martedì febbraio 14th, 2012 01:40 San Valentino

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati per San Valentino, vedi San Valentino (disambigua).
San Valentino
San Valentino
 
Vescovo e martire
 
Nascita Interamna Nahars, 176
Morte Roma, 14 febbraio 273
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale basilica di San Valentino (Terni)
Ricorrenza 14 febbraio
Attributi bastone pastorale, palma, bambino epilettico
Patrono di Terni e altri luoghi, amanti, innamorati, epilettici
Valentino
Vescovo della Chiesa cattolica
[[Immagine: Immagine di Valentino]]
 
titolo
Stemma di Valentino
””’
Nato Interamna Nahars 176
Ordinato
sacerdote
 
Consacrato
vescovo
 
Ruoli
ricoperti
Vescovo di Terni dal 197 al 273
Deceduto 273
 

San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Interamna Nahars, ca. 176Roma, 14 febbraio 273), fu un vescovo e un martire cristiano. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati.

La più antica notizia di S. Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel secolo VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura.[1]

È tuttavia incerto se si tratti di un martire diverso dal presbitero che subì il martirio sotto Claudio il Gotico (quindi prima del 270, anno del decesso di questo imperatore), dato che anche questi fu sepolto nelle catacombe al II miglio della via Flaminia: con molta probabilità si tratta della stessa persona.[2]

Indice

 [nascondi

Agiografia [modifica]

Nato in una famiglia patrizia, fu convertito al Cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni.

Nell’anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell’oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani.

Invitato dall’imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l’imperatore al Cristianesimo. Claudio II lo graziò dall’esecuzione capitale affidandolo a una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L’impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell’imperatore Aureliano.

Il culto [modifica]

È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio, giorno in cui veniva celebrata l’antica festa di Santa Febronia.

Le reliquie [modifica]

Reliquia di San Valentino nella Chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma

Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della Via Flaminia, nei pressi di una necropoli.

Sul luogo sorse nel IV secolo una basilica nella quale attualmente sono custodite, racchiuse in una teca, le reliquie del santo: pare che esse siano state portate nella città dai tre discepoli del filosofo Cratone, Apollonio, Efebo e Procuro, convertiti dal futuro santo, e che per questo motivo siano stati martirizzati.[3]

Altre reliquie sono presenti anche nella cattedrale di Maria Assunta di Savona, nella chiesa medievale di San Valentino di Sadali in Sardegna, a Belvedere Marittimo in Calabria e nella chiesa Matrice di Vico del Gargano dove viene venerato come protettore della città e degli agrumeti.

  « Pinto no cuo, gosava san valentino »
   

[non chiaro]

In base ad altre fonti[4], altre reliquie di San Valentino si trovano a Ozieri, centro principale del Logudoro, a una cinquantina di chilometri da Sassari: le avrebbe portate, nel 1838, un frate benedettino nativo del luogo, che le avrebbe poi sepolte nella cinquecentesca chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano sul Colle dei Cappuccini. Un vasetto con il sangue di S.Valentino si trova anche nella teca di vetro contenente il teschio di Santa Giustina nella Chiesa di S.Martino a Torre d’Arese (PV).

Miracoli del santo [modifica]

San Valentino battezza Santa Lucilla, opera eseguita nel 1575 da Jacopo Bassano, oggi al Museo civico di Bassano del Grappa.

Sono molte le leggende entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di san Valentino:

  • Una di esse narra che Valentino, graziato ed “affidato” ad una nobile famiglia, compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo “carceriere”: Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d’addio che si chiudeva con le parole: «…dal tuo Valentino…».
  • Un’altra, di origine statunitense, narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.[5] Un’altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d’affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell’espressione piccioncini.
  • Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l’unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall’amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi.[5]

La festa di San Valentino [modifica]

La festa di San Valentino ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo.

Tale tradizione fu diffusa dai benedettini, primi custodi della basilica dedicata al Santo in Terni, attraverso i loro monasteri prima in Italia e quindi in Francia ed in Inghilterra.[5] Molte tradizioni legate al santo sono riscontrabili nei paesi in cui egli è venerato come patrono.

La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che la riconducono a quella di un altro sacerdote romano, anch’egli decapitato pressappoco negli stessi anni.[2]

Feste in Italia [modifica]

La città di Terni invoca san Valentino come principale patrono. In provincia di Verona il paese di Bussolengo lo invoca come Santo Patrono. Patrono del paese di Sadali, considerato protettore dei matrimoni, san Valentino, la cui chiesa fu forse edificata da monaci bizantini, viene qui ricordato non a febbraio, ma ad ottobre e la festa sarda dura tre giorni. Ed è anche Patrono del paese lucano d’Abriola.

A Quero si festeggia il santo benedicendo le arance e lanciandole da un pendio annesso all’Oratorio di San Valentino nell’omonima località.

A Padova, presso la Chiesa di Santa Maria dei Servi, si festeggia il Santo, con una celebrazione speciale dedicata ai bambini:la benedizione e la consegna delle chiavette, simbolo di protezione contro le malattie infantili e simbolo del’amore familiare.

In provincia di Vicenza è il santo patrono di Pozzoleone. In questo paese si svolge tuttora l’antica fiera di San Valentino, una delle fiere più grandi del Veneto; notizie certe di questa festa si trovano già dal 1517.

È patrono di Vico del Gargano, dove viene festeggiato il 14 febbraio con manifestazioni religiose e attività culturali. Caratteristico l’addobbo della statua e delle vie del paese con arance e alloro. Molto partecipata è la processione con la reliquia del santo che si tiene la mattina del 14 febbraio. Di particolare interesse è inoltre la fiera campionaria, con oltre 100 espositori e luna park, alla quale partecipano migliaia di persone che visitano anche nel caratteristico centro storico le bancarelle di prodotti artigianali e gastronomici.

Galleria d’immagini [modifica]

In: RicorrenzeNessun Commento

sabato gennaio 28th, 2012 00:54 VILLA LITERNO-Giornata della Memoria -emozione e commozione al convegno in Sala

COMUNE DI VILLA LITERNO
PROVINCIA DI CASERTA

Ufficio del Sindaco

COMUNICATO STAMPA

27 gennaio 2012

Villa Literno - Giornata della Memoria


Giornata della Memoria a Villa Literno,
emozione e commozione al convegno in Sala

 

Con una commovente cerimonia, il Comune di Vill Literno ha celebrato venerdì pomeriggio la Giornata della Memoria, in ricordo della giorno in cui le forze alleate chiusero per sempre il campo di concentramento di Auschwitz. L’iniziativa è stata organizzata dalla professoressa Angela Bocchino. Dopo la sessione mattutina, dedicata ai bambini delle scuole (con la proiezione del film “Il bambino col pigiama a righe”), nel pomeriggio c’è stato il convegno “L’olocausto: sapere per non dimenticare”, con la presenza del Senatore Gaetano Pascarella, presidente dell’associazione nazionale partigiani italiani, accompagnato da uno dei sopravvissuti, il signor Cecere, che ha raccontato la sua storia di figlio della Resistenza, essendo stato concepito proprio da un rifugiato e da una donna che lo aveva accolto. Molto sentito ed emozionante l’intervento di Lorenzo, un medico veterinario africano che opera sul litorale casertano, il quale ha ricordato come l’uomo non abbia imparato dal suo passato, visti i tanti genocidi che, dopo la Shoah, si sono succeduti nel Novecento nel mondo, soprattutto nel Terzo Mondo, sotto gli occhi dei governanti, che non intervengono se non vengono toccati i propri interessi. Un appello alla politica raccolto dal Presidente del Consiglio Comunale di Villa Literno, Antonio Ciliento, che, nel ricordare gli spunti più interessanti del film proiettato in mattinata, ha sottolineato come spesso, anche nei giorni nostri, i dittatori usino la propaganda e la menzogna per coprire i propri errori e i propri crimini, anche nei confronti dei propri seguaci. Prima del convegno, Mario Cuccaro, rappresentante della locale Acr, ha letto un estratto dal libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”.



Con una commovente cerimonia, il Comune di Vill Literno ha celebrato venerdì pomeriggio la Giornata della Memoria, in ricordo della giorno in cui le forze alleate chiusero per sempre il campo di concentramento di Auschwitz. L’iniziativa è stata organizzata dalla professoressa Angela Bocchino. Dopo la sessione mattutina, dedicata ai bambini delle scuole (con la proiezione del film “Il bambino col pigiama a righe”), nel pomeriggio c’è stato il convegno “L’olocausto: sapere per non dimenticare”, con la presenza del Senatore Gaetano Pascarella, presidente dell’associazione nazionale partigiani italiani, accompagnato da uno dei sopravvissuti, il signor Cecere, che ha raccontato la sua storia di figlio della Resistenza, essendo stato concepito proprio da un rifugiato e da una donna che lo aveva accolto. Molto sentito ed emozionante l’intervento di Lorenzo, un medico veterinario africano che opera sul litorale casertano, il quale ha ricordato come l’uomo non abbia imparato dal suo passato, visti i tanti genocidi che, dopo la Shoah, si sono succeduti nel Novecento nel mondo, soprattutto nel Terzo Mondo, sotto gli occhi dei governanti, che non intervengono se non vengono toccati i propri interessi. Un appello alla politica raccolto dal Presidente del Consiglio Comunale di Villa Literno, Antonio Ciliento, che, nel ricordare gli spunti più interessanti del film proiettato in mattinata, ha sottolineato come spesso, anche nei giorni nostri, i dittatori usino la propaganda e la menzogna per coprire i propri errori e i propri crimini, anche nei confronti dei propri seguaci. Prima del convegno, Mario Cuccaro, rappresentante della locale Acr, ha letto un estratto dal libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”.

In: RicorrenzeNessun Commento

sabato gennaio 28th, 2012 00:12 SAN NICOLA LA STRADA – Nel Giorno della Memoria ricordato Domenico Amato, l’eroe che salvò gli ebrei dalla furia omicida dei nazisti

 

AMATO Domenico di San Nicola La Strada, appuntato GdF, Medaglia d'Oro al Valor Civile per aver salvato la vita a molti ebrei

Nunzio De Pinto

La seconda Guerra Mondiale fu la causa della morte di circa 60 milioni di persone e, fra questi, circa 6 milioni di ebrei che furono prima internati nei campi di concentramento tedeschi e poi “gassificati” per quella che il demonio Hitler aveva classificato come “la soluzione finale”. Nessun aggettivo, neppure quello più offensivo, può descrivere appieno cosa ha veramente significato per l’Umanità quella carneficina. Nell’offuscamento totale ci sono, comunque, stati episodi di “eroismo” da parte di migliaia di persone che hanno seguito i dettami della loro coscienza piuttosto che gli ordini di capi di stato “pazzi”. Fra questi va annoverato, senza ombra di dubbio, l’appuntato della Guardia di Finanza Domenico Amato al quale giovedì pomeriggio, con inizio alle ore 18,30 l’intera popolazione sannicolese ha inteso, tramite il suo primo cittadino, intitolargli il Campo Sportivo, sito in Via Enrico Fermi. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con decreto del 18 giugno 2008, firmato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, ha concesso la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria dell’Appuntato Domenico Amato, nato a San Nicola la Strada il 15 settembre 1905, in servizio presso la Brigata di Casamoro Porto Ceresio (VA), tradotto nel campo di sterminio Mauthausen – Gusen (Austria) dove finì la sua esistenza il 27 febbraio 1945. Il graduato è stato insignito dell’onorificenza poiché, come recita la motivazione “si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente e ad inoltrare la corrispondenza e i valori che le organizzazioni ebraiche indirizzavano ai rifugiati nella vicina Svizzera”, pagando con la vita il suo gesto eroico. Fra i deportati in Germania, in un campo di lavoro, uno Stammlager a Bremer orde, schiavo di Hitler, figura anche un altro sannicolese: Domenico Delli Paoli, padre dell’attuale sindaco di San Nicola La Strada Quest’ultimo ritirò, il 25 novembre 2010, presso la Prefettura di Caserta, la Medaglia d’Onore al Valor Militare alla memoria, rilasciata dal Presidente della Repubblica ai cittadini italiani civili e militari deportati e internati nei lager nazisti.

In: RicorrenzeNessun Commento

venerdì gennaio 27th, 2012 22:55 La Prof.ssa Rossella Vendemia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

Rossella Vendemia

Benevento – Davvero una grande soddisfazione per la nostra concittadina, Prof.ssa Rossella Vendemia, docente titolare di cattedra presso il Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. Il suo progetto storico-musicale, dedicato alla Shoah e consistente in un CD realizzato dagli studenti del conservatorio sannita, è risultato vincitore della X Edizione del Concorso Miur  “I giovani ricordano la Shoah” per il settore AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale), bandito annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Un premio nazionale prestigioso, un riconoscimento ottenuto dal Conservatorio di Benevento, su un totale di circa ottanta istituzioni AFAM (Conservatori di Musica, Accademie di Belle Arti, Istituti Musicali Pareggiati, Istituti Superiori per le Industrie Artistiche), tramite il progetto della nostra concittadina pignatarese 

M. Rossella Vendemia, intitolato ‘Le note della Memoria: la musica ‘spezzata’ della Shoah’.

La delegazione costituita dalla Prof.ssa Rossella Vendemia, responsabile del progetto, dal Direttore del Conservatorio di Benevento, Prof.ssa Maria Gabriella Della Sala, dal Presidente  Dott. Achille Mottola e dagli studenti che hanno partecipato al progetto, sarà ricevuta e premiata, insieme ai vincitori del concorso per il settore della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, venerdì 27 gennaio 2012, presso il Palazzo del Quirinale. E sarà proprio la Prof.ssa Rossella Vendemia, secondo il rigoroso cerimoniale del Quirinale, a ricevere il Premio dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insieme ai due studenti prescelti, Vittorio Coviello, flautista ed Emilio Mottola, violoncellista. La stessa delegazione sarà ricevuta giovedì 26 gennaio 2012, presso il Palazzo del Ministero della Istruzione e della Ricerca, alla presenza del Ministro Francesco Profumo.

Di seguito il comunicato stampa diramato ufficialmente dal Conservatorio Statale di  Musica “Nicola Sala” di Benevento.

 

In: RicorrenzeNessun Commento

venerdì gennaio 27th, 2012 00:31 SHOAH-Per non dimenticare

Dalla seconda metà del 1900 il termine “olocausto” è stato utilizzato per descrivere l’eccidio a cui gli ebrei hanno dovuto sottostare sotto il periodo nazista, e in seguito, in modo estensivo, anche per indicare massacri o catastrofi su larga scala. A causa del significato religioso del termine, alcuni, ebrei ma non solo, trovano inappropriato l’uso di tale termine[6]: costoro giudicano offensivo paragonare o associare l’uccisione di milioni di ebrei ad una “offerta a Dio”.

Popolazione ebraica in Europa nel 1939

Il termine Shoah è stato adottato più recentemente per descrivere la tragedia ebraica di quel periodo storico, anche allo scopo di sottolinearne la specificità rispetto ai molti altri casi di genocidio, di cui purtroppo la storia umana fornisce altri esempi.

Shoah (in lingua ebraica שואה), significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi[7]. Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa. Ciò spiega come la parola Shoah non sarebbe sinonimo di Olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai tedeschi nei confronti di ebrei, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti tedeschi e pentecostali, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei.

Infine molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per descrivere lo sterminio operato dai nazisti.

L’olocausto nazista e altri genocidi

Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei (le stime vanno da 5[8] a 7, con una media accreditata di 6 milioni circa[9][10][11][12]) che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e fotografica) e dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.

Prigionieri nelle baracche dei lager[13]

In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato per descrivere il genocidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Pentecostali (classificati come malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi ed altre popolazioni slave (detti nel complesso Untermenschen). Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggigiorno il termine viene usato anche per descrivere altri tentativi di genocidio, commessi prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per qualsiasi ingente perdita deliberata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da una guerra atomica, da cui l’espressione “olocausto nucleare”.

Mentre oggigiorno il termine ‘Olocausto’ si riferisce solitamente al summenzionato assassinio di ebrei su larga scala, viene a volte usato per riferirsi ad altri casi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all’uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923. Comunque, il governo turco nega ufficialmente che ci sia mai stato un genocidio, sostenendo che la maggior parte delle morti fu causata da conflitti armati, malattie e carestia, durante le rivolte della prima guerra mondiale; questo nonostante il fatto che molte delle vittime si ebbero in villaggi molto distanti dal campo di battaglia e che ci siano pesanti indizi che vi fosse stato un tentativo di colpire talune comunità non-islamiche (malgrado lo sterminio armeno non abbia coinvolto in quel periodo la comunità armena di Istanbul e le comunità ebraiche turche non abbiano subito particolari vessazioni, in quanto gruppo religioso).

Durante le prime tre settimane dell’invasione della Polonia nel 1939 250.000 furono gli ebrei vittime di pogrom scatenati dai loro concittadini polacchi approfittando del caos generale.[14]

Descrizione

Una donna anziana ed alcuni bambini avviati alle camere a gas ad Auschwitz

Le eliminazioni di massa venivano condotte in modo sistematico: venivano fatte liste dettagliate di vittime presenti, future e potenziali, così come sono state trovate le meticolose registrazioni delle esecuzioni. Oltre a ciò, uno sforzo considerevole fu speso durante il corso dell’olocausto per trovare metodi sempre più efficienti per uccidere persone in massa, ad esempio passando dall’avvelenamento con monossido di carbonio dei campi di sterminio dell’Operazione Reinhard di Bełżec, Sobibór e Treblinka, all’uso dello Zyklon-B di Majdanek e Auschwitz; camere a gas che utilizzavano monossido di carbonio per gli omicidi di massa venivano usati nel campo di sterminio di Chelmno.

In aggiunta alle esecuzioni di massa, i nazisti condussero molti esperimenti medici sui prigionieri, bambini compresi. Uno dei nazisti più noti, il Dottor Josef Mengele, era conosciuto per i suoi esperimenti come “l’angelo della morte” tra gli internati di Auschwitz.

La portata di quello che accadde nelle zone controllate dai nazisti non si conobbe esattamente fino a dopo la fine della guerra. Numerose voci e testimonianze di rifugiati diedero comunque qualche informazione sul fatto che gli ebrei venivano uccisi in grande numero. Quindi l’affermazione che tali eventi fossero sconosciuti non è corretta, alcune notizie filtravano e nel Novembre 1944 il giurista e ricercatore polacco Raphael Lemkin nel suo lavoro Axis Rule in Occupied Europe: Laws of Occupation – Analysis of Government – Proposals for Redres riportava le uccisioni di massa naziste fatte contro le popolazioni polacche, russe , indicando fra liquidati nel ghetto e morti in luoghi sconosciuti, dopo deportazioni ferroviarie, la cifra di 1.702.500 uccisi, secondo un dato fornito dallo “Institute of Jewish Affairs of the American Jewish Congress in New York”[15].

Si tennero anche delle manifestazioni come, ad esempio, quella tenuta il 29 ottobre 1942 nel Regno Unito; molti esponenti del clero e figure politiche tennero un incontro pubblico per mostrare il loro sdegno nei confronti della persecuzione degli ebrei da parte dei tedeschi.

Campi di concentramento e di sterminio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lager e Campo di sterminio.

Il campo di concentramento nazista di Auschwitz

Nella storiografia tedesca – e poi in quella degli altri paesi – si è imposta una suddivisione che considera da una parte i campi di concentramento (Konzentrationslager) adibiti a campi di lavoro (Arbeitslager), campi per donne (Frauenlager), campi per giovani (Jugendkonzentrationslager) e campi di transito (Durchgangslager), e dall’altra i campi di sterminio (Vernichtungslager), il cui scopo principale – se non unico – era quello di sterminare gli internati.

I campi di concentramento per gli “indesiderabili” erano disseminati in tutta l’Europa, con nuovi campi creati vicino ai centri con un’alta densità di popolazione “indesiderata”: ebrei, intellighenzia polacca, comunisti e gruppi Rom. La maggior parte dei campi di concentramento era situata nei confini del Reich, ma i campi di sterminio furono invece costruiti principalmente nell’area del Governatorato Generale.

Anche molti prigionieri dei campi di concentramento – benché questi ultimi non fossero stati costruiti col compito precipuo dello sterminio – morirono a causa delle terribili condizioni di vita o a causa di esperimenti condotti su di loro da parte dei medici dei campi.

Alcuni campi, come quello di Auschwitz-Birkenau, combinavano il lavoro schiavistico con lo sterminio sistematico. All’arrivo in questi campi i prigionieri venivano divisi in due gruppi; quelli troppo deboli per lavorare venivano uccisi immediatamente nelle camere a gas (che erano a volte mascherate da docce) e i loro corpi bruciati, mentre gli altri venivano impiegati come schiavi nelle fabbriche situate dentro o attorno al campo. I nazisti costrinsero anche alcuni dei prigionieri a lavorare alla rimozione dei cadaveri e allo sfruttamento dei corpi. I denti d’oro venivano estratti (senza anestesia) e i capelli delle donne (tagliati a zero prima che entrassero nelle camere a gas) venivano riciclati per la produzione industriale di feltro.

Oltre al campo di Auschwitz-Birkenau (in Polonia), attualmente sono considerati campi di sterminio o campi di concentramento e anche di sterminio i campi di Bełżec (Polonia), Sobibór (Polonia), Treblinka (Polonia), Chełmno (Polonia), Majdanek (Polonia) e Maly Trostenets (Bielorussia). In tutti questi campi (salvo Auschwitz e Majdanek) solo un piccolo numero di prigionieri veniva tenuto in vita per svolgere i compiti legati alla gestione dei cadaveri delle persone uccise nelle camere a gas.

Il trasporto dei prigionieri nei campi era spesso svolto utilizzando convogli ferroviari composti da carri bestiame, con un ulteriore elemento di umiliazione e di disagio dei prigionieri.

Ebrei

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Politica razziale nella Germania nazista.

L’antisemitismo era comune nell’Europa degli anni venti e trenta (anche se le sue origini risalgono a molti secoli prima). L’antisemitismo di Adolf Hitler venne esposto nel suo libro del 1925, il Mein Kampf, che, inizialmente ignorato, divenne popolare in Germania quando Hitler acquistò potere politico.

Corpi rinvenuti a Buchenwald

Il 1º aprile 1933, poco dopo l’elezione di Hitler al cancellierato, il fanatico antisemita Julius Streicher, con la partecipazione delle Sturmabteilung ed attraverso le colonne della rivista antisemita Der Stürmer da lui diretta, organizzò una giornata di boicottaggio di tutte le attività economiche tedesche gestite da ebrei (l’ultima impresa gestita da ebrei rimasta in Germania venne chiusa il 6 luglio 1939). Nonostante la fredda accoglienza da parte della popolazione tedesca che fece rientrare il boicottaggio dopo solo un giorno, questa politica servì a introdurre una serie di progressivi atti antisemiti che sarebbero poi culminati nella Shoah.

Con una serie di successive leggi le autorità tedesche limitarono sempre più le possibili attività della popolazione ebraica fino a giungere, nel settembre 1935, alla promulgazione delle leggi di Norimberga che, di fatto, esclusero i cittadini di origine ebraica[16] da ogni aspetto della vita sociale tedesca.

L’iniziale politica tedesca di obbligare gli ebrei ad un’emigrazione «forzata» dai territori del Reich raggiunse il suo apice nel corso del pogrom del 9-10 novembre 1938, passato alla storia con il nome di «Notte dei cristalli», quando circa 30.000 ebrei vennero deportati presso i campi di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen ed obbligati ad abbandonare, spogliati di ogni bene, la Germania e l’Austria (annessa nel marzo di quell’anno alla Germania) per poter riottenere la libertà.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale la politica di emigrazione forzata non poté più essere praticata con successo a causa delle difficoltà imposte dalla guerra stessa. La nuova «soluzione» si basò sul fatto che in molte città d’Europa gli ebrei avevano vissuto in zone ben delimitate. Per questo i nazisti formalizzarono i confini di queste aree e imposero una limitazione degli spostamenti agli ebrei che vi erano confinati, creando i ghetti moderni. I ghetti erano, a tutti gli effetti, prigioni nelle quali molti ebrei morirono di fame e malattie; altri furono uccisi dai nazisti e dai loro collaboratori dopo essere stati sfruttati nell’impiego a favore dell’industria bellica tedesca.

Bambini liberati dall’Armata Rossa.

Durante l’invasione dell’Unione Sovietica oltre 3.000 uomini appartenenti ad unità speciali (Einsatzgruppen) seguirono le forze armate naziste e condussero uccisioni di massa della popolazione ebrea che viveva in territorio sovietico. Intere comunità vennero spazzate via, venendo catturate, derubate di tutti i loro averi e uccise sul bordo di fossati.

Nel dicembre del 1941 Hitler decise infine di sterminare gli ebrei d’Europa, durante la Conferenza di Wannsee (20 gennaio 1942), molti leader nazisti discussero i dettagli della “soluzione finale della questione ebraica” (Endlösung der Judenfrage).

Dalle minute della Conferenza risulta che il dottor Josef Buhler, segretario di Stato per il Governatorato Generale[17], spinse Reinhard Heydrich ad avviare la «soluzione finale» nel proprio distretto amministrativo.

Le decisioni prese a Wannsee portarono alla costruzione dei primi campi di sterminio nel contesto dell’Operazione Reinhard che provvide alla costruzione ed all’utilizzo di tre centri situati nel Governatorato Generale: Bełżec, Sobibór e Treblinka che complessivamente, tra il 1942 ed l’ottobre del 1943, portarono alla morte di 1.700.000 persone deportate dai ghetti attraverso l’utilizzo di camere a gas fisse e mobili[18] che sfruttavano il monossido di carbonio per le uccisioni.

Le «esperienze» maturate nei campi dell’Operazione Reinhard condussero all’ampliamento del campo di concentramento di Auschwitz, situato strategicamente in una zona di facile accessibilità ferroviaria, e alla creazione di quattro nuove grandi camere a gas ed impianti di cremazione presso il centro distaccato di Auschwitz II – Birkenau. Ad Auschwitz, per lo sterminio degli ebrei, vennero studiate nuove «soluzioni» che permettessero di eliminare il maggior numero di soggetti nel modo più rapido ed efficiente. Negli alti comandi nazisti, in particolare, si mirava al risparmio delle munizioni che divenivano preziosissime per l’avanzata sul fronte orientale. Vennero dunque utilizzate le camere a gas, nelle quali il veleno Zyklon B (acido cianidrico) veniva immesso attraverso aperture nel soffitto, nascoste tra le finte docce: le vittime morivano per asfissia nell’arco di 10-15 minuti.

Si calcola che durante la seconda guerra mondiale persero la vita circa sei milioni di ebrei. Le condizioni di abbrutimento e annichilimento della persona sono state riportate nelle pagine di Se questo è un uomo, capolavoro dello scrittore italiano Primo Levi, deportato ad Auschwitz e miracolosamente sopravvissuto alla prigionia nel campo di sterminio.

Omosessuali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l’Olocausto e Paragrafo 175.

Gli omosessuali erano un altro dei gruppi presi di mira durante l’olocausto. Ad ogni modo il partito nazista non fece mai nessun tentativo di sterminare tutti gli omosessuali; in base alle prime leggi naziste, essere omosessuali in sé non era un motivo sufficiente per l’arresto, occorreva avere compiuto qualche atto omosessuale, punibile in base al paragrafo 175. Dopo la fine delle SA e il trionfo delle SS, però, la persecuzione si aggravò, anche se rimase sempre limitata ai gay tedeschi, ariani. Erano questi che rifiutando di unirsi alle donne intralciavano la crescita della “razza ariana”. I nazisti si disinteressarono in genere degli omosessuali maschi di altri popoli considerati inferiori, per concentrarsi e tentare di “curare” i maschi gay tedeschi.

Alcuni membri eminenti dei vertici nazisti, come Ernst Röhm, erano conosciuti dai loro stessi compagni di partito come omosessuali, il che può rendere conto del fatto che la dirigenza nazista diede segnali contrastanti su come trattare con gli omosessuali. Alcuni dei leader volevano chiaramente il loro sterminio, mentre altri si limitavano a chiedere un rafforzamento delle leggi contro gli atti omosessuali, ma per il resto permisero agli omosessuali di vivere come gli altri cittadini.

Le stime sul numero di omosessuali internati con il triangolo rosa e uccisi variano molto. Si va da un minimo di 10.000 fino a un massimo di 600.000. Questo ampio intervallo dipende in parte dal criterio adottato dai ricercatori per classificare le vittime: se solo omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). In aggiunta a questo, le registrazioni delle ragioni per l’internamento risultano non esistenti in molte aree.

Zingari

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Porajmos.

Asperg: Deportazione di Rom e Sinti nel 1940

La campagna Hitleriana di genocidio nei confronti dei popoli zigani principalmente Rom e Sinti dell’Europa venne vista da molti come un’applicazione particolarmente bizzarra della scienza razziale nazista. Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari erano discendenti degli originali invasori ariani dell’India, che tornarono poi in Europa. Ironicamente, questo li rendeva, in pratica se non in teoria, non meno ariani della stessa gente tedesca. Questo dilemma fu risolto dal Professor Hans Gunther, uno dei principali scienziati razziali, che scrisse:

  « Gli Zingari hanno effettivamente mantenuto alcuni elementi della loro origine nordica, ma essi discendono dalle classi più basse della popolazione di quella regione. Nel corso della loro migrazione, hanno assorbito il sangue delle popolazioni circostanti, diventando quindi una miscela razziale di Orientali e Asiatici occidentali con aggiunta di influssi Indiani, Centroasiatici ed Europei. »
   

Come risultato, nonostante le misure discriminatorie, alcuni gruppi di Rom, comprese le tribù tedesche dei Sinti e dei Lalleri, vennero risparmiati dalla deportazione e dalla morte. I restanti gruppi zingari soffrirono all’incirca come gli ebrei (e in alcuni casi vennero degradati ancor più degli ebrei). Nell’Europa Orientale, gli zingari venivano deportati nei ghetti ebraici, uccisi dagli Einsatzgruppen delle SS nei loro villaggi, o deportati e gasati ad Auschwitz e Treblinka.

Testimoni di Geova

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce I Testimoni di Geova e l’olocausto.

I Testimoni di Geova, malgrado la “dichiarazione dei fatti” del 1933 indirizzata dai Testimoni di Geova al governo tedesco in cui si richiamava l’attenzione di Hitler sul fatto che “Ci sia consentito richiamare l’attenzione sul fatto che in America, dove i nostri libri furono scritti, cattolici ed ebrei si sono alleati nel denigrare il governo nazionale tedesco e nel tentativo di boicottare la Germania a motivo dei principi sostenuti dal partito nazionalsocialista”,[19] furono tra i primi ad essere presi di mira dallo stato nazionalsocialista con la deportazione nei campi di concentramento. Essi rifiutavano il coinvolgimento nella vita politica, non volevano dire “Heil Hitler” né servire nell’esercito tedesco. Nel 1933, la comunità religiosa fu messa al bando e la sua opera di predicazione fu messa fuorilegge. Nell’agosto del 1942, constatando che tutte le misure più drastiche non erano servite né a bloccare le loro attività né ad impedire le loro iniziative, Hitler stesso dichiarò con fervore in un discorso che “questa genìa deve essere eliminata dalla Germania“. Pur subendo numerosi colpi mortali, i Testimoni di Geova non furono sterminati. Da 25.000 all’epoca dell’ascesa al potere nazista, dopo la capitolazione del Reich si contavano ancora 7.000 attivi evangelizzatori.

Mentre gli altri erano condannati senza alcuna possibilità di salvezza per motivi razziali, politici o morali, solo per i Testimoni di Geova era prevista l’opzione della liberazione dal campo di concentramento attraverso una semplice firma di abiura.

Pentecostali

Abbozzo storia
Questa sezione sull’argomento storia è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.

Dei Pentecostali deportati nei campi di sterminio non se ne conosce il numero preciso in quanto considerati malati di mente a motivo della glossolalia. In Italia venne emanata l’apposita circolare Buffarini Guidi che ne metteva al bando il culto[20].

Altre confessioni cristiane

Nel settembre 1943, nel campo di sterminio di Dachau erano registrati 2644 sacerdoti cattolici di 24 nazionalità (di cui 843 non fecero ritorno). In altri momenti vi sono stati detenuti anche 2044 sacerdoti polacchi. È calcolato che complessivamente furono “gasati” o fatti morire 2579 sacerdoti cattolici, 109 pastori protestanti e 22 popi ortodossi[21].

Altri

Le popolazioni slave erano tra gli obiettivi dei nazisti, soprattutto per quanto riguarda gli intellettuali e le persone eminenti, anche se ci furono alcune esecuzioni di massa e istanze di genocidio (gli Ustascia croati ne sono l’esempio più noto).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Crimini nazisti contro i prigionieri di guerra sovietici.

Durante l’Operazione Barbarossa, l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica del 1941-1944, milioni di prigionieri di guerra russi vennero sottoposti ad arbitraria esecuzione sul campo dalle truppe tedesche, in particolare dalle note Waffen SS, o vennero spediti nei molti campi di sterminio per l’esecuzione, semplicemente perché erano di estrazione slava. Migliaia di contadini russi vennero annichiliti dalle truppe tedesche più o meno per le stesse ragioni.

Il 24 agosto 1941, Adolf Hitler ordinò la fine del Programma T4, l’uccisione sistematica, definita dai nazionalsocialisti «eutanasia», dei malati di mente ed i portatori di handicap a causa di proteste da parte della popolazione tedesca.

Estensione dell’olocausto

Il calcolo del numero delle vittime dipende anche dal modo in cui la definizione di “Olocausto” è utilizzata. Donald Niewyk e Francis Nicosia scrivono in The Columbia Guide to the Holocaust che il termine è comunemente inteso[5] come l’assassinio di massa e il tentativo di cancellare l’ebraismo europeo, il che porterebbe il numero totale delle vittime sotto i sei milioni ovvero a circa il 78 % dei 7,3 milioni di ebrei nell’Europa occupata dell’epoca.[22]

La più ampia definizione che include i Rom e Sinti, disabili e malati di mente, gli oppositori o dissidenti politici e religiosi, i prigionieri di guerra e i civili sovietici, gli omosessuali, i Polacchi e gli Slavi porta il totale di morti addirittura a 17 milioni.[5]

Il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora soggetto a ulteriori ricerche. Recentemente, documenti declassificati di provenienza britannica e sovietica hanno indicato che il totale potrebbe essere ancora superiore a quanto ritenuto in precedenza.[senza fonte].

Fotografia fatta da un militare americano entro il cortile del lager vicino Nordhausen (campo di concentramento della Gestapo) pieno di cadaveri (12 aprile 1945)

Helga Deen: la sua esperienza di deportata in un campo di concentramento è stata raccontata in un diario – Kamp Vught – dato alle stampe nel 2007. Studentessa diciottenne, fu uccisa assieme a tutta la sua famiglia nel 1943 nel campo di sterminio di Sobibór.

Categoria Numero di vittime Fonte del dato
Ebrei 5,9 milioni [12][23]
Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni [24]
Polacchi non Ebrei 1,8–2 milioni [25]
Rom e Sinti 220.000-500.000 [26]
Disabili e Pentecostali 200.000–250.000 [27]
Massoni 80.000–200.000 [28]
Omosessuali 5.000–15.000 [29]
Testimoni di Geova 2.500–5.000 [30]
Dissidenti politici 1-1,5 milioni [senza fonte]
Slavi 1-2,5 milioni [31][32][33][12]
Totale 12,25 – 17,37 milioni  

I triangoli

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Simboli dei campi di concentramento nazisti.

Un uomo con addosso la stella di David usata per identificare gli ebrei. 1941

I prigionieri, al loro arrivo, erano obbligati ad indossare dei triangoli colorati sugli abiti, che qualificavano visivamente il tipo di «offesa» per la quale erano stati internati. I più comunemente usati erano:

  • Giallo: ebrei — due triangoli sovrapposti a formare una stella di David, con la parola Jude (Giudeo) scritta sopra
  • Rosso: dissidenti politici
  • Rosso con al centro la lettera S: repubblicani spagnoli
  • Verde: criminali comuni
  • Viola: Testimoni di Geova
  • Blu: immigranti
  • Marrone: zingari
  • Nero: soggetti “antisociali” e lesbiche
  • Rosa: omosessuali maschi

Interpretazioni storiche

Come per ogni altro evento della storia, gli studiosi continuano a dibattere su cosa è avvenuto esattamente e perché. Tra le domande principali cui gli storici hanno cercato di dare risposta troviamo:

  • Quante persone vennero uccise nell’Olocausto?
  • Chi fu coinvolto direttamente nelle uccisioni?
  • Chi autorizzò le uccisioni?
  • Chi sapeva delle uccisioni?
  • Perché la gente partecipò direttamente, autorizzò o accettò tacitamente le uccisioni?

Funzionalismo contro Intenzionalismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Funzionalismo contro intenzionalismo.

Una questione principale negli studi contemporanei sull’Olocausto è quella del funzionalismo contro l’intenzionalismo. Gli intenzionalisti sostengono che l’Olocausto venne pianificato da Hitler sin dall’inizio. Per i funzionalisti invece, l’Olocausto iniziò nel 1942 come risultato del fallimento della politica di deportazione nazista e delle imminenti perdite militari in Russia. Essi sostengono che le fantasie di sterminio delineate nel Mein Kampf e in altra letteratura nazista furono mera propaganda e non costituivano dei piani concreti.

L’Olocausto ed il consenso della popolazione tedesca

Un’altra controversia è stata avviata dallo storico Daniel Goldhagen, il quale sostiene che la gente comune tedesca conosceva ed era una partecipante volontaria dell’Olocausto, il quale affonderebbe le sue radici in un profondo e antico antisemitismo eliminazionista tedesco. Altri sostengono che mentre l’antisemitismo era innegabilmente presente in Germania, lo sterminio era sconosciuto ai più e dovette essere rafforzato dall’apparato dittatoriale nazista.

Il negazionismo dell’Olocausto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Negazionismo dell’Olocausto.

Lapide a memoria dell’Olocausto, collocata sulla facciata della Sinagoga di Alessandria (Italia)

Alcuni autori, spesso vicini a movimenti politici antisemiti e di estrema destra, hanno cercato di mettere in discussione la veridicità storica dell’Olocausto. In particolare, sono state contestate la stime internazionalmente accettate sul numero di ebrei morti (reputate irrealistiche per eccesso), la presenza delle camere a gas nei lager nazisti e la deliberata volontà genocida della Germania. Essi sono chiamati negazionisti, poiché negano lo sterminio ebraico, ma preferiscono autodefinirsi revisionisti, cercando deliberatamente di apparire degli storici “neutrali”. Le loro posizioni sono ritenute ideologicamente prevenute, minoritarie e non supportate da dati affidabili (o addirittura in netto contrasto con gli stessi) da parte della comunità storica ed accademica internazionale[34].

La maggior parte dei negazionisti ritiene che ai tempi di Hitler fosse in atto una sorta di enorme complotto ebraico-capitalista contro la Germania. Essi negano veridicità anche agli stessi rapporti degli Einsatzgruppen, i reparti speciali inviati dai tedeschi a “ripulire” da ebrei ed altre categorie indesiderate le zone conquistate durante le campagne di Polonia e Russia. Allo stesso modo, ritengono che le decine di confessioni degli stessi tedeschi nelle quali si descrivono dettagliatamente i processi dello sterminio siano in realtà false o estorte, così come false sarebbero tutte le testimonianze in merito. I negazionisti considerano inoltre falsi i documenti che i membri del Sonderkommando di Auschwitz (così viene in genere definito il gruppo di ebrei incaricati del funzionamento delle camere e gas e dei forni crematori) lasciarono a futura memoria in diari di fortuna, nascosti in vari contenitori nel terreno del campo di sterminio e ritrovati fra gli anni ‘40 e gli anni ‘80 del XX secolo. Infine, i negazionisti si sono concentrati anche su questioni apparentemente minori, quali la veridicità del Diario di Anna Frank, definito un abile falso, nonostante il manoscritto sia stato sottoposto ad approfondite perizie chimico/fisiche e calligrafiche. Le affermazioni negazioniste si basano su cosiddette “prove” riconosciute come false ed indimostrate dalla ricerca storica internazionale[35].

Fra i negazionisti vi sono coloro i quali, mossi da motivazioni ideologico-politiche di vario tipo e da dichiarate simpatie neonaziste, negano radicalmente le sofferenze specifiche del popolo ebraico durante il Terzo Reich. Una parte dei negazionisti invece non nega le sofferenze degli Ebrei d’Europa né i crimini di guerra nazisti, ma li ridimensiona enormemente. Secondo i negazionisti una capillare propaganda bellica sarebbe stata imposta al mondo, in modo particolare mediante il Processo di Norimberga, tenuta in vita negli ultimi decenni perché strumentale agli interessi d’alcuni soggetti (USA, URSS ed Israele su tutti). Questa particolare interpretazione politico-storiografica ha fatto sorgere anche – a fianco di una ben più nutrita schiera di negazionisti di estrema destra – un filone negazionista di sinistra, particolarmente nutrito in Francia e legato alla casa editrice La Vielle Taupe[36].

La pubblica esposizione di tesi negazioniste è attualmente un crimine in molti paesi europei: Francia, Spagna, Polonia, Austria, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Germania, Cipro e Lussemburgo.

Fra i più noti autori di testi negazionisti vi sono: Jürgen Graf (condannato nel 1998 a 15 mesi di prigione da una corte elvetica, fuggì prima in Iran e poi in Russia); David Irving (soccombente in una causa da lui intentata contro Deborah Lipstadt, venne descritto nella sentenza come “antisemita e razzista, associato con l’estremismo di destra che promuove il neonazismo”[37]; Carlo Mattogno (che ha pubblicato gran parte dei suoi studi per case editrici neonaziste) e Paul Rassinier (ex deportato politico socialista, perennemente presentato dai negazionisti come presunta prova del fatto che essi non sono compromessi col nazismo). È da segnalare che anche il fondatore del Movimento Rexista belga Léon Degrelle, volontario nelle Waffen-SS, rifugiato in Spagna dopo la guerra e icona del neonazismo internazionale, abbracciò tesi negazioniste negli anni ‘70 del XX secolo, e partecipò alle attività della principale pubblicazione negazionista, il Journal of Historical Review.

Teologia dell’olocausto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Hester Panim.

Alla luce dell’enormità di ciò che accadde durante l’Olocausto, vi sono persone che hanno riesaminato la visione teologica classica della bontà divina e dell’intervento divino sul mondo[38].

Conseguenze politiche

L’Olocausto ha una serie di ramificazioni politiche e sociali che arrivano fino al presente. Il bisogno di una patria per molti rifugiati ebrei portò una parte di loro a emigrare in Palestina, gran parte della quale sarebbe ben presto diventata il moderno Stato di Israele. Questa immigrazione ha avuto un effetto diretto sugli Arabi della regione, che è discusso negli articoli sul conflitto arabo-israeliano, il conflitto israelo-palestinese e quelli ad essi correlati.

Etica e memoria

Monumento in memoria dell’Olocausto a Berlino

Il significato della Shoah rinvia indissolubilmente al senso del ricordo per il presente, ed alla ribellione al disumano quale espressione testimoniale di coesistenza contro la riduzione a “cosa” perpetrata nei confronti del nostro vivere, in cui è da riconoscere una nuova e possibile aggressione dell’essenza criminale rivelata dal nazionalsocialismo. Su questo argomento, è significativa la riflessione di autori quali Theodor Adorno, Jean Amery, Hannah Arendt, Zygmunt Bauman, Dietrich Bonhoeffer, Paul Celan, Emmanuel Levinas, Primo Levi, Friedrich Kellner, Elie Wiesel.

Nota vittima dell’Olocausto fu anche Anne Frank, una ragazzina ebrea tedesca rifugiatasi in Olanda con la famiglia, che morì nel 1945; ha scritto un diario pubblicato in seguito alla sua morte dal padre, che ha rappresentato una delle più note testimonianze, a livello internazionale, delle persecuzioni naziste.

Emblematica fu anche la figura della filosofa ebrea tedesca Edith Stein, scomparsa ad Auschwitz il 9 agosto 1942. Edith Stein, convertitasi al cattolicesimo e santificata negli anni finali del pontificato di papa Giovanni Paolo II, incarna infatti la figura dell’ebrea convertitasi al cattolicesimo che la follia nazista non esita ad opprimere con tutta la sua cieca violenza. La radicalità dei suoi costumi religiosi (era diventata monaca di clausura tra le carmelitane) e la fierezza delle sue posizioni porteranno il Reich hitleriano a perseguitarla e a confinarla ad Auschwitz, dove della sua presenza non rimarrà più traccia.

Diverse associazioni ricordano ancora oggi ai giovani le disastrose conseguenze di quanto accaduto in quel periodo, anche con premi come l’Austrian Holocaust Memorial Award.

Il 27 gennaio, anniversario della liberazione dei reclusi sopravvissuti dal campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, viene commemorato nel mondo come Giorno della Memoria, in cui ricordare la Shoah.

Note

  1. ^ a b c Olocausto in Vocabolario Treccani
  2. ^ Si veda p. es. Levitico, 1.
  3. ^ Cfr. Giovanni Deiana, Levitico, p. 49-56.
  4. ^ dal vocabolario Treccani
  5. ^ a b c Niewyk, Donald L. and Nicosia, Francis R. The Columbia Guide to the Holocaust, Columbia University Press, 2000, pp. 45-52.
  6. ^ Olocausto, Shoah, memoria
  7. ^ Sho’at yehudei polin (a cura del Comitato misto di soccorso degli ebrei polacchi), Yerushalaim 1940.
  8. ^ De Bernardi, Guarracino, Balzani, Tempi dell’Europa, tempi del mondo, Milano, Mondadori, p. 215
  9. ^ Israel Gutman. Encyclopedia of the Holocaust, Macmillan Reference Books; Reference edition (October 1, 1995.
  10. ^ Benz, Wolfgang, Dimension des Völkermords. Die Zahl der jüdischen Opfer des Nationalsozialismus., Dtv, 1996. ISBN 3-423-04690-2
  11. ^ Gilbert, Martin, Atlas of the Holocaust, New York, William Morrow and Company, Inc, 1993.
  12. ^ a b c Dawidowicz, Lucy, The War Against the Jews, Bantam, 1986.
  13. ^ La foto è stata scattata a Buchenwald successivamente alla liberazione. Il settimo da sinistra nella seconda fila di pagliericci è il futuro premio Nobel Elie Wiesel.
  14. ^ “I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia”, Gross Jan T., Arnoldo Mondadori Editore, 2002
  15. ^ Chapter IX: “Genocide” (Section II) 1944
  16. ^ Da notare che le leggi di Norimberga non discriminavano l’appartenenza alla fede ebraica, ma la stirpe (l’essere figlio o nipote di ebrei) e quindi l’origine ebraica. Per questo, negli anni successivi, vennero perseguitati indifferentemente ebrei praticanti e non praticanti ed anche ebrei convertiti ad altre fedi.
  17. ^ Il Governatorato Generale comprendeva la maggior parte della Polonia, esclusi alcuni distretti al confine occidentale (Slesia, Pomerania) che erano stati inglobati direttamente nel Reich.
  18. ^ Si trattava di autocarri con la zona di carico sigillata ermeticamente e collegata ai gas di scarico dell’automezzo stesso.
  19. ^ Dichiarazione dei Fatti dei testimoni di Geova
  20. ^ Rochat Giorgio, Regime fascista e chiese evangeliche, Claudiana
  21. ^ [1]
  22. ^ Gilbert, Martin. Atlas of the Holocaust, 1988, pp. 242-244.
  23. ^ How many Jews were murdered in the Holocaust? FAQs about the Holocaust
  24. ^ Berenbaum, Michael. The World Must Know, United States Holocaust Memorial Museum, 2006, p. 125.
  25. ^ 1.8–1.9 million non-Jewish Polish citizens are estimated to have died as a result of the Nazi occupation and the war. Estimates are from Polish scholar, Franciszek Piper, the chief historian at Auschwitz. Poles: Victims of the Nazi Era at the United States Holocaust Memorial Museum.
  26. ^ “Sinti and Roma”, United States Holocaust Memorial Museum (USHMM). The USHMM places the scholarly estimates at 220,000–500,000. Michael Berenbaum in The World Must Know, also published by the USHMM, writes that “serious scholars estimate that between 90,000 and 220,000 were killed under German rule.” (Berenbaum, Michael, The World Must Know”, United States Holocaust Memorial Museum, 2006, p. 126.
  27. ^ Donna F. Ryan, John S. Schuchman, Deaf People in Hitler’s Europe, Gallaudet University Press 2002, 62
  28. ^ Hodapp, Christopher, Freemasons for Dummies, For Dummies, 2005.
  29. ^ The Holocaust Chronicle, Publications International Ltd., p. 108.
  30. ^ Shulman, William L., A State of Terror: Germany 1933–1939, Bayside, New York, Holocaust Resource Center and Archives.
  31. ^ Madajczyk, Czesław. “Die Besatzungssysteme der Achsenmächte. Versuch einer komparatistischen Analyse.” Studia Historiae Oeconomicae vol. 14 (1980): pp. 105-122 [2] in Hitler’s War in the East, 1941-1945: A Critical Assessment by Gerd R. Uebersch̀ear and Rolf-Dieter Müller [3]
  32. ^ Žerjavić, Vladimir, Yugoslavia manipulations with the number Second World War victims, Zagreb, Croatian Information center, 1993 ISBN 0-919817-32-7 [4] and [5]
  33. ^ Kočović,Bogoljub-Žrtve Drugog svetskog rata u Jugoslaviji 1990 ISBN 86-01-01928-5
  34. ^ Lipstadt, Deborah E. (1994), Denying the Holocaust: the growing assault on truth and memory, New York, Plume. ISBN 0-452-27274-2.
  35. ^ Lipstadt, Deborah E. (1994), Denying the Holocaust: the growing assault on truth and memory, New York, Plume. ISBN 0-452-27274-2.
  36. ^ [6]
  37. ^ [7]
  38. ^ Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz, trad. it. di C. Angelino, Il Melangolo, Genova, 1991, pp. 33 – 36

Bibliografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Olocausto (bibliografia).
  • Reimund Schnabel, Il disonore dell’uomo (titolo originale:Macht Ohne Moral), Lerici Editore, Milano 1962
  • Vladimir Jankélévitch, Perdonare?, La Giuntina, Firenze 1987.
  • Enrico Deaglio, La banalità del bene – Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli, Milano 1993 ISBN 88-07-81233-9
  • Matteo Pierro, Fra Martirio e Resistenza. La persecuzione nazista e fascista dei Testimoni di Geova, Actac, Como 2002.
  • Guri Schwarz, Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia postfascista, Ed. Laterza, Roma-Bari 2004
  • Liliana D’Angelo, Il profumo delle viole. Medusa Editrice, Milano 2005 ISBN 978-88-87655-41-4
  • Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il Nuovo Melangolo, Genova 2005 ISBN 88-7018-197-9
  • David Engel, L’Olocausto (The Holocaust, The Third Reich and the Jews), Ed.Il Mulino, Bologna 2005 ISBN 88-15-09839-9
  • Giuseppe Pulina, L’angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein , Zona Editrice, Civitella in Val di Chiana 2008, ISBN 978-88-95514-47-5
  • Aldo M. Valli e R. Lorenzoni, La tradizione tradita, La Chiesa, gli ebrei, e il negazionismo, Paoline Ed. Libri, Milano 2009 ISBN 978-88-315-3666-0
  • David Bidussa, Dopo l’ultimo testimone, Einaudi Editore, Torino 2009 ISBN 978-88-06-19262-4
  • Leoncarlo Settimelli, “Le parole dei Lager”, Castelvecchi Editore, Roma 2010 ISBN 978-88-7615-371-6

Voci correlate

In: RicorrenzeNessun Commento

giovedì gennaio 26th, 2012 23:34 VILLA LITERNO -Giornata della memoria, sapere per non dimenticare

 

COMUNE DI VILLA LITERNO
PROVINCIA DI CASERTA

Ufficio del Sindaco

COMUNICATO STAMPA

26 gennaio 2012


Giornata della memoria, sapere per non dimenticare
Di mattina un film, di pomeriggio convegno sulla shoah

Il convegno di venerdì 27 sulla Shoah (“L’olocausto: sapere per non dimenticare”) si terrà alle 17 nella Sala Splendore di piazza Marconi, a Villa Literno. Per la mattina, invece, è prevista la proiezione di un film (“Il bambino col pigiama a righe”), cui assisteranno i bambini delle scuole. L’evento è stato promosso dalla professoressa Angela Bocchino, e patrocinato dal Comune, in occasione della Giornata della Memoria. Relatori: il presidente Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) Giovanni Pascarella, lo storico Giovanni Leone e il Presidente del Consiglio Comunale Antonio Ciliento. Modera i lavori la professoressa Angela Bocchino.

 

L’addetto stampa

In: RicorrenzeNessun Commento

giovedì gennaio 26th, 2012 22:05 Giornata della Memoria,le associazioni Liberalibri e Fuci Caserta ricordano le vittime della shoah

Venerdì prossimo, 27 gennaio, alle ore 18.30, presso la Caffetteria Raiano, a Caserta in via Patturelli n.36, le associazioni Liberalibri e Fuci Caserta ricordano la shoah nel Giorno Internazionale della Memoria, lo «Yom HaShoah».

Ospiti della serata saranno la scrittrice Liliana d’Angelo, autrice del libro «il Profumo delle Viole», la giornalista Lidia Luberto e il maestro Gerardo del Prete. Un intervento particolare sarà curato dalla giurista Barbara Barsali che spiegherà le leggi razziali italiane del 1938.

Durante la serata, saranno lette le lettere degli ebrei a Mussolini da Candida d’Auria, Enzo de Rosa, Veneranda Mormile, Sonia Pagella, Gianrolando Scaringi ed Anna Vitale.

                                                                                                                      Gianrolando Scaringi

                                                                                                                      333.7271484

In: RicorrenzeNessun Commento

giovedì gennaio 26th, 2012 00:32 VILLA LITERNO -Giornata della memoria, sapere per non dimenticare

COMUNE DI VILLA LITERNO
PROVINCIA DI CASERTA

Ufficio del Sindaco

COMUNICATO STAMPA

25 gennaio 2012

Olocausto

Giornata della memoria, sapere per non dimenticare
Venerdì un convegno sull’olocausto a Villa Literno

“L’olocausto: sapere per non dimenticare”. Questo il titolo del convegno in programma a Villa Literno venerdì 27 gennaio, alle ore 10 nella Sala Splendore di piazza Marconi, in occasione della Giornata della Memoria, per ricordare la shoah.

Relatori il presidente Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) Giovanni Pascarella, lo storico Giovanni Leone e il Presidente del Consiglio Comunale Antonio Ciliento. Modera i lavori la professoressa Angela Bocchino.

L’Addetto Stampa
ufficiostampa@comunevillaliterno.it

In: RicorrenzeNessun Commento

mercoledì gennaio 25th, 2012 23:41 Caserta-Riparte la stagione del Cineforum «CÈ CINEMA»

COMUNICATO STAMPA

bellona

Riparte la stagione del Cineforum «CÈ CINEMA», serie di proiezioni e dibattiti organizzata dalle associazioni Arcas, Fuci Caserta, Koinea, Nugeca, Koinea ed Oratorio «Giorgio la Pira» della Cattedrale di Caserta, con il sostegno ed il contributo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose «San Pietro» di Caserta. Giovedì prossimo, 26 gennaio, alle ore 20.30, presso la Biblioteca Diocesana di Caserta, in piazza Duomo n.11, sarà proiettato il film documentario sui 54 martiri di Bellona di Luigi Nappa.

«Un giorno qualunque di ottobre», è una video testimonianza sulla strage dei 54 Martiri di Bellona avvenuta il 7 ottobre 1943, realizzata dagli alunni, nell’ambito del progetto Scuole Aperte, finanziato dalla Regione Campania nell’anno scolastico 2007/2008, presso l’IAC «Dante Alighieri» di Bellona, diretto dal professor Luca Antropoli. Nel 2011 è stato presentato al pubblico scolastico come documento storico della città. Unico nel suo genere, parte dalla causa scatenante e inquadra la vicenda nel contesto storico internazionale per poi giungere al contesto locale.

            Il 6 ottobre 1943, in Via della Vittoria, oggi Via 54 Martiri, tre militari tedeschi forzarono il portone della famiglia Romano. Ubriachi, tentarono, poi, di violentare alcune ragazze. Le grida furono avvertite dai parenti nascosti in soffitta, i quali, sfidando i soldati tedeschi ubriachi, poiché il fratello di una delle due ragazze era in pericolo, scagliarono una bomba a mano sui militari. Uno di essi rimase ucciso, mentre l’altro, ferito.

Alle ore sei del giorno dopo, squadre di Nazisti bloccarono le strade della Città ed iniziarono il rastrellamento con inaudita malvagità, catturando tutti gli uomini ancora in giro e molti che erano nei nascondigli: vecchi, bambini e malati non sfuggirono alla razzia. Gli uomini catturati, furono raggruppati in Piazza Umberto I e condotti nella vicina Cappella di San Michele. Un ufficiale entrò nella Cappella, attraversò il corridoio con passo cadenzato e dall’altare, senza alcuna riverenza al Cristo, voltò le spalle e disse quanto segue in tedesco: «adesso tutti al lavoro!».

Il primo gruppo di dieci persone uscì dalla Cappella e, scortati da due nazisti, attraversò Via Della Vittoria, raggiungendo la cava di tufo sita alla periferia a nord della Città, al confine tra Bellona e Vitulazio dove, dopo essere stati spinti sul ciglio, il plotone di esecuzione eseguì, senza pietà, la condanna a morte. I corpi erano scaraventati nella cava profonda circa 25 metri, e coperti dal terreno fatto crollare con l’esplosione di bombe a mano. Dopo la prima esecuzione, altri dieci seguirono la stessa sorte e così di seguito sino a raggiungere il numero di 54 vittime.

Le testimonianze, sotto forma di interviste, sono state raccolte direttamente dagli alunni e, mentre la parte fiction è stata realizzata dagli stessi discenti, dai docenti e dalle famiglie, ci preme sottolineare che il progetto è stato coordinato dalla docente e pubblicista Anna Aurilio, la sceneggiatura è di Domenico Nespolino e la regia di Luigi Nappa.

La visione del documentario fu presentata al pubblico la prima volta il 5 ottobre 2008, nel suggestivo scenario del Mausoleo Ossario, ottenendo il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli.

La serata di proiezione, volutamente organizzata in occasione del Giorno della Memoria, ruoterà intorno al tema degli eccidi della Seconda Guerra Mondiale. Interverranno il regista Luigi Nappa, i rappresentanti dell’Istituto «Dante Alighieri» di Bellona, la prof.ssa Anna Aurilio ed il prof. Giacomo Cafaro (responsabili del progetto), il dirigente scolastico Luca Antropoli e qualche testimone ancora vivente che attraverso un dibattito spiegheranno introdurranno il documentario.

Un’occasione per confrontarsi sul triste tema della guerra e per scoprire una delle pagine più tristi e meno note della nostra terra

In: RicorrenzeNessun Commento

mercoledì gennaio 25th, 2012 22:52 SHOAH

In: RicorrenzeNessun Commento