FUOCHI NOTTURNI: LE ISTITUZIONI CHIAMATE A DARE UNA RISPOSTA DI CONTRASTO.

SANTA MARIA LA FOSSA

di Peppino PASQUALINO

     L’immagine di apertura di questo articolo è diventato il biglietto da visita di una terra che fino a qualche tempo fa credeva di trovarsi al di fuori dei tremendi confini di quel triangolo – Acerra, Caivano, Marcianise – etichettato dai media come “Terra dei Fuochi”. Il Basso Volturno non è da meno, questo lembo finale del più importante corso fluviale del mezzogiorno, questa terra dei “Mazzoni” che dalle antichissime e decantate distese floreali, passando dalla coltivazione intensiva di canapa, si è trovata catapultata nel regno del “D.O.P.” della mozzarella di bufala, adesso scivola inesorabilmente nella palude delle cronache nere per i suoi continui fuochi serali e notturni.

     Al calare del sole, quindi trattasi di fuochi di origine chiaramente dolosi, puntualmente si sparge per l’aria l’acredine dei fumi provenienti un po’ da tutte le direzioni, anche se in genere giungono dalle zone agricole del sud-est. In diverse occasioni, l’apprezzabile intervento della squadra antincendio del Nucleo Comunale Volontari di Protezione Civile creata e addestrata da oltre dieci anni, è stato possibile intervenire sull’incendio e averne anche la meglio; ma spesso ciò è impossibile per l’ampiezza del fronte pirico.

     Intanto, anche se non è un indizio certo, la presenza delle plastiche e il polistirolo utilizzati in agricoltura alzano il “mirino” del malcontento popolare puntandolo proprio contro le aziende dedite alla produzione ortofrutticola. L’azione delittuosa dei piromani (perché di piromani si tratta, ndr) pone in serio pericolo la popolazione che vive in particolare a ridosso delle aree campestri interessate, anche se i fumi sparsi raggiungono il centro abitato costringendo tanti a serrare gli infissi nonostante l’umida calura estiva.

     Ma è mai possibile – si chiedono in tanti – che nel terzo millennio, nell’epoca della geolocalizzazione selvaggia, della mappatura telematica in tempo reale, dei droni che ci sorvolano spesso per futili scopi, non è possibile individuare i colpevoli di questo scempio che non si limita a ferire un territorio ma che sconvolge la salute pubblica, un bene primario?

     Invece ogni lamentela viene soffocata nell’inerzia, nella consapevolezza che ogni singola segnalazione resterà inesorabilmente nel cassetto di qualche scrivania istituzionale. Quello che manca è il sentimento popolare unito e la consapevolezza che insieme si crea forza e si ottengono risultati dalle istituzioni. Finora l’unico fronte impegnato a denunciare, spesso con estremo coraggio, resta quello della la “stampa”, intesa come radio, televisione, quotidiani, settimanali.

     Il primo responsabile di un territorio è il primo cittadino, per cui sulla sua figura grava il peso di un primo e determinato intervento, concentrato alla salvaguardia della salute pubblica. Non è semplice, ma con l’azione sinergica di Comune, Azienda Sanitaria Locale, Forze dell’Ordine, volontari, Servizio Civile, Lavoratori Socialmente Utili, percettori del reddito di cittadinanza, Volontari Civici (…a proposito…che fine hanno fatto?, ndr) si può contrastare fattivamente questo fenomeno che pone sempre più a rischio la salute di tutti.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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