SANTA MESSA DOMENICA 1 MARZO

LA PAROLAgesu-7
1 marzo 2015
Domenica
S. Albino
2.a di Quaresima – II

PREGHIERA DEL MATTINO
Dio onnipotente ed eterno, rivelaci la gloria manifestata al mondo in Gesù, tuo Figlio. La tua grazia ci liberi dal nostro attaccamento ai beni materiali, quell’attaccamento che limita la nostra visione. Liberaci anche dalla paura che ci trattiene dal ricambiare il tuo amore col nostro amore. Colmaci della luce della tua rivelazione affinché, conoscendo Gesù Cristo, arriviamo a riconoscerti come il Padre di noi tutti. Ti rivolgiamo questa preghiera tramite Gesù Cristo, nostro Salvatore e nostro Signore.

ANTIFONA D’INGRESSO
Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto. (Sal 27,8-9)

COLLETTA
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18)
Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Dal libro della Genesi
In quei giorni Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose “Eccomi!”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito”.
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 115)
R. Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
Ho creduto anche quando dicevo:
“Sono troppo infelice”.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli. R.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore. R.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme. R.

SECONDA LETTURA (Rm 8,31b-34)
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà?
Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cf. Mc 9,7)
R. Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa si udì la voce del Padre:
“Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!”.
R. Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (Mc 9,2-10)
Questi è il Figlio mio, l’amato.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore.

OMELIA
La liturgia della seconda domenica di Quaresima ci propone la trasfigurazione del nostro Signore Gesù Cristo sul monte Tabor, dinanzi ai suoi discepoli, Pietro, Giovanni e Giacomo. E’ un raggio di luce che brilla lungo il cammino oscuro che porta Gesù verso la sua passione. Ricordiamo che il mistero di Dio è un evento grandioso e molto difficile da capire e da spiegarne la profondità, però per noi è facile credere con il dono della fede o sperare con amore. Il Cristo Gesù, Figlio Unigenito del Padre, l’eletto di Dio, di cui lo stesso Padre ci dice nel Vangelo: “Ascoltatelo”, è l’unico uomo che ci viene presentato soffuso di gloria divina. Cristo è l’Amato e la gloria del Padre. In questa voce gli apostoli sono consolati, assicurati e certificati, trovano in Cristo un vero Dio e un vero Uomo, un uomo eccezionale. Oggi, Dio ci garantisce, ci assicura il cammino, ci affida il suo mistero, Gesù Cristo come segno visibile della grazia invisibile, e come segno vittorioso su tutta la nostra umanità decaduta. Per questo siamo stati chiamati ad ascoltare la sua Parola, a partecipare ai suoi sacramenti e a chiedere il suo Santo Spirito. L’evangelista Marco ci presenta la trasfigurazione come manifestazione gloriosa di Dio. Cristo anticipa il suo destino glorioso e fa pregustare ai suoi la bellezza celeste, la santa dimora del Padre, il Paradiso, luogo della luce perpetua. Un luogo in cui tutti quanti sogniamo o desideriamo di essere o di arrivare. I discepoli al vederlo si meravigliano e manifestano il loro desiderio di restare in paradisiaca contemplazione insieme ad Elia e Mosè. Alla discesa dal monte, Cristo comanda di non riferire a nessuno questa bellezza ed esperienza. Perché? Perché, la Sacra Scrittura ci dice, ciò che è divino è divino e ciò che è umano è umano. Gesù ha la retta intuizione che i suoi discepoli avevano visto, ma non avevano capito la realtà profonda. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. La via di andare al Padre non è dunque facile, il cammino è durissimo, non c’è una scorciatoia. Cristo rimane l’unico mistero, l’unica Via, Verità e Vita. Il silenzio degli apostoli trova la piena risposta a Gerusalemme, quando Cristo dovrà patir e soffrire la passione, la morte ma poi risuscitare. A Gerusalemme Cristo in croce trasformerà tutto in gloria, cioè trasformerà la miseria, la sofferenza, la tristezza, la morte, il peccato in un atto di carità e di amore che rigenera. In questo tempo di quaresima, Cristo si trasforma sul monte Tabor per indicarci la via dell’amore, la via della salvezza. Di non avere paura di affrontare le grandi difficoltà della vita, anzi di capire che la croce è un cammino sicuro se lo si percorre con amore e per amore, per giungere alla mèta desiderata. Siamo chiamati ad adorare Cristo nel sacramento dell’Eucaristia con un amore sincero e pieno di fede.
Nell’adorazione eucaristica, gli offriamo gioie e dolori. E gli chiediamo sostegno, forza e aiuto di portare serenamente la nostra croce. Egli è il sacramento della nostra salvezza.
(Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Questi è il mio Figlio prediletto; nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,35)

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
Nel mistero della Trasfigurazione, o anima mia, considera quanto il Signore abbia voluto confermare la nostra fede, sia per mezzo della duplice testimonianza della legge e dei profeti che sono rappresentati dall’apparizione gloriosa di Mosé ed Elia in compagnia di Cristo, sia per mezzo della testimonianza di Dio stesso, manifestatosi contemporaneamente nelle tre persone (la voce del Padre, la gloria del Figlio e la nube luminosa dello Spirito Santo).
Osserva quanto abbia voluto, per mezzo della gloria della sua Trasfigurazione, incoraggiare tutti i suoi discepoli a sopportare pazientemente le pene, le fatiche, le croci e le persecuzioni di questa vita, nella speranza di condividere la gloria eterna di cui egli ci ha dato, in certo modo, un’idea proprio in questo mistero… Ma dobbiamo anche far tesoro della lezione che apprendiamo dalla voce del Padre celeste nella Trasfigurazione di nostro Signore, cioè che la via retta verso la felicità eterna e verso ogni bene consiste nell’ascoltare il Figlio di Dio e nell’obbedire. San Pietro, fuori di sé per la gioia della visione, avrebbe voluto restare sempre in quella felicità e gustare sempre quella gloria; per questo esclama: “Maestro, è bello per noi stare qui”, non sapendo, come scrive san Luca, quel che diceva (Lc 9,33).
Perché, anche se fu infinitamente dolce vedere e pregustare, sia pure per breve tempo, un piccolo raggio della luce e della gloria celeste, tuttavia, poiché la vita terrena non doveva essere un tempo di piacere, ma di fatiche e di sofferenze, e il Figlio di Dio stesso sarebbe entrato nella gloria attraverso fatiche e sofferenze, era eccessivo desiderare – sulla terra – una continuità che era riservata per l’avvenire e solo per coloro che ne avrebbero avuto diritto a motivo delle fatiche e delle sofferenze affrontate.
Impara dunque, anima mia, che, per quanto riguarda le consolazioni divine o altre grazie simili, anche se devi riceverle – quando ti sono date – con umiltà, gratitudine e amore, ammirando la bontà e la generosità di Dio al quale piace volgere lo sguardo verso di te, la più indegna fra le anime dei peccatori, nonostante ciò – dicevo – non devi desiderarle ad ogni costo, e nemmeno devi essere delusa e scoraggiata quando esse ti sono tolte, perché il merito e la perfezione non si trovano in esse, ma nel lavoro, nella sofferenza e nell’amore.
Durante tutta la vita mortale, vale molto di più essere col Signore sul Calvario che sul monte Tabor.
RICHARD CHALLONER (1691-1781)

 

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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