Veritas torna alla carica

 

Laico non significa affatto, come spesso ignorantemente si presuppone, l’opposto di «cattolico» e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico o un ateo. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì un abito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che invece è oggetto di fede – a prescindere dall’adesione o meno a tale fede – e di distinguere le sfere di ambiti delle diverse competenze, ad esempio quelle della Chiesa e quelle dello Stato, ciò che – secondo il detto evangelico – bisogna dare a Dio e ciò che bisogna dare a Cesare. Insomma una sorta di illuminismo moderno che si dà una terminologia nuova con cui si ripropone al mondo, cercando di fare proseliti in un attuale modo senza più esser sospettosi di ritorsioni di natura medievale come l’inquisizione. Il pensiero , la ragione , i concetti di libertà, suddivisione dei poteri , uguaglianza sociale, diritti umani sono solo alcuni dei concetti che partendo da un lontano passato, anche attraverso giuristi e filosofi del calibro di Charles de Montesquieu , Voltaire, Jean-Jacques Rousseau, Pietro Verri e Cesare Beccaria, hanno dato l’imput necessario a ciò che oggi definiamo STATO.
Ogni popolo ovviamente rispecchia tradizioni e folklore , ha un bagaglio socio-culturale e religioso che immedesima e traspone nelle sue articolazioni compositive. Strano non è dunque che riportando il concetto del rapporto tra stato e o laicità e fede , esistano gruppi politici che riprendano la filosofia di natura cattolica , come nella nostra realtà , e pertanto i dogmi relativi ne condizionino anche l’attività politica .
Ma un uomo che sviluppa la propria capacità intellettiva in un ruolo politico deve sapere innanzitutto che egli è un rappresentante del popolo dello Stato Italiano -laico nella fattispecie- e che lo svolgimento delle sue prerogative non devono essere ostruite dai diktat di un credo o di una filosofia che molto spesso toccano non solo ambiti che afferiscono l’animo umano e la sua manifestazione con la realtà che lo circonda. E’ vero d’altronde che soprattutto i settori di natura sociale divengono terreno fertile e , direi anche di commistione , tra ciò che la struttura dello stato ,in maniera asettica e impersonale si adopera ad eseguire , e l’ambito spirituale che- probabilmente- riesce , attraverso le sue iniziative, a dispiegare e incidere anche con maggior efficacia nella sua azione. Il sottoscritto è un cattolico non praticante, profondamente laicista dal punto di vista politico che non rinnega assolutamente la necessità di inserire all’interno di un ‘azione politica quei principi che possono apportare un significato migliore e compiuto , superando il colore neutro dell’azione statale e i suoi rigidi formalismi . Parimenti però debbo anche riscontrare, cercando di non passare per anticlericale, che la religione in tutte le sue professioni non può travalicare i confini e i limiti dell’azione statale sulla quale gravano responsabilità di natura ovviamente diverse e , secondo il sottoscritto, ben più complesse.
Nel caso ad esempio del matrimonio che non s’ha da fare prospettato dell’avv. to Gaudiano , non vedo perché seppur su distanze poste da visioni politiche differenti, tra l’Udc e il Fli, di fatto caratterizzate dalla contrapposizione tra la laicità dei finiani alla cattolicità dei democristiani, su questioni come il testamento biologico , un partito della Repubblica che dovrebbe porre l’interesse nazionale in primis debba ricevere il placet del Vaticano e quindi della Chiesa( che tra le altre cose è uno stato sovrano e indipendente da quello italiano nonostante i vari concordati e patti Lateranensi abbiano di fatto creato una esagerata intrusione). In Europa alcuni tra i più importanti paesi europei hanno dato il là a riforme , leggi e perfino modifiche costituzionali di notevole impatto socio culturale , in aperto contrasto anche con le proprie radici catto-cristiane, preferendo il primeggiare della visione liberale e laicista degli interessi comuni.
In Italia ciò non avviene , la Cei , le comunità ebraiche, quelle musulmane ecc… tutte tentano di porre l’accento o lo zampino su temi che a volte non toccano neppure alla loro sfera di competenza : si pensi alla manovra finanziaria di quest’anno ad esempio.

Come sottolineato dall’art. 4 della sentenza n.203 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un “principio supremo dello Stato”, che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; “il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale.” La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato, garantisce la libertà religiosa ( e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede) e la libertà di pensiero (art. 21), negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di stato.
Quindi garanzia a tutti i cittadini di poter esperire la professione religiosa che meglio si ritiene opportuna e indipendenza dello Stato da qualsiasi credo. Questo sulla carta.
In realtà accade che c’è una disparità di trattamento che indubbiamente viene fatta e perpetrata, ovvero il fatto stesso di servirsi di due strumenti diversi nell’interagire : “concordato” (per la chiesa romana) e “intese” (per tutte le altre confessioni), creando privilegi e disarmonie.

Saluti Veritas.

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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