DOMENICA DI PENTECOSTE (C) – 15 maggio 2016

Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa (Gv 14, 15)
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

* Pentecoste: 50 giorni dalla Pasqua. Festeggiamo la discesa dello Spirito sugli
apostoli nel cenacolo e il compleanno della chiesa, come ci ricorda anche un
bell’inno del poeta Manzoni, forse il suo più bello. Se ci è facile parlare di Dio-
Figlio, ci è difficile parlare di Dio-Padre, e ci è difficilissimo parlare di Dio-Spirito,
perché lui è spirito, santità, amore, e noi siamo materia, peccato, egoismo. Anche per
noi valgono queste domande: Avete sentito parlare dello Spirito? Quale battesimo
avete ricevuto, quello di acqua o di Spirito? Per molti cristiani, lo Spirito è quel Dio
ignoto, la cui statua Paolo trovò nell’Areòpago di Atene. Proviamo a parlarne, con
molto pudore. Non si parla dello Spirito come di una inutile chiacchiera; si parla allo
Spirito come ad una persona viva. Soprattutto si prega, si adora, si tace!
* Impariamo, oggi, a conoscere questo Spirito creatore, che volteggiava sul caos
primordiale. La terra era senza forme e senza vita: lo Spirito ha fatto sorgere mille
immagini, mille somiglianze con Dio. Dio era sconosciuto: lo Spirito lo ha
manifestato nella creazione, plasmando tutti quegli esseri pieni di significato. Lo
Spirito, soffiando sull’argilla, ha ricamato l’uomo e ha popolato questa nostra terra di
persone care, di volti amici. Veramente Magnum miraculum est homo! E’ ancora lo
Spirito che ha parlato per mezzo dei profeti, poveri uomini presi tra gli uomini: labbra
impure come Isaia, lingue balbettanti come Geremia, cuori cocciuti come Giona. Ma
basta che lo Spirito li invada, perché testimonino la Verità davanti agli imperatori
fino al martirio. Nessuno sfugge al suo influsso. Lo Spirito illumina ogni uomo che
viene in questo mondo: in quel ragazzo cresimato ieri e che già si propone di
diventare sacerdote; in quel giovane che a 20 anni riesce a morire rassegnato; in
quella madre che al capezzale del suo piccino morente ringrazia Dio per averglielo
dato almeno alcune ore; in quel povero peccatore che si getta vinto in un
confessionale, e a cui lo Spirito non dà pace finché non avrà cacciato fuori tutto il suo
male.
* I tre anni che Gesù ha passato con i discepoli sono stati anni di novità
sconvolgenti, viaggi continui, polemiche pericolose. Ora, la conclusione è arrivata,
peggiore di quanto si potesse immaginare. I ricordi del Getsemani, del processo, del
calvario, del sepolcro pesano sugli apostoli come macigni, ed eccoli a fare mucchio,
come bestiole tremanti chiusi nel cenacolo, per timore dei giudei. Vogliono essere
lasciati in pace, con la loro paura e il loro dolore. E invece no. Arriva la Maddalena
con quel folle annuncio: Ho visto il Signore! Si poteva non crederle: è una donna, si sa … Ma poi arriva Gesù in persona, attraversando quelle porte chiuse, ed essi gioiscono, ma la loro comoda gioia durerà poco. Gesù ancora una volta li manda fuori dei loro covili, verso i faticosi sentieri della vita. Lui, mandato dal Padre, ora manda gli apostoli, e con responsabilità pesanti: annunciare Dio dives in misericordia, la laetitia amoris.
* Io mando voi. E noi cristiani, lo vogliamo o no, andiamo, spesso tristi e indegni messaggeri, ma messaggeri. Alcuni di noi hanno dimenticato il messaggio ricevuto, e si aggirano a mani vuote e poche parole morte sulle labbra. Eppure il mondo è là, ci aspetta. Così, senza uno speciale bagaglio, senza neppure un segno che ci distingua, perché il messaggio è stato consegnato a tutti, senza distinzione, il giorno del nostro battesimo. La giornata è lunga, le occupazioni numerose, complesse le relazioni: padre o madre, marito o sposa, figlio, amico, compagno, anonimo passante. Ognuno di noi riveste molti ruoli, ma l’impegno è uno: essere messaggeri di Gesù. Sembra difficile, perciò lo abbiamo affidato ad altri, ai preti e alle suore, riservando a noi il povero ruolo di annoiati spettatori della domenica, quando il celebrante ci annuncia il Vangelo.
Abbiamo dimenticato che il sale della terra e la luce del mondo dobbiamo essere noi, altrimenti corriamo il rischio di essere padri senza una vera paternità, figli senza speranza, compagni muti, amici senza doni.
* Dire che la nostra è un’ epoca di confusione, è dire ancora poco, perché si tratta di una confusione strana, al limite della paranoia. Accanto a episodi positivi ed entusiasmanti, ve ne sono altri negativi e crudeli. Per esempio, i rapporti umani sono moltiplicati, eppure viviamo soli e angosciati; la vita si è prolungata nel tempo, ma vi è una carenza di valore e di significato; la razionalità tecnica è applicata dappertutto, e dappertutto vediamo esplosioni di irrazionalità; la persona è esaltata e nello stesso tempo strumentalizzata; l’esigenza di libertà si sta rivelando liberticida; l’aspirazione ai valori più grandi va di pari passo con la contestazione e la negazione di ogni valore; l’esigenza di socialità, solidarietà, amicizia è mescolata con l’anomia, l’anonimia, l’egoismo; si cerca da tutti la pace e l’unità e tuttavia sono presenti contrasti politici, razziali, religiosi; assistiamo all’esaltazione di tutto ciò che è giovane e tuttavia i giovani sono emarginati dalla partecipazione e dalla responsabilità. E’ una civiltà necrofila, secondo E. Fromm, perché privilegia l’avere a svantaggio dell’essere, l’azione alla contemplazione, l’ammucchiata alla pienezza, le informazioni alla sapienza. Si vede con chiarezza dove sa arrivare l’uomo sganciato da Dio: Auschwitz è stata opera di cristiani; quando ebbero finito, il loro Dio era diventato una assurdità. E’ l’uomo l’animale peggio riuscito? Per fortuna, c’è una Voce che si alza instancabile a gridare all’uomo la sua origine, la sua dignità; a ricordare che in lui abita uno Spirito, non quello inventato dai filosofi, ma quello donato da Dio. E’ la voce della Chiesa che oggi proclama la venuta dello Spirito nel mondo, la Pentecoste. Per comprendere quanto lo Spirito sia necessario, basterà riflettere su questi pensieri di Atenagora: Senza lo Spirito, Dio è lontano, il Cristo
resta nel passato, il Vangelo una lettera morta, la chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, l’agire morale un agire da schiavi. BUONA VITA!
סדר סעודת האדון לפי מנהג רומא
Eucaristia del Signore nel Rito romano
e nella Lingua originale di Gesù.
Un tempo di forte spiritualità per riflettere sul profeta Isaia.
אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי ־ לֵֵ֔ב חִזְק֖ו אַל ־ תִי רָ֑או הִנֵהֵּ֤ אֱלֹֽהֵיכֶם ה֥וא יב֖וֹא וְיֹשַעֲכֶֹֽם׃
ּ֙ Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
Sabato, 28 maggio 2016, ore 17.00, Parrocchia “Gesù Buon Pastore” (Sala G. Moscati) – Caserta
gruppo biblico ebraico-cristiano השרשים הקדושים “le sante radici”
Email: francescogaleone@libero.it — sayeretduvdevan@yahoo.it

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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