martedì gennaio 17th, 2012 00:08 Domani lunedi 16 gennaio alle ore 10 è convocato il Consiglio Regionale della Campania per la discussione e l’approvazione del Piano di Gestione dei Rifiuti solidi urbani.

 

 

Tutti i comitati, movimenti e cittadinanza attiva si sono dati appuntamento per un sit in alle 10 sotto la sede del Consiglio regionale al Centro direzionale di Napoli isola F 11.

 Allegate le Osservazioni presentate come Cittadini campani al VAS per il PGRSU e le Proposte di modifica dello scenario sulla proposta di GR al Consiglio in Commissione Ambiente. 

Almeno ci abbiamo provato!

 Osservazioni al PRGRSU Campania in fase di scooping   Osservazione n. 1 Si osservava che mentre il Piano afferma che gli obiettivi, i criteri, i principi e la struttura del PRGRU sono coerenti e si inseriscono pienamente entro gli ambiti della direttiva 2008/98/CE (recepita con D.Lgs. 205 /2010) tale normativa non viene rispettata. Infatti mentre la normativa in questione (art 11 comma 2) stabilisce una percentuale minima di preparazione al riutilizzo e raccolta riciclata del 50% e che i piani di gestione dei rifiuti devono contemplare una valutazione del modo in cui contribuiranno all’attuazione degli obiettivi della normativa (art. 28 comma 2), il piano afferma (pag. 158, rigo 1) che si è ritenuto irrinunciabile fare riferimento ad una percentuale di raccolta differenziata del 50% e che la percentuale di non riciclato di tale raccolta è circa il 20%, portando così l’effettivo riciclato al 40%, in difformità da quanto stabilito dalla normativa citata. Nel documento di sintesi, inoltre, per sostenere una stima di raccolta differenziata del 50% (non conforme alle indicazioni della Decreto legge 152/98), si cita un testo di Duccio Bianchi (nota 6 pag.51). Crediamo che nessuna opinione, di qualsivoglia autore, possa essere più forte della norma vigente e giustificarne il non tenerne conto. Con una stima del 20% di scarto della raccolta differenziata si deve prevedere una RD del 62,5% e, quindi, è ulteriormente doveroso fissarla al 65% come prescritto dalla normativa italiana citata. Quindi il Piano deve definire la dotazione impiantistica nel rispetto della normativa europea 98/2008 art.11 e art.28 (cioè con una previsione di effettivamente riciclato del 50% e quindi del del 65% di RD). Riteniamo, inoltre, che il piano avrebbe dovuto descrivere anche i diversi scenari al 2020, per valutare se le scelte impiantistiche di oggi possano rappresentare nel futuro un scelta errata. Diversamente, si potrebbe concludere che tale piano stia indirettamente contemplando che l’obiettivo comunitario è irraggiungibile. Nella dichiarazione di sintesi la presente osservazione è stata ritenuta corretta e recepibile nella revisione della proposta, ma dalla nuova documentazione tale impegno non si evince.   Osservazione n. 5 Si faceva notare che in due punti diversi del testo c’era una differenza nella formula per calcolare l’indice RR.   In particolare si faceva notare che le seguenti formule, RR= ammontare di rifiuto effettivamente convertito in materia / ammontare rifiuto raccolto come RD e  RR= 1 – (ammontare di rifiuto prodotto dalla filiera e mandato a discarica / ammontare di rifiuto raccolto come RD) non producono lo stesso risultato. Ciò in quanto, come risulta anche dai diagrammi di flusso in uscita, oltre alla discarica e al riciclato ci sono le perdite di bio-stabilizzazione, il percolato e il biogas.   Inoltre si faceva presente che all’interno del quadro di sintesi degli indicatori mancava la formula di calcolo dell’indice RR’. Si chiedeva di ovviare a tali discrepanze e mancanze. La presente osservazione è stata ritenuta corretta e da considerare nella revisione della proposta ma dalla lettura della nuova documentazione non vi è riscontro.     Osservazione n.11 Considerando che il conferimento del rifiuto come RUR impedisce di avere un combustibile con caratteristiche omogenee tali da garantire un corretto funzionamento dell’inceneritore e che la mancanza di una cernita impedisce di esercitare l’azione di controllo sulla natura e sulla pericolosità dei rifiuti, si proponeva di escludere gli scenari basati sull’incenerimento diretto del RUR (scenari B). Su quest’ultimo punto i relatori nella dichiarazione di sintesi hanno risposto che “il miglior controllo sulle caratteristiche del RUR è quello esercitato dai cittadini nella propria abitazione”. Riteniamo che tale posizione non sia compatibile con l’art.13 della normativa europea 98/2008. Dove si precisa che gli Stati membri devono prendere le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti non debba danneggiare la salute umana. In pratica senza la previsione di un processo che verifichi la composizione del rifiuto non è possibile garantire la non pericolosità dei rifiuti. E’ evidente che una volta che il rifiuto è bruciato, è praticamente impossibile effettuare verifiche a posteriori. Inoltre, l’impossibilità di risalire al detentore del rifiuto impedirebbe di definire esattamente le responsabilità come indicato dall’art.15 della normativa 98/2008.   Osservazione n.16 Nel piano viene proposto un tonnellaggio di inceneritori pari a 1.390.000 t/a contro un fabbisogno stimato di 1.531.000, con uno scenario di RD del 50%. Le nostre considerazioni evidenziavano che quando la regione Campania avrebbe raggiunto il 65%, come previsto dalla legge nazionale per il 2012, con un fabbisogno, come da diagrammi di flusso, pari a 1.185.000 tonnellate/anno, gli impianti di incenerimento sarebbero stati sovradimensionati per il 17%, pari a 205.000 t/a. Nel documento di sintesi con riferimento al fabbisogno di inceneritori (pag.56) il sovradimensionamento viene considerato di supporto contro future emergenze, per la raccolta differenziata “scartata” o per bruciare la moltitudine di rifiuti stoccati sul territorio regionale.            Tali considerazioni, seppur comprensibili, varrebbero soprattutto per il periodo di transizione, che però, come si evince dal cronoprogramma del PRGRU, non può beneficiare del contributo degli inceneritori, in quanto non ancora operativi (pag. 211 del PRGRU).                                                 Dalle considerazioni riportate in tutto il paragrafo sembra che i relatori non prendano in debita considerazione la tossicità legata alla natura industriale degli inceneritori che, come indicato dal rapporto ambientale (cap. 6.1), sono correlati alle patologie tumorali e malformazioni congenite e esposizione a diossine, metalli pesanti e furani. A tale proposito occorre aggiungere quanto evidenziato dal modello di valutazione della VAS relativa al piano (pag.79) della dichiarazione di sintesi. Nel caso del confronto tra gli scenari B3 e B2 si osserva quanto segue:

Scenari Pot. tossicità umana Pot. di eutrofizzazione Pot. di riscaldamento Pot. di acidificazione Pot. di creazione fot. ozono Pot. tossicità PNEC
B3 55469101 41799 -94740659 302896 1292265 24330
B2 68640980 43045 -. 168741063 415948 1779265 34500
Confronto 23,00% +3% -78,00% +37% +37% +41%

Scenari Pot. tossicità umana Pot. di eutrofizzazione Pot. di riscaldamento Pot. di acidificazione Pot. di creazione fot. ozono Pot.tossicità amb.marino PNEC
B3 55469101 41799 -94740659 302896 1292265 24330
B2 68640980 43045 - 168741063 415948 1779265 34500
Confronto + 23% +3% -78,00% +37% +37% +41%
Scenari Pot. tossicità umana Pot. di eutrofizzazione Pot. di riscaldamento Pot. di acidificazione Pot. di creazione fot. ozono Pot.tossicità amb.marino PNEC
A3 46989662 44551 -31447598 166519 607160 11152
B3 55469101 41799 -94740659 302896 1292265 24330
Confronto 18% -6% -201% 82% 113% 118,00%
Scenari Pot. tossicità umana Pot. di eutrofizzazione Pot. di riscaldamento Pot. di acidificazione Pot. di creazione fot. ozono Pot.tossicità amb.marino PNEC
A3 46989662 44551 -31447598 166519 607160 11152
B2 68640980 43045 -168741063 415948 1779265 34500
Confronto 46% -3% -437% 150% 193% 209%

A pagina 79 della dichiarazione di sintesi si accenna al confronto solo tra gli scenari A3 e B3, mentre si tralascia completamente il confronto con lo scenario B2, nonostante sia quello scelto per l’impiantistica. Da questo confronto appare evidente l’incomprensibilità della scelta dello scenario B2   b)    La scelta dell’incenerimento del RUR tal quale da un lato, a causa della sua composizione variabile, non permette di ottimizzare il processo di combustione degli inceneritori (con un aumento delle emissioni di inquinanti), dall’altro rappresenta un forte motivo di preoccupazione in quando la mancanza di un pre-trattamento impedisce un reale controllo sulla pericolosità dei materiali. A tale perplessità (espressa con l’osservazione n. 11 ) i relatori hanno risposto che il miglior controllo sulle caratteristiche del RUR è quello esercitato dai cittadini nella propria abitazione. Tale considerazione risulta poco condivisibile.   Proposte conclusive Alla luce delle precedenti considerazioni e in previsione che la raccolta differenziata raggiunga entro la fine del 2015 (data prevista per dal PRGRU per l’avvio dell’inceneritore di Napoli est da 400.000 t/a) una percentuale di almeno il 65% e che siano rapidamente avviate tutte le prime 16 azioni del PRGRU (rapporto ambientale pag. cap.9 pag. 84) si propone sinteticamente quanto segue: a)    Scegliere un fabbisogno impiantistico di inceneritori pari a 438.000 t/a (cioè il dato dello scenario A3, scarti della differenziata esclusi – vedi il successivo punto c) e un fabbisogno di impianti di compostaggio pari a 672.000 t/a, così come indicato nello scenario A3. Si fa notare che il fabbisogno di inceneritori risulta ampiamente soddisfatto dall’inceneritore di Acerra che ha una potenzialità di 600.00 t/a. Tale disponibilità può servire a superare la fase transitoria e, successivamente, per passare, eventualmente, allo scenario B3 (670.000 scarti della differenziata esclusi). b)     Apportare alcune modifiche impiantistiche ad alcuni stir in modo da ottimizzare durante la fase transitoria la percentuale di sopravaglio al 65% e di sottovaglio al 35%. Attualmente gli stir operano una triturazione ed una separazione grossolana per cui le percentuali sono 50% e 50% e, in aggiunta, il sottovaglio non subisce la fase di stabilizzazione e maturazione (se non in forma parziale in quello di Tufino) per cui il codice CER è il 19 12 12 (lo stesso per entrambe le frazioni). In Italia esistono esempi di impianti TMB, particolarmente ottimizzati, che lavorando sull’indifferenziato riescono ad ottenere percentuali del 65% per il sopravaglio (CER 19 12 12) e il 35% per il sottovaglio (CER 19 05 03) (Aciam,  Aielli – Akron, Imola). Applicando delle modifiche agli stir si potrebbe ridurre la quantità di FOS in uscita e con essa il fabbisogno di discariche. L’aumento del fabbisogno (dal 50% del RUR al 65% del RUR) di inceneritori che si avrebbe nello scenario A3 così modificato sarebbe coperto sempre e solo da quello di Acerra. c)    Prevedere nell’impiantistica uno o più impianti per il trattamento meccanico manuale (TMM) a freddo, con annesso impianto di estrusione, (tipo “Vedelago” o equivalenti), per la produzione di “sabbia sintetica” (UNI 10667-14) e Polimar 3/7. Si fa presente che tale tipologia impiantistica è stata già contemplata nel piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Benevento, attraverso il “rewamping” dello stir e addirittura sancito nell’Accordo di Programma per l’Area Vesuviana di luglio 2011 sottoscritto da Regione e Provincia. Importante definire la prospettiva di tali esperienze nell’ambito della programmazione regionale nient’affatto contemplata dall’attuale PGRSU. E’ noto che tali processi produttivi sono possibili in presenza di un materiale misto a base di plastiche con un contenuto di sostanza organica inferiore al 10%. Pertanto potrebbe da subito essere applicato agli scarti della RD così come viene fatto in altre regioni italiane (Quaderni di Ingegneria ambientale n.53 – ATOR). In questo modo andrebbero a diminuire il fabbisogno di inceneritori e quello delle discariche (polveri inertizzate e ceneri pesanti). d)    Durante la fase transitoria (fino al 2015), a seguito della proposta di conversione agli STIR (punto b), si avrebbe una frazione organica stabilizzata (CER 19 05 03) con una riduzione di fabbisogni di discarica rispetto allo scenario A1 (35% RD). Allo stesso tempo si avrebbe, sempre rispetto allo scenario (A1-35% RD), un incremento del fabbisogno di inceneritori che potrebbe essere soddisfatto convenientemente fuori regione. 

Proposte di modifiche al Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani

 Il PRGRU condizionerà la gestione dei rifiuti urbani nella nostra regione per i prossimi 20 anni, con  i conseguenti effetti sull’ambiente, sulla salute, sull’economia, sulla società. Noi siamo convinti che questo piano, se non viene modificato almeno in alcuni punti, avrà notevoli effetti negativi e sarà di difficile applicazione per l’opposizione delle popolazioni locali. Il piano, quindi, rischia di non fare uscire la nostra regione dalla cronico problema rifiuti, ma di renderlo perenne.

 Numerosi soggetti (enti pubblici, associazioni, professionisti) hanno presentato osservazioni al piano richiamando l’attenzione su medesimi punti e proponendo analoghe correzioni. Colpisce che soggetti molto diversi come il Forum Ambientalista, la Legambiente, il WWF, la Confindustria, la CGIL, l’ARPAC, l’ISPRA-Ministero dell’Ambiente, le Provincie di Avellino e Benevento, il Comune di Napoli ecc. facciano osservazioni e/o proposte di modifica analoghe e che, malgrado ciò, il nuovo piano non ne tenga conto (si veda ad esempio la necessità di rispettare la gerarchia indicata dalla UE – riduzione, recupero di materia, recupero di energia, smaltimento in discarica – oppure che il fabbisogno di impianti sia fatto su una raccolta differenziata del 65% o la necessità di più compostaggio e meno inceneritori). Se tanti soggetti diversi segnalano i medesimi punti forse qualche ragione l’hanno ed è bene modificare il Piano finché si è in tempo.

Sulla base soprattutto di tale criterio si propongono le seguenti modifiche:

 1) Puntare su una riduzione della produzione dei rifiuti possibile e realistica e quindi programmare il fabisogno di impianti su dati non sovrastimati.

 Il Piano prevede una riduzione della produzione di rifiuti del 3% in 3 anni rispetto al dato del 2008 (2.723.326 tonnellate, 7461,2 tonnellate al giorno).

 Questa riduzione è risibile per varie ragioni:

 a) la primitiva bozza di piano considerava un aumento spontaneo della produzione di rifiuti del 7,6% annuo (confrontando il dato del 2008 con quello del 2007) e sulla base di questo stimava una riduzione della produzione di rifiuti del 3% in 3 anni (quindi una riduzione della produzione di rifiuti di circa il 20% rispetto al trend spontaneo). L’ISPRA del Ministero dell’Ambiente ha fatto notare[1] che tale dato (+7,6%) non corrisponde al vero e che tra il 2007 e il 2008 c’è stata invece una riduzione del 4,7%. L’ultima edizione del Piano riporta la correzione dell’ISPRA ma mantiene inalterata la stima di una riduzione del 3% in 3 anni

c) la scelta del sistema di raccolta cosiddetta “porta a porta” determina di per sé una riduzione di circa il 10% della produzione di rifiuti[2]. Il sistema di raccolta porta a porta è previsto come esclusivo in alcuni piani provinciali (Benevento) e come sistema predominante o ampiamente esteso in altre Province.

e) la popolazione della Campania è in diminuzione e, come sottolinea anche l’ISPRA, ormai lo sviluppo economico si va disaccoppiando dall’incremento della massa di beni materiali e di rifiuti.

 Per tali ragioni si propone di stimare una riduzione realistica di almeno il 10%, di calcolare la necessità di impiantistica per una produzione di rifiuti giornaliera non di 7461 T/die ma di 6715 T/die e di ridurre del 10% tutte le conseguenti stime (ad esempio quelle riportate nelle figure 23 e seguenti  e 35 e seguenti).

 2) La stima della necessità di impianti di incenerimento deve essere fatta nel rispetto della normativa UE e nazionale (quindi con una stima di raccolta differenziata del 65% e non del 50%), quindi nel caso si optasse per lo scenario B, non può essere di 1.531.000 tonnellate/anno (come scenario B2 preso come guida per il calcolo del fabbisogno) ma deve essere al massimo quello dello scenario B3 (1.185.000) decurtato del 10% per le considerazioni fatte al punto 1, cioè 1.067.000; nel caso si optasse per lo scenario A non può essere di 795.000 tonnellate/anno (come scenario A2 preso) ma deve essere al massimo quello dello scenario A3 (672.000) decurtato del 10% per le considerazioni fatte al punto 1, cioè 605.000;

Infatti:

a) non è ammissibile che un ente pubblico programmi ipotizzando che la normativa vigente non sia applicata

b) tutte le province campane nei loro piani fissano un obiettivo di almeno il 65% di raccolta differenziata

c) non ottemperando alle disposizioni europee e stravolgendo la gerarchia stabilita dalla UE si rischia di vedersi comminare nuove sanzioni

d) non è vero che così sono soddisfatte le esigenze di smaltimento anche nella fase transitoria, perché nella migliore delle ipotesi gli impianti di incenerimento previsti nel Piano non saranno attivi prima  del 2015 (ricordiamo che per l’impianto di Acerra si è dovuto aspettare oltre 10 anni)

e) una così alta sovrastima della necessità di inceneritori è fortemente diseconomica e foriera di forti conflitti sociali

f) gli impianti di incenerimento sono impianti che hanno una vita di minimo 20 anni, e tutto lascia prevedere che negli anni futuri si produrranno meno rifiuti (il Sesto programma di azione per l’ambiente della Comunità Europea stabilisce una riduzione del 20% rispetto alla produzione dell’anno 2000 e fissa un obiettivo di riduzione del 50% entro il 2050) e che la raccolta differenziata e il riuso si avvicineranno sempre più al 100%[3]. Vari Paesi4 europei dispongono già ora di una disponibilità di impianti di incenerimento superiore alle loro necessità, tanto da bruciare rifiuti provenienti da altri Paesi. Che cosa ce ne faremo di questi impianti quando non ci saranno sufficienti rifiuti da bruciare non solo nella nostra regione ma nemmeno in altri Paesi europei o regioni italiane?

3) Mentre la dotazione di impianti di incenerimento è fortemente sovradimensionata, quella degli impianti di compostaggio è fortemente sottodimensionata. Essa dovrebbe essere almeno di 850.000 T/anno (pari cioè al 35% della stimata produzione totale di rifiuti, quella cioè con una riduzione del 10% rispetto al dato del 2009) invece che di 672.000  indicata negli scenari A3 e B3.

Molte osservazioni segnalano questa stortura del Piano (CGIL 78, ARPAC 86, 155 e 156, Provincia di Benevento 87, CORERI 187 e 193, Primate Denaum 355, Provincia di Avellino 391, Rapporto Ambientale Matrice Coerenza Normativa 558 e 574 ecc.)

Come giustamente sottolinea l’ARPAC è preferibile sovrastimare il fabbisogno di impianti di compostaggio, perché “se l’impiantistica funzionale ai rifiuti urbani viene vista anche in sinergia con i rifiuti speciali, il Piano dovrebbe prevedere una sovrastima degli impianti di compostaggio, per far fronte anche al trattamento dei rifiuti organici, che derivano ad esempio dalle industrie agroalimentari”. Inoltre, come lo stesso Piano rileva, la carenza di impianti di trattamento della frazione organica rende non economicamente e ambientalmente conveniente la raccolta differenziata dell’umido.

Quindi sulla base di queste considerazioni il fabbisogno di inceneritori può essere al massimo per una capacità di 605.000 T/anno (invece di 672.000 dello scenario A3) e di 1.067.000 T/anno (nel caso dello scenario B3) e quello di discariche di 558.000 T (invece di 620.000 T dello scenario A3) oppure di 398.000 T (invece di 442.000 dello scenario B3). Quindi, se si prende a modello lo scenario A3 non c’è bisogno di alcun altro inceneritore, bastando già quello di Acerra; se si prende in considerazione lo scenario B3 è sufficiente la costruzione di un solo altro inceneritore da 467.000 T/annue.

Quello degli impianti di trattamento dell’umido deve essere di 850.000 tonnellate annue.


[1]          L’ISPRA del Ministero dell’Ambiente fa notare quanto segue: “Si osserva che leggendo a pag. 42 della proposta di piano si evince che per l’anno 2008 si registra un aumento della produzione dei rifiuti urbani in Campania, del 7,6% rispetto al 2007. Secondo i dati del Rapporto Rifiuti ISPRA – edizione 2009 – relativi all’anno 2008, risulta che la produzione complessiva è pari a 2.852.735 tonnellate con una diminuzione di circa il 4,7% rispetto all’anno precedente. Si segnala, inoltre, che nel Rapporto Rifiuti Urbani 2011 dell’ISPRA, la produzione totale dei RU, nell’anno 2009, ammonta a 2.719.170 tonnellate, dato che evidenzia l’andamento decrescente della produzione nel triennio 2007-2009”.

[2]          “Valutazione statistico-economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia” anno 2010 (Regione Lombardia – Direzione Generale Reti, Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile), pag. 29. In tale documento si evidenzia che il porta a porta migliora anche la deviazione standard della riduzione dei rifiuti.

[3]          Ricordiamo che già nel 2009 alcune regioni avevano superato il 50% di RD (il Veneto al 58 %) e che in alcune aree regionali come nel vicentino già oggi si è superato il 80% di raccolta differenziata e si è dovuta rivedere la necessità di impianti)

4           Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Austria attualmente hanno un 66% di riciclato (compostaggio incluso), il 34% di inceneritori (scenario B3) e una percentuale di discariche pressoché nulla. Le nazioni europee (Svezia, Danimarca) con un impiantistica di incenerimento vicina al 50% (scenario B2) mostrano una raccolta riciclata ferma al 50% (Eurostat 2009).

bye bye

   FrancoM   http://vesuvionline.ilcannocchiale.it/   VesuvioTV.it     la webTv di vesuvionline   

 

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mercoledì novembre 16th, 2011 23:31 NAPOLI –Registro dialisi e trapianti, Amente: rigoroso controllo della spesa di settore

 

 

Il Consiglio regionale ha approvato la legge. L’esponente del Pdl: stop ad un vuoto normativo di 15 anni

 “Si è posto finalmente fine ad un vuoto normativo lungo 15 anni”. Lo si legge in una nota del consigliere regionale del Popolo della Libertà Mafalda Amente, firmataria della proposta di legge, approvata mercoledì 16 novembre 2011, in aula relativa all’istituzione del registro regionale di dialisi e trapianto del rene. Il registro si pone, dunque, come supporto all’attività di programmazione dell’assessorato alla Sanità ed al governo della spesa sanitaria regionale senza determinare costi aggiuntivi. “Nelle altre regioni di Italia dove è attivo il registro – ha ricordato Amente – è stato osservato un rigoroso controllo della spesa di settore ed una notevole capacità di previsione dei bisogni con scelte oculate di politica sanitaria a beneficio non solo dei pazienti ma dell’intera collettività”. Per il consigliere del Popolo della Libertà non si tratta di un punto di arrivo ma di un punto di partenza visto che “a breve si darà il via ad una serie di provvedimenti che la commissione Sanità punta a varare nel minor tempo possibile”.

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mercoledì ottobre 26th, 2011 01:20 CAPUA -Campania, la regione alla fiera mondiale dell’aerospazio

Vetrella_

 

 Il 26 e 27 ottobre prossimi, l’assessorato ai Trasporti e alle Attività produttive della Regione Campania, insieme al Cira di Capua (Centro italiano di ricerche aerospaziale), nell’ambito delle attività dell’accordo di programma “Campaniaerospace”,  partecipa con una missione collettiva di aziende alla terza edizione dell’evento “Aerospace & Defense  Meetings”, che si terrà all’Oval Lingotto di Torino. L’evento offre alle aziende partecipanti piattaforme di business to business, conferenze di alto livello e visite industriali che mirano a un confronto con i mercati aerospaziali in determinati Paesi ed aree geografiche, con le loro specifiche esigenze e opportunità.  Aerospace & Defense Meetings è un forum di affari prestigioso innanzitutto per l’industria produttiva italiana e internazionale al fine di sviluppare attraverso incontri pre-programmati, nuove collaborazioni e opportunità di mercato. I costruttori e i loro fornitori di primo livello potranno poi incontrare i subfornitori offrendo le proprie capacità tecniche e i loro servizi nell’ambito delle applicazioni civili e della difesa. L’intera industria aerospaziale, infine, avrà l’opportunità di esplorare l’Italia e individuare nuove opportunità d’investimento nel nostro Paese. Il 27 ottobre alle 11 il workshop  dal titolo “The aerospace sector in Campania” sarà aperto dall’assessore ai Trasporti e alle Attività Produttive Sergio Vetrella. Tra le attrazioni più importanti il modello della capsula “Irene”, testato nel “Plasma Wind Tunnel” del Cira. Dopo “Mondo Prezioso” al Tarì di Marcianise sul settore orafo, l’ “Istanbul Jewelry Show” sulla gioielleria, e la fiera delle calzature e del cuoio di Mosca, è questo il quarto evento del mese a cui partecipa la Regione nell’ambito dell’azione di sistema volta allo sviluppo delle cosiddette “reti di imprese”, che fa parte del nuovo Piano di Azione per lo Sviluppo Economico Regionale (Paser). Questa parte dell’azione, per la quale è stato stanziato complessivamente un milione di euro, prevede l’individuazione e la partecipazione ai principali eventi di settore a rilevanza internazionale, che – attirando un grande numero di operatori italiani e stranieri – risultino idonei a consentire di gettare le basi per lo sviluppo di reti di imprese.    “Proseguiamo – spiega l’assessore ai Trasporti e alle Attività produttive della Regione Campania, Sergio Vetrella – nel programma di sostegno alle nostre imprese e alla creazione di contatti strategici per lo sviluppo e la crescita del nostro sistema produttivo. Anche in questo caso, lo scopo della missione è quello di diffondere la conoscenza dei distretti produttivi campani, delle loro imprese e dei loro prodotti e di migliorare la conoscenza tra gli attori di sistemi differenti e favorire la creazione di relazioni di fiducia, in un settore come quello dell’aerospazio nel quale la Campania è tradizionalmente uno degli attori principali. Questo anche in vista del 63esimo congresso mondiale dell’astronautica, che si terrà proprio a Napoli nel 2012″.

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giovedì luglio 21st, 2011 23:01 NAPOLI -Rappresentanza di genere, Amente: “Dai colleghi affermazioni maschiliste”

L’Assise ha rimandato l’esame della proposta di legge per le nomine di competenza regionale

 E’ stato rimandato dal consiglio regionale l’esame della proposta di legge a garanzia del rispetto e del  principio della rappresentanza di genere in materia di nomine e designazioni di competenza della Regione. “Avrei preferito che fosse approvata oggi, giovedì 21 luglio, piuttosto che ascoltare alcune affermazioni fin troppo maschilista da parte di alcuni colleghi – ha dichiarato il consigliere regionale del Popolo della Libertà Mafalda Amente – Se il rinvio potrà servire per migliorare la legge, con la possibilità di cogliere i suggerimenti dei colleghi che hanno espresso perplessità, allora il mio parere sarà positivo”. Amente, insieme con la collega di partito Daniela Nugnes, è stata firmataria di un emendamento per quanto riguarda la proposta di legge rimandata dal consiglio. “L’emendamento presentato mira a colmare il vuoto normativo che rischiava di lasciare privo di contenuto precettivo il disegno di legge – ha spiegato Amente – Infatti, visto che non esiste diritto senza sanzione, approvare una legge monca che non faccia derivare alcuna conseguenza dalla sua violazione, non solo equivale a non approvarla ma è anche un costo per le casse regionali”. L’emendamento, che prevede, tra l’altro, lo scioglimento dell’organismo societario e successiva rinomina dello stesso nel rispetto delle quote di genere, vuole non solo concretizzare la portata dell’obbligo sancito dalla normativa regionale, ma anche garantire che, in caso di mancato rispetto delle quote di genere, la legge preveda e disciplini le opportune azioni correttive. Infatti, in mancanza, i soggetti interessati, non trovando una tutela diretta nella norma, avrebbero come solo rimedio quello di ricorrere agli organi giurisdizionali competenti per l’annullamento dell’atto illegittimo, con ulteriore aggravio di costi per l’ente.

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domenica marzo 13th, 2011 10:33 INDENNIZZI PER I DANNI DOVUTI AI MOTI TELLURICI DEL 1980 E DEL 1984, CI SIAMO.

Paolo Romano

CASA LESIONATA DAL TERREMOTO DEL 1980

di Daniele Palazzo

Buone notizie per quanti, da oltre 30 anni, attendono gli indennizzi per i danni causati dai terremoti del 1980 e del 1984. Nel corso di un recentissimo convegno, organizzato dalle Amministrazioni Comunali di Vairano Patenora, Conca della Campania e Caianello, il Presidente del Consiglio Regionale per la Campania, Onorevole Paolo Romano, ha dichiarato che, entro la fine del prossimo maggio, una volta ultimato l’iter procedurale specificamente previsto nel bilancio gestionale regionale, si potranno creare le condizioni utili a liberare i pagamenti della prima quota del cospicuo budget stanziato proprio per far fronte ai pagamenti concernenti i danni subiti dai cittadini in quanto al sisma del 1984, che colpì le regioni Molise, Abruzzo, Lazio e Campania. Facendo presente anche che, malgrado gli forzi compiuti e tanta buona volontà da parte amministrativa, sia in sede centrale che in ambito periferico, ci si è dovuto misurare con notevolissimi problemi che hanno rallentato non di poco l’eraogazione degli indennizzi accertati, l’importante esponente del Partito delle Libertà ha affermato che cominciano a delinearsi i presupposti per onorare le legittime richieste degli aventi diritto. Precisato che gli Enti Regionali hanno già mosso i passi necessari presso il Ministero di competenza onde conseguire questo importante risultato, Romano, è poi passato  a parlare della modalità di accesso ai fondi FERS, per i quali è d’obbligo che la Amministrazioni Comunali si attivino, presentando progetti in consorzio con la specifica delle necessarie opere infrastrutturali. Come dicevamo all’inizio, una più che positiva notizia per i cittadini quanti, da oltre un trentennio, aspettano di essere liquidati. Speriamo bene.

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mercoledì ottobre 6th, 2010 00:06 CASERTA -In arrivo nuove tasse, per ora c’è già l’aumento del costo prestazioni farmaceutiche

 

Caldoro Stefano

 

di Nunzio De Pinto

 Una nuova stangata sui cittadini della Regione Campania, specie quelli delle fasce deboli e dei pensionati, è all’improvviso arrivata. Il cosiddetto Governo Regionale del fare, dopo ben 6 mesi di stasi completa e di chiacchiere e vuote promesse, ha prodotto un provvedimento, che aggrava ancora di più la spesa e le difficoltà economiche dei residenti, che già pagano di più rispetto alle altre Regioni tante cose, tra cui anche la benzina. Il Presidente Caldoro, in 6 mesi di sole promesse, ha adottato, a fine Settembre, di urgenza, un decreto, subito in vigore senza nemmeno concedere un pò di tempo perché potesse essere portato a conoscenza dei cittadini. Tale compito è stato affidato ai farmacisti, i quali sono costretti a subire le reazioni improvvise degli ignari utenti, nonché dover spiegare singolarmente il provvedimento regionale. “Col Decreto Commissariale n. 51, il Presidente della Regione Caldoro ha introdotto improvvisamente un nuovo Ticket sulle prestazioni farmaceutiche. Una nuova stangata sui cittadini in aggiunta alle tante altre” – ha precisato mario DE FLORIO, Segreterio Regionale della Confederazione CISAS – “All’improvviso, dal 1° Ottobre, i cittadini hanno subito una nuova forma di partecipazione alla spesa con il pagamento di una quota per ricetta, oltre all’abolizione di alcuni codici di esenzione. I pazienti esenti e quelli non esenti, oltre agli aumenti dei ticket per analisi, terapie varie e prestazioni ospedaliere, ora sono costretti a pagare tutto di più, anche per i medicinali. In quasi tutti i casi, comprare direttamente i farmaci costa di meno che prenderli con la ricetta medica, purtroppo obbligatoria. In effetti, oltre al danno anche la beffa” – ha evidenziato De Florio – “la crisi della Sanità non è dovuta alle prestazioni da fornire, spesso anche scadenti, ma allo sperpero del danaro pubblico, dovuto alla cattiva politica, alla corruzione ed alle facili consulenze. I cittadini campani avevano creduto allo promesse elettorali di Marzo. Ora, dopo 6 mesi di immobilismo e di lotte intestine di potere, subiscono provvedimenti negativi. Aspettavano, invece, dopo il mal governo di Bassolino, provvedimenti che alleviassero i tanti loro disagi. Il grave è che tutti i consiglieri regionali” – ha concluso – “che già non si erano fatti sentire sulla ristrutturazione dei servizi sanitari e chiusure di ospedali, ora continuano a tacere, nonostante tutto”.

 

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mercoledì luglio 21st, 2010 00:40 SAN NICOLA LA STRADA -Santangelo (Pdl) si schiera a fianco di Polverino; basta centri commerciali

 

di Nunzio De Pinto

 “Lo aveva già detto in passato, ora si comporta di conseguenza. Anche noi scendiamo in campo a fianco dell’Onorevole Angelo Polverino e diaciamo basta alla nascita di altri centri commerciali in Campania e, soprattutto, in provincia di Caserta”. A sostenerlo è Giovanni SANTANGELO, coordinatore cittadino del Pdl. “I grandi centri commerciali in periferia sono destinati a diventare cattedrali nel deserto perché il mercato è già saturo”, è il commento amaro di Santangelo – “senza dimenticare che questi tolgono il lavoro a migliaia di piccole attività commerciali fondate sull’attività familiare che, altrimenti, dovrebbero chiudere con i problemi che già tutti conosciamo. Per questo motivo” – ha aggiunto il pidiellino – “ci schieriamo dalla parte di Polverino e sosteniamo la sua battaglia di sospensione, per i prossimi cinque anni, del rilascio di autorizzazioni per l’apertura di nuovi centri commerciali in Campania. La richiesta di Polverino impone una celere assunzione di responsabilità da parte sia della maggioranza che della minoranza in Consiglio regionale. La consapevolezza di un futuro dominato dall’incertezza economica, che si ripercuote sulla grave crisi, che colpisce i centri commerciali, non può più farci perdere tempo. Costruire ancora Centri commerciali” – ha sottolineato Santangelo – “significa creare sovrabbondanza di strutture che porteranno alla crisi, se non alla morte di altre strutture. Le più colpite? Il piccolo negozio a conduzione familiare ed il supermercato di quartiere che ha funzione sociale: e se chiuderà in quella zona non ci saranno servizi. Così non si tengono conto nè della popolazione (sono sempre più in aumento gli anziani che faticano a muoversi), nè del territorio, che viene cementificato. Per non parlare del traffico che si genererà. Ci auguriamo” – ha concluso il coordinatore cittadino del Pdl – “che nella riunione di venerdì nel corso della I Commissione regionale si possa giungere a mettere un freno a nuove aperture di centri commerciali”.

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mercoledì luglio 21st, 2010 00:10 Cambio di denominazione della SUN in seconda Università degli studi di Caserta-Terra di Lavoro”

 

 di Salvatore Candalino

Il consigliere regionale Pasquale De Lucia in quota all’Udc ha proposto all’attenzione dei capigruppo del consiglio regionale un ordine del giorno riguardante il cambio di denominazione della la Seconda Università di Napoli, la SUN, in “Università degli studi di Caserta-Terra di Lavoro

La proposta è stata già sottoscritta da tutti i capigruppo e sarà inserita per la discussione nell’ordine del giorno del primo consiglio regionale utile.

Si tratta di un atto importantissimo e dovuto – ha commentato – il consigliere De Lucia – già nell’ottobre del 2008 portai avanti questa battaglia quando ero presidente del consiglio provinciale, facendo approvare un’apposita delibera riguardante il cambio di denominazione.

E’ giusto che l’Ateneo con sede a Caserta abbia la denominazione più consona, in questo modo tuteleremo una volontà che è di tutta la nostra provincia, prendendoci una cosa che ci spetta di diritto, così come è giusto che il rettorato abbia la sua sede nel nostro capoluogo”.

Nel 2008 Pasquale De Lucia ebbe modo di scrivere anche all’allora vescovo Nogaro, un altro che tanto si è battuto per porre alla massima attenzione questa problematica.

In quell’occasione l’attuale consigliere regionale promise il massimo impegno nel portare avanti questa rivendicazione, che per altro anche in questi giorni di luglio è stata oggetto di discussione per via dell’avvicinarsi del ventennale della fondazione della SUN.

 

QUESTA E’ LA PROPOSTA UFFICIALE CHE SARA’ INSERITA NELL’ODG DEL CONSIGLIO REGIONALE

 Oggetto: Trasformazione della denominazione “Seconda Università degli  Studi di Napoli” in “Università degli Studi di Caserta – Terra di  Lavoro”.

Premesso che
-         la legge n. 245 del 7.08.1990, recante le norme sul piano  triennale di sviluppo dell’Università e per l’attuazione del piano  quadriennale 1986-1990, ha disposto, agli articoli 7 e 10,  l’istituzione nell’area metropolitana di Napoli della Seconda  Università, nel rispetto di quanto previsto del Testo Unico delle  leggi sull’istruzione superiore, di cui al Regio Decreto n. 1592 del 
31 Agosto 1933;
-         con decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca  Scientifica e Tecnologica del 25 marzo 1991, in base a quanto  disposto dall’art. 10 comma 2 della legge n. 245 del 7.08.1990, è 
stata disciplinata la costituzione delle Facoltà e l’attivazione dei  relativi corsi di laurea, nonché lo scorporo dall’Ateneo “Federico  II” della prima Facoltà di Medicina e Chirurgia e il passaggio della  stessa Seconda Università degli Studi di Napoli;
-         il Decreto del Presidente della Repubblica del 27.04.1992,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 08.08.1992, ha  disposto l’istituzione della Seconda Università degli Studi di Napoli  (S.U.N.) nel Comune di Caserta;

-         dal 1° novembre 1992 e fino ad oggi la dislocazione del  Secondo Ateneo ha interessato prevalentemente il territorio della  Provincia di Caserta;

-         il persistere di tale situazione di fatto ha indotto più  volte la comunità locale a rappresentare la necessità di una  trasformazione della Seconda Università degli Studi di Napoli in  Università degli Studi di Caserta – Terra di Lavoro, tanto da  determinare l’approvazione di tale richiesta in Consiglio Provinciale  di Caserta con la deliberazione n. 24 del 17.10.2008;

-         in accoglimento delle pressanti e condivise sollecitazioni  provenienti dalla comunità provinciale di Caserta e, in particolare,  dal Coordinamento delle Associazioni Casertane (Co.As.Ca.);

Tanto Premesso

Il Consiglio Regionale della Campania

Fa Voti

Affinché la Seconda Università degli Studi di Napoli istituita dagli  Studi di Napoli, istituita dagli articoli 7 comma 2 e 10 dalla legge  n. 245 del 7 agosto 1990, assume la denominazione di Università degli  Studi di Caserta – Terra di Lavoro – ed il rettorato ha sede unica 
nel Comune di Caserta.

Consigliere regionale dott. Pasquale De Lucia

De Lucia UDC

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