TERRITORIO DETURPATO DAGLI SCARICHI ABUSIVI, VOLTURNO COMPRESO.

SANTA MARIA LA FOSSA

di Peppino PASQUALINO

     Certamente non è imputabile all’amministrazione comunale, tantomeno alla Provincia, alla Regione, al Governo quello che sta avvenendo in quei luoghi che potrebbero trasformarsi in un bacino di ricchezza per la popolazione; stiamo parlando delle discariche abusive sparse sul territorio e in particolare lungo le sponde naturali del Volturno, il cui assetto fluviale è stato deturpato negli ultimi trent’anni proprio dagli abitanti del luogo che non hanno saputo apprezzare la presenza del corso d’acqua più lungo del meridione d’Italia.

     Ma andando con ordine iniziamo a individuare (vedi foto) una vera e propria muraglia che impedisce completamente l’accesso alla riva del Volturno in località “vota”, un misto composto da tonnellate di materiale di risulta proveniente dalla cantieristica privata, pneumatici di camion, pezzame, materassi, plastiche di ogni sorta, vetro, scarti di falegnameria, pezzi di carrozzerie, elementi meccanici.

Una strada sterrata conduce sul posto, una arteria campestre a vicolo cieco, senza sbocco. Persone del posto che hanno vissuto l’infanzia in questi luoghi raccontano, con una triste incrinatura della voce, le belle spiaggette che il Volturno offriva durante la bella stagione; chi prendeva il sole, chi faceva il bagno nelle sue limpide e silenziose acque, chi pescava cefali, carpe, anguille. Adesso soltanto scarti della modernità. E pensare che agli inizi degli anni ’90 nella zona furono rinvenuti alcuni archi in mattoni di terracotta proprio a ridosso delle acque fluviali, manufatti probabilmente risalenti all’epoca romanica se si considera che il Volturno era navigabile. Il progetto di scavi fu abbandonato dalla sovrintendenza anche per il mancato sostegno politico-amministrativo.

     In altri luoghi, così come nel canale abbandonato del Consorzio di Bonifica del bacino del basso Volturno, oltre a una impressionante quantità di rifiuti sparsi lungo la strada consortile e le arterie della frazione “La Torre”, insistono degli specifici sacchi bianchi utilizzati nelle “costose” campagne di bonifica con tanto di sigla indicante la categoria dei componenti recuperati. Recuperati e lì nuovamente abbandonati come si evince dai sacchi stessi nei quali è cresciuta una vegetazione che testimonia chiaramente il tempo trascorso nell’incuria generale (vedi foto). Quanti dovevano vedere e non hanno visto? Quanti dovevano intervenire e non lo hanno fatto? Quanti dovevano vigilare e distrattamente hanno rivolto lo sguardo altrove? E gli stessi cittadini, forse anche tutti quelli impegnati nelle “sceneggiate” (ndr) ai tempi di “Ferrandelle”, dove sono stati in tutto questo frattempo? Quali battaglie hanno intrapreso a salvaguardia della propria terra, tranne l’azione di demandare sempre agli altri la difesa del territorio?

     Adesso che l’Ente Comune ha istituito l’albo dei “Volontari civici” forse si può sperare in una azione di recupero dei materiali abbandonati lungo i terreni extra urbani, in una azione di vigilanza territoriale, in una azione di ripristino dei territori ameni lungo il percorso fluviale del Volturno al punto da porre in campo iniziative turistiche, sportive e, perché no, anche gastronomiche se si considera che nel Volturno esistono le anguille, molto apprezzate in cucina.  

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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