NAPOLI – Questa mattina, sabato 19 novembre, con inizio alle ore 10.30, nella splendida cornice di Piazza del Plebiscito a Napoli, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Valotto, sarà celebrato il 224° anniversario della fondazione della Scuola Militare “Nunziatella”, il più prestigioso ed antico istituto d’istruzione militare, ed il giuramento di Fedeltà alla Repubblica Italiana degli Allievi e delle Allieve del 224° Corso. Alla celebrazione parteciperanno S.E. Rev.ma Monsignor Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia, il Comandante dell’Accademia Militare di Modena, Generale di Divisione Massimiliano Del Casale, il Prefetto di Napoli, il Sindaco di Napoli e numerose autorità civili, militari e religiose. Uno dei momenti più suggestivi della cerimonia è la “consegna dello spadino”, gesto con il quale l’allievo “anziano” del 222° Corso investe formalmente della qualifica di “allievo” il neo giunto alla Scuola, il cosiddetto “cappellone” del 224° Corso, che entra così a far parte della grande famiglia della “Nunziatella”. Successivamente, la consegna della stecca d’argento da parte degli ex allievi del corso 1961-64/65 ad un allievo del 224° Corso, simboleggerà il “ponte” ideale che lega i frequentatori di ogni tempo di questo glorioso istituto. Una giornata all’insegna della solennità militare, che vedrà lo schieramento di un reparto in armi in uniforme storica, lo sfilamento dei Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, la resa degli onori ai Gonfaloni della città di Napoli, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, della Regione Campania, della Provincia di Napoli e alla gloriosa Bandiera dell’Istituto, decorata di medaglia di bronzo al valor militare. Il Reggimento in armi, comandato dal 76°Comandante della “Nunziatella”, Colonnello Bernardo Barbarotto, sarà composto dalla Banda dell’Esercito, dalla Batteria Tamburi della Scuola, da tre compagnie del Battaglione Allievi, dalla compagnia Comando e Servizi della Scuola. Allo sfilamento in parata del Reggimento di formazione seguirà quello di centinaia di ex allievi giunti da ogni parte d’Italia per testimoniare così l’affetto e la riconoscenza per la loro gloriosa “Nunziatella”.
venerdì novembre 18th, 2011 23:16 Stamane giura il 224° Corso della “Nunziatella”
giovedì novembre 17th, 2011 22:25 SAN TAMMARO –Dopo sei mesi di comando in Kosovo, il Colonnello Cipullo torna a casa
Nunzio De Pinto
Dopo aver trascorso sei mesi in Kosovo, alla guida del Contingente italiano e del Multinational Battle Group West della KFOR (Kosovo Force), il Colonnello Vincenzo Cipullo è rientrato in Patria. Infatti, martedì scorso, presso “Villaggio Italia” a Belo Polje, ha avuto luogo il passaggio di responsabilità fra il Colonnello Cipullo, che in Italia comanda il 21° Reggimento Artiglieria “Trieste”, ed il Colonnello Andrea Borzaga, comandante del 2° Reggimento Artiglieria “Vicenza”. La massima autorità militare italiana intervenuta alla cerimonia è stato il Generale di Corpo d’Armata Giorgio Cornacchione, Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze della Difesa (COI), il quale ha ringraziato gli artiglieri del 21° “Trieste” per l’ottimo lavoro fatto a favore della pacificazione dell’intera area balcanica. All’evento erano presenti anche il Generale di Divisione tedesco Erhard Drews, Comandante della KFOR, il Generale di Brigata Francesco Diella, Italian Senior Rapresentative, e numerose autorità civili, religiose e militari della NATO. Nel corso della loro missione, gli artiglieri di Foggia, agli ordini del Colonnello Cipullo, nativo di San Tammaro, hanno garantito la sicurezza di due siti sensibili sia dal punto di vista culturale, storico sia religioso, quali il Monastero di Visoki a Decani ed il Patriarcato di Pec. La libertà di movimento dei cittadini kosovari, la realizzazione di un ambiente sicuro sono le altre attività svolte quotidianamente dagli artiglieri del “Trieste” con pattuglie, posti di controllo ed un servizio di vigilanza supportando EULEX (European Union Rule of Law Mission in Kosovo) e la polizia locale (KP). Tra le attività svolte daglu uomini e donne del Colonnello Cipullo, merita particolare attenzione la cooperazione civile e militare che ha visto la realizzazione di progetti finalizzati a promuovere lo sviluppo agricolo, la zootecnica, il comparto agro-alimentare, le infrastrutture agricole e la collaborazione con le organizzazioni governative e non presenti nella parte Ovest del Kosovo. Il Col. Cipullo, con i suoi soldati insieme a quelli sloveni, austriaci e svizzeri, in questi sei mesi di permanenza in Kosovo ha svolto i delicati compiti loro assegnati in aderenza della risoluzione 1244 (1999) delle Nazioni Unite per sostanziare e rendere operativo il motto: “Together as One”.
domenica novembre 13th, 2011 23:21 CASERTA –Strade Sicure, lasciano gli alpini di Vipiteno sostituiti dagli alpini di Belluno
Si è svolto lo scorso 10 novembre il cambio al vertice nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. A Caserta e provincia, gli alpini del 7° Reggimento di Belluno sostituiscono e sono chiamati a dare continuità al lavoro svolto dal personale del 5° Reggimento alpini di stanza a Vipiteno. In città gli alpini, esattamente come già avviene in molti altri capoluoghi italiani ormai da alcuni anni, avranno compiti di controllo e di sicurezza, lavorando fianco a fianco degli agenti di Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza nello svolgimento dei loro compiti istituzionali. I circa 300 alpini, comandanti dal Colonnello Paolo SFARRA garantiranno la vigilanza al Palazzo di Giustizia di Santa Maria Capua Vetere e al villaggio americano di Gricignano nonché il pattugliamento di tutta l’area compresa fra Caserta ed il litorale domitio. Il 7° Reggimento alpini, inquadrato nella Brigata alpina “JULIA”, ha sede a Belluno, ai piedi delle Dolomiti venete. Il reparto è recentemente rientrato dall’Afghanistan, dove è stato impegnato nell’ambito della operazione ISAF dal luglio 2010 a marzo 2011, nella turbolenta zona Sud-Ovest del Paese. L’Operazione “Strade Sicure”, iniziata il 4 agosto 2008 prosegue in maniera molto soddisfacente in quanto nelle aree in cui l’Esercito è stato chiamato ad operare in modo congiunto con le Forze di Polizia i reati sono drasticamente diminuiti e i cittadini hanno avvertito maggiore sicurezza. Il 7° Alpini ha già partecipato a “Strade Sicure” nel 2009, nella piazza di Roma e nell’anno in corso a Bergamo, Brescia e Verona.
domenica novembre 13th, 2011 00:36 CASERTA – Gli artificieri del 21° reggimento genio di Caserta disinnescano 12 bombe seconda guerra mondiale
Nunzio De Pinto
A circa 70 anni dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale vengono ancora ritrovati ordigni bellici perfettamente funzionanti e micidiali per le popolazioni circostanti. Per disinnescarle in tutta sicurezza ci vogliono dei signori professionisti, come i genieri dell’Esercito Italiano. Ed a Caserta, presso il 21° Reggimento Genio Guastatori inquadrato nella Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, ci sono professionisti che ci invidiano in tutto il mondo. Infatti, ieri mattina, un nucleo artificieri del 21° Reggimento Genio Guastatori, di stanza presso la Caserma “Amico” di via Ruggiero a Caserta, è intervenuto, su richiesta dell’autorità prefettizia, nel comune di Cisterna di Latina dove in un fondo agricolo, durante i lavori di aratura, erano stati rinvenuti 12 ordigni esplosivi risalenti al secondo conflitto mondiale. Nello specifico si è trattato di 3 bombe da mortaio da 8 cm di fabbricazione tedesca, 2 bombe da mortaio da 81 mm americane, 4 granate di artiglieria da 10,5 cm tedesche, 1 bomba da mortaio da 107 mm americana, 1 granata da 8,8 cm tedesca ed un razzo da 15 cm tedesco. Il team degli artificieri che ha operato per il dissinnesco era composto dal Maresciallo Capo Leonardo MIGLIORE, Maresciallo Michele NUNZIATA, Caporal Maggiore Capo Nicola VIGNOLA e Caporal Maggiore Capo LUIGI VALLEFUOCO ed ha provveduto alla inertizzazione degli ordigni in condizioni di massima sicurezza ed al loro successivo brillamento presso una discarica della zona. Gli artificieri del 21° compiono circa 250 interventi all’anno su una vasta porzione di territorio che abbraccia le province di Isernia e Latina e l’intera Campania.
domenica novembre 13th, 2011 00:23 NAPOLI – In piazza Plebiscito lancio di parà per festeggiare i primi 65 anni della sezione partenopea dell’ANPDI
Nunzio De Pinto
La sezione napoletana dell’Associazione Nazionale Paracadutsti d’Italia (A.N.P.d.I), con sede in Piazzetta Eritrea, questa mattina festeggia il 65° anniversario della sua costituzione. La sezione partenopea fu una fra le prime in Italia dalla fine del secondo conflitto mondiale grazie a diversi reduci della battaglia di El Alamein, fra cui l’indimenticato eroe di quella battaglia Armando Perna, combattuta fra le dune africane nell’ottobre del 1942. Caratteristica distintiva della sezione partenopea, come del resto di tutte le sezioni ANPdI, sono i corsi di paracadutismo, aperti ai giovani ed ai meno giovani di ambo i sessi, organizzati ed effettuati sotto la supervisione e in collaborazione con il Centro Addestramento Paracadutisti di Pisa della “Folgore”. Il Presidente della sezione napoletana, con la collaborazione di tutto il direttivo ed i soci di piazzetta Eritrea, hanno organizzato una solenne cerimonia che prenderà avvio alle ore 9.00 con la deposizione di una corona d’alloro alla Stele marmorea intitolata ad El Alamein alla memoria dei Paracadutisti e di tutti i caduti, sita nei giardini del Molosiglio. Poi ci si sposterà presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito in Piazza del Plebiscito dove sono attesi i Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ovviamente sono attesi in gran numero i Labari dell’ANPdI. Alle ore 10.30 ci sarà il benvenuto da parte del Presidente della sezione partenopea, par. Francesco Esposito. Seguirà la relazione dal tema: “El Alamein, 69 anni di storia, da El Alamein all’ombra del Vesuvio”. Alle ore 11.30 è previsto il Concerto della Fanfara dei Carabinieri. Al termine del concerto, la sezione consegnerà i Crest per il 65° anniversario. Dulcis in fundo saranno i lanci di precisione in Piazza del Plebiscito.
mercoledì novembre 9th, 2011 00:07 NAPOLI –Sei paracadutisti campani nella tragedia di 40 anni fa. Commemorazione alla Brigata Folgore
di Nunzio De Pinto
Il 9 novembre 1971 è una data che rimarrà per sempre indelebile nella Storia del paracadutismo militare italiano e del nostro Paese, perché scritta con il sangue di tanti giovani di appena venti anni tutti paracadutisti di leva in forza alla Brigata “Folgore”. Quel 9 novembre di quaranta anni fa, 46 giovani militari di leva, volontari nelle aviotruppe della Folgore, perirono inabissandosi con il loro aereo al largo della Meloria. Tra questi sei parà erano campani (tre di Napoli), ma tutti loro si sentivano fratelli e come tali vanno ricordati, al di la di ogni campanilismo o regionalismo. Questa mattina saranno ricordati nel corso di una cerimonia a Livorno sede della Brigata “Folgore”. Era una esercitazione militare, effettuata in cooperazione tra l’Aeronautica militare italiana e l’Aeronautica militare inglese, che avrebbe dovuto condurre i parà della Folgore in Sardegna, quando uno dei dieci velivoli “Hercules C 130″ britannici, in codice chiamato “Gesso 4”, si inabissava nelle acque prospicienti lo scoglio della Meloria, nel golfo di Livorno. Nell’immane tragedia perdevano la vita 44 giovani militari di leva, volontari paracadutisti, e due sottufficiali in servizio permanente, tutti appartenenti alla 6^ Compagnia “Grifi” del II Battaglione Tarquinia, ora 187° Reggimento e sei membri dell’equipaggio britannico. Fu il più grave lutto della Folgore dal dopoguerra ad oggi. Tutta l’Italia si strinse con profondo affetto e cordoglio alla Folgore, piangendo i suoi giovani figli perduti. Durante le operazioni subacquee di recupero delle salme, un altro paracadutista perse la vita. Si trattava del Serg.Magg. Incursore Giannino Caria, dell’allora IX° Battaglione Sabotatori Paracadutisti, al quale verrà attribuita la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Sul luogo dell’inabissamento dell’aereo è stata collocata circa dieci anni orsono una stele di 670 kg. in onore delle vittime. Ricordare i nomi di questi giovanissimi figli d’Italia, che, con la loro prematura scomparsa, hanno dimostrato che il paracadutista italiano anche in tempo di pace è sempre pronto al sacrificio supremo, degni eredi della stirpe degli Eroi di El Alamein, è un dovere per noi tutti, ed un popolo che dimentica i suoi morti è destinato all’oblio eterno: S.Ten. P.M. Magnaghi; S.Ten. E.Borghesan; Mar.Ca. G.Augello; Serg.Magg. C. Celozzi; C.le Magg. C. Colombini; C.le M. Benericetti; C.le S. Bolzoni; C.le G. Ianni; C.le P. Interrante; C.le S. Licori; C.le F. Vantaggiato ed i Paracadutisti: L. Angelini; E. Carta; M. Carasi; A. Ciappellano; A. Deianna; V. De Marco; L. Del Lago; U. De Mitri; P. Dessi; Paolo Donnarumma di Altavilla Irpina (Av); D. Dal Zotto; A. De Vito; Antonio D’Alessandro di Nocera Inferiore (SA); G. Di Natale; F. Dall’Asta; M. Ferrari; G. Facchetti; C. Frasson; S. Fumosa; W. Furgeri; R. Fracassetti; Rocco Giannattasio di Solfora (Av); B. Guidorzi; G. Guarnirei; A. Ginex; A. Gilioli; Roberto Liuzzi di Napoli; Giovanni Giannini di Napoli – quartiere di Bagnoli; C.le Antonio Fiumara di Napoli; D.Matelli; R.Morganti; E.Quarti; S.Sabatini; L.Torsello.
venerdì novembre 4th, 2011 22:28 SAN NICOLA LA STRADA-4 novembre, Caiazza (S.Nicola Futrura),grazie a militari per il lavoro che svolgono al servizio della Pace
Nunzio De Pinto
- “Nel giorno della Festa delle Forze Armate occorre ringraziare i militari italiani per il lavoro che svolgono in “tante aree difficili” a servizio della Pace e riflettere sul senso che l’Unità d’Italia assume oggi nell’ambito delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia”. E’ quanto ha affermato Luciano Caiazza, esponente del movimento civico San Nicola Futura. “È doverso ringraziare” – dice infatti Caiazza – “i nostri soldati che operano in tante aree difficili nel mondo per rafforzare la Pace, la cooperazione tra i popoli e soccorrere le popolazioni civili”, così come “é doveroso ricordare il sacrificio che molti di loro compiono ogni giorno, anche a prezzo della propria vita”. Caiazza poi non dimentica il ruolo delle Forze armate in Italia: “Dobbiamo altresì ringraziare” – ha aggiunto l’esponente politico – “anche il prezioso lavoro che i militari svolgono nel nostro Paese a presidio della Costituzione e della legalità. Non dimentichiamo il loro quotidiano lavoro in sinergia con le Forze di Polizia nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure. Il 4 novembre è un’occasione per riflettere sul senso che questa cerimonia assume nell’ambito delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. La memoria storica condivisa é ciò che ci rende un popolo e ci apre al futuro, solo così” – conclude Luciano Caiazza – “la nostra identità non si smarrisce ma diviene più ricca e completa”.
sabato ottobre 29th, 2011 00:39 CASERTA -L’aeronautica militare festeggia al Teatro di Corte il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e la giornata delle FF.AA.
L’aeronautica militare festeggia al Teatro di Corte il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e la giornata delle FF.AA. Con un concerto della banda
Nunzio De Pinto
Il Teatro di Corte della Reggia di Caserta farà da sfondo al concerto sinfonico della Banda Musicale dell’Aeronautica Militare. L’evento, organizzato dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica e dalla Scuola Specialisti A.M., retta dal Colonnello Pilota Paolo Marco FELLI, è inserito nel quadro delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e della Giornata delle Forze Armate, e si terrà il 3 novembre alle ore 18.30 nella suggestiva cornice del Teatro di Corte della Reggia Vanvitelliana. Le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e della Giornata delle FF.AA., in varie città d’Italia, con varie cerimonie ed eventi anche a Caserta, si propongono l’obiettivo di avvicinare ancor di più i cittadini al mondo militare e ai valori di coesione e di identità nazionale che esso custodisce. Il Concerto della Banda dell’Aeronautica nella città capoluogo di Terra di Lavoro, rappresenta inoltre il legame indissolubile tra Caserta e l’Aeronautica Militare che dura ormai dal 1926, con l’Accademia Aeronautica prima, e la Scuola Specialisti poi. I 50 musicisti professionisti della Banda, sapientemente diretti dal Maestro Tenente Colonnello Patrizio Esposito, nel concerto del 3 novembre, eseguiranno brani tratti da: Giuseppe Verdi, Eduard Elgar, Amilcare Ponchielli, Georges. Bizet, George Gershwin, Leonard Bernstein, oltre all’Inno di Mameli ed alla Marcia d’Ordinanza dell’Aeronautica Militare. La Banda Musicale dell’Aeronautica Militare, istituita ufficialmente il 10 Luglio del 1937, fu tenuta a battesimo dal M° Pietro Mascagni e alla cui presenza venne effettuato il primo concerto, vanta esibizioni in tutti i più famosi teatri del mondo (New York, Buenos Aires, i teatri d’opera di San Paolo del Brasile, Rio De Janeiro, Chicago, Monaco di Baviera e Ankara), oltre a partecipazioni al Sleswig-Holstein Musik Festival di Berlino, a Mosca in occasione della tournée del 2009 con il “Military Tatoo” (Cremlino e Piazza Rossa, Auditorium del Palazzo del Governo, Comune Bolshoi Manege), al Ravenna festival (teatro Alighieri), al Festival “Settembre Musica” a Torino, al “Roma Europa festival” e “Nuova Consonanza”, al “Festival Internazionale dei Fiati”, al Teatro dell’Opera di Roma, al San Carlo di Napoli, al Teatro alla Scala di Milano e ancora Belgio, Francia, Olanda, Danimarca, Svezia, Bulgaria, Turchia, Spagna, riscuotendo sempre il favore della critica e del pubblico. Oltre all’attività orchestrale, la Banda svolge anche compiti istituzionali che si traducono nel servizio d’onore presso il Quirinale e nella partecipazione alle cerimonie più significative della Forza Armata.
sabato ottobre 29th, 2011 00:29 CAPUA –Gen. Zambuco al giuramento delle soldatesse, il capo di SME, difende Rav Piceno, Esercito istituzione pulita
Nunzio De Pinto
Prima uscita “fuori porta” del Generale di Divisione Antonio Zambuco che ieri era al giuramento delle soldatesse presso la Caserma “Clementi”, sede del 235° Reggimento Addestratramento Volontari “Piceno”. Al Giuramento “solenne” ha partecipato anche il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe VALOTTO che fra qualche giorno lascerà il servizio per raggiunti limiti d’età. “L’Esercito” – ha detto – “è un’istituzione pulita e trasparente, e lo dico con forza proprio in questa sede”. È una difesa ad oltranza quella di Valotto, in occasione del giuramento delle reclute nella caserma dov’era istruttore il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea, e dove era stata addestrata anche l’amante del presunto uxoricida Federica Perrone. “L’Esercito – ha continuato il gen. Valotto – è un’istituzione che poco, pochissimo chiede e che tanto invece dà in termini di vite umane. Un patrimonio di valori che non può e non deve essere messo in discussione da episodi isolati e devianti, che proprio la nostra istituzione per prima e da sempre è impegnata a individuare e a perseguire con rigore e determinazione. Quando dico che l’Esercito è un’istituzione pulita” – ha detto ancora il gen. Valotto – “non intendo affermare che sia assolutamente pura, poiché la società militare è comunque uno spaccato della società esterna. Ciò che cambia è nei numeri degli eventi devianti, che nelle Forze armate, in proporzione alle 100mila unità di personale, registra casi davvero esigui e puntualmente perseguiti con assoluto rigore”. Rivolgendosi poi alle oltre 260 volontarie, “ricordate sempre” – ha aggiunto – “e abbiate sempre presenti i valori ed i principi che oggi avete suggellato con il giuramento, e proprio in questo giorno consentitemi di rimarcare con forza la bontà del lavoro svolto dal Rav e soprattutto della decisione di accentrare l’addestramento di base del personale femminile neo arruolato in un unico ente”. Dal febbraio 2000 ad oggi, ha ricordato Valotto, le ragazze addestrate sono state 17 mila, mentre in ambito Esercito le donne raggiungono appena il 6 per cento del totale. Delle volontarie e degli istruttori il gen. Valotto ha sottolineato la professionalità, parlando di “personale capace competente che merita ben altre attestazioni, gratificazioni e considerazione di quelle che alcuni, per fortuna pochi, hanno cercato negli ultimi tempi di attribuire. Gli attacchi strumentali condotti a volte con una inspiegabile insistenza al Reggimento” – ha insistito – “non rendono giustizia in primis al personale di inquadramento e ancora alle migliaia di donne transitate in questo reparto, dimostratesi serie professioniste. Non è tollerabile che l’onestà, l’esemplarità e lo spirito di sacrificio di molti” – ha concluso – “vengano meno focalizzando l’attenzione esclusivamente su casi singoli, per quanto dolorosi, per i quali noi stessi reclamiamo con forza giustizia e trasparenza”.
giovedì ottobre 27th, 2011 23:54 PAPA GIOVANNI XXIII Patrono dell’ESERCITO?
Lettera aperta allOrdinario Militare dItalia, S.E.R. Mons. Vincenzo Pelvi.
Caro fratello Vescovo,
… le chiedo anzitutto di voler benevolmente accogliere lo stile non formale che ho scelto per questa lettera, proprio perché in essa esprimo questioni di fede e dunque di qualcosa che ci tiene strettamente in comunione, appunto come fratelli nello stesso Vangelo, lei come pastore ed io come semplice fedele, da decenni impegnato nelleducazione alla pace con il movimento Pax Christi.
Da tempo pensavo di scriverle per aprire un dialogo sereno, sincero e fruttuoso in tema di pace e nonviolenza, Chiesa e forze armate. Infine ecco giunta la decisione di non rinviare più, poiché in questi giorni ho appreso la notizia che il Beato Papa Giovanni XXIII sarebbe stato proclamato o potrebbe esserlo, non mi è ben chiaro- Santo Patrono dellEsercito Italiano.
Quella dei cappellani militari e di una Chiesa militare è una scelta che, alla luce del messaggio evangelico, proprio non capisco. Sia ben chiaro, non ho alcuna intenzione di negare che coloro che appartengono alle forze armate abbiano il diritto di ricevere una cura spirituale; il problema semmai è di una Chiesa che non si pone coerentemente in maniera dialettica nei confronti dellistituzione militare, ma vi prende parte: sceglie di essere militare tra i militari. E come se i sacerdoti che, meritoriamente, lavorano fianco a fianco coi tossicodipendenti, dovessero necessariamente drogarsi per svolgere quel loro servizio! Se lo immagina un don Ciotti convinto di doversi dare alleroina per poter fondare e animare il Gruppo Abele? Perché, allora mi chiedo, i sacerdoti che svolgono il ministero pastorale con le nostre sorelle e i nostri fratelli militari entrano nei ranghi delle forze armate? Dove va a finire il loro potenziale critico e profetico, se assumono linfausta condizione di coloro ai quali dovrebbero anzitutto insegnare, alla luce della nonviolenza di Gesù, che la divisa e le armi vanno appese immediatamente e definitivamente al chiodo? Proprio come la siringa. Perché la guerra è la droga dei potenti: di essa si inebriano e si esaltano, con essa perseguono e mantengono i loro deliranti privilegi, ma a causa di essa, poi, finiscono miseramente nella polvere.
In fondo la questione è tutta qui. Ribadire con coraggio che gli eserciti sono nati per fare le guerre e non la pace e che la violenza è lelemento caratterizzante la loro ragion dessere. E questa cruda e tremenda realtà non può essere certo annullata o nascosta cambiando nome alle guerre, chiamandole missioni di pace, per renderle più accettabili allopinione pubblica e per sottrarle goffamente alla condanna della nostra Costituzione. E non basta neppure affidare alle forze armate compiti di protezione civile, per esibire un volto che non hanno e una speranza che non possono né offrire né costruire. Talora nutro il dubbio che in Italia si mantenga una Protezione Civile debole, proprio per dare la possibilità ai militari di beneficiare duna pennellata di utilità sociale. Auguro al popolo di questo Paese che sia solo un pensiero esageratamente sospettoso.
E ora, fratello Vescovo, di dire una parola chiara: non si può servire Dio e la guerra. O luno o laltra. Lei ed i suoi cappellani, purtroppo, a causa del doppio status di pastori e militari, mi sembra che di fatto stiate confondendo due realtà inconciliabili. E ora, invece, di dire la verità a quei giovani i quali, pur di sfuggire alla disoccupazione nella quale vengono mantenuti da uno Stato incapace, si affacciano allidea di entrare nelle forze armate: la loro attività non avrà nulla a che vedere con la vera pace, e lorrore delle armi e della violenza -falsificato da chi è interessato al grande affare della guerra- sarà il loro pane quotidiano.
Concludo ritornando al punto di partenza: papa Giovanni XXIII. E pur vero che in gioventù egli ha conosciuto la vita militare e la guerra, ed è stato cappellano militare, ma ciò non basta, a mio avviso, a giustificare la scelta di farne il Patrono dellEsercito! Al contrario, voglio immaginare che proprio il raccapriccio in diretta di tante inutili stragi lo abbia portato poi, decenni dopo, a promulgare quella lettera enciclica, la Pacem in Terris, che ancora oggi è un canto di pace inascoltato. E proprio lì che si legge i cappellani militari dovrebbero insegnarlo nelle loro omelie e catechesi- che Quare aetate hac nostra, quae vi atomica gloriatur, alienum est a ratione, bellum iam aptum esse ad violata iura sarcienda. Nellera atomica, ritenere che la guerra possa ristabilire i diritti violati alienum est a ratione, è cosa estranea alla ragione. Follia pura. La difesa nonviolenta, civile e disarmata, è molto più sensata e coraggiosa di quella militare armata; essa sta dando concretezza agli aneliti di libertà e riconciliazione ai quattro angoli del mondo, nonostante una cortina di silenzio gravi su di essa. In Italia la legge 230 del 1998 (art.
impegna lo Stato ad attuare forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta: perché i cappellani militari non chiedono a gran voce che cessino le scandalose spese per le armi e si diano ad essa rilievo e risorse? Questo grido sì che si porrebbe sulla scia di Colui che, senza ambiguità, disse a Pietro che voleva difenderlo: Rimetti la spada nel fodero! (Gv 18,11).
E ora che la “Chiesa militare chiuda i battenti e si spalanchino le porte della “Chiesa nonviolenta, da annunciare a tutti. Militari compresi.
Con un abbraccio fraterno e sincero ed un vivo ringraziamento per l’attenzione.
Napoli, 26 ottobre 2011
Antonio Lombardi



























































