+ VANGELO (MT 25,1-13) ECCO LO SPOSO! ANDATEGLI INCONTRO!

Venerdì 30 agosto 2019

XXI Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Mt 25,1-13)

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il Regno dei Cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

La spiegazione di questa parabola che appare al tempo stesso incomprensibile e banale, è la perdita del Paradiso delle vergini stolte per non avere amato lo Sposo, che è Gesù Cristo. Non amandolo, non hanno osservato i Comandamenti, non hanno obbedito né compiuto la sua Volontà.

Questa pena cade anche su quanti seguono il Signore solo esteriormente, quindi, partecipano alle funzioni o le guidano, ma hanno il cuore altrove, adorano idoli come quanti ne presenta la televisione, anche il denaro e il cibo ricercato con bramosia. Sono innamorati di altro e Dio non conta più nelle loro esistenze, ha un posto marginale.

Questo ci fa capire la deriva di tanti cattolici e la mancanza del desiderio di rialzarsi e riprendere il buon cammino, magari aumentando la disponibilità a seguire e amare le cose di Dio. Il collegamento è fin troppo evidente e le conseguenze le stabilisce sempre il cattolico.

È il credente a determinare quale cammino spirituale compiere, in che modo osservare la Parola di Dio e se sradicare l’orgoglio.

I cattolici che dicono e non fanno sono come le cinque vergini stolte, infatti sono presenti alla preparazione e a tutto quello che esteriormente richiede poco impegno nel rinnegamento. Però rimangono troppo legati alle proprie fissazioni e non riescono a modificare i chiodi fissi piantati nella mente e cadono non per le forze negative dei diavoli ma per il proprio orgoglio.

È l’orgoglio che apre le porte ai diavoli e questi festeggiano…

Questa parabola meditata bene almeno una volta nella vita, insegna che più che il ragionamento Gesù vuole l’amore, e l’amore si manifesta esclusivamente nell’obbedire a Lui, con la conseguente rinuncia a tutto ciò che è futile e irrilevante per la vita spirituale, in preparazione di quella eterna.

Le cinque vergini stolte della parabola vanno incontro a una punizione tremenda: «In verità io vi dico: non vi conosco».

La spiegazione sta nella mancanza di amore verso Gesù Cristo, esse -come tanti cristiani indifferenti- non hanno amato Colui che prepara il banchetto per festeggiare, non Lo hanno amato ed infatti non hanno preparato quanto necessario per l’incontro con Lui.

La rovina spirituale alle volte inizia con piccoli errori che nel tempo assumono forme gigantesche, fino a perdere tutto, sia il Paradiso che le cose importanti di questa vita. Si guastano amicizie e si interrompono relazioni anche con i parenti, quando con una rinuncia o un po’ di ragionamento è possibile amare e compiere ciò che è giusto.

Lo Spirito Santo ci insegna che non basta aver cominciato a percorrere la strada che conduce a Cristo: è necessario mantenerla con una vigilanza incessante e un rinnegamento giornaliero, perché la tendenza di ogni uomo, di ogni donna, è quella di attenuare l’impegno che la vocazione cristiana comporta.

Quasi senza che ce ne rendiamo conto, può insinuarsi nell’anima il desiderio di rendere compatibile la decisione di seguire Gesù Cristo con l’adeguarsi a un ambiente imborghesito. È necessario stare all’erta, poiché la pressione di un ambiente che ha come norma di vita la ricerca insaziabile del benessere e della comodità può farsi molto forte.

Si diventerebbe simili alle cinque vergini stolte, inizialmente piene di buoni propositi, ma che si stancarono presto e non poterono andare incontro allo sposo, per il quale si stavano preparando da un giorno intero. Quindi, si possono coltivare buoni propositi senza poi viverli, né metterli in pratica.

La preghiera o il ricorso ai Sacramenti non devono praticarsi solo nel bisogno, non c’è da prepararsi spiritualmente solo quando si viene colpiti da coloro che vivono nella doppiezza e causano molte sofferenze e avversità. La preparazione all’incontro con Gesù deve sempre permanere nella nostra vita, non dobbiamo perdere l’olio che mantiene accesa la luce della carità e l’intimità con Gesù.

La virtù teologale della carità deve sempre illuminare le nostre azioni, in ogni circostanza, in ogni momento: quando tutto procede bene come anche nella malattia, nella stanchezza e nell’insuccesso; tra persone amabili e con chi è più arduo convivere in armonia; nel lavoro, in famiglia, sempre.

L’olio che mantiene accesa la carità è la preghiera attenta e piena d’amore: l’intimità con Gesù Cristo. Una preghiera fiduciosa, umile e abbondante. Dobbiamo essere molto sinceri con Dio e con noi stessi, per essere sempre aperti ai suoi suggerimenti, combattendo l’egoismo.

Chi si affeziona a una vita comoda, chi rifugge l’abnegazione e il sacrificio o si lascia condurre solamente dal desiderio di gratificazioni personali, non troverà le forze necessarie per darsi con tutto il cuore e con tutta l’anima a Gesù e agli altri.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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