LA SPERANZA SI PAGA CON LA PAZIENZA! (Mt 11,2)

Domenica 11 dicembre 2016

11 dicembre 2016 – III domenica di Avvento/A

LA SPERANZA SI PAGA CON LA PAZIENZA! (Mt 11,2)

riflessioni pluri-tematiche sul Vangelo della domenica                                              

A cura del Gruppo Biblico ebraico-cristiano  השרשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it/sayeretduvdevan@yahoo.it

 

 

 

Domenica GAUDETE

Questa terza domenica di avvento si caratterizza come domenica della gioia: Gaudete! Il motivo è evidente: il Signore viene, è già venuto, è sempre con noi! Anche noi, come il Battezzatore, ci chiediamo: Ma Gesù è davvero il messia? Tutto dipende da come lo intendiamo e cosa ci aspettiamo. Anche il Battezzatore si trovò davanti a una sorpresa: il messia era diverso da come se lo immaginava. Incarcerato, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è Lui “quello che deve venire” o se bisogna “aspettarne un altro”.

Strana domanda! Gli esperti spiegano che la domanda di Giovanni era solo una trovata per far sì che i discepoli abbandonassero Giovanni e seguissero Gesù. Può darsi. Chi può dirlo con certezza? Ma a noi, abituati alla critica e al dubbio, viene in mente un’altra ipotesi: Giovanni, dopo avere salutato Gesù come il messia, comincia davvero ad avere qualche dubbio. Dove sono le vittorie che Giovanni si aspettava dal messia? Dove la scure e il fuoco? Dove le folle convertite? Dove il trionfo del giusto e lo sterminio dei malvagi? In prigione, Giovanni sembra non comprendere più; Gesù non cresceva, anzi, stava

alla larga dalla pubblicità; Giovanni parlava di mietitura, di separare i buoni dai cattivi, di tagliare ogni albero senza frutto … invece Gesù parlava di seminagione, di rimandare alla fine il giudizio, di non essere venuto a separare ma ad inaugurare. Fu questo davvero il dubbio che tormentò Giovanni in carcere: Dio era diverso dalle sue previsioni; Dio era semplicemente diverso da come lo immaginava.

Il Vangelo: una rivelazione rivoluzionaria

Quando Cristo è venuto nel mondo, ha trovato di fronte a sé una religione stabilita, naturale all’uomo, fatta a immagine dell’uomo, e l’ha rivoluzionata. Quella religione esaltava la maestà di Dio; temeva la sua giustizia; otteneva il suo favore con un numero di prestazioni; Dio puniva i cattivi e premiava i giusti; segni della benedizione divina erano il buon raccolto, la buona salute, la famiglia numerosa … E’ una religione naturale, umana, e noi dobbiamo cercare di superarla, perché Dio è soprannaturale, e la sua logica è divina. Giovanni il Battezzatore predicava questa religione; attendeva un re glorioso e potente;

annunciava la grande apocalisse a colpi di scure. Cristo, invece, annunciava un Vangelo che nessuno prima di Lui conosceva, e che noi non abbiamo finito di comprendere; presentava un Padre assolutamente inedito, originale, a misura di Dio; rivelava che Dio è sempre e solo tutto amore, venuto per amare nelle vesti di un bambino, di un operaio, di un condannato, di un risorto. Davvero tutto era capovolto! Cristo non divideva più gli uomini nelle due vecchie categorie: i buoni da premiare e i cattivi da castigare, ma nelle due nuove categorie: quelli che amano, che si lasciano amare, e quelli che rifiutano il suo amore e il

suo perdono. A chi lo segue prometteva la rovina in questo mondo, ai peccatori annunciava una festa, alla gente per bene assicurava l’ultimo posto, alle persone religiose augurava di uscire dal loro sepolcro imbiancato.

Il Vangelo inaugura una religione nuova

Questa religione nuova ci disorienta: chi di noi vede nella malattia e nell’insuccesso una prova della predilezione divina? Chi di noi comprende che nella sofferenza è simile al Cristo? Questa religione nuova l’accettiamo con gioia nei momenti di fervore e di successo, ma il terribile quotidiano ci demolisce; facciamo fatica a portare la croce; le altre croci ci sembrano preferibili, aspettiamo sempre una croce piena di nobiltà e di leggerezza. Giovanni, chiuso in prigione, sul punto di essere sgozzato per capriccio di una coppia dissoluta, si domandava: “Ma Cristo è davvero il messia? Cristo farà qualcosa per liberarmi?”. I pensieri di Dio sono diversi dai nostri, così Giovanni rimane in prigione, e riceve la risposta che tutto va bene, che proprio così il nuovo Regno si inaugura e consolida. Allora Giovanni soffre, accetta in silenzio, e con la morte dimostra la sua fedeltà al Cristo. Anche noi, quante volte preghiamo Dio di non mandarci quella prova, di godere buona salute, di vincere quel concorso … Quante volte ci chiediamo se è proprio Dio che esige da noi quella prova, se è giusto quanto ci cade addosso, se per noi non c’è proprio nessuna speranza. Anche Paolo pregò di essere liberato da quella spina conficcata nella carne, e venne esaudito: ebbe la forza di sopportare la spina. Anche Cristo pregò il Padre: “Passi da me questo calice”, e venne esaudito: il calice non passò, ma ebbe la forza di berlo sino al fondo. Raccontiamo pure a Dio le nostre sofferenze e le nostre speranze, ma la preghiera finale sia sempre questa: “Padre, non la mia ma la tua volontà si compia. Perché nella tua volontà è la nostra pace”.

Chi spera, è paziente

Gesù era figlio di Dio, il messia atteso, il liberatore promesso, eppure le cose non cambiavano. Egli era forse un ingannato, un ingannatore, un illuso? Il contrasto era così grande che anche gli apostoli lo abbandonarono, tutti. Anche noi, oggi, constatiamo la stessa contraddizione: il Regno di Dio non è venuto! Non è vero che si aprono gli occhi dei ciechi e si schiudono gli orecchi dei sordi. Non è vero che lo zoppo salta come un cervo, grida di gioia la lingua del muto. Il nostro scandalo è legittimo; noi cristiani non dobbiamo barare sulla realtà, e fare finta che tutto vada bene. Il nostro dovere è quello di non mistificare la realtà: questo ci permetterà di maturare la nostra fede. Dobbiamo affrontare lo scandalo di Gesù di Nazaret, ma anche affrontare lo scandalo di una promessa continuamente narrata nelle nostre liturgie, e di fatto smentita nella realtà di tutti i giorni. L’illusione è il secondo polo nel moto pendolare della disperazione. Illusione e disperazione! Chi si illude è vicino a disperarsi. Noi, invece, dobbiamo contare i nostri mali, ammettere che i potenti si danno il turno nel palazzo del potere. Queste sconsolanti verità non possiamo negarle! Davvero, niente di nuovo sotto il sole! I potenti comanderanno sempre, i giusti saranno sempre perseguitati. I pessimisti non sono gli uomini più felici, ma di certo quelli più sinceri; quando l’uomo vuole fare il consuntivo della vita, una sola è la parola giusta: vanità delle vanità e tutto è vanità!

Giovanni aspetta Cristo in prigione, non in cattedra!

La speranza è più forte dei fatti, non li aggira ma li modifica. Se io credo che il mondo sarà cambiato, non è perché io intravedo nel groviglio delle passività esistenziali qualche segno positivo, ma perché c’è la promessa di Dio. Io mi appoggio sulla promessa immutabile di Dio. E perciò la speranza si traduce in pazienza, pazienza non in senso passivo, ma come coraggio, ottimismo, impegno. Avremo sempre più bisogno di questa pazienza, perché oggi sono crollati tanti scenari religiosi, che consolavano i credenti di ieri. Oggi i cristiani dovranno distinguersi non per l’ostinata ripetizione del “depositum fidei”, ma per la volontà di cambiare il mondo, di renderlo come Dio vuole, più umano e perciò più divino. Per misurare se uno è cristiano o no, gli dobbiamo chiedere non “Che cosa credi?” ma “Che cosa speri?”. Un cristiano che non spera niente, che non si preoccupa delle speranze dell’umanità, è un cattivo cristiano! Le nostre inquietudini spesso sono inquietudini di gente soddisfatta (per esempio, come dimagrire); le nostre speranze sono spesso piccolo-borghesi (per esempio, come ottenere uno stipendio più alto); sono inquietudini di gente soddisfatta, non minacciata. Se siamo seri, dobbiamo accettare che Dio metta l’accetta alla radice dell’albero; dobbiamo augurarci che la crisi economica si risolva a vantaggio di quanti hanno fame. Dobbiamo imparare a ragionare non più in termini di indipendenza ma di interdipendenza! Nessuno può sentirsi veramente sazio e felice, fin quando ci sarà qualcuno che ha fame ed è infelice. Chiudere la speranza nel recinto della nostra sicurezza borghese non è cristiano. Ecco perché l’Occidente cristiano è attraversato da una stanchezza mortale

PUNTI RIFLESSIVI

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio.

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *