Nelle chiesa i privilegi sono “pravilegi”!

 

Gesù con gli apostoli

Per domenica 12 luglio

 

XV domenica del tempo ordinario

Il profeta non riceve nessuno stipendio, se non da Dio!

Nelle chiesa i privilegi sono “pravilegi”!

Passiamo momenti difficili, e perciò dobbiamo aiutarci l’un l’altro con l’esortazione fraterna. L’indifferenza religiosa crescerà sempre più finché la chiesa non sarà povera; non una chiesa ricca che sia “per i poveri”, ma una chiesa povera tra i poveri, in condizione esterna e visibile di povertà.  Solo nella povertà e nella libertà abbiamo il segno e la garanzia di Dio: “Quando sarò staccato da terra, attirerò tutti a me”. Vale anche per la chiesa! Solo un esempio per convincercene: quando leggiamo la notizia che in quella nazione sono stati tolti alla chiesa alcuni privilegi (o pravilegi?), alcuni reagiscono come se fosse in pericolo il regno di Dio, e pensano a organizzare crociate contro gli usurpatori. In realtà, essi non difendono i diritti di Dio ma il proprio benessere, i propri “privilegi”. Quando la chiesa perse il potere temporale dello Stato pontificio, molti inveirono contro le potenze di Satana; altri invece si rallegrarono perché lo Spirito del Signore manifestava la sua forza. Chi ha avuto ragione? Dopo i fatti, è facile rispondere, ci rallegriamo per i pesi caduti lungo la strada; ma nel momento in cui il papa perdeva il suo potere temporale sembrava la fine della religione. Ora, la sapienza postuma, archivistica è insignificante; la sapienza vera, quella evangelica, è anticipatrice, profetica. Noi dobbiamo preparare la strada del futuro, e non legittimare le modificazioni avvenute nel passato con le regole del catasto.

Cominciò a mandarli a due a due …

Mandati. Lo siamo tutti anche oggi, da Gesù in persona, per il semplice fatto di avere ricevuto il battesimo. Gli apostoli anzitutto, missionari per primi; oggi non vanno più a piedi, saltano sull’aereo o sull’auto, il telefonino nella destra e il vangelo nella sinistra. E gli altri, i laici? Anch’essi sono inviati, perché la chiesa è missionaria, la missione  è un dovere per tutti, ogni cristiano è missionario. Difficile far capire ai cristiani distratti cosa è una missione; forse i grossi libri non servono. Bisognerà fare come Gesù: prendere alcuni in disparte, non le masse ma a due a due, senza proclami, solo con qualche consiglio semplice. Cosa disse Gesù ai suoi? Poche indicazioni, sembrano persino banali: prendere il bastone ma non il pane o la bisaccia o il denaro; persino sul guardaroba ha dato indicazioni: una sola tunica e i sandali. Sarebbe bello che il parroco o il vescovo, radunato un piccolo gruppo, dicesse queste parole in tutta semplicità: “Cari amici, voi siete mandati. Non lontano ma a casa vostra. Volete fare i missionari di mestiere? Bene, ecco come: “State insieme in famiglia, parlatevi, pregate insieme, soprattutto amatevi. Date una mano ai vostri vicini. Abbiate pazienza con i vecchi, visitate i malati. Non pensate solo alle ricchezze, perdonate e chiedete perdono. Sostenete il vostro parroco, se potere fate catechismo. Occupatevi anche dei problemi della vostra città, non criticate perché la società non ha bisogno di giudici né di giustizieri, ma di amici. Andate a messa la domenica, salutate tutti, regalate un sorriso: c’è tanta tristezza in giro. Lavorate, guadagnate, ma date a chi ha meno di voi. La sera andate a dormire in pace, prima però fate quattro chiacchiere con Dio”. Ecco come farsi missionari, siamo tutti mandati per fare queste cose. Sono troppe? Non è obbligatorio riuscire a farle tutte: obbligatorio è solo l’impegno!

Non prendete né pane né bisaccia né denaro …

Questa esigente pagina di vangelo – che solo uomini come Francesco di Assisi sono riusciti a vivere sine glossa – è come una pietra lanciata nella palude del nostro cristianesimo. Anziché riconoscere di essere mediocri testimoni, ci consoliamo con l’alibi della povertà dei mezzi, che ci impedisce di costruire spaziosi oratori, chiese monumentali, strutture moderne e confortevoli … Pagine impietose come questa ci costringono a scavare in noi stessi, a chiederci se tanti nostri insuccessi dipendono non dalla povertà dei mezzi ma dalla povertà della fede. Quando il primato viene dato alle strutture, allora il nostro annuncio diventa propaganda, pubblicità, proselitismo, spot. Le istruzioni date da Gesù ai suoi discepoli, Marco e Luca le condensano in poche righe. Proviamo a metterle in evidenza:

▪ “Li mandò a due a due”: è un particolare che va sottolineato, a motivo del valore simbolico dei numeri in oriente. Il significato è chiaro: nella doppia testimonianza c’è garanzia di verità come stabiliva la legge del Deuteronomio (17,16). Il cristianesimo non è un’esperienza intimistica, ma una testimonianza fondata su un evento; comporta certamente rischio e fiducia, ma non è mai cieco abbandono; la fede è ragionevole anche se non è razionale.

▪ Cosa devono fare i discepoli lo indica lo stesso Gesù: “Predicare la conversione, scacciare i demòni, guarire i malati”. Appaiono qui le due dimensioni fondamentali del cristianesimo: quella orizzontale (il servizio fraterno) e quella verticale (annunciare il vangelo); va sottolineata la pienezza, direi carnale, dell’annuncio di Gesù. Non è un annuncio spirituale, non è un annuncio materiale,  ma è un annuncio completo, di spirito e di materia, di anima e di corpo, di cielo e di terra.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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