VERONA. “NON CI PIEGHEREMO DI FRONTE A QUESTE FORME DI PREPOTENZA E CONTINUEREMO A SEGUIRE IL PROCESSO A DIFESA DELLA GIUSTIZIA E DELLA VITA UMANA”

E’ un temerario Alberto Pallotti quello che commenta a freddo
la
terza udienza del processo legato alla strage del bus ungherese
consumatasi il 20 gennaio del 2017 sull’autostrada A4 Verona – Milano,
all’altezza del comune di San Martino Buon Albergo, ed in cui persero
la
vita 17 persone, tra cui 11 studenti.
Il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della
Strada Onlus ha voluto, in una nota ufficiale, porre l’accento
sull’operato dell’avvocato difensore dell’assicurazione ungherese
responsabile della copertura del mezzo di trasporto: “Ha lasciato
intendere, parlando della nostra associazione, che avessimo chiesto del
denaro, cercando di sottrarlo al massimale messo a disposizione delle
vittime della strage del Bus Ungherese – si legge -. Si tratta della
cifra di 1 milione di euro. Lo stesso discorso è valso per il sig.
Endre
Szendrei, lo zio di una vittima, colpevole, ad avviso dello stesso
avvocato, di aver chiesto 250 mila euro, sempre sottraendoli alle
vittime. Il ha sostenuto che l’assicurazione Ungherese non ha pagato il
massimale di 6 milioni e 70 mila euro, sino ad oggi, proprio a causa
delle eccessive e inesistenti pretese dell’Associazione italiana
familiari e vittime della strada Onlus, e del sig. Endre Szendrei.
Queste affermazioni, per le quali l’avvocato risponderà nelle sedi
opportune, meritano un chiarimento fermo e deciso. Noi sfidiamo
chiunque, e l’avvocato in prima persona, a produrre qualsiasi documento
che dimostri le sue affermazioni. L’Aifvs Onlus ha chiesto 1 milione di
euro, nella sua costituzione di parte civile, e lo ha fatto contro i 6
imputati, che sono 5 cittadini italiani e 1 cittadino ungherese, Janos
Varga, colui che riteniamo essere l’autista del bus al momento dello
schianto”.
“Nessuna richiesta di somme è mai stata presentata all’assicurazione
ungherese; mai e poi mai sottraendoli alle vittime e al loro massimale

viene sottolineato nel testo -. La nostra richiesta, contenuta
nell’atto
di citazione, è dovuta al fatto che l’assicurazione ha fatto firmare,
tramite il loro legale, delle quietanze di risarcimento, a titolo
definitivo, a due famiglie coinvolte nella tragedia. Lo stesso avvocato
lo ha ammesso nel corso dell’udienza, chiedendo l’estromissione di chi
aveva già ricevuto il denaro. Questo fatto noi lo conosciamo da 2 anni,
ancor prima di intervenire nel processo. Il risarcimento che
l’assicurazione ha considerato equo, è di 1 milione di fiorini
ungheresi, che sono 3 mila euro, accettati dalle due famiglie a tre
mesi
di distanza dall’incidente. L’assicurazione ha liquidato due famiglie
con 3 mila euro per le vite dei propri cari ed ha avuto la
sfacciataggine di presentarsi in tribunale per chiedere l’estromissione
delle famiglie già pagate. Avvoltoi senza alcuna pietà. Fortunatamente,
il giudice Luciano Gorra ha rigettato questa folle tesi. La nostra
associazione ha chiesto 1 milione di euro, da devolvere esclusivamente
alle vittime ungheresi che sono state già liquidate con cifre ridicole
ed a titolo definitivo. Una compensazione contro la prepotenza
dell’assicurazione. Solo questo è l’intento della nostra associazione.
Non siamo dentro al processo per il denaro, ma per la giustizia. I
soldi
che abbiamo chiesto saranno devoluti per le vittime. E’ scritto
chiaramente nella nostra citazione. Le cifre che l’assicurazione ha
offerto alla nostra associazione ed allo zio Endre Szendrei sono
simboliche e neanche lontanamente vicine alle nostre richieste che,
ripeto, sono rivolte agli imputati. Il nostro intervento non toglie
liquidità alle vittime perché essendo esiguo, per quando riguarda
l’assicurazione, non va ad intaccare il piano distributivo già
predisposto dal legale dell’assicurazione. Nessuno avrà meno di quanto
già stabilito anzi, grazie a noi, le liquidazioni sono state elevate, e
questo vale anche per il sig. Endre Szendrei”.
Pallotti pone l’accento su quanto fatto finora: “L’avvocato Davide
Tirozzi, che ci rappresenta, è intervenuto in corso di trattativa già
avanzata con l’assicurazione. Vogliamo ricordare che la stessa aveva
già
quasi concluso un accordo di risarcimento globale, a titolo definitivo,
per una quota molto inferiore al massimale di 6 milioni e 70 mila euro.
E’ stato solo grazie all’intervento della nostra associazione e
dell’avvocato Tirozzi che la trattativa è proseguita parlando di
acconto
sul maggior dovuto e non risarcimento a titolo definitivo. I nostri
sono
diritti ampiamente riconosciuti dall’ordinamento italiano, ma
evidentemente non riconosciuti dall’assicurazione ungherese, che li
pone
come ostacolo ad una trattativa come specchietto per le allodole. La
nostra associazione ha subito un danno che per il suo statuto deve
essere risarcito, ampiamente riconosciuto dai tribunali italiani. Non
avendo intenti speculativi, il nostro risarcimento verrà devoluto alle
vittime”. Il leader A.I.F.V.S. Onlus sostiene che la verità sia
evidente: “E’ un copione già visto mille volte. L’assicurazione vuole
solo creare malumore tra le vittime per pagare il meno possibile e
proteggere gli interessi del loro consiglio di amministrazione. Stanno
cercando, in ogni modo, di delegittimare la nostra associazione perché
sono terrorizzati dalla nostra presenza nel processo. Fanno bene ad
esserlo, perché gli siamo costati tutto il massimale, mentre prima
avrebbero pagato molto meno, perché la vita in Ungheria vale molto meno
che in Italia, e loro se ne stavano approfittando. Abbiamo scritto a
tutti gli europarlamentari, al console ungherese, all’ambasciata
italiana in Ungheria, cercando di capire per quale motivo la vita in
quel paese valga 10 volte meno che in Italia. Non è certo una questione
di denaro, non c’è cifra che possa riportare indietro chi non c’è più,
ma una questione di rispetto fra esseri umani uguali, allo stesso
livello, ma valutati in modo profondamente diverso. E’ ora di finirla
di
parlare di Europa Unita quando esistono queste disparità inaccettabili
che sono solo un regalo alle assicurazioni e ai loro interessi
economici. Nessun parlamentare ci ha ancora risposto, dopo un anno”.
L’associazione resterà al fianco di Endre Szendrei, zio di una delle
vittime: “E’ una delle persone che ha sempre presenziato alle udienze
in
Italia e che in Ungheria sta facendo di tutto per combattere la
lentezza
della giustizia nel nostro paese – scrive il presidente A.I.F.V.S.
Onlus
-. Viene accusato di pensare solo ai soldi da persone che si pongono il
fine di indagare gli altri per ottenere vantaggi personali. Noi
conosciamo bene Endre e sappiamo quanto dolore porta dentro, conosciamo
la sua umiltà e la sua dignità con le quali combatte incessantemente. I
soggetti che si permettono di giudicare il dolore, di intervenire in
questo modo nelle tragedie, non meritano nessuna attenzione. Dovrebbero
vergognarsi. Endre Szendrei è una bravissima persona ed è stato
insultato in Tribunale al pari della nostra associazione, sta cercando
di formare in Ungheria un’associazione di vittime come la nostra. Per
questo motivo fa tanta paura all’assicurazione. Endre è un uomo
coraggioso, che sta combattendo da anni. Se dovessero cambiare le
leggi,
ed elevare anche in Ungheria le cifre previste per i risarcimenti, come
è giusto che sia, l’assicurazione vedrebbe diminuire, e non di poco, i
propri utili. Inoltre, assieme al sig. Endre Szendrei abbiamo sostenuto
costi alti per pagare le perizie, i legali e le traduzioni, per avere
giustizia. Costi che abbiamo sostenuto per poter essere all’interno del
processo, per poter portare il nostro contributo alle vittime. Costi
che
abbiamo sostenuto in proprio, con le nostre risorse. Nessuno però lo ha
detto in tribunale. In 3 anni nessuno aveva presentato una perizia di
parte, fatta dalle vittime, nessuna ricostruzione dell’incidente,
nessuna perizia medico legale, nessun sopralluogo all’autogrill. Noi
siamo stati i primi a farlo”.
Sito A.I.F.V.S. ufficiale https://www.vittimestrada.eu/

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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