+ VANGELO (Lc 14,25-33)

Mercoledì 8 novembre 2017

XXXI Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Lc 14,25-33)

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a Me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a Me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Gesù ad ognuno di noi dona moltissimo, pochi però comprendono l’azione dello Spirito Santo nella loro vita e non Lo ringraziano, non ricambiano con costanza. Si ricordano di Gesù nelle necessità, quando problemi apparentemente insormontabili appaiono all’improvviso e non hanno le soluzioni per superarli.

Si ricordano del Signore quando le loro capacità umane risultano inefficienti e non trovano nel mondo alcun aiuto proporzionato al male.

Tra i cristiani c’è una divisione anche nella comprensione dell’azione di Dio e la risposta che ogni uomo è tenuto a dare. Se Dio agisce aiutando e soccorrendo il cristiano, questo è chiamato a ringraziare e ad osservare la Legge divina. Se dopo incalcolabili aiuti di Dio, il cristiano rimane indifferente e si allontana da Lui, perde colpevolmente gli aiuti di Dio.

Il Vangelo di oggi ci presenta una richiesta particolare e impegnativa di Gesù. Lo dice con dolce fermezza alla folla numerosa che rimane in ascolto. C’è un’esigenza forte che manifesta a tutti e riguarda l’amore particolare che si deve a Dio, più di quello che si nutre per i familiari.

I cristiani maturi lo praticano, hanno compreso bene che non si può amare pienamente il marito o la moglie o i figli o i genitori senza l’Amore di Dio. L’esempio ci arriva dall’amore tra due atei: vivono insieme per gli interessi comuni, per l’attrazione fisica, per la gioia sensuale presente nella loro relazione. Null’altro li tiene uniti e all’arrivo della delusione ci sono conseguenze spesso irreparabili.

Diverso è il rapporto di amore tra due cristiani autentici innamorati. Essi mettono al centro Gesù e tutto quello che scaturisce da questa unione è una gioia sincera, hanno la capacità di sopportare gli errori dell’altro/a perché hanno un cuore misericordioso e comprendono che anche “l’uomo giusto cade sette volte”.

È riportato nel Libro dei Proverbi: “Se il giusto cade sette volte, egli si rialza, ma gli empi soccombono nella sventura” (24,16).

Il distacco che ci indica oggi Gesù, non indica un comportamento avverso contro i propri familiari né di amarli poco. L’amore che si può donare a un familiare è sempre poco rispetto a quello che si può donare a un Dio infinito, è logico mettere Lui al centro della vita per amare in Lui tutti i familiari.

In questo modo diventa facile amarli, non si è soli ma c’è Dio a sostenere e a influire sulla comunione dei familiari.

“Se uno viene a Me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.

È inutile amare Gesù con lo stesso amore che si ha per i familiari, esso è un amore impulsivo e avventato, è macchiato dai sentimenti passeggeri. Solo possedendo l’Amore di Gesù è possibile amare i familiari con sincera disponibilità, con comprensivo affetto, senza guardare i limiti degli altri ma apprezzando ogni aspetto.

La vita familiare non è facile, senza Dio diventa un inferno quella famiglia che non riesce a controllare le impulsive parole, a riflettere lucidamente senza confusione, ad allontanare tanti pensieri cattivi che emergono proprio contro le persone più care con cui si condivide quasi tutto.

Abitare nella stessa casa quando la comprensione svanisce, è una tortura e Gesù ha avvisato tutti. “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a Me, non può essere mio discepolo”. Si porta la croce soprattutto in famiglia, la stessa croce ha lo spessore di far acquisire grandi meriti se si accettano con serenità i comportamenti di chi sbaglia e si prega per il superamento delle incomprensioni.

Gesù non dice di non amare i propri familiari o di amarli poco, al contrario, Lui desidera tra i familiari un amore quasi infinito ed è possibile realizzarlo solo se si ricorre a Lui. Solo se ci si riempie dell’Amore di Dio sarà possibile donarlo agli altri, a cominciare dai propri familiari.

Giorno dopo giorno il nostro amore si purifica se preghiamo molto e pratichiamo le virtù. Non è facile ma questa è la più grande sfida!

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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