RIPARTIRE CON LA CULTURA VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA E DELL’ARTE DI TERRA DI LAVORO

Castel_Volturno
Castel_Volturno

Ripartire con la cultura

Viaggio nei luoghi della memoria e dell’arte di Terra di Lavoro

Quarta tappa

Il Castello alla foce del Volturno

Nella quarta tappa di questo viaggio tra memoria e bellezze  ci spingiamo fino alla costa domitiana, a Castel Volturno, città dalle tante contraddizioni, tra potenzialità e degrado. Per chi si trova a passare lungo l’antica via romana sul ponte del fiume scorgerà alla sua destra (venendo da Napoli) i resti maestosi dell’imponente castello – da cui prese il nome questa città  che si è estesa “tra il fiume ed il mare”. Ecco un altro monumento sfregiato da ponteggi decennali, in preda a crolli per incuria e per l’infuriare delle intemperie e dei venti. Che spettacolo triste vedere in quelle condizioni il simbolo di una comunità!

Per descrivere la sua imponenza – storica ed architettonica – ci aiutano le parole di Mario Luise, che è stato un grande e stimato sindaco, ora cantore delle storie e delle tradizioni della sua terra. Infatti, egli così lo rievoca a pag. 106 del suo racconto poetico  “Il fiume narrante”, pieno di ricordi e suggestioni: “ Il castello, in cui la gente riconosce la propria castellanità, fu scoperchiato ed imprigionato nella spettrale gabbia di un ponteggio. Chiusa anche la panoramica lungofiume, finora è rimasto interdetto all’uso, e condannato ad una quotidiana agonia. Cade a pezzi”.

E così addio anche a tanti progetti di valorizzazione ambientale e turistica: come il museo della civiltà contadina nel borgo antico; il battello Cymbra per le escursioni fino all’entroterra; le passeggiate lungo il fiume con passaggio nell’arco del maniero ed altre creative idee.

Per poter valutare i richiami alle sue antiche origini romane nella narrazione a tratti lirica del nostro autore anche di un altro saggio di carattere più sociale “Il lungo viaggio dal fiume al mare, riportiamo alcuni passaggi di un furibondo scontro con il Dio Volturno che gli appare in un sogno, e così lo rimprovera: “…. Mi hai parlato solo delle piazze, del lungofiume, delle case fatiscenti, e non pure del castello …. Perché il castello è da anni senza il tetto, imprigionato tra quei tubolari e tanto ammalorato da crollare da un momento all’altro? E come mai anche il Borgo  ha perso ogni fisionomia ed è ridotto ad un ammasso di macerie? Altro che recupero! Nessuno fa niente? Vi dovreste vergognare”.

Così vanno in frantumi i vari progetti faraonici di ricostruzione e risanamento che sono rimasti sulla carta dopo tante promesse sbandierate dai vari governi a tutti i livelli (nazionale, regionale e locale). E stiamo parlando di uno dei rari esempi di fortezza ed architettura romana e medioevale collocata in una zona pianeggiante alla foce del più importante fiume del Mezzogiorno. Ce lo ricorda sempre Luise in altre pagine del libro: “….. A quei tempi quel porto era un attracco strategico per chi veniva dal mar Tirreno. C’era anche una piccola darsena nella zona che oggi non a caso chiamate Mandracchio. Perciò Volturnum divenne un importante fortilizio.” Il Castello e il Borgo murato di San Castrese hanno conservato attraverso i secoli sia i limiti urbani che l’impianto viario originari. Sono parte dell’arco del ponte domizianeo del I secolo e le grossa mura perimetrali, costruite con i basoli di roccia leucitica prelevate dall’antica via Domiziana e con i blocchi di travertino e tufo proveniente dallo spoglio di edifici della colonia romana di Volturnum. Sia l’impianto delle stradine (vico I, II, III, IV, V e VI) tutte perpendicolari alla piazzetta principale (Largo San Castrese) a modello dei castra romana e che doveva costituire la piazza d’armi del forte.

In questo modo quello che doveva essere il simbolo vitale della identità storica della città domiziana, della sua rinascita anche socioeconomica, ora attesta lo stato di abbandono e di sfiducia dei veri “castellani”. Nonostante la bellezza ambientale (con veri e propri paradisi come l’Oasi dei Variconi, come ha ben descritto Alfonso Caprio in un suo saggio), qui sembrano svanire anche le speranze e le illusioni per un futuro meno ingrato, soprattutto tra le nuove generazioni che cercano fortuna altrove nel mondo. Al loro posto sono arrivati migliaia di disperati dalle coste africane che stentano ad integrarsi, che vivono in condizioni di forte degrado.

Per fortuna la natura e la geografia continuano a conservare intatta la magia di un paesaggio unico, tra mare e pinete, con dei tramonti spettacolari che affascinano tutti – ed un poco fanno anche sognare cittadini, turisti e viaggiatori, soprattutto nelle incantevoli serate primaverili ed estive.

Pasquale Iorio

Le Piazze del Sapere                                     

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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