GRAZZANISE: REFERENDUM. I FRENI DELLE DESTRE…

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                                      Col 44,2 di votanti il Comune è finito agli ultimi posti in provincia

GRAZZANISE: REFERENDUM. I FRENI DELLE DESTRE…

                                      La triste storia dell’area del Basso Volturno pesa ancora sull’attualità

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – I risultati venuti fuori dalle urne il 13 giugno meritano un corsivo, seppur breve. Qualche commentatore ha già fatto osservare che, per il Referendum di questo mese di giugno 2011, nel Basso Volturno si è registrata una media di votanti del 39,9%. Come si spiega il dato rispetto alla stessa media provinciale del 50,3%? si è comportato in controtendenza rispetto al dato nazionale. Se poi consideriamo il “calando” da S. Maria la Fossa (49,46%) a Grazzanise (44,23%) a Cancello ed Arnone (37%) ed infine a CastelVolturno (28,90%), sgorgano altre ipotesi che paiono suffragate dalla storia e dalla cronaca. Quella striscia in discesa la dice fin troppo lunga, infatti, sulle ragioni a monte di esiti del genere. Sembra riflettere, in negativo -s’intende-,  il percorso delle singolari anse del fiume nel suo più basso corso verso il mare, dove arriva ad altitudine zero, pardon 28,90. Tentando d’interpretare i numeri, vale a qualcosa ricordare che il Comune fossataro ha un sindaco (Papa) di centrosinistra, mentre gli altri vedono, sulla poltrona di primi cittadini, tre esponenti (Parente, Emerito e Scalzone) di centrodestra? Serve, in qualche buona misura, mettere in risalto che a Santa Maria la Fossa si son svolte, alla vigilia della consultazione popolare, ben due manifestazioni pubbliche, laddove il silenzio inchiodava le restanti tre comunità cittadine, a malapena rotto da qualche manifesto murale…“scritto”, “non parlante”? Sulla cronaca sembra già facile stabilire almeno un sottile nesso fra classe politica egemone e performances dell’elettorato. Eppure è soprattutto la storia che bolla, che smaschera i risultati del voto di ieri e dei decenni ultimi. Le destre –a parere di chi scrive– frenano il dibattito, schivano i confronti, tacciono sul nuovo che incalza in altre più fortunate contrade. I dati sull’economia, sulla socialità, sul livello di civiltà, sulla qualità della vita, sulla disoccupazione e sull’emigrazione fanno il paio con i numeri che fanno sommar le schede votate o non votate. C’è una terribile convergenza di cui occorrerebbe assumere piena coscienza. C’è il latifondo che tuttora contribuisce a tarpar le ali nel Basso Volturno: sono gl’interessi dei grandi proprietari terrieri a decidere, a tutt’oggi, le sorti di un’intera area di Terra di Lavoro, certamente la più sottosviluppata della provincia, sotto ogni angolazione. Perché Camigliano, col suo 64,8 % è balzato in vetta alla classifica del casertano? Nessuno può dimenticare i recenti episodi dello scioglimento “per virtù cittadina in tema di gestione dei rifiuti” del Consiglio comunale. Non c’è, in italia, chi non abbia sentito parlare del sindaco Cenname rimosso dalla “legge” perché aveva interpretato la “ratio” della “legge”, non la lettera.

E, allora, come si fa a negare l’interazione fra “buone pratiche civili” ed un certo livello di consapevole partecipazione democratica? Come si fa a svolgere l’analisi del voto a prescindere dall’ignoranza e sicumera sostanziale che in una tale area prevale, mentre altrove la lotta per i diritti e per i doveri appare chiaramente più densa e crescente? Nel Basso Volturno, dal 1996 si susseguono corsi di “formazione politica”: grossa fatica per gli organizzatori, superficiale partecipazione di pochi giovani, ricaduta concreta quasi pari a nulla. Eh, sì, non bastano affatto, almeno fino a quando devono fronteggiare il muro di silenzio, di costrizione all’ubbidienza e quindi alla sudditanza, di conservatorismo fatalistico di facile contagio. Ancora lunga ed onerosa appare, di conseguenza, la strada del riscatto e dello sviluppo (il referendum, in fondo, ha dato solo conferma di quanto era già supernoto). Intanto, ci si “consola” con la storiella dell’aeroporto.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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