Santa Messaa Domenica 3 Luglio

LA PAROLA DI OGGI
3 luglio 2011
Domenica
S. Tommaso – XIV tempo ordinario – (A) – II

PREGHIERA DEL MATTINO
“Se non ritornerete bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Sii benedetto, Padre, che riveli ai piccoli i misteri del tuo regno.
Come siamo complicati, mentre in te tutto è così semplice! Tu vieni nella nostra vita con cuore innocente e apri il nostro cuore alla semplicità dell’amore. Concedici, Gesù, cuori di poveri, cuori che abbiano fame e sete di te, pronti a liberarsi dal loro fardello per caricarsi del tuo, che è leggero e facile da portare.

ANTIFONA D’INGRESSO
Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia
in mezzo al tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode
si estende ai confini della terra;
di giustizia è piena la tua destra. (Sal 48,10-11)

COLLETTA
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Zc 9,9-10)
Ecco a te viene il tuo re, umile.
Dal libro del profeta Zaccaria
Così dice il Signore: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 144)
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.

SECONDA LETTURA (Rm 8,9.11-13)
Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cf. Mt 11,25)
R. Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
R. Alleluia.

VANGELO (Mt 11,25-30)
Io sono mite e umile di cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.

OMELIA
Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell’incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C’è di più. Coloro che pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Ci purifichi, Signore quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi: io vi ristorerò”, dice il Signore. (Mt 11,28)

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
La grazia di Cristo, via divina per l’uomo
“La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano tutti con voi” (2Cor 13,13).
Questo saluto nella Trinità apre sovente la celebrazione eucaristica e ci ricorda che la grazia è un “duplice” mistero: quello della vita della Trinità in se stessa, e quello della nostra partecipazione a questa vita, in Cristo.
Questo “duplice” mistero è alla base e al vertice dell’esistenza umana e cristiana. È il mistero dell’amore personale di Dio per ciascuno di noi e della nostra libera risposta a questo amore. Solo una vita spirituale profonda, che trova nella preghiera, nei sacramenti e nell’amore fraterno il suo nutrimento e la sua espressione, può farci scoprire a poco a poco il tesoro che portiamo in noi dal momento del nostro battesimo e aiutarci a vedere in ogni uomo una presenza attiva della grazia di Cristo.
Ogni grazia viene da Gesù Cristo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia su grazia” (Gv 1,14.16-17).
Egli è venuto affinché noi abbiamo la vita, la sua vita, in abbondanza (Gv 10,10). Il suo amore è un amore vivo e personale. “Egli mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20), possiamo affermare con Paolo.
L’amore di Gesù per noi è un dono di Dio, suo Padre: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). La grazia che viene da Cristo porta in sé l’amore di suo Padre per ciascuno di noi. “Il Padre stesso vi ama” (Gv 16,27), dice Gesù. Per mezzo della grazia, Dio diventa nostro Padre. “Noi fin d’ora siamo figli di Dio” (1Gv 3,2).
L’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, amore eterno, infinito, che scaturisce senza sosta, si esprime nella comunione con lo Spirito Santo, soffio vivente e vivificante, che sgorga, in eterno, dal dialogo tra Padre e Figlio. Quando ci è concessa la grazia di Cristo, ci è concesso l’amore del Padre, ci è concesso lo Spirito Santo (Rm 5,5).
“Dio è amore” (1Gv 4,8). Il suo amore è sempre in atto. Egli ci ha creati affinché potessimo liberamente condividere la sua felicità, la sua vita, la sua azione, il suo amore. Ecco la grazia: un dono divino che ci permette di condividere la vita con Dio. Dio è amore, la grazia è amore, come Dio, “della stessa natura di Dio” (2Pt 1,4), ma distinto da lui, infinitamente oltre le nostre possibilità naturali di esseri creati. La grazia è un dono sovrannaturale che viene a colmare il desiderio di infinito che noi abbiamo naturalmente, affinché possiamo, insieme, vivere fin d’ora nella “libertà dei figli di Dio” (Rm 8,21).
Creatura fragile e limitata, dalla libertà ferita dal peccato, ognuno di noi è chiamato, per pura misericordia (Rm 9,16), a vivere divinamente la sua vita umana. E bisogna anche dire che la nostra vita non può essere veramente e pienamente umana se non è colmata, purificata, elevata e trasformata dal dono divino della grazia che ci permette di giungere a Dio stesso, di amarlo e di amarci nella verità. Come Dio propone la sua grazia a tutti gli uomini? È il suo segreto, ma noi sappiamo che “egli vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Gv 2,4).
L’uomo che accoglie la grazia nel profondo del suo cuore diviene capace di instaurare con Dio suo creatore, appena possiede “la vita, il movimento e l’esistenza” (At 17,28), relazioni del tutto nuove di reciprocità. La grazia non è una vernice che resta alla superficie dell’essere, o un gioiello chiuso nello scrigno del nostro cuore. È un lievito (Mt 13,33), un dinamismo, un olio fluido, un unguento (1Gv 2,27). Penetra nel più profondo dell’essere, alla radice di ogni facoltà, e porta in sé ciò che è necessario per trasportare nella sua crescita la nostra stoffa umana. La grazia possiede delle forze attive capaci di entrare in contatto con Dio e di rendere l’agire umano progressivamente divino: queste sono le virtù che noi possiamo mettere in azione. Possiede anche delle forze di ricezione per captare l’influenza di Dio, l’ispirazione dello Spirito: questi sono i doni che la nostra povertà offerta fa crescere.
Divenuto partecipe della vita divina, l’uomo può entrare, attraverso la fede e l’amore, come figlio di Dio, nella vita della Trinità; nell’oscurità, ma realmente, le tre Persone divine diventano per lui persone viventi. L’uomo nella grazia è avvolto nell’amore paterno del suo Creatore, cresce nell’intimità fraterna con il Figlio fatto carne, sotto il soffio dello Spirito Santo e ciò nella più ordinaria vita quotidiana (Col 3,17).
La grazia è la vita di Cristo in noi. “E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17). Il nostro modello è Gesù, il perfetto Figlio di Dio, messo a morte per i nostri peccati, risuscitato per la nostra giustificazione (Rm 4,25). La crescita della grazia si scontra necessariamente in noi con il peccato, il nostro e quello del mondo nel quale viviamo. Prima di poter vivere totalmente come figli di Dio, dobbiamo essere trasformati. Là dove abbonda il peccato, la grazia è sovrabbondante (Rm 5,10), ed è questa che opererà tale trasformazione, con la nostra collaborazione. Ma “il discepolo non è da più del maestro” (Mt 10,24), e la grazia porta in sé la legge della morte e della vita, inaugurata sul Calvario. Essa ci dà la vita rigogliosa del Risuscitato, e ci spinge “a completare nella nostra carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Essa ci spoglia dell’uomo vecchio che “non fa quello che vuole, ma quello che detesta” (Rm 7,15), e ci riveste dell’uomo nuovo, ricreato a immagine di Cristo (Col 3,10).
Noi possiamo e dobbiamo sempre contare su questo dinamismo della grazia per vivere quella lotta spirituale che è la vita cristiana. “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5), dice Gesù. Ma ci è donato lo Spirito (Rm 5,5). Egli vive in noi (Rm 8,9) e la sua missione è di far crescere in noi l’amore di carità, il dono più alto di tutti, che non passerà mai (1Cor 12,31; 13,13). Egli vuole diventare nostro amico, nostra guida, nostra luce interiore perché, nella docilità alla sua opera, diventiamo, in Gesù, veri figli di Dio (Rm 8,14).
Il dono della grazia è ecclesiale. Se noi non conosciamo le frontiere della grazia, sappiamo per mezzo della fede che la Chiesa di cui siamo membri è stata voluta da Cristo per essere in lui “il sacramento, cioè il segno ed il tramite dell’unione intima con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium , 1).
Così, essere membro della Chiesa è un dono immenso e una responsabilità. Essa ha ricevuto dal suo Signore la missione e la forza di trasmettere la grazia di Cristo fino alle estremità della terra (At 1,8), proclamando la parola, battezzando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19), celebrando l’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.
Membri della Chiesa dal giorno del nostro battesimo in Cristo, nutriti dalla parola e dall’Eucaristia, purificati dal sacramento della riconciliazione, possiamo cooperare, ciascuno secondo la propria vocazione, alla missione sacerdotale, profetica e regale della Chiesa.
Bisogna per questo offrirci sempre più totalmente al dinamismo divino ricevuto nel battesimo, all’amore personale di Dio per ognuno di noi, che porta in sé la realizzazione della nostra missione e il pegno della nostra santità. Dedicare noi stessi alla nostra grazia, devolverle tutte le energie e tutte le capacità del nostro essere è l’atto più ragionevole e più libero che possiamo fare.
Questo tesoro lo portiamo in vasi senza valore (2Cor 4,7), ma la grazia ci è sufficiente poiché la forza di Gesù si espande senza misura nella debolezza dell’uomo (2Cor 12,9). È per mezzo della grazia di Dio che noi siamo i suoi figli, e la sua grazia in noi non sarà inutile (1Cor 15,10) se gli diamo ogni giorno la collaborazione ecclesiale della nostra fede, della nostra speranza e del nostro amore (1Ts 1,3) al servizio dei nostri fratelli, secondo l’esempio di Maria, madre della Chiesa, piena di grazia (Lc 1,28).
ISTITUTO NOTRE-DAME DE VIE

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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