martedì luglio 10th, 2012 00:52 Roma-Presentazione del libro “IL CASALESE”

Comunicato Stampa

 

Presentazione del volume

“IL CASALESE”

Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro

Roma (Tor Bella Monaca ) – CE.S.P.P. – viale Duilio Cambellotti, 155/A

 Venerdì 13 luglio 2012, ore 19

 

 

Venerdì 13 luglio alle ore 19 a Roma, presso il Teatro delle Cornacchie del Cespp (Centro di Supporto Psicologico Popolare “Lino Filipponi”), in viale Duilio Cambellotti 155,  sarà presentato il volume “Il Casalese – Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro”, edito dalla casa editrice Cento Autori. Il dibattito, aperto dall’intervento di Massimo Filipponi dell’associazione Sirio 87 e moderato dalla giornalista Mariella Magazù, prevede i contributi di: Ciro Pellegrino (coautore dell’opera), Nico Pirozzi (editor del volume e direttore della collana “Fatti&Misfatti”), Stefania Catallo (presidente CE.S.P.P.), Fabrizio Federici (giornalista dell’Agenzia Fuoritutto), Stefania Panetta (giornalista della Fiera dell’Est). Previste alcune letture pubbliche di brani scelti dal testo.

 

 

Abstract

Uno spaccato dell’Italia di Berlusconi; della politica senza passato e dall’incerto futuro. E da filo conduttore all’ultimo ventennio di storia politica dell’Italia, le tante – forse troppe – coincidenze che hanno scandito un’altra significativa storia: quella di Nicola Cosentino, il potente ex coordinatore del Pdl della Campania, ed ex sottosegretario all’Economia con delega alla Programmazione Economica nel governo Berlusconi, sul cui passato grava la pesante ombra del clan dei Casalesi e sul cui presente pendono due richieste di custodia cautelare in carcere. A raccontare l’incredibile e “fortunata” storia di un oscuro consigliere comunale di Casal di Principe, che a meno di cinquant’anni si ritrova a ricoprire il duplice incarico di uomo di Governo e di segretario politico del primo e più importante partito della Campania, sono nove autorevoli giornalisti che da anni seguono le vicende politiche e giudiziarie della regione. Sono loro ad aver dato forma e significato alla storia del Casalese: 256 pagine che disegnano scenari inquietanti, dove le ideologie sfumano nei meno nobili interessi di tanti grandi e piccoli business, molti dei quali contigui a quelli delle mafie. Interessi che se da un lato hanno trasformato la Campania nella regione dalle mille emergenze, dall’altro hanno creato veri e propri imperi economici, che hanno condizionato (e potrebbero continuarlo a fare) i destini politici locali. E, probabilmente, quelli della stessa nazione.

Gli Autori

Massimiliano Amato, giornalista professionista, dal 2004 lavora al quotidiano l’Unità. È stato redattore a: Il Giornale di Napoli, il Mezzogiorno, La Città, il Mondo, L’Articolo. Arnaldo Capezzuto, giornalista professionista, si è occupato di cronaca nera per i quotidiani “La Verità”, “Napolipiù” e “il Napoli”, freepress del gruppo Epolis; collabora con il mensile “L’Espresso napoletano”. Corrado Castiglione, giornalista professionista, cronista politico del quotidiano “Il Mattino”, è autore di numerosi saggi. Ultimi in ordine di tempo, «Ferita a morte, lettera da Napoli ad un amico di Vigevano» (2008) e «Napoli Anno zero» (2009). Giuseppe Crimaldi, giornalista professionista dal 1993, si occupa di cronaca giudiziaria per il quotidiano “Il Mattino”; è stato redattore dei quotidiani “Avanti!” e “Roma” e dell’Agenzia Giornalistica Italia. Antonio Di Costanzo, giornalista professionista, ha lavorato per il “Tempo” e “Il Giornale di Napoli”; è stato tra i fondatori dei quotidiani “La Verità” e “Napolipiù”; collabora con la redazione napoletana di “la Repubblica”. Luisa Maradei, giornalista professionista dal 2006, ha lavorato presso la redazione Interni del quotidiano “Il Mattino”. Peppe Papa, giornalista professionista, è redattore politico dei quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”. Ciro Pellegrino, giornalista professionista, si occupa di politica e segue da tempo le vicende del Comune di Napoli; lavora per “Il Mattino” di Napoli e il giornale on-line di approfondimento “Linkiesta.it”. Vincenzo Senatore, giornalista professionista, opinionista televisivo, collabora con il quotidiano economico “Il Denaro”.

Nota critica

Sono due gli inganni possibili per chi prende tra le mani e sfoglia “Il Casalese”. Da una parte, considerare questa come una storia locale, cioè circoscritta ad un ristretto territorio geografico (come se le dinamiche improntate a certe appartenenze e finalizzate alla raccolta e al mantenimento dei consensi siano uniche, specifiche e irripetibili in quelle aree dove la criminalità organizzata è maggiormente aggressiva e non possano invece perpetrarsi altrove sotto altre forme). Dall’altra, considerare questa come una vicenda legata ad un certo ceto e schieramento politico.

“Il Casalese”, anche se il titolo può trarre in inganno, racconta una storia italiana. Uno spaccato di storia del Belpaese ben rappresentato dalla vicenza politica e giudiziaria di Nicola Cosentino, che dai banchi del consiglio comunale di Casal di Principe nel giro di pochi anni emigra a quelli di Montecitorio, e, qualche tempo dopo, del Governo, con l’incarico di sottosegretario all’Economia accanto al superministro Giulio Tremonti. Vista da questa particolare prospettiva la storia di Cosentino può essere esemplificativa di quel berlusconismo che, in quanto fenomeno sociale, ha attraversato e attraversa tutta la politica italiana, sclerotizzata all’ombra dei partiti personali e ormai lontana dalla gente.

Appare quindi lecito soffermarsi su come in questo Paese attraversato dalla crisi delle ideologie e dalla nefasta congiuntura economica sia ancora e sempre possibile che larghi spazi vengano concessi a intrecci perversi ed è facile constatare che più si restringono gli spazi di rappresentatività della democrazia – a tutti i livelli, dalla periferia al centro – e  più aumentano via via i rischi di commistioni pericolose.

In questa prospettiva, il territorio napoletano e campano, in questi ultimi vent’anni, ha vissuto uno svuotamento della politica, un impoverimento della proposta dei partiti, riproponendo in scala gli stessi temi che hanno finito per dominare la scena in tutto il Paese (il governo tecnico non è in fondo un commissariamento della politica?).

La figura di Antonio Bassolino, che nel nome del buongoverno ha fatto il bello e il cattivo tempo, al di là delle logiche di partito e di coalizione, e sulla quale non si è ancora a sufficienza dedicata un’esauriente analisi pubblicistica, da sola non poteva garantire il territorio da certi rischi. Esemplificativa al riguardo è un’affermazione della scrittrice Elena Ferrante: “Prendiamo Bassolino; che perfino un onest’uomo come lui, proveniente dalla tradizione politica meno corrotta della storia d’Italia, non riesca a cambiare le cose che contano davvero e si sia lasciato lentamente inghiottire da una complice inefficienza, per i napoletani (e non solo per loro) è la prova definitiva che per Napoli non è possibile far nulla, che tutto ciò che resta è l’inerte impotenza di coloro che riescono a cavarsela anche nella putrefazione”.

E dal centrodestra qual è stata l’offerta per migliorare la proposta politica e renderla competitiva, concorrenziale, alternativa a Bassolino? Cosa ha fatto il centro destra (quello di Antonio Martusciello, prima, e di Cosentino, poi) per dare quelle risposte che il territorio chiedeva?

La verità risiede nel fatto che, nell’ultimo quarto di secolo, Napoli e la Campania sono state vittime della malapolitica, del malaffare e dell’indifferenza. Un po’ quel che è successo per l’Italia. E questa è anche la storia che prova a raccontare “Il Casalese”.

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