+ VANGELO (Mt 9,9-13)

Venerdì 21 settembre 2018

XXIV Settimana del Tempo Ordinario

San Matteo Apostolo

+ VANGELO (Mt 9,9-13)

Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e Lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Non è tanto la conversione del pubblicano Matteo che mi colpisce, è la sua vita interiore che risplendeva dopo avere conosciuto solo le tenebre.

Non era più il pubblicano che si lasciava odiare perché esattore delle tasse per conto dei romani, Matteo era rinato veramente nello spirito e dopo la chiamata di Gesù, «seguimi», lavorò molto su di sé per rinnegarsi e cominciare a vivere la vera vita in Dio.

Ho già scritto che per il cristiano non è sufficiente la sua conversione, questa è solo l’inizio della rinascita, poi dovranno manifestarsi le opere buone, perché «l’albero si riconosce dai frutti» (Mt 7,16). Gesù dice ancora che «un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni» (Mt 7,18).

Vuole dire che la persona buona si riconosce dalle sue opere buone, la persona cattiva si riconosce dalle opere ingannevoli.

Dai comportamenti di Matteo dopo la sua conversione si deduce una vita irreprensibile e votata pienamente alla causa del Vangelo. Era ricco e si fece povero materialmente, ma ritornò ad essere ricco della vera ricchezza che è la Grazia di Dio.

«Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» (Mc 8,36).

Matteo lo comprese gradualmente ascoltando gli insegnamenti di Gesù, ed è stato grande il gesto iniziale di lasciare tutto e di non preoccuparsi più delle cose materiali. Un distacco non repentino, perché Matteo non venne attratto come un burattino dalla parola «seguimi», lo Spirito Divino agiva in lui perché egli si era disposto, era docile e sincero.

Quindi, c’è la docilità di Matteo all’inizio del suo distacco dal banco che era una miniera d’oro per i guadagni che faceva. Matteo fondamentalmente era buono ma non riusciva a tirare fuori la sua vera natura, solo ascoltando le predicazioni di Gesù comprese il vero senso della vita: non erano più i beni materiali ad appagarlo.

Ma non è questo distacco dalle cose materiali la vera conversione, c’è ancora da lavorare per arrivare ad una buona spiritualità e si manifesta quando si compiono esclusivamente buone opere, quando il cristiano si trasforma interiormente più che esteriormente.

Le opere esteriori come la partecipazione alla Messa e agli incontri di preghiera non indicano la vera conversione.

Matteo non lasciò il banco delle imposte per continuare a vivere da esattore, ma per rinascere nello spirito e diventare una persona nuova.

La vera conversione avviene quando la vita cambia, c’è un cambiamento di rotta non più verso se stesso ma verso Gesù Cristo.

Conversione indica una trasformazione soprattutto interiore, se è solamente esteriore non è cambiato nulla. Conversione è un cambiamento di scelte di vita, un mutamento dei pensieri che devono modificarsi da cattivi a buoni, da falsi a sinceri, da odiosi a miti.

La preghiera umile e costante, i Sacramenti e il sincero rinnegamento manifestano che quel cristiano ha scoperto veramente il Volto di Gesù.

Matteo quando lasciò tutto e seguì Gesù, cominciò a lasciare soprattutto quella parte negativa del suo essere. Più del denaro e delle ricchezze egli lasciò su quel banco l’orgoglio e la falsità della sua inutile vita, almeno fino a quel momento.

Per questo divenne credibile, Gesù lo scelse perché vedeva le sue grandi potenzialità e il suo Spirito lo guidò a scrivere anche il Vangelo.

Ed è proprio il suo Vangelo a dirci che egli era rinato dopo la sua conversione. Gli altri tre Evangelisti narrano la sua conversione e lo chiamano con il suo secondo nome, Levi, più che altro per rispetto e per non umiliare la sua persona. Essere esattore delle tasse era una gran brutta cosa.

Solo Matteo nel suo Vangelo scrive chi è Levi, il nome di pubblicano, ed è lui, indica che lui, Matteo, era un pubblicano. Mostrò una edificante umiltà. Invece di nascondere la sua vita disonesta per i millenni futuri a tutti i lettori del suo Vangelo, si scopre così com’è, senza ipocrisie e falsità.

Questa è la vera conversione di Matteo.

Non inventa altre storie per nascondere di essere stato un pubblicano che scandalizzava, anzi, lo scrive per mostrare la gloria di Gesù, per esaltare la sua misericordia. Ecco cosa si intende per vera conversione: l’onestà intellettuale, la verità pronunciata in ogni circostanza.

Matteo nel suo Vangelo annuncia con umiltà che era stato un esattore delle tasse, poi la chiamata di Gesù gli rese misericordia ed egli rispose con un silenzioso impegno nella  conversione interiore. Questo spiega che la conversione esteriore è solo quella iniziale, poi deve seguire la trasformazione interiore, devono cambiare i pensieri e le scelte di vita.

Il cristiano deve sempre considerarsi un peccatore beneficiato dalla Grazia di Dio. La sua vita deve dare gloria a Dio che lo ha perdonato.

Il cristiano convertito è credibile quando pratica le virtù e lotta con impegno giornaliero contro i vizi, lotta davvero contro le sue debolezze.

Il cristiano convertito deve mostrare con la sua vita di essere umile, sincero, mansueto e paziente. Così esalta la misericordia di Gesù.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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