LA SANTA FAMIGLIA

ilVangeloDellaDomenica

30 dicembre 2018  – LA SANTA FAMIGLIA

a cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano

השורשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it

La famiglia:  piccola chiesa domestica   

Prima lettura:  Samuele è ceduto al Signore per tutti i giorni della sua vita (1 Sam 1, 20). Seconda lettura:  Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!  (1 Gv 3, 1). Terza lettura: Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai dottori (Lc 2, 41)

  1. La famiglia è la prima cellula della società e della chiesa. Dio l’ha formata a sua immagine (Gn 1, 26), e ha affidato all’uomo il compito di crescere, moltiplicarsi, sottomettere la terra (Gn 1, 28). Questo progetto di Dio si realizza quando l’uomo e la donna si uniscono nell’amore a servizio della vita. La famiglia risponde al progetto di Dio quando svolge i compiti che le sono propri: l’educazione dei figli agli autentici valori umani e cristiani. Oggi nelle famiglie emergono “valori” che sono secondo Dio, come la procreazione corresponsabile, l’indissolubilità intesa come un dono più che come una legge, la legittima aspirazione della donna all’eguaglianza, l’apertura al dialogo verso la grande famiglia umana, la necessità di relazioni autenticamente personali, la riscoperta della sessualità e della corporeità. Ma appaiono anche disvalori come la degradazione della sessualità, la visione edonistica della vita, l’atteggiamento permissivo dei genitori, l’indebolimento dei vincoli familiari. Il mondo occidentale è stato definito  una “società senza padri”. Lo psicanalista Claudio Risé ha scritto un bel libro Il padre, l’assente inaccettabile, e nella presentazione riporta questa citazione: “Se quello che i mortali desiderano, potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”. È Telemaco, il figlio di Ulisse a parlare così nell’Odissea; egli è una delle prime figure che nelle grandi narrazioni dell’umanità testimonia dell’angoscia del figlio senza padre.
  2. La famiglia è una delle istituzioni che stanno cambiando più profondamente, soprattutto negli ultimi decenni. Il cambiamento più forte consiste nel fatto che il matrimonio viene sostituito dalla coppia. Il matrimonio si intendeva e si viveva come un impegno per sempre: «fino a che morte non vi separi». La coppia, al contrario, è completamente libera. La famiglia tradizionale era soprattutto un’unità economica. Nelle culture tradizionali il matrimonio era protetto da alcuni diritti e dai corrispondenti obblighi. Al contrario, la coppia è un fatto completamente libero e per questo stesso motivo mancante di diritti e di obblighi. La stabilità della famiglia nell’attuale cultura dipende da quello che opportunamente è stata definita la «relazione pura» (A. Giddens). La famiglia tradizionale abituava gli individui alla vita in comune nella sottomissione. La coppia, invece, educa per l’uguaglianza in dignità e diritti. Per questo è importante considerare che l’aspetto centrale (nella famiglia o nella coppia) non è più l’«istituzione economica», ma potenziare la «relazione pura», cioè la convivenza nella quale la comunicazione emozionale è sicura e trasparente. Questo è anticristiano? Chi si fa questa domanda, si dovrebbe chiedere anche perché nel Vangelo Gesù abbia parlato della famiglia in maniera così critica e con tanta durezza. Basta leggere alcuni testi: Mt 10,34-42; Lc 12,51-53; 14,26-27; cf. Mt 8, 18-22; Lc 9, 57-62. E nelle chiamate alla sequela la prima cosa che esige Gesù è abbandonare la propria famiglia. Questo non fa pensare? In ogni caso la cosa più urgente è educare le nuove generazioni perché integrino nelle loro vite la capacità di affetto, di saper trattare gli altri, di convivere in pace, con rispetto, bontà, capacità di perdonare e soprattutto la fedeltà alla parola data.
  3. Le caratteristiche della famiglia biblica sono la pace, l’abbondanza di beni materiali, la discendenza numerosa: sono questi i segni della benedizione del Signore. Il Vangelo, presentandoci un Gesù che vive in una famiglia concreta, traccia un quadro realistico delle alterne vicende alle quali va soggetta la famiglia. Nella famiglia non tutto è idillio; la gioia e la sofferenza accompagnano i suoi membri nelle fasi della vita, dalla nascita alla morte. Il momento in cui un figlio sceglie la sua strada è uno dei più importanti e dolorosi. Dopo il ritrovamento nel Tempio, Maria e Giuseppe tacciono, non fanno obiezioni, Gesù li esclude nella sua scelta, ma accettano perché quella è la volontà di Dio. Anche Maria e Giuseppe “non compresero” le dure parole di Gesù. Proprio come succede anche a noi, ma, diversamente da noi, essi si interrogavano su quel Figlio, dono e mistero insieme, tutto di loro ma anche tutto di Dio. Una bella lezione per noi che davanti a un dubbio, un dolore, una perdita … rinunciamo a capire, smettiamo di pregare. E’ sbagliato! E’ proprio quello il momento in cui occorre pregare di più, perché la fede è un “dubbio superato”.
  4. Chi di noi potrebbe chiamare la propria famiglia una santa famiglia, una piccola chiesa domestica, come quella di Nazaret? Come è possibile vedere il Signore nel marito, nella moglie, nei figli? Ci vuole fede! Ma anche nella famiglia di Nazaret era necessaria la fede. Giuseppe ha dovuto credere alle parole di Maria, e deve averla amata molto, per affidarsi tutto a Dio. Maria si è fidata di Giuseppe, e con Giuseppe ha avuto fede nel Figlio. Sembrava un bambino come gli altri; le sue parole erano sovente misteriose, però Maria le conservava tutte nel cuore e le meditava. Anche Gesù ha avuto fede nei genitori. Era loro sottomesso; venuto nel mondo per fare la volontà del Padre, è rimasto trent’anni in una famiglia, ha fatto la volontà dei genitori, insegnando così che si possono compiere le missioni più sublimi vivendo affettuosamente una vita semplice. E noi, abbiamo fede? Per amare occorre fede: bisogna continuare, nonostante le delusioni, a credere nelle possibilità infinite delle persone che ci sono vicine. La famiglia è un ambiente paradossale, in cui ci si ama e si riceve più di quanto uno meriti. La donna deve amare il marito non certo perché è l’uomo più straordinario e affettuoso del mondo, anzi, avrebbe tanti motivi per abbandonarlo. La moglie deve amare il marito perché è il suo, perché legata a lui dal sacramento del matrimonio come ad una sorgente di santità, perché vicina al suo uomo sarà certo più vicina al Signore, anche se in croce. Ed il marito deve amare la moglie non certo perché è la donna più bella e dolce del mondo, ma perché è sua moglie, vita della sua vita, compagna di viaggio, della quale è responsabile davanti a Dio. I genitori devono amare i figli perché sono i loro figli, quelli che Dio ha loro affidati; non li hanno scelti ad un concorso di bellezza né ad una sfilata di sprizza-cervelli; li accettano come sono e, se sono veri genitori, devono trasformarli in esseri stupendi. I figli, infine, amano i genitori non perché questi sono senza difetti, ma perché sono i figli, e non rispetterebbero la paternità di Dio se non accettassero la paternità dei genitori.
  5. Che dottrina liberante! Comandandoci di amare incondizionatamente i familiari, siamo liberati da tutti i pretesti per non amare; apre a ciascuno di noi una illimitata carriera di santità nel compimento degli umili doveri familiari e coniugali. Quando amiamo e siamo amati così, siamo gli esseri più sereni; nessuna felicità è paragonabile a quella di una vera famiglia. E proprio negli anni in cui siamo stati più amati, noi abbiamo compiu­to il nostro sviluppo: cresciamo molto se molto siamo amati! Una santa famiglia è quella in cui si accetta di non capire tutto, ma di superare i conflitti e le incomprensioni per mezzo della fede. Una persona non è mai perduta, finché rimane qualcuno che crede in lei. Agostino è salvato dalle lacrime della madre Monica. Il figlio prodigo non si perde perché sa che suo padre lo aspetta sempre.

Sonia, una dolce e sventurata fanciulla, riesce a redimere Raskolnikov, lo studente omicida, nel romanzo Delitto e castigo. Lo sposo più indegno può essere salvato ancora se nel cuore di sua moglie rimane abbastanza fede e fiducia. Ogni uomo, come ogni donna, ha sempre più futuro che passato. Se una persona non può sbagliare in famiglia, dove mai lo potrebbe? Il mondo è stato salvato nel corso di quei trent’anni, quando una fami­glia ha dimostrato che, con la grazia di Dio, è possibile vivere sereni in famiglia, silenziosi costruttori della civiltà dell’amore, è possibile. BUON ANNO e BUONA VITA!

וְאֶצְּרֶ֥נָּה עֵֽקֶב׃‎  הוֹרֵ֣נִי יְ֭הוָה דֶּ֥רֶךְ חֻקֶּ֗יךָ   (Ps.119:33)

Insegnami, Signore, la tua volontà, e io la eseguirò!

Celebrazione dell’Eucaristia

nella lingua e canti di Gesù di Nazaret

con la benedizione di ראש השנה 2019.

Una forte esperienza di preghiera. VIENI!!!

Giovedì 3 gennaio 2019 ore 17, presso Istituto Salesiano.

via A. Scarlatti 29 – 80129 Napoli Vomero

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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