Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Giovedì 19 novembre 2020

XXXIII Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Lc 19,41-44)

Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Questa profezia di Gesù si realizzò regolarmente nel 70 d.C. ed evidenzia che il rifiuto di Dio arreca sempre una distruzione, che può essere materiale o spirituale. Dio creò l’uomo e la donna per vivere in comunione con Lui, adorarlo, riconoscendolo come Creatore. Si fece poi conoscere come Salvatore per dimostrare che è Colui che libera dai mali e dai pericoli.

Sono come due «mondi» opposti tra chi vive in comunione con Cristo da chi invece gli è oppositore o comunque non Lo segue.

Dio rimane sempre Amore e la sua misericordia fluisce dal suo Cuore anche per quanti non meritano nulla, una caratteristica che troviamo esclusivamente in Lui. L’uomo riesce a controllare l’istinto limitatamente, non riesce a colmare il vuoto spirituale, quello che manca di buono nella sua persona.

È DIO IL BENE SOMMO CON CUI L’UOMO SINCERO DEVE SPECCHIARSI E CAPIRE COME STA VIVENDO E COSA STA COMPIENDO NELLA SUA VITA.

Se Dio appare distante per la mancata capacità di pregare bene, innumerevoli Santi ci aiutano a comprendere la spiritualità cristiana.

Il Vangelo oggi descrive un episodio molto commovente, un momento di profonda amarezza di Gesù alla vista di Gerusalemme. Fa parte di una delle tante delusioni vissute durante la sua predicazione, ma qui si unisce anche la sofferenza dell’incomprensione verso Lui.

Gesù è stato rifiutato da Gerusalemme ed Egli annunciò le tragiche conseguenze di questo tradimento, ne parlava con dolore ma l’assedio che avverrà dopo appena quarant’anni è stato attirato dalle colpe dei suoi abitanti.

Tutto si è compiuto come annunciato da Gesù. L’assedio di Gerusalemme dell’anno 70 fu l’episodio decisivo della prima guerra giudaica, anche se il conflitto avrà termine con la caduta di Masada nel 73. L’esercito romano, guidato da Tito Flavio Vespasiano (il futuro imperatore Tito) assediò e conquistò la città di Gerusalemme, occupata dai ribelli ebrei sin dall’inizio della rivolta, nel 66.

Il pianto di Gesù guardando Gerusalemme è improvviso e inatteso, turba il giubilo della gente. In quell’istante il Signore vide che la città da Lui tanto amata, sarebbe stata distrutta qualche anno più tardi, perché «non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Vediamo che Gesù non rimane indifferente alla sorte degli uomini, vuole vederci felici e vicini a Lui, questa nostra vicinanza è indispensabile per ricevere le sue abbondanti Grazie. La mancata ricezione dei suoi doni dobbiamo inquadrarla nella lontananza da Lui, nella poca preghiera, forse anche a causa di una vita che sfugge veloce.

Avere gli stessi sentimenti di Gesù è la gioia più grande per il cristiano, è la vera rinascita per il cambiamento della mentalità, l’agire non più impulsivo, la pace interiore che determina l’equilibrio e l’armonia dei sensi interiori ed esteriori.

Lo stesso pianto di Gesù manifesta una bontà incomprensibile per noi, racchiude anche un profondo mistero. Ha cacciato demoni, guarito malati, risuscitato morti, convertito pubblicani e peccatori, ma dinanzi a questa città si scontra con la durezza di cuore dei suoi abitanti.

Guardando a Gesù, dobbiamo imparare ad amare i nostri fratelli e le nostre sorelle, trattando ciascuno per come è,  nelle sue peculiari circostanze, comprendendone le debolezze, se dovesse averne, con cordialità e sempre disponibili ad aiutare, a servire.

La vera spiritualità cresce in noi solo se dedichiamo un po’ più di tempo alla preghiera, se riflettiamo sugli insegnamenti di Gesù e ci sforziamo per quanto possibile di imitarlo. La recita del Santo Rosario ci fa ottenere lo Spirito della Madonna e diventa più facile amare tutti, perdonare, fare del bene, anche a chi non ci ama. La presenza della Madonna ci arricchisce di virtù.

La presenza della Madonna nella famiglia che La prega è molto importante, Ella rinnova i cuori di tutti e porta la pace, la gioia interiore e in futuro la vita eterna. Bisogna però collaborare, fare qualcosa in più ogni giorno per amore di Gesù e di Maria Santissima.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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