Associazione Poesia e Solidarietà

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Associazione Poesia e Solidarietà

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Con il patrocinio di Casa della Letteratura di Trieste

 

Giancarlo Micheli, La quarta glaciazione (Campanotto, 2012)

Adriano Doronzo, Poesie edite e inedite

 

Letture degli autori. Introduce Gabriella Valera Gruber

 

Venerdì 8 novembre 2013 – ore 17,30

Antico Caffè San Marco, Via Cesare Battisti 18 Trieste

INGRESSO LIBERO

 

 

Giancarlo Micheli è nato a Viareggio il 3 febbraio 1967.  Si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da oltre vent’anni. Ha pubblicato tre romanzi: Elegia provinciale (Baroni, Viareggio 2007; seconda edizione Fratini, Firenze 2013), Indie occidentali (Campanotto, Udine 2008; premio internazionale “Nuove Lettere”, XXII edizione), La grazia sufficiente (Campanotto, 2010). Ha pubblicato, inoltre, le raccolte di versi Canto senza preghiera (Baroni, 2004), Nell’ombra della terra (Gabrieli, Roma 2008) e La quarta glaciazione (Campanotto, 2012). Suoi versi figurano nelle antologie L’ora d’aria dei cani (Baroni, 2003), Altramarea – poesia come cosa viva (Campanotto, 2006), Atti di Altramarea e Argonauti nel Golfo degli Dei (Arcipelago, Milano 2010), L’evoluzione delle forme poetiche (Kairós, Napoli 2013), e su alcune riviste letterarie: Poesia di Crocetti, Pagine, NLE, The Waters of Hermes, Isla negra, Il Convivio, Levure littéraire, La Urraka. Suoi articoli e saggi sono comparsi sulle riviste Zeta, La Mosca di Milano, Il Convivio, Erba d’Arno e nei volumi Percy B. Shelley – il cuore e l’ombra viva (Pezzini, Viareggio 2007) e Il Mito nel Novecento letterario (Limina Mentis, Monza 2012).

 

Adriano Doronzo è nato e vive a Trieste. Si divide tra il suo lavoro di spedizioniere nel settore caffeicolo e le produzioni discografiche; tra la poesia e l’organizzazione di eventi culturali. E’ presidente dell’Associazione Culturale “Club Anthares”, organizzatore del Festival Internazionale della Poesia.
Studioso di Teosofia e Rosacrocianesimo, dirige la collana “I PURI” per conto della casa editrice FPE. Fondatore dell’Associazione “AREPOESIA”, con la quale ha contribuito a diffondere libri di poesia di Stanislas de Guaita e Fernando Pessoa. Autore di alcuni libri di poesia (Ampio Solidale Ampio- Dalla parte dell’Uomo, Franco Puzzo, Trieste 1993; Viaggio in Egitto, Puzzo 2003; Le stagioni invisibili, Puzzo 2005) si esprime da qualche anno soprattutto come cantautore (Favole colorate, Storia di Note 2010; La rosa di Rudolf, Storia di Note 2011). Spesso in concerto accompagnato dagli amici Irene Brigitte e Massimilano Cernecca, porta nella sua poesia e nella sua musica – particolarmente interessante per il susseguirsi di ritmi incalzanti, danze e melodie -, ombre che si addensano, profondità di sguardo ma anche la levità della trasformazione e della rinascita.

 

 

È stato scritto della poesia di Giancarlo Micheli:

 

La quarta glaciazione, complesso e composito, poetico viaggio onirico e reale di quotidiana ulissità sulla globale percezione d’un mondo che sta per estinguersi e di una coscienza che si pone come argine salvifico di resistenza espresso con sperimentale ricerca di registri molteplici.

Umberto Piersanti

 

La parola poietica di Micheli mantiene pressoché sempre un ritmo majakovskiano di battaglia – contro l’opacità del mondo comune, il degrado della poesia a letteratura esangue, il potere ottenebrato e ottenebrante – opportunamente intercalato dalla dol­cezza luminosa di immagini surreali e delicate, che dischiudono varchi di serica e vellutata bellezza e armonia, e seminano la giusta dose di utopia a partire dall’inquietudine apocalittica di chi è consapevole di trovarsi nel mezzo di una decadenza civile e umana contro cui è necessario battersi.

Angelo Tonelli

 

In senso opposto rispetto alla riconduzione del linguaggio lirico all’andamento prosastico che sembra contraddistinguere molte esperienze della contemporaneità poetica, Micheli punta alla ricerca di un linguaggio non certo ermetico né “puro” (alla Mallarmé) ma sicuramente terso e liberato dalle incrostazioni più esacerbate, incitate e infette del consumo linguistico corrente. […] Nelle cinque sezioni che compongono il tessuto lirico-descrittivo della poesia di Micheli, i diversi momenti che costituiscono il suo progetto di lettura del mondo che lo circonda si intrecciano e si articolano tessendo una tela di rimandi morali e di accensioni intime fino a rendere il loro ritmo incalzante e continuo come le onde del mare.

Giuseppe Panella

 

Richiamandoci ad un’immagine bretoniana, giacché è palese e talora esplicita la relazione di affinità elettiva con l’avanguardia storica surrealista, nell’abbondante e fecondo corpo di ritmiche e sonorità sedimentate nel volume si avverte uno sviluppo della poièsis in direzione dell’affinamento del mormorio inconscio, il quale è dapprima ascoltato e, man mano che si prosegue verso liriche più recenti, con accresciuta consapevolezza provocato. Quella di Micheli è una poesia fondamentalmente antropocentrica, svolta su di una linea di ricerca di cui io auspicherei la riscoperta; un indirizzo, quello che pone al centro l’uomo contro e a dispetto di ogni vincolo confessionale, che si ritrova anche nella produzione narrativa dell’Autore.

Alessandro Assiri

 

 

È stato scritto della poesia e delle canzoni di Adriano Doronzo:

 

Ovunque tra le righe del testo, manifesto o appena intravisto, aleggia il Dio, il Sé dell’Uomo che sa, vede, sente, suggerisce, sorride sotto le spoglie di un passeggero della nave, oppure è simboleggiato nell’occhio di Horus, ancestrale divinità egizia, Dio-falco sinonimo dello spirito universale […] Non casualmente, la raccolta termina con due liriche, una penultima dedicata alla donna amata: Per donarti questo soffio / finché avrò vita e con un’ultimissima poesia-constatazione: Questa penna che prova a… / A raccontare qualcosa, / Che raccontare non può, non per incapacità espressiva, non per pudore, non per ritrosia, ma per consacrare il valore immutabile della poesia come silenzio e ri-velazione, un velare di nuovo che ci consente di meditare più a fondo, e di ricevere luce, con umile e stupito tremore.

Graziella Atzori

 

Adriano ama ripetere che le sue sono “canzonette”, niente di più. E in fondo è vero se per canzonetta si intende una forma di comunicazione musicale “facile”, in cui le parole si danno lievi[… ] [ma anche ricche e pensose perché] Adriano è uno studioso di teosofia e rosacrocianesimo. Di qui il riferimento ad alcuni elementi in una chiave simbolica che può essere riconosciuta soltanto in base a conoscenze precise e tuttavia si lascia percepire nella suggestione delle immagini. Soprattutto perché al di là dei suoi studi, Adriano ha dentro di sé -forse è alla continua ricerca di – un messaggio che lo “accompagni” (per usare una delle figure che ritornano spesso nei suoi testi). Così, le parole delle sue canzoni sembrano rincorrersi in un continuo gioco di reiterazioni che da un lato costituisce la base per i ritmi e i ritornelli necessari alla forma della “canzonetta”, dall’altro dà anche il senso del “gioco” della vita, su una “soglia” che separa diversi piani della coscienza e, si direbbe, dell’essere, soglia così spesso inesplorata e inattraversata, senza che mai veramente ci si senta smarriti nonostante il tanto “buio che c’è” […]. Il “nascondersi”, altra figura ricorrente nei testi di Adriano Doronzo, sembra ripetere questa duplicità di significati: è un nascondersi di scoperta o un nascondersi di fuga mentre il tempo incalza, rimuove, trasforma, rinasce, impegna.

Gabriella Valera Gruber

 

Doronzo infatti mira ad avvicinarsi a cogliere il punto nel cerchio della sua essenza, rinunciando esplicitamente alla parola per consegnarsi al dominio dei simboli. Ed è così che il lettore è posto di fronte ad una sfida di decifrazione che lo porta – sì medievalmente – a contatto con il messaggio iconografico, il cui significato, però, – modernamente – viene rivelato solo al poeta. […] La poesia, allora, che è il mezzo attraverso il quale render ragione di quest’esperienza iniziatica, si fa prosa. E prosa paratattica che deve quindi abdicare ai nessi logici per dire una verità ermeticamente intuita più che filosoficamente compresa.

Roberta Facchini

 

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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