CREDERE ALLA LUCE ANCHE NELLE TENEBRE!

vangelo-1

Domenica 12 marzo 2017

 

riflessioni pluri-tematiche sul Vangelo della domenica

a cura del Gruppo Biblico ebraico-cristiano השרשים הקדושים

 

II domenica di Quaresima/A (Mt 17,1)

  1. Gli specialisti dei sinottici evidenziano il parallelismo evidente tra questo racconto e quello della Legge a Mosè sul Sinai: sei giorni dopo (Mt 17,1=Es 24,1); monte (Mt 17,l=Es 24,12); gruppo scelto (Mt 17,1=Es 24,1); volto brillante (Mt 17,2=Es 34,29); nube luminosa (Mt 17,5=Es 24,15); voce uscita dalla nube (Mt 17,5=Es 24,16); timore dei presenti (Mt 17,6=Es 34,29). Tante coincidenze non sono occasionali! Si tratta di due racconti paralleli, ma con messaggi diversi. Sul monte Sinai, Dio impone obblighi, spaventa con quella solenne teofania. Sul monte Tabor, Dio elimina la paura e termina parlando di risurrezione. Mosè ed Elia – i due rappresentanti dell’Antico Testamento, della Legge e dei Profeti – testimoniano che l’Antica Alleanza si completa nella Nuova, sempre nella logica del seme, che diventa prima gemma e poi frutto.
  2. La trasfigurazione è la seconda delle tre grandi rivelazioni di Gesù: la prima è quella del battesimo nel Giordano; la passione e risurrezione ne saranno il compimento. Davanti ai tre discepoli prediletti, che saranno anche i testimoni del Getsemani, Gesù viene trasfigurato, come i corpi gloriosi dopo la risurrezione. Il Cristo trasfigurato ci esalta, il Cristo sfigurato ci scandalizza! Gesù ci può regalare momenti di estasi beatificante, ma può anche chiamarci a vegliare con Lui nel Getsemani; ci può condurre sul monte Tabor ma anche nel deserto del dubbio. Restare fedeli nella luce e nella tenebre, nel successo e nel fallimento: ecco il punto diacritico che separa una fede adulta da una religiosità superficiale. Si tratta di continuare a credere alla luce del Tabor, anche quando scendiamo nella valle del pianto.
  3. Sei giorni dopo. Indicazione preziosa perché richiama due importanti avvenimenti biblici: la creazione dell’uomo e la gloria di Dio a Mosè sul monte. L’evangelista vuole dimostrare che in Gesù si manifesta la pienezza della creazione e della gloria di Dio.
  4. Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Pietro viene presentato con il suo soprannome negativo, che significa l’ostinato, il testardo; poco prima, era stato chiamato da Gesù satana, le stesse parole con le quali Gesù aveva respinto la tentazione nel deserto. Giacomo e Giovanni: altri due discepoli difficili e violenti, figli del tuono (Boanerghes), sono loro a chiedere di poter occupare i posti più importanti (Mc 10,35); e mandano avanti anche la madre a rinforzare la richiesta (Mt 20,21), provocando invidia nel gruppo degli altri apostoli.
  5. Ascoltatelo! Cosa bisogna ascoltare? Quello che poco prima Pietro aveva rifiutato: l’annuncio della passione e della morte. Gesù lotta contro la paura e l’ingiustizia, contro il potere e l’ipocrisia. Quando facciamo questo, la fine della vita può essere molto simile alla fine della vita di Gesù. Beati noi! Quel verbo Ascoltatelo è davvero un imperativo, anzi, la premessa necessaria di ogni comandamento, di ogni rapporto personale, di ogni conoscenza. Come si può, infatti, amare se prima non si ascolta la dichiarazione d’amore? Come si può rispondere, se prima non siamo stati interrogati? Come poteva Abramo abbandonare la sua terra, Mosè lasciare il suo gregge, i profeti parlare al popolo … se prima non avessero ascoltato la parola di Dio? Il significato di ascoltare ci è stato spiegato nel giorno del nostro battesimo, quando, toccandoci l’orecchio, ci sono state dette le parole di Gesù: Apriti (Mc 7, 34). Sì, ascoltare vuol dire aprirsi; ascoltare è come la porta che apre tutto il nostro essere. Ancora e sempre il Verbo si deve fare uomo. Se riflettiamo, la parola porta dentro ognuno di noi Colui che ci parla. Parlare è comunicare, è ricevere dentro di sé un altro: i suoi sentimenti, il suo amore, il suo dolore. Ascoltare Dio è farlo entrare dentro di noi, pieno di grazia e di verità. Davvero, ascoltare la parola di Dio è come un concepimento: un seme di Dio viene piantato in noi perché la vita nostra sia nuova. Fare bene la Quaresima è anche questo: amare e ascoltare la parola di Dio. Non è facile, per noi, oggi, disturbati come siamo da tante parole inutili e vuote. Perciò quel comando Ascoltatelo resta sempre necessario e attuale.
  6. Quando leggiamo l’episodio di Gesù trasfigurato, sfolgorante di luce, ci prende un senso di estraneità, forse di scetticismo. Eppure la grazia di Dio ci trasforma, anche a livello fisico. Lo scrittore ortodosso francese O. Clément, nella sua opera “L’altro sole”, descrive quasi fisicamente la trasfigurazione operata dalla grazia in Charles de Foucauld, il fondatore dei Piccoli Fratelli: “Fui sconvolto dalle fotografie di Charles. La carne era ormai sostituita da brace ardente, era il passaggio attraverso il fuoco, la trasfigurazione – risurrezione”.
  7. Io sono certo che anche la persona più semplice ha goduto qualcosa di simile nella sua vita. Per esempio, durante l’infanzia, una mattina, alla finestra, guardando un albero o un gatto o un fiore … siamo stati riempiti di gioia interiore. O da adolescenti, per esempio, una nostra compagna ci guardò in modo tutto particolare, una rivelazione dell’amore, tanto intima che ci fece toccare il cielo con un dito. Certo, estasi brevi e comunque assicurazioni perentorie di gioia eterna. E, in quei momenti estatici, come Pietro abbiamo esclamato: “E’ bello stare così”. In quegli attimi eravamo tutti credenti, eravamo tutti sul monte Tabor. Io personalmente ho avuto un’esperienza simile, quando da ragazzo, su un altopiano boscoso, vidi un fascio di raggi solari irrompere da uno squarcio di nuvole, e investire di luce la terra, gli alberi e me stesso. Non ebbi visioni particolari (mai avute!), solo l’impressione di quei raggi accecanti, e poi subito dopo un tuono fragoroso che mi spaventò, tanto da correre verso casa mia, da mia madre, che mi rassicurò. Proprio come nel Vangelo: Il suo volto brillò come sole … furono presi da grande timore … Non temete. Sorprende la Quaresima, tempo che consideriamo triste, violaceo, penitenziale … con questo vangelo di luce, di trasfigurazione, di ottimismo. Gesù non ci mette tra le mani un teschio e ordina: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Ma, come Pietro, ci aiuta a gridare: “Che bello stare con te, Gesù”. A chi ci chiede come terminerà la vita e la storia, possiamo rispondere oggi: “Con una trasfigurazione”! BUONA VITA!

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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