Non è questa però, per il ministro, la priorità: “Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire”. In particolare ha spiegato di voler “lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema”, ad esempio abbassando l’Iva “per tutti i prodotti che riguardano l’infanzia” e con politiche per cercare di ridurre il numero degli aborti, come il potenziamento dei consultori.
Immediate le reazioni del mondo Lgbt e dell’associazione “Famiglie Arcobaleno”, ossia le famiglie omogenitoriali con figli. “Sono esterrefatta nel vedere un ministro della Famiglia così distaccato dalla realtà in cui vive”  afferma  Marilena Grassadonia, presidente dell’associazione e mamma insieme a sua moglie Laura Terrasi di tre bambini. “Come fa un ministro della Repubblica ad affermare che noi e i nostri figli non esistiamo, quando non solo i nostri bambini sono perfettamente inseriti nella società, nella scuola, tra i loro coetanei, ma decine di sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione  e sempre più comuni che riconoscono i nostri figli alla nascita, certificano che noi esistiamo a tutti gli effetti, anche giuridicamente, per lo Stato italiano”.
Aggiunge Grassadonia: “I nostri figli non sono una ideologia, sono una realtà. E soltanto Mussolini in questo paese aveva provato a negare il nostro diritto di esistere. Il ministro Fontana però ha giurato sulla Costituzione e dunque mi aspetto che sia il ministro di tutti gli italiani, anche dei nostri bambini. In Italia esiste un reale pericolo di omofobia e parole come queste possono essere pericolose, proprio nei confronti dei più indifesi, cioè i più piccoli. Ma di fronte a queste affermazioni mi chiedo cosa farà il movimento Cinquestelle, alleato di governo della Lega, ma i cui sindaci, in gran parte, stanno trascrivendo i certificati di nascita dei figli delle coppie omosessuali. O addirittura iscrivendoli alla nascita come ha fatto la sindaca Appendino”.

Rilancia Sebastiano Secci, presidente del circolo omosessuale “Mario Mieli” e portavoce del Roma Pride: “Dichiarazioni come queste sono gravi, ancor di più se fatte da un ministro della Repubblica. Le associazioni Lgbt certo non possono state tranquille, nonostante le maldestre rassicurazioni di Fontana. Finora i nostri figli erano stati ignorati, oggi il governo M5S- Lega, il governo del cambiamento ci informa che le nostre famiglie non esistono. Noi invece esistiamo e le nostre famiglie hanno il dovere di resistere, di non arretrare di un passo. Anche per questo saremo in opiazza il 9 giugno con il Roma Pride e la Brigata Arcobaleno”.

Articolato il pensiero di Andrea Rubera, esponente dei gay cattolici italiani, papà di tre bambini. “Putroppo quello che dice il ministro Fontana è vero,  i nostri figli non sono tutelati dalla legge, oggi in Italia esistono delle coppie omosessuali che possono unirsi civilmente, ma la nostra stuttura di famiglia non è invece riconosciuta in alcun modo. E i diritti dei nostri bambini ad avere due genitori non sono sanciti dalla legge, bensì dalle sentenze dei tribunali. Eppure noi ci siamo, i nostri figli sono nati dal progetto d’amore di due persone,  sono integrati ovunque, i miei ad esempio vanno anche in parrocchia. Per questo la battaglia per il riconoscimento pieno delle famiglie omogenitoriali deve continuare, perchè tutti i bambini italiani abbiano gli stessi dirtti e le stesse tutele”.

Ma reazioni alle parole Lorenzo Fontana su aborti, natalità e consultori arrivano anche dalle forze politiche di opposizione. “Non permetteremo un nuovo medioevo sulla pelle delle donne”, dice Alessia Morani del Pd. E Matteo Orfini rilancia: “Le famiglie arcobaleno esistono e sono bellissime”.

ROMA – Sostenere la famiglia, che è “quella naturale”, mentre le famiglie arcobaleno “per la legge non esistono”. Incentivare le nascite e disincentivare gli aborti: queste le line guida che ispirano il suo impegno da neoministro della Famiglia e disabilità, Lorenzo Fontana, oggi intervistato sul “Corriere della Sera”. Per il 38enne ministro (“Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”:) le famiglie formate da coppie di donne o uomini “per la legge in questo momento non esistono”. E anche sulle registrazioni da parte di molte anagrafi di figli di genitori dello stesso sesso: “Una legge in proposito non esiste, dobbiamo quindi decodificare cosa significa quello che sta succedendo”. Fontana ha negato però di aver detto mai nulla contro i gay ma ha ribadito la sua contrarietà a “un modello culturale relativista” in cui “non esistono le comunità, e quindi la famiglia che è la prima e più importante comunità della nostra società”.