COME ORIENTARSI TRA 248 COMANDI E 365 DIVIETI? CON L’AMORE!

25 ottobre 2020 – XXX Domenica (TO/A)

COME ORIENTARSI TRA 248 COMANDI E 365 DIVIETI? CON L’AMORE!

Gruppo biblico ebraico-cristiano השרשים הקדושים

francescogaleone@libero.it

Prima lettura: Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia collera si accenderà contro di voi (Es 22,20). Seconda lettura: Siete diventati imitatori nostri e del Signore (1Ts 1,5). Terza lettura: Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo come te stesso (Mt 22,34).

La domenica “della legge dell’amore”

1) Questo episodio del Vangelo è presente in tutti e quattro i vangeli, ma con sfumature diverse: a) Luca non accenna a un primo e a un secondo comandamento ma li unisce in uno solo; l’episodio gli serve da introduzione alla parabola del buon samaritano, un dottore della legge enuncia il comandamento dell’amore, e Gesù si limita a dire:

“Fa’ questo e vivrai” (Lc 10,25); b) l’evangelista Marco, al solito, racconta il fatto ma senza fare riferimento a polemiche antigiudaiche (Mc 12,28); c) in Matteo il contesto è polemico: Gesù proclama il suo comandamento dell’amore ai suoi nemici pronti a ucciderlo; d) per Giovanni, infine, il comandamento è uno solo: “Vi do un comandamento nuovo, che amiate gli uni gli altri” (Gv 13,34). In seguito e in tutto il Nuovo Testamento non si accenna più a due comandamenti, ma

a uno solo, l’amore per l’uomo: “Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: Ama il prossimo come te stesso!” (Gal 5,14).

Prima lettura: stranieri, vedove, orfani

2) Anticamente non c’erano ambasciate per proteggere i cittadini residenti all’estero, e abusare degli stranieri era prassi abituale. Nulla di tutto questo in Israele. Dio lo ordina in modo esplicito: “Ama lo straniero, perché anche tu sei stato straniero in Egitto” (Dt 10,17). La professione di fede degli ebrei inizia così: “Mio padre era un arameo errante, scese in Egitto e vi abitò come straniero” (Dt 26,5). Nel Salmo 68 Dio si presenta come “padre degli orfani, difensore delle vedove”, e nel

Salmo 146 come colui che “protegge lo straniero, sostiene l’orfano e la vedova”. Dio si prende cura di queste persone dando agli ebrei indicazioni come queste: in tempo di mietitura lasciar cadere

delle spighe per i poveri (Dt 24,26); durante la raccolta delle olive lasciare per terra delle olive per i poveri (Dt 24,20); lo stesso durante la vendemmia (Dt 24,25). Maltrattare queste persone indifese è grave al punto che Dio applica a sé il principio del taglione (Es 22,23). Attribuire a Dio la legge del taglione è un’immagine molto ardita, però efficace. Il motivo è chiaro: “Chi opprime il povero, offende il suo Creatore” (Prv 14,31).

Come orientarsi tra 248 comandi e 365 divieti?

3) I rabbini del tempo di Gesù, studiando la Bibbia, erano giunti a scoprirvi ben 613 comandamenti: 365 negativi (tanti erano i giorni dell’anno!) e 248 positivi (tante erano le ossa del corpo umano!). Le donne erano tenute a osservare solo i negativi. Poveri catechisti! Spiegando un comandamento al giorno, avrebbero impiegato due anni. Non tutti i rabbini erano rigidi. Alcuni operavano una distinzione tra precetti gravi e leggeri. C’era chi metteva al primo posto il famoso

Shemà Israel, e chi metteva al primo posto l’amore del prossimo. Ma poi c’erano coloro che mettevano in evidenza che anche i precetti piccoli erano di importanza capitale. Quindi tra gli esperti della Legge c’erano forti controversie su quale fosse il precetto “più grande”. Pronunciarsi su questa questione significava scontrarsi con gruppi influenti di allora. Si racconta che un giorno fu chiesto a Hillel – un famoso rabbino vissuto pochi anni prima di Cristo – di insegnare tutta la Toràh nel tempo in cui fosse riuscito a reggersi su una gamba sola. Hillel rispose: “Ciò che a te non piace, non farlo al tuo prossimo!”.

Dei 613 comandamenti, qual era il più importante? Per gli ebrei, il primo superava il secondo; vivere significava compiere i comandamenti divini (A. Nissen). Era quindi una vita vissuta nell’ambito del religioso ed in forma di sottomissione ed obbedienza.

No allo spiritualismo né al filantropismo

4) Gesù unisce all’amore per Dio anche l’amore per il prossimo. Lo fa citando Lv 19,18. Ed aggiungendo l’aggettivo hómoios, ci fa capire che il comandamento dell’amore al prossimo è di uguale valore al comandamento dell’amore a Dio (G. Haufe, D.A. Carson, J. Schneider). E questo rappresenta un salto di qualità, perché fa fare alla religione ed all’etica una svolta completamente nuova nella storia delle tradizioni religiose dell’umanità. Gesù unisce “il divino” con “l’umano”. E rende inseparabile l’uno dall’altro. In modo che è un’illusione ed un inganno pensare che uno è in buoni rapporti con Dio se si relaziona male con qualcuno (Gc 2,14). Anzi, unendo “il divino” con “l’umano”, Gesù “secolarizza” la religione e colloca la religione nell’ambito della laicità. E dice: nella vita la cosa più importante è essere rispettosi, tolleranti, buone persone, buoni cittadini.

5) Fra polemiche e complotti, mentre gli tendono un tranello mortale, Gesù proclama simile all’amore per Dio l’amore per il prossimo. E qui cominciano le novità:

> Dopo avere enunciato il grande comandamento, Gesù aggiunge: “Il secondo è simile al primo (Δευτέρα δὲ ὁμοία/deutèra dè omoìa). Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Gesù dice: “simile” non dice “uguale”: c’è una priorità da rispettare, Dio è Dio, il Creatore non va messo sullo stesso piano della creatura. L’aggettivo ὁμοία/omoìa in greco significa ugualmente grande, importante, e conferisce all’amore per l’uomo lo stesso valore dell’amore per Dio.

> Gesù dà al suo comandamento una prospettiva nuova: per l’israelita il prossimo erano i figli del suo popolo (Lv 19,18); per Gesù è ogni uomo, anche il nemico (Mt 5,43-48). Possiamo dire che il primato “assiologico” spetta a Dio, ma il primato “probativo” va all’uomo: mentre l’amore di Dio potrebbe essere una religiosa illusione, l’amore dell’uomo invece è reale e diretto. Si tratta di una rivelazione rivoluzionaria: noi non siamo più divisi tra due comandamenti; non dobbiamo togliere nulla all’uomo per offrirlo a Dio e viceversa, perché Dio si è umanizzato, e l’uomo è stato divinizzato. Un amore, perciò, non esclude l’altro.

> E’ utile notare che l’espressione finale “Da questi due comandamenti dipende …” non rende molto bene l’originale greco molto più forte: “Questi comandamenti portano come cardine …”. Si comprende allora la solennità con cui Gesù deve avere pronunciato questa sintesi del suo Vangelo.

> Altra novità: Gesù volge in positivo (Fa’…) la raccomandazione negativa di Hillel (Non fare…).

Dio amico dell’uomo

6) Silenzio e solitudine sono necessari per creare un clima di preghiera, ma diventano sintomi di patologia se allontanano gli uomini. L’opposizione tra uomo/dio appartiene ai miti pagani e non al Vangelo. Amico degli uomini, Prometeo aveva rubato il fuoco agli dèi per promuovere la civiltà; per questo Zeus lo aveva incatenato sul monte Caucaso e ordinato a un avvoltoio di rodergli le carni. Nulla di più contrario al messaggio biblico. Diversamente dalla sapienza contemplativa orientale, il Vangelo non ha mai opposto l’essere al fare, l’interiore all’esteriore, la teoria alla prassi, la fede alle opere.

Il cristiano può anche allontanarsi momentaneamente dagli uomini per pregare, ma l’allontanamento è sempre e solo provvisorio. Il contemplativo serve gli uomini onorando Dio, l’attivo onora Dio servendo gli uomini. La Chiesa è piena di esempi. Il santo curato d’Ars sospirava il convento, e si prodigava generosamente per i fratelli; e i monasteri hanno dato alla Chiesa grandi papi, vescovi, riformatori, missionari, studiosi. Possiamo anche salvarci senza culto, senza sacramenti, senza Chiesa. Il motivo è semplice: noi siamo circa dieci miliardi di persone, e di questi solo due miliardi sono cristiani. Dove vanno gli altri otto? All’inferno? Potremo giudicarli solo a partire dal battesimo? Non rifletteremo mai a sufficienza su Matteo 25,31: l’esame non è sul culto, sulla liturgia, sui sacramenti … ma sulle opere di misericordia: “Lo avete fatto a me”!  Matteo presenta sei opere buone, vaste quanto è vasto il dolore umano. Non ci viene chiesto di compiere miracoli ma di avere cura; non di guarire i malati ma di visitarli. Tutti possono salvarsi, e con facilità, perché tutti possono fare qualcosa per gli altri. Il vero ateismo è la mancanza di carità verso gli altri. Non c’è nessuno che non crede in nulla. Possiamo dire no a Dio, che ci viene sotto forma di una chiesa, di un prete, ma forse gli abbiamo detto quando abbiamo aiutato un povero, accolto un emigrato, consigliato un dubbioso (Mt 25,40).

Esiste una virtù che appartenga solo al cristiano?

7) A volte sentiamo questa domanda: “Che differenza esiste tra un non-credente e un credente?”. Se un uomo è onesto e leale, a che gli serve il cristianesimo? Anche Agostino osservava: “Molti che sono fuori dalla Chiesa, in realtà sono nel Regno. Molti che sono nelle tenebre hanno gli occhi

aperti e viceversa”. E allora, cosa reca di nuovo il cristianesimo a questa umanità? In un certo senso, nulla perché Dio non è aggiunto dal di fuori, Dio è già dentro gli uomini, anche se questi non lo sanno. Ho cercato a lungo una virtù che appartenga solo al cristiano e non all’ateo. L’amore dei nemici? No: se si ama veramente l’uomo, si deve amare l’uomo anche nel nemico. Forse l’amore fino al sacrificio della vita? No: abbiamo visto persone che si sono fatte sgozzare per tutte le

cause, anche le peggiori; milioni di nazisti sono morti per l’ideale della “Deutschland über alles”, e purtroppo ci sono cause nobili che non trovano martiri! Personalmente non conosco una virtù umana che non sia anche cristiana, e viceversa. Ogni autentico progresso umano è anche un autentico progresso cristiano. Un santo eremita non vale più di un onesto scienziato; il fumo delle fabbriche non è meno importante dell’incenso liturgico; la sporca tuta di un meccanico non è meno gradita a Dio dei paramenti dorati del sacerdote; le mani callose di un contadino onesto non sono meno belle delle bianche mani del sacerdote, che offre il frutto della terra e della vite. Sì, anche un ateo onesto è gradito a Dio! BUONA VITA!

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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