MACERATA CAMPANIA: LUCA DORO MA ANCHE …D’ORO

Luca Doro con Paola Quartuccio

Fra i trofei la lavagnetta dei selezionati ingredientiAntonio Sangiovanni orgoglioso di mostrare la pizza di LucaGiovane ospite davanti ad una morbida pizza 'firmata' Luca Doro

Successi di un pizzaiolo speciale che ha conquistato perfino la Russia

   

                                      Incontrati, nella sua pizzeria d’asporto, anche Quartuccio e Sangiovanni

 

 

 

MACERATA CAMPANIA (Raffaele Raimondo) – In russo: Лука Доро: «Главный ингредиент пиццыэто тепло души». Tradotto in italiano: Luca Doro: «L’ingrediente principale della pizza – è il cuore caldo». Così il numero 3/2017 della rivista “Restoranoved” ha titolato, il 26 giugno scorso, un brillante servizio di corrispondenza della giornalista Nadezhda Fedenko che ha fatto conoscere, nelle sterminate terre della grande madre Russia, un personaggio davvero speciale: il nostro Luca Doro, appunto, fondatore della pizzeria Doro & Dop Gourmet aperta al civico 28 di Via Trieste nel laborioso centro di Macerata Campania, dove i cercatori di finezze gastronomiche, anche in queste afose serate d’agosto, possono fare diretta esperienza delle sue irrinunciabili pizze. Ovviamente nulla stralciamo dall’articolo che va letto e “gustato” tutto intero e perciò, a vantaggio del lettore più desideroso di guardarlo, riportiamo il link: http://restoranoved.ru/magazins/nomer-3-2017/luka-doro-glavnyi-ingredient-pitstsy-eto-teplo-dushi/. Comunque almeno la peculiarità di quel titolo – espressa dal “cuore caldo” – non sfugga qui a nessuno e tantomeno a noi che in marzo, sulla lavagnetta esposta nel locale, individuammo presto i particolari ingredienti degli impasti, in fondo ai quali ben chiare leggemmo le due parole-pilastro: “amore” e “passione”. Svelati dunque i segreti di Luca e della sua squadra che ormai accumulano, a ritmo continuo, riconoscimenti e trofei in Italia e all’estero, lasciando però a noi casertani il privilegio del “facile assaggio” derivante dalla rapidità con cui possiamo raggiungere la location.

   “Italia  a tavola”, autorevole quotidiano di enogastronomia, ristorazione e ospitalità, s’è occupato di lui nel novembre del 2016, evidenziando che “Luca Doro nella sua pizzeria eleva il take away ad arte” e definendolo “prima giramondo, con puntate nei cinque continenti, poi stanziale per qualche anno a New York” e adesso “al timone” del suo “porta via” o “pizza da asporto” Doro e Dop Gourmet. Un ruolo e una responsabilità sognati, ripensati, sudati, ma anche ampiamente premiati e dei quali Luca peraltro, membro della FIP (Federazione Italiana Pizzaioli nel Mondo), del movimento internazionale Slow Food e dell’APNG (Associazione Pizzaioli Napoletani Gourmet) – va giustamente fiero.

   Ma noi come e perché capitammo, quella sera di marzo, nell’accogliente tempietto del palato? E’ subito detto: grazie alla dirigente scolastica del locale Istituto comprensivo, Carmen Mascolo, che, circa un mese prima, ci fornì l’opportunità di conoscere Luca, avendolo come ospite di punta in una delle tante manifestazioni che là celebrano la stretta collaborazione fra scuola e un vastissimo territorio praticamente corrispondente all’intera Campania ed oltre. Quando le istituzioni svolgono al meglio le loro funzioni, fan miracoli. E un miracolo fu per noi, dopo poche settimane, arrivare in drappello a Via Trieste e “catturare”, insieme con Luca impegnato a preparare una “crema di formaggio spalmabile”, la sua espertissima collega napoletana Paola Quartuccio nonché  Antonio Sangiovanni, scrupoloso socio del presidio Slow food “Oliva caiazzana”: entrambi suoi interlocutori operativi, entrambi raffinati da annosi ardori nei rispettivi esercizi professionali. Durante le tre interviste, competenze in perenne aggiornamento, linguaggi precisi, buone regole centellinate, riscoperta della canapa sativa erede di quella che un tempo era massicciamente prodotta in zona, descrizione puntuale della “biga” altrimenti chiamata lievito-madre e in effetti coincidente col prezioso inizio del processo d’impasto. Niente insomma lasciato al caso: dalla farina rigorosamente di tipo 1 macinata “a pietra” ai lunghi tempi di lievitazione, a tutti i prodotti complementari scelti con certosina determinazione, privilegiando naturalmente il biologico e le eccellenze della migliore tradizione locale in abbinamento ai più aggiornati approdi delle scienze dell’alimentazione e delle tecnologie di settore. Infine abbiamo scoperto, con lieta sorpresa, che, a monte di tanti itinerari formativi, il primo grande maestro di Luca è stata proprio sua nonna.

   Mentre fioccavano le prenotazioni e in attesa di una nostra preferita “diavola”, che odori, che colori! E, a pizza sfornata, che sapori araldi di salute e felicità!

  Oggi Luca è, fra l’altro, partner selected per le farine Petra del molino Quaglia e continua, instancabile, a studiare, lavorare, viaggiare, confrontarsi soprattutto nei presìdi slow food, sperimentare senza sosta, cimentarsi sul nuovo senza mai abbandonare l’antico sedimentatosi nei secoli della civiltà contadina. Siamo certi che, tornando a trovarlo, molte novità vorrà ancora raccontarci: il futuro per lui è già presente e sa arricchirlo col sorriso, col “cuore caldo”, sempre.

 

 

 

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *