sabato dicembre 17th, 2011 01:02 Comune e Caserta Ambiente , tardano stipendi e 13^, I LAVORATORI SONO PREOCCUPATI

 

CASERTA – Sono molto preoccupati gli Operatori Ecologici di Caserta Ambiente ed i dipendenti del Comune di Caserta, i quali attendono ancora notizie certe sullo stipendio e sulla tredicesima mensilità, come già sollecitato dalla Segreteria della Confederazione Cisas. Ad oggi, non hanno ricevuto nulla e nessuna certezza in merito sulle tredicesime e sullo stipendio scaduto di Novembre per gli Operatori Ecologici, mentre i dipendenti comunali sono preoccupati anche per lo stipendio di Dicembre, che in passato hanno sempre ricevuto in anticipo ed assieme alla tredicesima. Gli stessi dipendenti comunali ci hanno ricordato  di  dover ricevere,  ancora da oltre 5 mesi, i buoni mensa ed il rimborso di benzina agli operatori delle visite domiciliari. Il Segretario Regionale della Cisas, Mario De Florio, ha ricevuto nuovamente lavoratori interessati per un sollecito della situazione, pur essendo la Cisas contraria ad ogni azione di sciopero, minacciato solo strumentalmente da quanti hanno favorito certe situazioni ai danni dei lavoratori, a solo scopi personali.

In: LavoroNessun Commento

giovedì dicembre 15th, 2011 23:45 CASERTA – De Florio (Cisas) chiede alle aziende casertane e regolare in tempo i pagamenti con i dipendenti

DE FLORIO MARIO

 

La Segreteria della Confederazione Cisas di Caserta, a seguito di richieste, pervenute da lavoratori e da commercianti, invita cortesemente tutte le Aziende della Provincia, sia pubbliche che private, a provvedere per il regolare pagamento delle retribuzioni eventualmente arretrate, nonché per il pagamento, in tempo utile, della tredicesima mensilità. L’intervento è dovuto per consentire alle famiglie di poter effettuare i tanti pagamenti in scadenza e gli acquisti per le feste natalizie, ma anche per consentire al commercio locale di poter meglio affrontare la grave crisi economica.

In: LavoroNessun Commento

mercoledì dicembre 14th, 2011 01:08 Caserta. Pmi Campania, strategie innovative sul territorio. Conferenza stampa

    Caserta – Nuove opportunità di lavoro, accesso al credito, ottimizzazione dei costi di esercizio e gruppi d’acquisto per il nostro territorio. Questi solo alcuni degli argomenti che i vertici di Pmi Campania approfondiranno mercoledì 14 dicembre alle ore 15,30 nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo presso la sede di via San Carlo 30.

       A relazionare il presidente delle Piccole e Medie Imprese della Campania Fulvio Campagnuolo, il vicepresidente Gustavo De Negri, il tesoriere Massimo Orsi, nonché il direttore Mario Guida. “L’incontro – sottolinea il presidente Campagnuolo – sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio del lavoro svolto finora e per annunciare le iniziative che le Pmi Campania intendono promuovere nel corso del nuovo anno”.

       Il presidente poi aggiunge: “In uno scenario di cambiamento globale, dove diventa sempre più difficile comprendere ed attuare con rapidità gli sviluppi e le trasformazioni, è di fondamentale importanza, in alcuni casi anche motivo di sopravvivenza per la propria impresa, avere la possibilità di confrontarsi per sviluppare strategie innovative, ottimizzare i costi di gestione e cogliere nuove opportunità per riposizionarsi sul mercato. La crescente domanda di servizi reali da parte delle imprese, nonché l’esigenza di competere su mercati più ampi e qualificati, ci hanno suggerito – evidenzia – la necessità di stabilire nuove sinergie tra le Pmi, stimolandone la cooperazione e l’interscambio, senza ulteriormente gravare sulle loro finanze”.

       Quindi, conclude Campagnuolo: “Pmi Campania, di intesa con Pmi Italia, ha di recente operato una profonda riorganizzazione dell’Associazione al fine di poter garantire una maggiore e più ampia rappresentanza per le Piccole e Medie Imprese Campane in tutti i settori economici e produttivi”.

       

                                                                                                                     L’Ufficio Stampa

                                                                                                                  Maria Beatrice Crisci

In: LavoroNessun Commento

sabato dicembre 10th, 2011 21:01 Caserta – Formazione, sviluppo e promozione delle imprese. E’ l’accordo siglato da Tamarin Group con Confimprese Italia. Crescenzo (Tamarin): “Caserta si candida a rappresentare le aziende del Meridione”.

 

Caserta- Camera Cmmercio

 

Sarà presentata il 12 gennaio prossimo presso la sede di Tamarin Group, con una tavola rotonda sui temi della formazione nello sviluppo delle imprese con particolare riguardo al settore del retail, la joint venture tra il Gruppo Tamarin di Caserta e Confimprese, l’associazione nazionale che raggruppa oltre 300 marchi commerciali nazionali il che significa 30 mila punti vendita per un totale di oltre 450 mila addetti.

Caserta, dopo Milano e Roma, diventa dunque il punto di riferimento primario per l’organizzazione di settore che supporta la crescita delle aziende rappresentate e punta a favorire la concorrenza nell’ottica di una piena liberalizzazione del mercato.

Soddisfazione è stata espressa dal Presidente di Tamarin Group, Antonio Crescenzo che spiega così, i contenuti dell’accordo: “La mission di Confimprese, associazione che da anni opera a livello nazionale per orientare lo sviluppo delle aziende del retail, si sposa perfettamente con la visione che Tamarin ha dell’economia su larga scala. E’ per questo che abbiamo deciso di essere al loro fianco nella costruzione di una seria politica economica per il settore a maggior ragione in un momento così delicato, sul fronte dell’economia, come quello attuale. Non solo”- aggiunge Crescenzo, anticipando i termini dell’accordo: “Da sempre attenti al ruolo primario che la formazione ha nella crescita di un’impresa, Tamarin si è candidata e siamo felici di poter anticipare che è stata scelta come sede di aggiornamento ed orientamento dei managers provenienti da tutto il Centro-Sud Italia”.

Alla tavola rotonda dal titolo: “Efficienza ed efficacia della formazione continua nel settore del Retail” parteciperanno tra gli altri, il Presidente di Confimprese Mario Resca,  l’Executive Vice President Francesco Montuolo oltre i Managers e gli A.d. delle maggiori aziende italiane di franchising. Rappresenterà Tamarin Group, il Presidente Antonio Crescenzo.

L’appuntamento è per giovedì 12 gennaio 2012 con inizio per le ore 16:00.

L’incontro sarà seguito dal vernissage della Mostra “150 Artisti per l’Unità d’Italia”, collettiva sul senso di unità nazionale organizzata da Tamarin Arte_ Gallery.

In: LavoroNessun Commento

venerdì dicembre 2nd, 2011 00:26 SAN FELICE A CANCELLO – La Ecologia Falzarano firma con il sindacato accordo aziendale di secondo livello

                                                                                                

MARIO DE FLORIO1 - Segretario Regionale Cisas

Presso la sede della Società Ecologia Falzarano, azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani, si è tenuto un incontro tra Azienda e tutte le OO.SS. presenti, su richiesta sindacale, per discutere e sottoscrivere un accordo aziendale di secondo livello, oltre a varie altre problematiche inerenti i lavoratori. La direzione aziendale era rappresentata dal direttore operativo, Nello Falzarano, mentre la Cisas era presente col Segretario Regionale, Mario De Florio, e col Rappresentante Sindacale Aziendale, Gaetano Zito, oltre che dai delegati zonali Cisas di Maddaloni, Michele Santo, di San Felice a Cancello, Nicola Colella e di S. Maria a Vico, Clemente Porrino, nonchè dal responsabile Dipartimento Igiene ed Ambientale, Giuseppe Izzo. Dopo una dettagliata relazione del dirigente Nello Falzarano sullo stato dei rapporti con il Comune committente e sulla nuova organizzazione del lavoro, dovuta all’introduzione della Raccolta Differenziata, si apriva un vivace dibattito cui intervenivano vari rappresentanti sindacali. Il dirigente della Cisas Campania, De Florio, illustrava la posizione della sua rappresentanza sindacale e dei propri aderenti sulla necessità della stipula del contratto aziendale, da lungo tempo atteso dai lavoratori, intrattenendosi anche sulla nuova organizzazione del lavoro che necessitava della collaborazione dei sindacati aziendali, che andavano coinvolti maggiormente anche per leali e corretti rapporti fra Azienda e lavoratori dipendenti. La seduta veniva aggiornata, essendosi riservati i Sindacati di presentare una piattaforma unitaria, come richiesto dall’Azienda e proposto dal dirigente Confederale della Cisas, De Florio.

In: LavoroNessun Commento

mercoledì novembre 23rd, 2011 00:45 CLAAI, crisi dell’imprenditoria casertana: decine di imprese edili puntano il dito contro le maggiori criticità del settore

 

TRONCO Adelaide

Titolari di piccole e medie attività rispondono al questionario voluto dall’associazione: gare d’appalto e accessi ai crediti le principali difficoltà

________________

Gare d’appalto spinte eccessivamente al ribasso, ritardo nei pagamenti da parte degli Enti pubblici e difficoltà di accesso ai crediti. Queste le principali criticità del mondo dell’imprenditoria edile casertana emerse dai questionari distribuiti dalla CLAAI di Caserta alle piccole e medie imprese del territorio.

“Molti imprenditori lamentano in particolare la difficoltà, a lavoro ultimato, di essere pagati rapidamente dagli enti pubblici – ha spiegato la presidente provinciale della Claai Adelaide Tronco Sono in molti a dover anticipare i costi del lavoro senza riuscire a recuperare il dovuto se non dopo molti mesi, o addirittura anni. Ciò significa minare una  azienda, esponendola a scoperti bancari, prestiti e ingiunzioni di pagamento”.

Ma dai questionari, allo spoglio della Claai in questi giorni, è emersa anche una notevole difficoltà per le imprese ad ottenere l’accesso ai crediti bancari. “E’ un problema davvero rilevante per l’imprenditoria – ha aggiunto la presidente Tronco – Sottrarre   ossigeno alle piccole e medie imprese, già pesantemente colpite in questi mesi di grave crisi, può voler dire mettere totalmente in ginocchio uno dei pochi settori che producono lavoro in questa regione”.

E’ previsto per sabato 17 dicembre, nella sede Claai di Corso Trieste, l’incontro con gli imprenditori edili per stilare, con i responsabili dell’associazione, una istanza da consegnare a Roma nelle mani dei nuovi Ministri del Lavoro e delle Infrastrutture affinché le difficoltà dell’imprenditoria locale sia posta all’attenzione del governo Monti. “E’ necessario fare qualcosa di serio e concreto per il settore dell’imprenditoria – ha concluso la presidente CLAAI – se non vogliamo che l’intera provincia casertana vada definitivamente ed  irrimediabilmente alla deriva”.

Martedì 22 novembre 2011

  

In: LavoroNessun Commento

venerdì novembre 18th, 2011 22:42 Caserta – Solidarietà ai dipendenti comunali da parte del sindacato Cisas

                                          

 Viva solidarietà ai dipendenti del Comune di Caserta, ancora senza la retribuzione di Ottobre, è stata espressa dalla Segreteria della Confederazione Cisas, che ha anche invitato il proprio rappresentante sindacale aziendale, dr. Giuseppe Natale, a farsi portavoce presso i colleghi, che rischiano anche di non ricevere lo stipendio del mese di Novembre, scadente Venerdì,  25  Novembre. La Cisas si augura che anche i dipendenti di Caserta Ambiente, che dovrebbero ricevere – a momenti – il saldo del mese di Settembre, possano avere anche la retribuzione del mese di Ottobre il prima possibile.

In: Lavoro, UncategorizedNessun Commento

domenica novembre 13th, 2011 00:43 CAPUA – Costituita a Capua la Cisas zonale, l’ ispettore Claudio Caruso nuovo responsabile

 

Comune Capua

La Confederazione sindacale della Cisas ha istituito una propria sede zonale anche a Capua. A dirigerla è stato chiamato Claudio Caruso, già ispettore del lavoro e, per anni, qualificato direttore dell’Ufficio per l’Impiego di Capua. La nomina è avvenuta a seguito di una riunione, presieduta dal Segretario Regionale della Cisas per la Campania, Mario De Florio, presente anche il responsabile del Dipartimento Lavoro, Biagio Savinelli, già direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro di Caserta, oltre a numerosi e qualificati esponenti del mondo del lavoro. La nuova sede zonale della Cisas di Capua avrà competenza su tutto il territorio del Basso Volturno e, quindi, sui comuni di Capua, Bellona, Vitulazio, Sparanise, San Tammaro, Castel Volturno, Cancello Arnone, Grazianise, Villa Literno, Camigliano, Castel Campagnano, Pontelatone, Giano Vetusto, Liberi, Pastorano, Piana di Monte Verna, Pignataro Maggiore e Francolise. Si tratta di un impegno non lieve che il neo dirigente Cisas Caruso andrà a svolgere, anche per la crisi occupazionale che colpisce sempre di più il casertano ed in modo speciale il Basso Volturno, ormai cimitero delle aziende decotte, una volta fonte di ricchezza e di occupazione. La competenza, la serietà e la professionalità – come ha evidenziato il Segretario De Florio negli auguri formulati a Caruso, impegnato per una vita lavorativa quale funzionario del Ministero del Lavoro – gli saranno certamente di grande aiuto nello svolgimento del suo nuovo delicato incarico.

In: LavoroNessun Commento

giovedì novembre 10th, 2011 23:08 RIPETO: LAVORATORE, SEI STATO TRUFFATO!

 

QUESTO ARTICOLO E’ DEDICATO A QUEI LAVORATORI CHE PERDERANNO IL LAVORO

di Filippo Giannini

   Nel mio precedente articolo “Simbiosi fra capitale e lavoro”, terminai con queste parole: <I comunisti che controllavano il CLNAI, come primo atto ufficiale, addirittura il 26 aprile, proprio mentre si continuava a sparare ed era iniziato l’olocausto nero, abolirono la “Legge sulla Socializzazione”. E questo per ripagare i grandi industriali che avevano finanziato la Resistenza. Fu il capolavoro di Mario Berlinguer, il padre di Enrico, il grande capitalista, super proprietario terriero.

   Era iniziata la beffa ai danni dei lavoratori>.

   Ed ora, caro lettore, leggi la motivazione: <Considerata l’alta sensibilità politica e nazionale delle maestranze e il carattere antinazionale e demagogico della pretesa socializzazione fascista (…>. Queste parole le leggerei in modo che segue: <Mario Berlinguer, essendo un superproprietario terriero, ha curato i propri interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della “nessuna sensibilità politica e nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”, in nome della democrazia e della libertà ha riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale>.

   Mi sbaglio?

   Benito Mussolini nell’ultima intervista (che passa come il suo testamento politico) rilasciata al giornalista Gian Giacomo Gabella, fra l’altro disse: <Il colmo è che i nostri nemici hanno ottenuto che i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto, si schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati, degli affamatori, del grande capitalismo>. Dopo quattro giorni venne assassinato (e ancora oggi non si sa come!) e il suo corpo appeso per i piedi a Piazzale Loreto.

   Pochi giorni prima, esattamente l’11 marzo, Nicola Bombacci, uno dei fondatori del Pcd’I (Partito Comunista d’Italia) parlando al Teatro Universale, di fronte alle commissioni interne degli stabilimenti industriali, fra l’altro disse: <Il socialismo non lo farà Stalin, ma lo farà Mussolini che è socialista(…>. Ma già in precedenza, a dicembre 1944, Bombacci visita la Mondatori, già socializzata traendone sorpresa ed emozione, così scrisse a Mussolini: <Ho parlato con gli operai che fanno parte del Consiglio di gestione, che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa loro missione. Hanno detto che gli utili di questi primi mesi ammontano a circa tre milioni>.

   Tra la fine di quell’anno e i primi mesi del successivo parla a Como, Busto Arsizio, Pavia, Venezia, Brescia, privilegiando sempre il contatto con il mondo del lavoro.

    Decisamente più significativa l’assemblea tenuta il 13 marzo allo stabilimento industriale dell’Ansaldo di fronte a più di un migliaio di operai. Bombacci parla di conquiste sociali operate dal fascismo, raffronta le condizioni del lavoro italiano con quelle degli altri Paesi e continua: <Fratelli di fede e d lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana, è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai>. Iddio non concesse a Bombacci di vivere ancora per molto: poco più di un mese dopo fu allineato a ridosso del muretto di Dongo insieme ad altri compagni di fede e fucilato dai partigiani. Poco prima della scarica, alzò il braccio nel saluto romano e gridò: <Viva il socialismo>.

   Ora tu, operaio di Termini Imerese che fra poco non avrai più il lavoro, ringrazia Mario Berlinguer e i suoi compagni, essi ti hanno tolto la possibilità di godere della <ripartizione degli utili, destinandoli in parte ai lavoratori>. Il testo così continua: (Il Consiglio di Gestione) decide inoltre sulla stipulazione dei contratti di lavoro aziendali con le associazioni di lavoratori e su ogni (attenzione! Questo compete a te, licenziando) altra questione inerente alla disciplina e alla tutela del lavoro nelle imprese>. In altre parole, caro lavoratore che stai per perdere il posto di lavoro, Mussolini, con la legge sulla Socializzazione, ti faceva compartecipe, insieme al dirigente e al proprietario dell’azienda, non solo alla partecipazione degli utili, ma anche alla gestione dell’azienda.

   Questa Repubblica nata dalla Resistenza, nella sua Costituzione riconosce, nell’articolo 46 attesta: <Ai fini della evoluzione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto (sic!) dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla leggi, alla gestione delle aziende>. È trascorso molto più di mezzo secolo da quelle enunciazioni, tu, operaio che hai perso il lavoro ne hai più sentito parlare? Perché?

Non te lo sei mai chiesto? Allora proverò a spiegartelo io e sfido chiunque a contestarmi: ripropongo quanto sopra ho scritto, e cioè: i vari <Mario Berlinguer, essendo un superproprietario terriero, ha curato i propri interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della “mancanza di sensibilità politica e nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”, in nome della democrazia e della libertà ha riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale>.

   Tu, lavoratore, potresti obiettare che quel che era valido settanta anni fa, oggi non lo è più. Riporto un pensiero dell’avvocato Manlio Sargenti: <L’idea della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda del processo produttivo e, più ampliamente, al governo dello Stato è, a mio avviso, più che mai valida come unica alternativa ad una esperienza comunista dimostratasi fallimentare e ad una soluzione liberaldemocratica dei problemi della società e dello Stato che rivela ad ogni passo le proprie contraddizioni. È un’idea per il futuro, per la quale bisognerebbe combattere (…)>.

    A te lavoratore di Termini Imerese e a tutti coloro che si trovano nelle stesse tue condizioni, desidero farti osservare un’ultima cosa: se la tua azienda fosse stata socializzata, solo tu avresti potuto considerare la chiusura, perché oltre al proprietario, anche tu saresti stato compartecipe alla proprietà dell’azienda. Ora sai chi devi ringraziare delle tue sventure: il compagno Berlinguer e tutti coloro che ti avevano promesso il paradiso rosso, tutti compagni che altro non erano se non scherani del grande capitale plutodemocratico.

    Quel che ho scritto ripetutamente, lo ripeto: “Sei stato truffato”, e questa truffa si perpetua da quasi settant’anni.

In: LavoroNessun Commento

giovedì novembre 10th, 2011 23:06 SIMBIOSI FRA CAPITALE E LAVORO

 

Poi: La grande beffa a danno dei lavoratori

di Filippo Giannini

 

La Socializzazione non è se non la realizzazione italiana, romana, nostra, effettuabile del socialismo; dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto unico dell’economia, ma respinge la livellazione inesistente nella natura umana e impossibile nella storia>. (Mussolini – 14 ottobre 1944).

   Il teorico e storico della dottrina cattolica Don Ennio Innocenti, che tanti anni ha dedicato allo studio e all’insegnamento, ha scritto che il problema affrontato da Mussolini nell’ultimo decennio della vita <fu quello di far entrare il corporativismo nelle imprese per elevare il lavoratore da collaboratore dell’impresa a partecipe alla gestione e alla proprietà e quindi ai risultati economici della produzione>. E aggiunge: <Durante la R.S.I. fu emanato un decreto che prevedeva la socializzazione delle imprese. E’ stato questo, sostanzialmente, il messaggio che Mussolini ha affidato al futuro. E’ un messaggio in perfetta armonia con la Dottrina Sociale Cattolica, che è e resterà sempre radicalmente avversa sia al capitalismo sia al social-capitalismo. In quest’ultimo messaggio mussoliniano di esaltazione del lavoro noi ravvediamo qualcosa di profetico>.

   L’idea di un “socialismo effettuabile” sorse in Mussolini già nel 1914, quando uscì dal Partito Socialista, organismo velleitario e ciarliero, e la sviluppò nell’immediato dopoguerra.

LEGGI D’AVANGUARDIA

   In questo secondo dopoguerra è stato scritto e detto che l’idea mussoliniana della Socializzazione <fu un tardivo espediente per ingannare le masse lavoratrici>. E’ una delle tante menzogne, fra le mille e mille, di un regime corrotto e inetto terrorizzato dal dover affrontare un serio confronto con lo Stato che lo aveva preceduto.

   Tutta l’attività del Governo Mussolini fu un susseguirsi costante di decreti e leggi di chiara finalità sociale, all’avanguardia, non solo in Italia, ma nel mondo.

   Quelle leggi, di cui i lavoratori italiani ancora oggi godono i privilegi, sono quelle volute da Mussolini nei suoi vent’anni di governo. Qualsiasi confronto con quanto fatto dai governi di quest’ultimo dopoguerra risulterebbe stridente.

   Da tutto ciò si evince il motivo per il quale i governi che seguirono nel dopoguerra, per evitare un democratico confronto, sono stati costretti a creare una cortina di menzogne e contestualmente varare leggi antidemocratiche e liberticide, quali le “Leggi Scelba”, “Legge Reale”, e “Legge Mancino”.

   I principi essenziali dell’ordinamento corporativo sono espressi e ordinati dalla “Carta del Lavoro” che vide la luce il 21 aprile 1927. La “Carta del Lavoro” portava il lavoratore fuori dal buio del medioevo sociale per immetterlo in un contesto di diritti dove i rapporti fra capitale e lavoro erano, per la prima volta nel mondo, previsti e codificati.

   In un articolo di fondo apparso alcuni anni or sono su “Il Giornale d’Italia”, fra l’altro si leggeva: <La nascita dello Stato corporativo rappresentò il tentativo di superare i limiti del cosiddetto Stato liberale e l’incubo dello Stato sovietico. Il secondo conflitto mondiale infranse l’esperimento in una fase che era già cruciale a causa dell’isolamento internazionale provocato dalle sanzioni e dall’autarchia>.

   Il Diritto Corporativo tende a porre l’Uomo al centro della società postulando principi dei quali citiamo alcuni tra i più caratterizzanti:

1)      ridimensionamento dello strapotere dei padroni attraverso la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa;

2)      partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa;

3)      partecipazione dei lavoratori alle scelte decisionali, onde evitare chiusure di aziende o licenziamenti improvvisi senza che ne siano informati per tempo i dipendenti, i quali sono interessati a trovare altre soluzioni atte a non perdere il posto di lavoro;

4)      intervento dello Stato attraverso suoi funzionari, immessi nei Consigli di Amministrazione, allorquando le imprese assumono interesse nazionale, a maggior difesa dei lavoratori;

5)      diritto alla proprietà in funzione sociale, cioè lotta alle concentrazioni immobiliari e diritto per ogni cittadino, in quanto lavoratore, alla proprietà della sua abitazione;

6)      diritto alla iniziativa privata in quanto molla di ogni progresso sociale contro l’appiattimento collettivista e le concentrazioni capitaliste;

7)      edificazione di una giustizia sociale che prelevi il di più del reddito ai ricchi e lo distribuisca fra le classi più povere attraverso la Previdenza Sociale, l’assistenza gratuita alla maternità e all’infanzia, le colonie marine e montane per bambini poveri, l’assistenza agli anziani, il dopolavoro per i lavoratori, i treni popolari, e via dicendo;

8)      eliminazione dei conflitti sociali attraverso la creazione di un apposito Tribunale del Lavoro in base al principio che se un cittadino non può farsi giustizia da sé, altrettanto deve valere per i conflitti sociali; evitare scioperi e serrate che tanti danni provocano alle parti in causa ed alla collettività nazionale;

9)      abolizione dei sindacati di classe, ormai ridotti a cinghie di trasmissione dei partiti che li controllano, e creazione dei sindacati di categoria economica con conseguente modifica del Parlamento in una Assemblea composta da membri eletti attraverso le singole Confederazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori;

10)   attuazione, particolarmente  nel Mezzogiorno, della bonifica integrale che togliendo ai latifondisti le terre incolte, vengano rese produttive e quindi distribuite in proprietà gratuita ai contadini poveri.

   Questi enunciati, che risalgono ai primi anni ’30, non sono che il logico sviluppo di quelli formulati nel 1919 e che ritroveremo espressi, ancor più lapidariamente, nel “Manifesto di Verona”.

LA SOCIALIZZAZIONE

   Una logica successione che partì dal lontano 1914 e approdò alle “Leggi sulla Socializzazione” nella Repubblica Sociale Italiana.

   Sin dalla seduta del Consiglio dei Ministri del 27 settembre 1943 (quindi a pochissimi giorni dalla sua liberazione), Mussolini fra l’altro dichiarava che <la Repubblica avrebbe avuto un pronunciatissimo contenuto sociale>; e il 29 settembre, ancor più esplicitamente <un carattere nettamente socialista, stabilendo una larga socializzazione delle aziende e l’autogoverno degli operai>.

La Socializzazione si poneva come strumento per una più ampia trasformazione dello Stato così come era nel pensiero fascista: socializzare l’economia per socializzare lo Stato.

   Questo disegno può risultare ancora più chiaro leggendo uno stralcio della Relazione che accompagnò il “Decreto Tarchi”, (Tarchi fu Ministro dell’Economia): <(…) la civiltà tende ad un nuovo ciclo nel quale l’uomo riassumerà il ruolo di protagonista della propria storia e del proprio destino in funzione della sua personalità estricantesi in attività concrete sociali,  cioè nel lavoro. Sotto tale profilo l’affermazione programmatica che riconosce il lavoro come soggetto dell’economia (…)>.

Ecco, allora, prendere forma la dottrina della società come era intravista da Saint Simon, da Owen, da Mazzini: concezioni vilipese dal bolscevismo, ma ben focalizzate dal “socialismo effettuabile” di Mussolini, riportate nel “Manifesto di Verona” e ufficializzate nella dichiarazione programmatica del 13 gennaio 1944 e nel decreto legislativo dell’11 febbraio seguente.

La Borsa di Milano, che era ben vitale nella Repubblica Sociale, il 13 gennaio, all’annuncio dei provvedimenti sulla Socializzazione, accusò il giorno dopo una caduta dell’indice generale: da 854 a 727 punti. Dopo un periodo di stasi, quando il 13 febbraio furono emanati i Decreti sulla Socializzazione, l’indice generale scese a 567 punti. Poi, però, ad iniziare da marzo, riprese a salire fino a toccare, il 6 giugno 1944, il ragguardevole livello di 1745 punti.

Certamente il Paese, che sopportava oltre quattro anni di guerra e diversi mesi di lotta intestina, ben difficilmente poteva attuare, in tempi rapidi, un così ambizioso progetto di trasformazione dello Stato. Progetto, però, che come disse Mussolini a Milano, <qualunque cosa accada, è destinato a germogliare>.

   Giustamente l’avvocato Manlio Sargenti ha osservato: <Purtroppo questo progetto non si è avverato. Gli italiani hanno dimenticato quella che costituiva la più originale, la più innovatrice proposta della loro storia recente. L’hanno dimenticata quelli stessi che si sono considerati gli epigoni dell’idea del Fascismo e della Repubblica Sociale>.

   Prima di concludere, è importante citare gli articoli che costituiscono la base della nostra lotta politica: articoli che, ovviamente, a tanta distanza dalla loro promulgazione possono essere ritoccati lì dove è necessario, ma il cui spirito dovrebbe rimanere inalterato.

Art. 9) Base della Repubblica Sociale Italiana e suo progetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione.

Art. 10) La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato. Essa però non deve diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.

Art. 12) In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente – attraverso una conoscenza diretta della gestione – all’equa ripartizione degli utili tra il fondo e la riserva, il frutto del capitale azionario e la partecipazione degli utili stessi da parte dei lavoratori (…)>.

   Gli articoli non menzionati sarebbero ugualmente meritevoli di essere ricordati, ma quelli sopra richiamati alla memoria da soli caratterizzano lo spirito del “Manifesto di Verona”.

   L’attuazione della Legge sulla Socializzazione” trovò enormi difficoltà causate sia dagli industriali, per ovvi motivi; sia dai tedeschi, timorosi che la resistenza passiva da parte degli industriali danneggiasse la produzione bellica; e da parte dei comunisti, che ormai plagiavano i lavoratori, timorosi che la Socializzazione li scavalcasse a sinistra.

SE CI SEI BATTI UN COLPO

   Questa situazione di stallo persistette sino a quando Concetto Pettinato, che Mussolini stesso aveva definito <la nostra più importante mente giornalistica>, creò un caso clamoroso. Un suo articolo del  1944 pubblicato su “La Stampa” (di cui Pettinato era direttore), con il titolo: “Se ci sei batti un colpo”, diede una sferzata e costrinse a mettere in atto quelle leggi sulla Socializzazione che, come abbiamo visto, erano già approvate in sede legislativa, ma rimaste inoperanti.

   Mussolini ruppe gli indugi e autorizzò l’entrata in vigore del Decreto del febbraio ’44 a partire dal giugno dello stesso anno.

   A causa della drammatica crisi che attraversava il Paese, Mussolini ritenne opportuno attuare la Socializzazione per gradi, iniziando dalle imprese editoriali.

   La situazione stava precipitando, ma nelle imprese socializzate si riscontrò un notevole incremento della produzione. A dicembre 1944 Nicola Bombacci programmò una serie di comizi e conferenze fra le imprese socializzate e, tra queste, visitò la Mondatori, traendone sorpresa ed emozione.

   A seguito di ciò, inviò una lettera a Mussolini nella quale, fra l’altro, scrisse: <Ho parlato con gli operai che fanno parte del Consiglio di gestione, che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa loro missione, dato che gli utili, dopo questi primi mesi è di circa 3 milioni>.

   La guerra volgeva ormai alla fine e, come ha scritto Amicucci ne “I 600 giorni di Mussolini”: <Mussolini voleva che gli anglo-americani e i monarchici trovassero il nord d’Italia socializzato, avviato a mete sociali molto spinte; voleva che gli operai decidessero nei confronti dei nuovi occupanti e degli antifascisti, le conquiste sociali raggiunte con la R.S.I.>. Proprio a questo scopo il 22 marzo 1945 il Consiglio dei Ministri decise che si procedesse entro il 21 aprile, alla Socializzazione delle imprese con almeno100 dipendenti e un milione di capitale.

   Ma il giorno precedente quella data gli eserciti invasori ruppero il fronte a Bologna e dilagarono nella pianura Padana.

   Era la fine.

   I comunisti che controllavano il CLNAI, come primo atto ufficiale, addirittura il 26 aprile, proprio mentre si continuava a sparare e mentre era iniziato “l’olocausto nero”, abolirono la “Legge sulla Socializzazione”. E questo per ripagare i grandi industriali che avevano finanziato la Resistenza. Fu il “capolavoro” di Mario Berlinguer, il padre di Enrico, il grande capitalista, super proprietario terriero.

   Era iniziata la grande beffa ai danni dei lavoratori.

In: LavoroNessun Commento