LO STATO “VIRTUALE” DELLA REPUBBLICA ITALIANA

  

Ci sono alcuni (alcuni?) politici che hanno un modo tutto proprio di interpretare un serio dibattito democratico, indicando e forgiando nuove regole e, da queste la prosecuzione di un’etica capace, secondo una logica piratesca, di “ripristinare” la costruzione di una “nuova” Repubblica, al margine di un sistema di rappresentanza popolare, deforme come il Partenone, costruito per onorare Poseidone e finito per diventare un bordello. Il problema è che la parola politica non è più associata – per questa sorta di politici – con una estetica che derivi dalle regole e dai principi che hanno qualcosa a che fare con il bene comune – o la verità, “specchio della bellezza”, come diceva il filosofo – ma con la manipolazione spaventosa di entrambi, senza nessun altro scopo che quello di crearsi spazi per una bieca, nuova vestizione  elettorale, all’interno di una macchina politica dai fondamenti di base assolutamente obsoleti, capaci di compromettere oramai perfino la stabilità di governi chiara espressione di una legittima, debordante volontà popolare.

Giuseppe Di Cerbo

Seguendo il corso di non so quale mutazione genetica, alcuni leader politici sembrano prodotti ibridi di una tecnica sviluppata di recente, secondo i quali coloro che fino ad ora si chiamavano elettori, il cui voto rappresentava una volontà politica da rispettare, ed onorare, ora sono convertiti in una semplice “folla” inorganica,  che dovrebbe seguire gli interessi dei muovi poteri, gestiti a discrezione dall’ ignoranza, dall’arroganza di un’ informazione / disinformazione, e dalla progressiva decadenza morale e finale di tutto ciò che significa dovere, onore, rispetto, lealtà  e,  “nulla mendacia dicunt” essenza vera del senso morale dell’uomo politico.. ‘

Tra Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, e Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei deputati, un’amicizia conflittuale che, in un certo senso, non ebbe mai veramente luogo, sembra arrivata al capolinea. La causa va cercata, a mio avviso, nella relazione del più giovane discepolo col maestro, che non si è trasformata in un vincolo di idee condivise tra uguali (come Platone, Hegel e Husserl per fare alcuni esempi canonici di maestri che ai loro allievi affidavano il proprio sapere e la successione nell’insegnamento e nella successiva evoluzione/perfezione del loro pensiero) ma, piuttosto, in un lungo inventario delle loro contraddizioni e conciliazioni. Comunque, i maniaci di calunnie, falsità e telenovele denigratorie si rassegnino: gossip dei bassifondi cartacei e delle televisioni spazzatura, sparate nelle ultime settimane a mitraglia incessante su un presunto “caso” Fini, come pure le ininterrotte crocifissioni, con o senza chiodi del Presidente del Consiglio, perché qui non troveranno voce né spazio.

Ciò di cui mi interessa dire è, invece , quella che sembra la volontà di mettere in atto una sorta di marketing ideologico e/o programmatico, con il fine evidente di delegittimare un governo ed una maggioranza parlamentare attraverso l’uso dell’arma maggiormente usata, ed osannata, dai moderni corsari che scorazzano nei mari della democrazia: la Libertà. Parola magica nel cui nome pare ci si possa consentire, oggi, ogni grandiosità ed ogni nefandezza,

La politica, nell’accezione correntemente interpretata dal popolo sembra aver perduto ogni pregio di quell’alone di altera, antica dignità, pur corredata da errori ed imperfezioni, come tutto ciò che riguarda l’uomo; mentre  ciò che oggi il mondo della politica riesce a mostrare di se stesso è l’orrendo uso che ne fanno i suoi rappresentanti. Forse è sempre attuale ciò che diceva il vecchio Kurt Vonnegut: “Non c’è niente di intelligente da dire a proposito di un massacro”. Solo, forse, da aggiungere che il concetto di scontro di opinioni/convincimenti, tanto in voga tra i “crociati” di entrambe le parti andrebbe rivisto. Non ci sono solo due “idee” (Centro Destra – Centro Sinistra), che si massacrano incivilmente a vicenda, ma i vertici, le liti “politiche” e sociali di due schieramenti (Popolo della Libertà – Futuro e Libertà), che pur continuando a dichiararsi appartenenti alla stessa “area”, danneggiano il popolo (quello che li ha votati!) che sta in mezzo, preso in trappola tra due “follie” contrapposte. Con l’immenso. stupido  godimento dei disperati superstiti dell’antica “Gioiosa macchna da guerra”, disastrato sogno di  occhettiana memoria, già candidatisi ad un nuovo, insperato sogno di altrettanto gioiosi aspiranti becchini del berlusconismo. Tutto ciò in una sorta di allenamento al tirassegno tra due “eserciti” stupidi e rozzi come soltanto gli eserciti sanno essere che, non solo metaforicamente, rischia di essere la fotografia della situazione dell’Italia del 2010. E di qui l’indipendentista” Fini, aspirante “martire” nel quale si è risvegliata molto probabilmente possente la nostalgia del passato e la seduzione  di una nuova Marcia su Roma, con un occhio rivolto alla sinistra, ed il sogno di sedere sulla poltrona più alta. Con all’altro lato “zar” Silvio che non cede e mostra i muscoli e, alla maniera di Luigi XV ammonisce: après moi, le delugue!!! In mezzo rimane, stritolato, il popolino ossuto, innocente vittima di un inevitabile “effetto collaterale”.

So bene che questo articolo sarà considerato alla stregua dell’Utopia di Tommaso Moro, l’eutópos, luogo perfetto della felicità o, ancora peggio, l’outópos, ossia il luogo inesistente per antonomasia. Ma per provocare maggiormente il più sarcastico dei sorrisi sulle bocche di chi dovrebbe solo nascondere la propria faccia, mi piace ricordare le parole di Louis-Sébastien Mercier (autore del bellissimo romanzo “utopistico” Anno 2240, Parigi1770): “Non è narrare, raccontare, favoleggiare, è invece immaginare dei caratteri morali e politici onde far passare verità essenziali nell’ordine sociale in favore della scienza che abbraccia l’economia generale degli Stati e la felicità dei popoli”. Aggiungete a piacere, riempite qualche riga pure voi, gente innocente che in questo scontro di “civiltà” ci lasciate i sogni del futuro dei vostri figli. Perché l’elenco della “barbarie” è infinito. E se ci arrendiamo ad ammettere questa ipotesi, siamo obbligati a riconoscere che bisogna aggiungere subito un corollario: coma della ragione. Le democrazia italiana sembra essere in guerra contro il futuro, del Paese. Così il “pirata” Fini ed i suoi bucanieri sembrano non sapere, capire o ricordare che gli avvenimenti della politica coinvolgono in maniera diretta le masse popolari e ne determinano tutto il bene e tutto  il male della vita collettiva.  

 

 

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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