XXXIV Domenica (C). Cristo, re dell’universo

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“Ricordati di me quando sarai nel tuo regno!”

<<Commento di don Franco Galeone>>

(francescogaleone@libero.it)Gesù che parla alla gente

 

*  La domenica “di Cristo umiliato e glorioso”. L’evangelista Luca presenta la regalità di Cristo in una scena tragica e grottesca insieme: la parodia sulla croce, tra due ladroni, la crocifissione, la scritta ironica … Quello che avviene è la sintesi tipologica dei rapporti fra Dio e l’uomo. C’è chi lo rifiuta, ieri come oggi, in mezzo al chiasso degli affari e della politica, dei successi e della telematica e la croce diventa insignificante o scandalosa. C’è chi lo accetta e lo riconosce, come il buon ladrone: quel brigante doveva essere rimasto colpito dalla infinita pazienza di Cristo che, insultato fino all’agonia tra le bestemmie di tanti, riusciva ancora a perdonare. Non poteva essere un semplice uomo! “Oggi sarai con me nel paradiso”. Ladro in vita, ladro in punto di morte! L’unico santo sicuro – non dobbiamo dimenticarlo – canonizzato direttamente da Cristo! Il ladrone, proprio lui, è il fondatore della teologia negativa, il primo teorico del “Deus absconditus” perché riconosce Dio non nelle manifestazioni gloriose ma nelle vesti di un condannato; riconosce il Cristo non nel momento del trionfale ingresso in Gerusalemme ma, sul calvario, abbandonato da tutti; nel buio dell’eclisse totale, il ladrone mostra di saper vedere, lo riconosce non nella “trasfigurazione” ma nella “figurazione”.

 

*  Oggi, il termine “Cristo re” non piace molto all’opinione pubblica, sia perché evoca tempi di monarchia da noi superati, sia perché richiama l’immagine dell’uomo-suddito. Oggi, specialmente, non si vuole sentire parlare di obbedienza, di sottomissione, di dipendenza. Siamo persuasi che niente e nessuno può intralciare le nostre scelte. Anche nel campo religioso stiamo confondendo la misericordia con relativismo, il perdono con approvazione, la comprensione con giustificazione. Non è raro sentire che di fronte alla parola di Dio occorre “ragionare” nel tentativo di ridurlo alle nostre dimensioni, adeguarlo alle nostre abitudini, come se fosse Dio a sottomettersi ai nostri progetti e non fosse invece urgente il contrario. E allora la festa annuale di Cristo, Signore universale, diventa un’occasione quanto mai utile per ripren­dere la verità sulla nostra condizione umana.

 

*  Anche la festa di Cristo re è stata utilizzata per dedurre privilegi che ci spettano in questo mondo; abbiamo presentato credenziali divine per avere successo nei luoghi del potere e ci siamo definiti “società perfetta” per poter contrattare da un piedistallo di superiorità. Cristo è re ma dalla croce! “Regnavit a ligno Deus!”. La gloria è nel futuro. E’ anche nel presente, ma come lievito invisibile, come aurora che cresce sotto strati di tenebra. Quello che immediatamente vediamo non è la gloria, ma la vergogna. Non raccontiamo di luci che non ci sono; tante nostre luci non sono che fuochi fatui! Finché durerà la storia, il Gesù che noi conosciamo sarà sempre quello della crocifissione. La risurrezione si conosce per fede, la crocifissione per esperienza. Questo significa che il potere si fa beffa di Gesù, lo emargina  dal mondo e nello stesso tempo gli mette una scritta che ne proclama la regalità. Il danno e la beffa! Il potere è un’enorme suppurazione del male, che ha radici dentro di noi, perché nessuno di noi è giusto; noi abbiamo amicizie nel palazzo del potere oppure siamo degli impauriti come Pietro: “Non conosco quell’uomo!”. Nel copione della vita, noi stiamo con i potenti che condannano o tra il popolo curioso? O siamo i discepoli che fuggono? O tra i ladroni che chiedono perdono? La fede è consolazione, ma questa viene dopo un impegno, una scelta, un rischio. Il credente si mette dalla logica delle beatitudini e si domanda: “Cosa posso fare? Il giusto sarà sempre condannato? La violenza è l’unica legge della storia?”. Crediamo in Cristo re, non per  abbagliare i nostri occhi con luci che non ci sono, ma per esprimere la speranza che il regno del Risorto, alla fine, sarà tutto in tutti.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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