ANCHE IL SIGNORE VIENE TENTATO

Santa Messa

10 marzo 2019  – I DOMENICA DI QUARESIMA TO (C)

ANCHE IL SIGNORE VIENE TENTATO

a cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano

השורשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it

Prima lettura: Professione di fede del popolo eletto (Dt 26, 4). Seconda lettura: Professione di fede di chi crede in Cristo (Rm 10, 8). Terza lettura: Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Lc 4, 1).

 

Quaresima: un po’ di storia…

  1. Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana… (Mt 28,1). Ecco perché i cristiani hanno scelto di riunirsi per celebrare la loro festa settimanale non il sabato, come facevano gli ebrei, ma il giorno seguente, in quello che i romani chiamavano il giorno del sole, rinominato in giorno del Signore dies domini. Si riunivano per celebrare l’eucaristica (At 20,6-12) e – particolare interessante – per offrire ai poveri quanto si era riusciti a risparmiare lungo la settimana (1Cor 16,2; 2Cor 8,9). All’inizio non c’erano né il Natale né le feste della Madonna ma solo la celebrazione domenicale dell’Eucaristia. Dopo qualche decennio si sentì il bisogno di dedicare un giorno particolare per ricordare la Pasqua e così nacque la domenica delle domeniche, la festa di tutte le feste.

Nel II secolo era già diffusa in molte comunità cristiane e il suo punto culminante era la veglia notturna pasquale di preghiera; era tanto importante che l’apologista Tertulliano, parlando delle difficoltà che una donna cristiana avrebbe incontrato sposando un pagano, si chiedeva: Il tuo sposo ti consentirà poi di uscire di notte per partecipare alla veglia pasquale? In seguito i cristiani hanno compreso che la festa di Pasqua andava anche preparata; si cominciò con una settimana, poi divennero due, tre, e infine nel IV secolo divennero quattro: il concilio di Nicea (325 d.C.) parla della quaresima come di una istituzione diffusa dappertutto. Non solo preparata, ma la festa di Pasqua doveva essere anche prolungata e furono così istituite le sette settimane, i cinquanta giorni di Pentecoste, che dovevano essere celebrati con grande gioia.

 

La fede: non delle verità ma una Persona!

  1. Il meglio delle primizie del tuo suolo lo porterai alla casa del tuo Dio (Es 23,19). Questa era la disposizione della Toràh e in primavera, il primo covone di grano, veniva portato al tempio e offerto al Signore (Es 23,16). Dopo sette settimane, a conclusione del raccolto, si celebrava le festa di Shavuòt (Settimane) e in questa occasione si offrivano a Dio sette specie di primizie, i simboli della terra d’Israel: grano, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri (Dt 8,8). Quando i frutti cominciavano a spuntare sugli alberi, il contadino li segnava con un nastro e, appena erano maturi, li deponeva nel cesto; poi, insieme a tutta la famiglia, li portava al tempio (Dt 26,1-3). E’ a questo punto che inizia la nostra lettura: il sacerdote prendeva il cesto e lo deponeva davanti all’altare, poi invitava il contadino a fare la sua professione di fede, aiutandolo ad alta voce, in ebraico, ogni versetto, e il pellegrino ripeteva parola per parola. Alcuni pensano che il Credo sia un elenco di verità astratte, che vanno accettate per non essere considerati eretici. Se chiediamo a un ebreo qual è il suo credo, egli ci risponde con un racconto. Mio padre, Giacobbe, era un arameo errante… (v.5) e continuerebbe narrando la storia del suo popolo e le gesta del Signore.

Le offerte sono per i poveri

  1. Una curiosità: che fine facevano tutte le primizie? La risposta più ovvia è: se le prendevano i sacerdoti del tempio. E invece no! Peccato che la nostra lettura si fermi al v.10 e non riporti i versetti seguenti. I frutti non erano bruciati sull’altare né erano dati ai sacerdoti. ma ai rappresentanti di Dio cioè ai leviti, ai poveri e bisognosi (Dt 26,13). Anche Paolo scrive che quanto si era riusciti a risparmiare lungo la settimana andava ai poveri (1Cor 16,2; 2Cor 8,9). Stupendo: non ai sacerdoti, già ricchi, ma ai poveri… Peccato che questa parola di Dio è disattesa anche oggi! I nostri offertori della messa oggi vanno più spesso nelle case e nelle casse dei sacerdoti e non dei bisognosi!

Il fascino del diavolo!

  1. In questo racconto il diavolo non chiede a Gesù che faccia del male a qualcuno. Tutto il contrario: che ci sia pane, che Gesù abbia potere e gloria nel mondo e che tra ali di angeli cada come piovuto dal cielo. Ci può essere una cosa migliore di tutto questo? In cosa consiste allora la tentazione? Davvero il diavolo ci tenta non con la bruttezza ma con il fascino. Egli è davvero bello, seducente, lucifero, luminoso! Allora dove ed in cosa sta la chiave di tutto quello che qui ci viene detto? La risposta ce la dà F. Dostoevskij (Fratelli Karamazov, V,5) quando scrive che la più grande perversione del Vangelo consiste nel presentare l’opera ed il messaggio di Gesù in tre cose: miracoli, misteri, autorità. E’ ciò che ha fatto la Chiesa servendosi del Vangelo o spiegandolo a proprio uso e consumo! Perciò il Vangelo è stato praticamente annullato e lo abbiamo messo nelle mani di vescovi, preti e frati. A volte protestiamo contro di loro, ma ci fa comodo il consegnare loro la nostra libertà. In questo modo ci va bene la religione e ci siamo liberati dalla fatica di credere. La religione non trasforma più questo mondo ed il Vangelo non ci rende più umani e più felici. Aspettiamo e desideriamo che il papa sistemi tutto, ma questo non si mette a posto cambiando il papa ma cambiando noi stessi.
  2. Leggendo il vangelo di oggi, le tentazioni di Gesù ci sembrano strane, forse stravaganti. Chi di noi cederebbe alla tentazione dei inginocchiarsi davanti al diavolo? Chi prenderebbe sul serio la sua proposta di trasformare una pietra in pane o di buttarsi giù da una finestra? No, le nostre tentazioni ci sembrano più serie e durano non una giornata ma tutta la vita. Per capire qualcosa, bisogna fare riferimento al genere letterario, cioè al modo, al codice usato da Luca per comunicarci un messaggio. La prima cosa che qui bisogna considerare è che il racconto delle tentazioni non ha valore storico. È quello che nel giudaismo si chiama haggadáh (F. Bovon), una narrazione che contiene un insegnamento. Il vangelo non è la cronaca fedele, redatta da un testimone oculare della sfida tra Gesù e il diavolo: nessuno era presente: il brano ci vuole insegnare che Gesù è stato messo alla prova non tre ma con ogni specie di tentazione (v.13). Per essere più chiaro, non siamo di fronte a tre episodi isolati della vita di Gesù, ma a tre parabole in cui, attraverso richiami e testi biblici, si afferma che Gesù è stato tentato in tutto come noi, con una sola differenza: che non è stato mai vinto dal maligno (Eb 4,15). Questi tre quadri sono la sintesi simbolica della lotta contro il male:

> La prima tentazione, avuta da Gesù non una sola volta ma per tutta la vita, è stata quella di sfuggire alle difficoltà che tutti gli uomini incontrano, come ammalarsi, stancarsi, soffrire, morire…

> La seconda tentazione è la scelta tra dominare e servire; Gesù fa capire che l’autorità va usata per la comunità; il potere invece viene dal maligno, anche se viene esercitato in nome di Dio. E quanta violenza è stata commessa all’ombra degli scudi crociati!

> La terza tentazione è la più subdola e consiste nel servirsi della stessa parola di Dio (deformata!) per uso personale; è il bisogno di avere delle prove per credere; si presenta all’uomo quando Dio non fa secondo la nostra volontà: Dov’è Dio? Chissà se esiste! E se esiste, perché non interviene? Ma Dio non ha promesso di liberarci miracolosamente dal male!

  1. Il brano si conclude con una nota: Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù per tornare al tempo fissato (v. 13). Ogni specie di tentazione: quindi una sintesi di tutte le tentazioni e poi il diavolo torna al tempo fissato, cioè non si allontana definitivamente, ma in attesa di sferrare l’ultimo colpo, al tempo della passione e della morte (Lc 22,3).

Quaranta giorni

  1. Comincia il ciclo liturgico quaresimale. La quaresima indica un periodo di quaranta giorni, destinato alla preghiera e alla penitenza, in preparazione alla Pasqua di risurrezione. Quaranta è un numero simbolico e si riferisce alla vita di un’intera generazione oppure sta per tutta una vita. Quaranta furono anche i giorni del diluvio, che si con-clusero con l’arcobaleno e l’alleanza tra Dio e Noè; quaranta furono gli anni del popolo ebraico nel deserto, durante i quali il nuovo popolo entrò nella terra promessa; quaranta furono anche i giorni del digiuno di Mosè, di Elia, e di Gesù nel deserto; gli abitanti di Ninive ebbero quaranta giorni a disposizione per convertirsi; quaranta sono pure i giorni dell’avvento e della quaresima, tempo di profonda rimeditazione della parola. Mi piace pensare che la parola quaresima deriva dal verbo latino quaerere, che significa cercare, desiderare, impegnarsi. Sant’Agostino, ai suoi fedeli di Ippona, dava questo impegno all’inizio della quaresima: pregare di più, digiunare di più, donare di più. E’ un tempo forte, un’occasione privilegiata per riscoprire chi è Dio e chi siamo noi. Con Gesù, come Gesù, siamo chiamati a fare la nostra scelta. Non è facile perché il tentatore ci propone di cercare solo il pane della terra, di ammassare ricchezza e potenza, di crederci autosufficienti fino a fare a meno di Dio.
  2. Ma noi crediamo ancora al diavolo? Siamo mai tentati, nel corso della nostra giornata? No, ci pare proprio di no, nessuna vera tentazione. Sì, cosucce, pensierini, roba da poco. Amiamo il quieto vivere, la palude dell’apatia. No, il diavolo non fa parte della nostra vita. E’ vero, il mondo è pieno di delitti, terribili, mostruosi, ma tutto ci sembra così cinicamente spiegabile attraverso l’analisi sociale e politica, che la presenza del diavolo in tutto questo non c’entra. La nostra anima non conosce più l’ombra e la luce, ma solo un eterno grigiore. Il contrasto dei colori ci fa male agli occhi, lo sopportiamo solo al cinema o in televisione; il bene e il male si mescolano, sempre meno distinguibili; il male è giustificabile e il bene è criticabile. Anche in paradiso vogliamo andarci tutti in massa. Dio non voglia che, per superficialità, ci ritroviamo invece all’inferno! L’ultima invenzione del diavolo è farci credere che lui non esiste! In realtà egli è vivo e attivo contro Dio e i suoi amici. Dalla Bibbia emerge un dato curioso: i malvagi non sono mai tentati da Dio; la tentazione è un privilegio riservato ai buoni. Ben Sirac raccomanda al discepolo: Figlio, preparati alla tentazione… perché Dio prova gli uomini a lui graditi nel crogiolo del dolore (Sir 2,1.5). La tentazione non è una provocazione al male ma uno stimolo alla crescita, a migliorarsi insomma.

Il deserto…

  1. Il deserto è un luogo strano: vi si entra per pregare Dio e vi si incontra il diavolo. Lo Spirito ci spinge nel deserto, e ci troviamo Satana il tentatore. Vi si digiuna e si sognano lauti banchetti. Il Vangelo di oggi ci meraviglia. Eccoci, sembra di trovarci davanti al copione di un bel mito. Chi può credere che il diavolo abbia portato Gesù sul pinnacolo del tempio? Strano davvero questo diavolo, questo sfoggio di Scrittura, questo dialogo tra Cristo e il demonio! Ci sembra sconcertante, fantastico. Se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi teologici, vediamo che Cristo è stato realmente tentato, cioè toccato, scosso, straziato, ma lo è stato non nelle circostanze favolose di un digiuno durato quaranta giorni, di un assalto di erudizione scritturistica, di levitazione aerea, ma durante tutto il corso della sua vita, in cui ha dovuto realizzare un progetto di redenzione che comportava fallimenti, sofferenze, morte, e davanti al quale tutta la sua natura si ribellava.
  2. Qual è il tuo Dio? Come vuoi somigliargli? Di fronte a quali segni lo riconosci? Vuoi diventare sempre più ricco e indipendente, più invulnerabile e solitario? O sempre più povero e felice, più dipendente e solidale? Il diavolo ha scelto: egli non ama nessuno, vive nella tranquillità terribile della solitudine totale. Attenzione! Diverrai come il dio che tu immagini. Il diavolo è affascinante, solitario, ricco, forte, sempre in buona salute. Il diavolo è lucifero, e se così non fosse, non avrebbe tanti seguaci. Guardate nel Vangelo di quanto potere il diavolo dispone per i suoi amici. E’ il principe di questo mondo. E vedete come Cristo sembra debole e impotente! Questo ci convince a diventare come lui, fiduciosi, umili, fedeli a Dio e ai fratelli? Adamo voleva diventare potenza senza amore, e Cristo in croce è diventato amore senza potenza. Cosa ci convince di più: un segno di potenza o un gesto di amore? Cosa cerchiamo: i miracoli e la sapienza umana o la logica del crocifisso risorto? BUONA VITA!

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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