienza del poeta decadente, al fine di sfiorare almeno gli aspetti e le incredibili potenzialità che proprio la forza dell’amore può diffondere senza limiti nelle vicende umane, individuali e collettive, i gioiosi suoni e gli aggreganti colori di un afflato capace di valorizzare ed esaltare il meglio della vita personale ed universale.

Tuttavia bisogna ricordare che D’Annunzio riesce ad andare oltre ad ogni retorica romantica rendendo l’amore un sentimento arcano fatto di passione, entusiasmo, esultanza fisica e spirituale, desiderio viscerale ed intenso di possesso, ebbro di fiumane desideri e orde di voluttà. Egli nell’arte d’amare ricorre al verso, alla fantasia, alla spiritualizzazione del sentimento “ambedue non avevano alcun ritegno alle mutue prodigalità della carne” elevando l’amata in uno stato di felicità intensa, viva, piena. Molte amanti sedotte e abbandonate dal vate diedero in seguito segni di squilibrio, chi scelse l’esilio, alcune ricorsero alla monacazione, altre optarono per l’omosessualità. Ma non si deve trascurare il fatto che esse per un giorno vissero un sentimento colmo d’ardore e che le rese diverse, elette, magnifiche, eccelse, un sentimento forte, veemente e impetuoso che ogni donna meriterebbe d’avere, per la vita.

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martedì gennaio 24th, 2012 00:57 Cancello ed Arnone-Prigione e libertà

 

 di Giuseppe Emerito

Cancello A.Monumento

Ci hanno sempre detto che il pensiero di un uomo libero non può avere padroni. Purtroppo è verità in molti casi persino il contrario. Già! Perché se ci fermiamo a riflettere , cosa assai difficile di questi tempi, guardando più in là del nostro giardino felice, possiamo trarre conclusioni che l’indifferenza e talvolta anche la superficialità ci fanno ignorare.

Facciamo un passo indietro, senza scendere sul gradino della retorica, analizzando quella piccola realtà che stenta, ahimè,  a crescere rappresentata dal nostro paese,  vestendo i panni di un cittadino di un paesino limitrofo. Posso garantirvi che l’ impressione che avremo non è poi così cattiva. Infondo nell’ ultimo decennio passi avanti se ne sono visti. Cambiamenti non radicali ma non per questo inutili, banali. Oggi è difficile incontrare dieci ragazzini che giocano per strada, con due pietre a rappresentare una porta. Hanno strutture, anche se non eccelse a dire il vero, per farlo. Loro non devono legare una fune a due paletti trovati tra i campi per giocare, o meglio far finta di giocare a tennis. Hanno la rete, e campi ben delineati.

Ricordo sempre l’ affermazione di un mio compagno di classe che apostrofava a segno di riconoscimento del mio paese “ Quello con le bandiere sul ponte”. Manco fosse stato a New YorK !

Con le stradine, fino a poco fa ben asfaltate, i marciapiedi nuovi e ben puliti, ville comunali e via discorrendo.

E’ vero. Il progresso ha sorriso anche a noi, anche se non con la forza di uno “tsunami” ma lentamente, come si addice ad una minuta società che vuole a tutti i costi contraddistinguersi.

Ma non manca qualcosa? E’ tutto qui quello che ci serve? Campetti? Ville comunali? Bandiere su un vecchio ponte ?

La verità sta nel mezzo esclama un  proverbio cinese! E magari fosse così…. Avremmo un bilanciamento tra il giusto e l’ errato, il bene ed il male del nostro paese che per certi versi potrebbe andare anche bene se si parte dalla concezione che nulla è perfetto, ma la verità è che non è cosi.

La verità miei cari è che tutte le cose sopra menzionate a noi vanno bene fino ad un certo punto.

Perché ? provo a spiegarlo nel modo più elegante di cui sono capace, anche se la mia indole mi spingerebbe a fare altrimenti.

A che punto siamo con l’ istruzione in questo paese? Il sistema scolastico è ben funzionante?

Tutt’ altro vi assicuro.

Uno degli esempi lampanti, ma non per questo l’ unico , che ci impone proprio quel progresso di cui sopra ho accennato è l’ informatica.

Dove sono le sale computerizzate che qualsiasi struttura di istruzione dovrebbe possedere?

E’ inverosimile che ancora oggi la scuola di Cancello ed Arnone non soddisfi questo requisito di vitale importanza.

Questo è un mondo che ci vuole veloci, furbi, per certi versi anche spietati, che fa della concorrenza la prima arma da utilizzare e noi l’ unico problema che miriamo a colmare è quello dello sport?

Ma non saremo mica tutti calciatori? Di Leo Messi a questo mondo ne conosco solo uno, ma anche se per Grazia Divina il prossimo grande giocatore assumesse le vesti di uno solo dei nostri compaesani, “buon per lui”,   vale veramente la pena cercare un ago in un pagliaio sacrificando i bisogni di un’intera comunità?

Non vorrei confondere però a questo punto gli sforzi di quelle persone che assiduamente impiegano parte non rilevante del loro tempo nella ricerca di una qualche forma di svago-divertimento da offrire alle future generazioni di questo paese, con critiche sul loro operato, il quale “per carità” è assai significativo. Credo ,però, che bisogna spostare l’ attenzione principalmente ai veri problemi che affliggono e talvolta soffocano in sordina l’ intero apparato cittadino a noi appartenente.

La cultura sportiva è cosa soddisfacente per bambini e adolescenti, ma una volta grandi e svegli dal sogno sportivo che almeno una volta ognuno di noi ha assaporato, nella guerra che ormai è la realtà del lavoro, noi che posto occuperemo? Una pallina da tennis non credo possa bastare!

Hegel , in “lezioni di storia della filosofia” affermava che l’ uomo è veramente uomo soltanto grazie alla cultura .  Forse molti non sanno chi fosse quest’uomo o forse si ma hanno, a quanto pare, completamente rimosso il suo pensiero, la sua idea di vita e la speranza che fra le righe ancora possente appare ai suoi lettori.  Ma penso che, al di là delle conoscenze filosofiche che un individuo possa avere o non avere, la cultura, intesa come espansione dei propri limiti sia lo strumento fondamentale e imprescindibile dell’ esistenza umana. E’ la cultura, l’istruzione, la conoscenza, che fanno del pensiero umano l’espressione che più rappresenta verosimilmente l’idea, la libertà, la fede nei propri mezzi e nelle proprie capacità.

Il non acculturato, il non istruito, a mio avviso, sarà sempre nella stragrande maggioranza dei casi una sorta di “schiavo” della conoscenza e del pensiero di chi invece conosce, di chi sa….

Qualcuno però, potrebbe obiettare e porre sul piatto della discordia “l’ eccezione” e perché no la fortuna di chi in questo caso non conferma la definizione sopra citata. Bhè! E’ vero, ma noi cosa abbiamo in comune con la fortuna? E chi di noi non vorrebbe essere l’ eccezione?  Poi però penso e mi chiedo…. Quante sono le eccezioni?

Potrei citare molte altre lacune che il nostro sistema scolastico presenta, tra le quali il livello di preparazione con cui andiamo ad affrontare, conseguito il diploma alla “ Ugo Foscolo”, la scuola superiore e il conseguente dislivello tra la maggior parte dei nostri alunni rispetto a quelli di Santa Maria Capua Vetere per citare un esempio. Posso garantirvi che per certi versi è imbarazzante, che bisogna mettersi d’ impegno per eguagliare le conoscenze acquisite da uno studente di “medio livello” ma che proviene da S. M. C.V.   Fa rabbia pensare soprattutto che da noi questo paese dista poco più di una ventina di km  ma per quanto ne so sembrano mille!

E’ linguaggio comune ormai, definire la mancanza di istruzione “ignoranza” ed usare come strumento per raggiungere la felicità il “non pensarci”. E’ il sentiero che sembra percorrere sempre più coerentemente questo paese con i suoi “organi direttivi”, le sue menti “quasi” pensanti, che conduce ad una bella prigione per dirla alla Shakespeare in Amleto, dove il pensiero libero è sempre più una Chimera, un qualcosa che ad oggi appare irraggiungibile.

E’ un errore lasciare ai nostri figli il libero arbitrio nella scelta tra gioco e cultura – istruzione poiché essi sceglieranno sempre il primo, in quanto bambini o adolescenti e spensierati, ma viceversa dosare il giusto le due componenti in un mix che soddisfi entrambi i panieri.

Per arrivare a questo , però, non basta il genitore con la solita ramanzina di turno, serve un aiuto dall’alto, dalle nostre istituzioni, affinchè possano offrire le strutture, le competenze di cui necessitiamo, eliminando quello svantaggio che ci portiamo dietro nel confronto con altre realtà.

E’ chiaro, che dopo entreranno in gioco le capacità dei singoli, il cervello e anche la voglia di fare ma non per questo considerare la giustificazione “ gli ottimi elementi vanno sempre e comunque avanti” come la soluzione di tutti i mali.

  

 

 

  

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martedì gennaio 24th, 2012 00:42 SAN NICOLA LA STRADA –Sette anni dalla scomparsa di Maiorano, Caiazza chiede a Delli Paoli di intitolargli una strada

 

MAIORANO Antonio, giornalista, scrittore e poeta

di Nunzio De Pinto

 “Sono già trascorsi quasi sette anni dalla scomparsa del Cavalier Antonio Maiorano. È ora che la città gli intitoli una strada”. È quanto ha affermato Luciano Caiazza, esponente del Movimento politico “San Nicola Futura. “Ad aprile del 2005” – ha aggiunto Caiazza – “il Cavaliere Maiorano lasciava questa vita terrena per la casa del Padre Nostro, all’età di ottant’anni. Maiorano, già Presidente del Libero Movimento in difesa dei cittadini, è stato scrittore, poeta, storico, giornalista arguto e indipendente da tutto e tutti e, nel 1960, primo Comandante della nascente stazione dei Carabinieri che guidò ininterrottamente per 14 anni. La sua scomparsa ha lasciato in città un grande vuoto e intitolargli una strada è il più piccolo riconoscimento che la città di San Nicola La Strada possa fare per lui. Propongo” – ha poi concluso Caiazza – “che l’Amministrazione gli intitoli il piazzale antistante il viale Carlo III^ vicino all’hotel Serenella, visto che a pochi metri di distanza è stato intitolato a “Matilde Serao”, la celebre giornalista partenopea, l’omonimo piazzale. Dunque, un’affinità di cultura che accomuna i due personaggi e che sono in posizione strategica alla vista dei turisti”. Maiorano in città era una vera e propria istituzione. Nato nel 1925 in Calabria, Antonio Maiorano entrò giovanissimo nelle file dell’Arma dei Carabinieri e fu Volontario alla Guerra di Liberazione Nazionale. Decorato dal Capo dello Stato quale “Combattente d’Onore per la libertà d’Italia (1943-1945), venne, altresì, insignito dell’onorificenza di Cavaliere all’Ordine della Repubblica. Dopo una lunga permanenza in Calabria, approda alla Legione di Verona, da cui si distacca nel 1953 con destinazione Acerra, ove vi rimane sino al 1960. In quell’anno venne prescelto quale Comandante della nascente stazione dei Carabinieri di San Nicola la Strada con giurisdizione anche su Recale e San Marco Evangelista. Vi rimane per quattordici anni fino a ricoprire il grado di Maresciallo Maggiore con la qualifica di “Aiutante”. Trasferito a Napoli per incarichi di particolare riservatezza, vi rimase sino al pensionamento (1978) col grado di sottotenente (cpl), per poi conseguire la seconda promozione a Tenente, per la sua partecipazione alla Guerra di Liberazione. Antonio Maiorano ha sempre praticato il giornalismo con predilezione per gli articoli di carattere storico per diverse testate come: Calabria Letteraria, Presenza, Pungolo Verde, il periodico regionale “Calabria”, gli Oratori, la Gazzetta Nuova, Cento città, l’Avvenire. In maniera costante ha curato la rubrica “Libera Voce di San Nicola La Strada” nel settimanale locale “Sabato non solo Sport”. È stato autore di diversi libri: Stelle del Sud, raccolta di 52 poesie (1983), Da Calatia a San Nicola La Strada (1987), Viaggio nella Storia di San Nicola La Strada, libro adottato dalle scuole medie cittadine come testo fondamentale per la storia locale, Storia di una chiesa “Santa Maria degli Angeli” (1991), La Rotonda di San Nicola La Strada (1992), Una finestra su San Nicola La Strada (1998), La Tragedia Sacra (2003), Storia del Real Sito borbonico nella città di San Nicola La Strada (2004). L’Appia, il fascino di una strada imperiale (2004) è stato il suo ultimo lavoro storico letterario.

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martedì gennaio 24th, 2012 00:07 Caserta-La Biblioteca Civica come luogo di inclusione sociale

Incontro con autori ed editori.

Nonostante il clima sociale non sia dei più favorevoli – con la città ancora invasa dai rifiuti in tanti quartieri e l’agitazione dei trasportatori – cresce l’attenzione intorno al prossimo evento nella rinata biblioteca civica nelle splendide sale delle palazzine del’Ex macello di Caserta, che si avvia a diventare un vero presidio di cultura e di socialità . Infatti, per dare un senso forte di comunicazione e di partecipazione intorno alla nuova, bellissima struttura, verrà organizzato  un  evento particolare per il giorno: mercoledì 25 gennaio  2012 dalle ore 16,00 alle ore 18,00 nella sala convegni della Biblioteca Civica in via Laviano.

Insieme alla rete delle associazioni che animano le Piazze del Sapere ed all’Assessore alla Cultura del Comune di Caserta, stavolta i protagonisti saranno le persone che producono libri e conoscenza: gli editori e gli scrittori. Verranno invitati a partecipare tutti gli autori originari della nostra provincia, ma anche quelli provenienti da altre realtà che hanno pubblicato opere dedicate a Terra di Lavoro

Con questa originale iniziativa  si comincerà a rendere operativa una normativa che fa obbligo agli editori ed agli autori locali di consegnare una copia dei libri (pubblicati o da presentare nelle librerie) alla biblioteca comunale. Attraverso un atto formale di “deposito legale” verranno invitati tutti/e a donare uno scritto o un documento alla biblioteca comunale, come un atto di grande senso civico, di partecipazione alla vita collettiva, di crescita di una comunità. All’evento hanno già dichiarato la loro adesione importanti editori ed autori (come Francesco Piccolo, Antonio Pascale,  ed Emilia Sarogni, insieme a tanti altri).

Ciò consente ai cittadini (in primo luogo ai giovani, agli studenti, ai ricercatori) di poter avere a disposizione il ricco patrimonio accumulato in una delle biblioteche più antiche ed importanti del nostro Paese. Infatti, la quantità e la qualità delle opere qui conservate è di valore e di prestigio a livello nazionale e mondiale. In questo modo la “Ruggiero” potrà diventare sempre più un luogo della vita culturale,del sapere economico e sociale, dell’identità che si esprime attraverso i talenti e le eccellenze del nostro territorio.

In questo modo si potrà avviare una collaborazione virtuosa anche per costruire un adeguato progetto di accoglienza, di fruizione e gestione dei servizi della biblioteca per farla diventare un vero e proprio centro di crescita e di inclusione sociale, di cittadinanza attiva e di partecipazione consapevole. In un comune alle prese con un pesante dissesto finanziario sarà un bel problema. Ma è una sfida da vincere per il bene comune di tutta la città.

Pasquale Iorio                                                                       Caserta, 23 gennaio 2012

Rete Etica dei Valori

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