9 SETTEMBRE DEL 1943-L’INFERNO SU CANCELLO ARNONE, PRESENTATO NUOVO IL LIBRO DI FRANCESCO NUZZO

di Daniele Palazzo

CANCELLO ARNONE-Commentare, seppure a freddo”, la presentazione del nuovo libro(è dedicato al tragico quanto furioso bombardamento di Cancello Arnone, da parte delle milizie anglo-americane, del 9 settembre del 1943, costato bel 104 vittime civili, la maggior parte delle quali raccolte in preghiera in chiesa, per quella che credevano essere a fine della guerra) del Giurista e Scrittore, nonché apprezzato Storico e Ricercatore cancellese, cremonese di adozione, Francesco Nuzzo, avvenuta , qualche giorno fa, nella magnifica cornice di piazza Municipio, del ridente e storicamente importante centro del Basso Volturno, non è certo facile..per diverse motivazioni. Primo perché le ferite e i misteri di quella terribile quanto gratuita strage sono ancora aperte e profonde nella popolazione locale, di cui alcuni testimoni, visibilmente commossi, erano penti all’evento…Secondo perché, visto che la storia viene sempre scritta(legge “travisata” a proprio uso e consumo) dai vincitori, ci sarebbero da dire e scrivere tante verità storiche certamente ostiche ed indigeste a quanti, interessati a mantenere l’assurdo status quo venuto a determinarsi dopo la firma dell’armistizio, dell’8 settembre dl 1943, tra l’Italia e gli Alleati…Terzo e non ultimo perché come è ampiamente risaputo, non c’è più sordo di chi non vuole sentire…Va detto, però, ed anche sottolineato, a tratto doppio, che, per quanto concerne l’esatta ricostruzione storica degli eventi, sia l’autore del tomo che i vari relatori, a cominciare dal Professore Giovanni Cerchia, Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise ed autore del famosissimo libro “La memoria tradita”, dall’Arcivescovo della Diocesi di Capua, Monsignor Salvatore Visco, e dal moderatore d’eccezione della serata, Professor Raffaele Raimondo, che ha tenuto a segnalare anche l’eccidio, perpetrato nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre dello stesso anno, da una nuova incursione di bombardieri dell’esercito alleato su Grazzanise, costata 120 vittime civili, fanno fatto e saputo fare chiarezza su una tragedia che, ancora oggi, reclama giustizia…Pur nella consapevolezza che, mettere tutti d’accordo sui terribili momenti, patiti dalle popolazioni dell’intero comprensorio del Basso Volturno(ivi compresa quella della città di Capua, che, sempre il 9 settembre del ’43, subì la stessa sorte di quelle delle vicine Cancello Arnone e Grazzanise, contando ben 1062 vittime), sarà bene provarci…Magari, iniziando da lontano ed utilizzando un “cappelletto” che solo apparentemente esula dall’argomento in trattazione…Ebbene, al di là delle, più o meno feroci critiche, mosse al noto letterato italiano Elio Vittorini, da fior di intellettuali della sua epoca(tra questi, vanno annoverati, senz’altro, gli Scrittori Romano Bilenchi e Luigi Meneghello e il Critico Letterario Vittorio Spinazzola) circa le presunte forzature insite nel suo “Uomini e no”(prima testimonianza letteraria sulla Resistenza, in Italia), che, a suo tempo, nonostante una prosa non sempre scorrevole ed accattivante, l’estensore della presente nota ha letto tutto d’un colpo. Dell’intreccio “vittoriniano”, colpisce, in particolare, la scena finale del volume medesimo, che vede i partigiani Orazio e Metastasio, percorsi da un sorprendente moto di umana pietà, risparmiare la vita ad un tedesco, perché si tratta di un nazista dalla faccia triste, il che la dice molto lunga circa i nostri sentimenti, di, forse, giustificato odio, avverso le truppe hitleriane e il nostro porci difronte alla realtà vera delle cose…Secondo il sottoscritto, insomma(e, da un attento ascolto delle dirette testimonianze dei protagonisti dei video che, da tempo, un altro ottimo ricercatore cancellese, l’Amico Alberto Esposito, pubblica sul suo profilo Facebook, i fatti sembrano non dar ragione allo scrivente, almeno non dargli torto), i soldati tedeschi non erano tutti uguali…Tanti di loro, infatti, erano animati da sentimenti di spirituale umanità, una umanità che, perfino, Vittorini, nonostante il suo, più che comprovato astio per i tedeschi e i loro, malsani ed anche inaccettabili modi di porsi ed agire, è costretto a riconoscere. A suffragio di questa tesi, da non dimenticare, infatti, che i tesori dell’Abbazia di Montecassino furono salvati dalla furia distruttiva del bombardamento alleato solo per la lungimiranza e l’amore per l’arte dimostrati da un tenente dell’esercito tedesco. Diversamente gli alleati che, come hanno dimostrato ampiamente, tutti i teatri di guerra che li hanno visti protagonisti del campo ed anche quì, nella nostra amata Cancello Arnone, che ha pagato un altissimo tributo di sangue sull’improbabile altare dell’odio e della prevaricazione, di marca sicuramente non umana, hanno distrutto e, purtroppo, saputo distruggere, a furor di bombe, tutto quanto gli capitava a tiro, seminando, di pari gli altri, dolore e morte al loro passaggio. Come non ricordare, a questo punto, la vicenda patita dalla famiglia dell’Amico Pasquale Perna, che, tornato in paese, dopo il famigerato bombardamento alleato sulla sua(nostra) Cancello Arnone, vide l’asina che, con la famiglia, lo trasportava fermarsi davanti alle rovine della loro casa, che, in un primo momento, lui e i suoi familiari non avevano riconosciuto…Questa, però, è un’altra facciata del discorso, che, nel suo, più che rigoroso e circostanziato volume, ha affrontato l’autore del primo libro della strage di Cancello Arnone, venuta a verificarsi, pensate un po’, il giorno immediatamente successivo alla firma dell’armistizio(non sono pochi, va detto, coloro che la chiamano “tradimento” italiano nei confronti dell’alleato nazista) tra Badoglio e gli Americani…Alla fine della splendida serata, sembravano risuonare nelle menti di tutti i presenti le illuminati parole pronunciate dalla allora Papa Giovanni Paolo II, futuro San Carol Wojtyla, che, all’atto dello scoppio della cosiddetta “Guerra del Golfo”, ebbe ad indicare la guerra per quello che, in effetti, è, cioè “un’avventura senza ritorno”! Tant’è che, quando, alla fine di ogni conflitto, ci si sveglia dal sonno, quelli che ne pagano, tragicamente, le conseguenze più amare sono sempre e solo gli anelli più deboli della catena.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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