IL VERO CULTO A DIO È UNA VITA BUONA!

21 marzo 2021/Quinta Domenica di Quaresima (Anno B/TO)

IL VERO CULTO A DIO È UNA VITA BUONA!

Prima lettura: Concluderò un’alleanza nuova (Ger 31,31). Seconda lettura: Gesù fu esaudito  per  la  sua  pietà  (Eb  5,7).  Terza lettura:  Chi  ama  la  sua  vita  la  perde  (Gv 12,20).

1) Una breve  introduzione storica ci aiuta a capire la profezia di

Geremia 31,31, una delle più famose di tutto l’AT. Siamo al tempo del

re Giosìa (648–609  a.C.), che è stato il diciassettesimo re di Giuda e  un importante riformatore religioso. È uno dei pochi re di cui la Bibbia tesse un elogio, pur essendo nipote dell’empio re Manasse. Giosìa  aveva solo otto anni quando salì al trono, ma, grazie a saggi educatori, fu uno dei migliori re di Giuda. Geremia seguiva con attenzione le scelte del giovane sovrano e a questo periodo risalgono gli ‘oracoli di consolazione’ contenuti nei capitoli 30-33, dai quali è presa la prima  lettura. Al popolo che aveva sopportato distruzioni e deportazioni a Ninive (722  a.c.), da parte degli assiri, il profeta annuncia il ritorno degli esuli.

> Nella prima parte del brano (vv.31-32) viene denunciato l’errore  commesso dalla classe dirigente. Israele aveva promesso di mantenersi  fedele a Dio, ma tante volte era stato infedele. Dio però non si  rassegna: “Come potrei abbandonarti? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione, perché io sono Dio e non un uomo” (Os 11,8).

> Nella seconda parte è spiegata la natura di questa nuova alleanza:  questa non sarà scritta sulla pietra (le dieci parole) ma nel cuore dell’uomo. Per un ebreo il cuore è la sede della volontà, delle

passioni, della conoscenza, della  memoria. Al  cuore fanno  riferimento tutti i sensi del corpo: “Il mio  cuore ha  visto molto” (Qo 1,16). “Da’ al tuo servo un cuore che ascolti: è la preghiera di

Salomone (1Re  3,9). Ci chiediamo: quando si realizzerà questa  profezia? A molti sembra utopia, perché viviamo ancora sotto la Legge incisa sulla pietra. Eppure la promessa del Signore comincia a

realizzarsi con Gesù di Nazaret, ma non ci dobbiamo aspettare un  cambiamento prodigioso e repentino:“il cuore dell’uomo è incline al male” (Gn 8,21). Il seme divino piantato in noi è come un bambino appena  nato (1Pt 2,1), ha bisogno di cure ma con la grazia di Dio diventerà un adulto.

Il chicco di grano potrebbe morire inutilmente!

2) La società attuale sembra finalizzata a dare spettacolo di efficienza, bellezza, salute, giovinezza. Quanto offusca questo effimero luccichìo, viene occultato e rimosso!  Ci sono gli ospedali, immense città di  dolore, ma noi non le vediamo. Ci sono i carcerati, i vecchi, i cimiteri … ma tutto questo è lontano dal nostro orizzonte. Anche la nostra  personale psicologia risulta modificata: viviamo come se fossimo immortali. Il pensiero della morte è rifiutato come osceno. Ma per amare la vita, bisogna accogliere, dentro di noi, anche il dolore e l’oscurità. Entrare nella morte con amore, ci libera dalla morte. L’amore per la vita non deve poggiare sulla menzogna. Non dobbiamo ignorare l’esistenziale negativo che ci avvolge. Forse la morte ci  spaventa perché noi la vogliamo sconfiggere attraverso le vie opposte a quelle dell’amore. Ed è per questo che le persone deboli, malate,  insufficienti, le abbiamo emarginate, perché non fanno parte dell’esercito giovanile eternamente bello. Su questa spazzatura umana  dolorante, noi stendiamo, al più, il manto fragile della compassione.  La parola di Gesù “Chi ama la vita, la perde” è totalmente estranea all’etica dominante. E invece dobbiamo ricordare che si nasconde un segreto anche nel morire, che suscita meraviglia il fiore profumato  come la foglia secca, che salgono interrogativi inquietanti dalla scintillante metropolis come dalla silenziosa necropolis! Alla fine,  quella che vince è la morte, ma quello che resta è sempre l’amore. Per tante altre cose, possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, l’estetica … quanti maestri ci sono e quanto ci costano! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore e della morte, non c’è nessun maestro. Tutti restano lontani, all’orizzonte. Nessuno può fare nulla per noi. Nessuno si può sostituire a noi. Lo dico anzitutto a me, perché quando viene la “mia” ora, non me ne dimentichi. Allora il chicco di grano non muore inutilmente.

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo.

3) Il vangelo è pieno di parabole (ben  37!) tratte dal mondo contadino  e agricolo. Gesù parla del seminatore, della campagna, della mietitura,  del grano, del vino, del fico, della vigna, della vendemmia… L’immagine del chicco di grano che, solo se immerso nella terra, e immolato alla natura, cresce e porta frutto, era certo familiare a quanti ascoltavano Gesù. Un po’ meno per noi, che non sappiamo più cosa  significhi “seminare nel pianto” oggi, nella speranza di “mietere nella gioia” domani.

4) Vogliamo vedere Gesù! Gesù è “diventato famoso”; una discreta folla lo ha appena osannato all’ingresso di Gerusalemme e i greci lo vogliono  vedere e chiedono di lui; i discepoli corrono ad avvisarlo: guarda, tutti ti cercano, vieni! Ma a Gesù non interessa la “visibilità”, l’audience, o che  ci siano molti “like” sul suo profilo, perciò risponde: È venuta l’ora che  il figlio dell’uomo sia glorificato: e la sua gloria, fa capire, sta nel suo essere innalzato da terra, cioè sulla croce. È sulla croce si rivela l’Amore fedele, totale, non astratto, ma concreto e personale. Cristo mi ha amato e ha  dato se stesso per me!  (Gal  2,20). Quell’aspirazione dei greci, che vogliono vedere Gesù, attraverso i secoli è giunta fino a noi; anche noi, giovani o meno, vorremmo incontrare il suo volto, riascoltare la sua voce. Questa richiesta mi ha sempre colpito, tanto che l’ho scelta come ricordo e impegno del mio sacerdozio. Come far vedere Gesù?  Difficile rispondere, ma necessario, perché la vita cristiana o è  manifestazione di Dio (epifania) oppure è un’immorale catena di  montaggio di opere pie, un’orribile chiacchiera (Kierkagaard). Non si tratta di insegnare, di “fare discorsi”, ma di “far vedere” Gesù. Non ‘dimostrare’ con la ragione, ma ‘mostrare’ con l’amore! Dio non si può insegnare, ma lo si racconta, come chi ha fatto un viaggio, personalmente.     Buona Vita!

A cura del gruppo biblico השׁרשים הקדשים Le Sante Radici

Per contatti: francescogaleone@libero.it

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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