+ VANGELO (Lc 11,1-4)

Vangelo

Mercoledì 10 ottobre 2018

XXVII Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Lc 11,1-4)

Signore, insegnaci a pregare.

Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed Egli disse loro: «Quando pregate, dite:

Padre,

sia santificato il tuo Nome,

venga il tuo Regno;

dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,

e perdona a noi i nostri peccati,

anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

e non ci indurre in tentazione». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Dopo avere trascorso intere giornate a servizio del popolo, Gesù molte volte si ritirava in solitudine e rimaneva per lungo tempo in preghiera. Non aveva necessità di restare solo per entrare in comunione con il Padre, questo si esclude solennemente.

Gesù godeva della visione beatifica perché Lui stesso era Dio, Egli era simultaneamente viatore e comprensore. Viatore significa che era soggetto a tutte le vicende della vita presente, compresa la sua Passione e Morte. Comprensore significa che la sua anima godeva della visione beatifica. E la godeva in maniera infinitamente più perfetta di come la possano godere gli Angeli e i Santi in Cielo.

La ricerca del silenzio notturno per pregare, era per Gesù il momento in cui tutto taceva nel luogo dove si trovava ma non si interrompeva mai la comunicazione con suo Padre. Nel silenzio Dio Figlio «riposava» dopo avere trascorso lunghe ore in appassionate predicazioni e dopo avere compiuto grandi miracoli.

I grandi teologi del passato hanno distinto nell’anima di Gesù la parte intellettiva e la parte che vivifica e guida il Corpo.

La prima la chiamano anche la parte superiore dell’anima.

La seconda la chiamano la parte inferiore dell’anima.

Nella parte superiore Gesù godeva della visione beatifica e fruiva del gaudio del Paradiso perché vedeva Dio direttamente.

Nella parte inferiore, che vivifica e guida il Corpo, era soggetto a tutte le traversie umane.

Una tesi che segue la spiegazione di San Tommaso d’Aquino nella Somma teologica riguardo la visione beatifica di Gesù.

I teologi spiegano la parte inferiore e la parte superiore dell’anima di Gesù con l’immagine delle nuvole che talvolta vediamo non sopra le montagne, ma a metà costa. Sopra le nuvole brilla il sole, sotto le nuvole vi può essere tempesta o nebbia. Così in qualche modo anche nell’anima di Gesù.

Nella parte superiore c’era la gioia del Paradiso, nella parte inferiore le sofferenze della Passione.

Papa Giovanni Paolo II ha parlato di questo mistero nell’anima di Gesù nella «Novo Millennio ineunte» (6 gennaio 2001): Scrive: «La tradizione teologica non ha evitato di chiedersi come potesse, Gesù, vivere insieme l’unione profonda col Padre, di sua natura fonte di gioia e di beatitudine, e l’agonia fino al grido dell’abbandono. La compresenza di queste due dimensioni apparentemente inconciliabili è in realtà radicata nella profondità insondabile dell’unione ipostatica».

Unione ipostatica  è un termine della teologia cristiana, usato nella cristologia tradizionale per descrivere l’unione della divinità e umanità di Cristo in una ipostasi, che significa la personificazione di una sostanza o sussistenza di essa.

Questo stato spirituale di Gesù si trova con le dovute proporzioni anche nella vita spirituale dei Santi, imitatori di Gesù e portatori dei suoi sentimenti, Santi che hanno vissuto qualcosa di simile all’esperienza di Gesù sulla Croce, in un paradossale intreccio di beatitudine e di dolore.

Nel Dialogo della Divina Provvidenza, Dio Padre mostra a Santa Caterina da Siena come nelle anime sante possa essere presente la gioia insieme alla sofferenza: «E l’anima se ne sta beata e dolente: dolente per i peccati del prossimo, beata per l’unione e per l’affetto della carità che ha ricevuto in se stessa. Costoro imitano l’immacolato Agnello, l’Unigenito Figlio mio, il quale stando sulla Croce era Beato e dolente».

Gli Apostoli hanno chiesto a Gesù di capire come si prega: «Signore, insegnaci a pregare», noi chiediamo anche di vivere la preghiera.

Il costante impegno nel cammino spirituale, oltre a irrobustire la propria volontà, produce frutti meravigliosi, tra cui la capacità di pregare bene. Ciò che giova all’anima è la preghiera fatta con amore, con interesse verso la Persona di Gesù e raccoglimento. Da questa preghiera sgorgano le grandi Grazie e si sviluppa nell’anima una intensa comunione con il Signore.

Così aumenta la Fede e gli sforzi per praticare le virtù diventano più leggeri e facili.

Si riesce a vivere serenamente nella sofferenza per la presenza di una profonda gioia.

La beatitudine che dona la preghiera, quindi la comunione con Gesù, ci permette di sopportare con serenità ogni sofferenza e malvagità contro noi o i nostri familiari. Il cristiano è forte e sereno anche dinanzi alle incoerenze di quanti non hanno ancora compreso che seguire Gesù comporta molte rinunce e la dedicazione di buon tempo giornaliero alla preghiera.

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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