+ VANGELO (Mc 3,7-12)

Giovedì 18 gennaio 2018

II Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Mc 3,7-12)

Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma Egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e Lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da Lui. Allora Egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non Lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di Lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando Lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma Egli imponeva loro severamente di non svelare chi Egli fosse. Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

La riflessione iniziale certifica la lontananza di tre quarti dell’umanità da Gesù Cristo e tra i cristiani diminuisce sempre più l’interesse verso il Signore. Eppure il Vangelo ci parla di Gesù che guarisce tutti gli ammalati, che ha il dominio totale su satana e la morte, che tutto è sottomesso a Lui.

È possibile rifiutare un Dio che concede questi miracoli e che in cambio chiede solamente di osservare la sua obiettiva Legge?

La situazione delle Chiese italiane è molto triste, sono frequentate da circa il 10% dei cattolici, ed è una percentuale ridicola, ma dalla Francia in su le cose vanno peggio. Dove sta la ragione della lontananza di masse di cattolici dalla Messa ed anche dal considerarsi cattolici?

Nell’ultimo decennio tanti scandali hanno impressionato e sconcertato anche i cattolici più tolleranti. Si conosce solo una minima parte dei molteplici scandali che avvengono nelle tenebre, già quelli resi pubblici dai mass-media arrecano un fortissimo sdegno ed anche un comprensibile disprezzo verso quei parassiti che tradiscono Dio.

È il silenzio dei superiori ad aggravare gli scandali. È un ulteriore scandalo.

Fa star male i credenti l’indifferenza dei responsabili di determinate diocesi, soprattutto in alcuni dicasteri romani c’è una struttura organizzata per insabbiare gli scandali. Ovviamente secondo le intrigate amicizie, ancora peggio di quanto avviene nelle mafie e così calpestano con estrema indifferenza la dignità dei buoni, la verità e la giustizia.

Le eresie che da anni si predicano non vengono punite da nessun cardinale e vescovo, essi dimostrano di non vigilare sulla sana dottrina e non stoppano chi scandalizza i credenti, fino a distruggere in molti casi la loro Fede.

“Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in Me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6).

C’è l’imbarazzo della scelta nella verificare della tipologia degli scandali e delle eresie che si rifilano nelle omelie. Una delle ultime e che va di molto oltre la decenza di un sacerdote se tale si considera, arriva da Torino e l’ha proferita don Fredo Olivero. Dal giorno di Natale si conosce questa folle spiegazione del Credo da parte di un sacerdote cattolico.

La Notte di Natale non ha fatto recitare il Credo durante la solenne Messa e per far sapere che anche lui fa parte del club degli apostati modernisti seguaci del protestantesimo, ha detto: “Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo”.

I presenti sbalorditi e forse anche sorridenti per la battuta… ma la barzelletta non si può raccontare quando si deve recitare il Credo!

Imperterrito e sfrontato, sicuro di dire verità inoppugnabili e che nessun suo superiore di Roma e di Torino l’avrebbe punito o spedito sul Tibet tra i buddisti… ha continuato a burlarsi della nostra Fede. “Se qualcuno lo capisce il Credo…, ma io dopo tanti anni ho capito che era una cosa che non capivo e che non potevo accettare. Cantiamo qualcos’altro che dica le cose essenziali della fede”.

Invece del Credo ha intonato il canto religioso “Dolce sentire”, colonna sonora del film su San Francesco, “Fratello sole sorella luna”.

Questa storica colonna sonora composta dal compositore Riz Ortolani, descrive magistralmente da sola un commento alla storia, alle immagini, ai sentimenti che emergono durante il film, ma è molto di più: è una musica che riesce a trasportare chi ascolta ad una realtà suggestiva e diversa, come quella vissuta e che poteva vivere solo quel giovane di Assisi destinato a diventare il San Francesco di tutti.

Nel caso del parroco di Torino, questo canto ha professato quel suo inferno che probabilmente sta vivendo qui, non può che vivere nella disperazione un sacerdote che afferma di non credere alle Verità rivelate da Dio e contenute nel Credo.

Non c’è solamente questo cattivo esempio ad allontanare milioni di cattolici dalla Chiesa, sono incalcolabili le omelie non più cattoliche che si esternano dai pulpiti cattolici con la superba pretesa di imporre ai fedeli nuove dottrine eretiche, folli, scriteriate.

Dobbiamo chiederci cos’è la Fede.

Non è quella di chi si illude di pregare e non vive il Vangelo. Non è quella di prelati di Roma e di tanti luoghi del mondo che esaltano l’islamismo e Lutero, negando implicitamente tutta la sana dottrina cattolica, trasmessa dagli Apostoli fino ai giorni nostri. Non c’è Fede neanche nei predicatori che dicono e non fanno.

“Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno” (Mt 23,3).

Oggi però sono molti quelli che dicono male e fanno ancora peggio!

La Fede autentica va vissuta, e deve conformare tanto le decisioni grandi quanto quelle piccole, e ordinariamente si manifesta nel modo di affrontare i doveri quotidiani. Nella vita che ognuno conduce viene mostrata la sua Fede, da come parla, come agisce e ordisce.

La Fede è vera se si vive e si mostra con le buone opere. Si esercita la Fede nell’adesione totale a Gesù, non si sbandiera solo parlando di Gesù.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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