+ VANGELO (Mt 22,34-40)

Venerdì 25 agosto 2017

XX Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Mt 22,34-40)

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, Lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande Comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo Comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due Comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Sembra abbastanza chiara la spiegazione di Gesù alla pretestuosa domanda del fariseo, e afferma che principalmente bisogna adorare Dio per poi amare tutti gli altri come ognuno ama se stesso. Qui si evidenzia un impedimento abbastanza serio per quanti non si amano, non si accettano per qualche ragione.

Ci sono molti che non accettano la loro condizione di vita, altri si ribellano ancora al loro passato e lo vedono sempre diverso da come lo speravano, ancora altri che recriminano sulle occasioni sprecate, secondo la loro prospettiva e si angustiano.

Amare se stesso in effetti è uno sforzo serio, per tante ragioni, a cominciare dalla pace che deve avere la persona con il suo passato e le sue scelte. Senza questa armonia interiore non si può giungere a perdonarsi concretamente per degli errori che un essere umano può commettere!

Bisogna imparare ad ascoltarci, ad amarci e a perdonarci.

Non ci può essere ascolto delle esigenze interiori che la coscienza reclama se non c’è silenzio, soprattutto interno senza dimenticare quello esterno. Quello interno dispone la persona ad ascoltarsi, a capire le vere problematiche personali che ha cercato di occultare in molti modi e ricorrendo a mezzucci anche molto ingenui.

Se c’è l’ascolto di sé, quindi la conoscenza personale, la persona impara ad amarsi e ad accettarsi così com’è, senza alcuna paura!

L’accettazione di sé non riguarda esclusivamente quelle persone che hanno affrontato problemi seri nella vita o che vivono in modo modesto o che hanno sofferto per le continue prepotenze dei conoscenti ed anche dei propri familiari.

Chi si accetta vuol dire che ha cominciato a conoscersi, a vedere cosa c’è dentro di sé e può arrivare al perdono di sé. Di conseguenza può perdonare gli altri. Vuol dire dimenticare per sempre, è vero, rimane comunque difficile non ricordare se ci sono ferite aperte, quindi, occorre guarire le ferite, chiedere al Signore Gesù di risanarle e quando si ricordano, questo avvenga con amore e pace.

Il perdono di se stesso è possibile se si ricorda il passato e lo si comprende ma nella maniera spirituale, si assimila e diventa parte buona della vita. Non è più un passato che arreca sofferenza, rabbia, sete di vendetta e cattivi giudizi verso chi ne è stato la causa.

La capacità di perdonare si impara anche dall’esperienza, dai propri genitori soprattutto, in loro mancanza l’aiuto arriva da Dio. Per amore di Gesù tutto è possibile raggiungere di buono, quando è presente la pace interiore, il cammino spirituale diventa gioioso e fruttuoso per sé e per gli altri. Per i familiari in primo luogo.

Quindi, chi ama se stesso è capace di amare tutti, in caso contrario riverserà sugli altri tutto il rancore arrugginito della sua vita.

Il punto più importante del Vangelo di oggi è quello di amare Dio, lo sappiamo, ma di amarlo con tutto il cuore. Rimane difficile se il cuore è impegnato ad adorare molti idoli e non ha spazio né fervore per amare il Signore. Molti amano Gesù, annunciano pure il suo Nome, ma spesso non mostrano di imitarlo e di agire come indica Lui nel Vangelo.

Questo invece fu l’impegno profondo e sincero di San Bartolomeo, l’Apostolo dotto e umile, che insegna a mettere da parte i pregiudizi!

Le parole che gli dice Gesù e che toccano il suo cuore, evidentemente già buono prima ancora di convertirsi al Maestro, furono queste: Prima che Filippo ti chiamasse, Io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi”.

Solo Dio poteva conoscere, sentire quello che pensava Bartolomeo, perché egli infatti sotto l’albero di fichi pensava alle cose di Dio.

Solo Dio poteva conoscere i suoi pensieri e quindi Gesù Cristo davvero è il Figlio del Dio eterno. Bartolomeo è meravigliato per la conoscenza soprannaturale di Gesù, Egli è riuscito a raggiungerlo nei suoi pensieri più intimi!

Bartolomeo ascolta queste parole e per la sua onestà intellettuale e l’amore per la verità, riconosce immediatamente che l’Uomo davanti a lui è Dio, il Figlio di Dio venuto nel mondo per portare la pace ovunque, vincendo il Male. Ognuno di noi però è chiamato a lottare per vincere quel male presente nel suo cuore o quello che lo disturba dall’esterno e che si vince con la preghiera costante e umile.

“Rabbì, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re d’Israele!”.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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