+ VANGELO (Gv 8,51-59)

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Giovedì 22 marzo 2018

V Settimana di Quaresima

+ VANGELO (Gv 8,51-59)

Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità Io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e Tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei Tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i Profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se Io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non Lo conoscete. Io invece Lo conosco. Se dicessi che non Lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma Io Lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità Io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di Lui; ma Gesù si nascose e uscì dal Tempio. Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Quanto è avvenuto di spiacevole a Gesù durante la sua predicazione, si ripete immancabilmente in tutti i seguaci che Lui vuole identificare a sé. Quelli a cui dà un compito preciso e che fa parte del progetto di salvezza stabilito da Dio fin dall’eternità.

Questa condivisione di patimenti e persecuzioni incessanti non riguarda tutti i cristiani, non riguarda quanti non sono stati chiamati a partecipare alla sua Passione. Vengono investiti di questo compito quanti si rendono disponibili ad aiutare Gesù nella salvezza delle anime e non si preoccupano dei tormenti dei diavoli e dei maltrattamenti da parte dei seguaci dei diavoli.

L’iniziativa parte sempre da Gesù, Egli chiede la collaborazione a tante anime non necessariamente Consacrate, anche tra i laici sceglie “anime vittime” che sopportano in silenzio tante sofferenze ed aiutano, sempre nel nascondimento, incalcolabili persone di ogni parte del mondo.

Pregano incessantemente anche con la loro vita pura e onesta, il loro essere diventa preghiera perché desiderano in modo sempre più intenso e sentito, quello che vuole Dio. Pregano di continuo a casa o in altri luoghi, per i peccatori e per quanti necessitano di ogni genere di aiuto.

Pregano intensamente per tutti perché amano, amano perché hanno conosciuto Gesù Cristo. Senza una fusione dei cuori non c’è nulla!

Per fare parte dell’Ovile del Signore, bisogna diventare un po’ copia di Gesù, si cerca in Lui l’unico modello da imitare e seguire, occorre una rinascita spirituale che inizia sempre dal rinnegamento di quanto non è bene compiere, pensare e nemmeno pronunciare.

Nella Chiesa di oggi continuano a verificarsi inconvenienti umani che mai in passato avvenivano, anche se quasi nulla trapelava all’esterno, c’era senza dubbio maggiore spiritualità, era più sentita l’adorazione di Gesù Cristo. Egli era il centro e l’oggetto di qualsiasi iniziativa, tutto si compiva per dare gloria a Lui.

Oggi Gesù viene perseguitato soprattutto da numerosi Ministri di Dio e Lo vendono per meno di trenta denari.

Gesù è stato il primo e il massimo esempio di innocente che patisce diffamazioni e tribolazioni incessanti. La calunnia meno pesante è stata questa: Ora sappiamo che sei indemoniato”. Un’accusa inammissibile e illogico era chi pronunciava queste parole dimenticando gli esorcismi compiuti da Gesù su persone possedute dai diavoli, scacciando proprio i diavoli.

Come poteva essere posseduto se con un solo atto dell’intelletto terrorizzava l’inferno e i seguaci in carne e ossa?

Il paradosso è che Gesù domina tutto ma accetta la persecuzione e le conseguenze: diffamazioni ed insinuazioni per dare vita ai “morti”.

Se le “anime vittime” accettano di soffrire per espiare i peccati dei veri peccatori e così ottenere Grazie per loro, non tutti i cristiani che provano delle sofferenze devono considerarsi partecipi. Occorre dare la propria disponibilità, come fecero Padre Pio e Natuzza Evolo, per citarne due.

A Loro e tutti quelli che si associano, non tiravano pietre come volevano fare contro Gesù, hanno altri mezzi per nuocere: creano ostacoli, inventano accuse di episodi irrealizzabili, screditano ogni buona opera, insinuano sospetti, tormentano sempre di nascosto per invidia, cattiveria e per impedire ai buoni di compiere grandi opere a favore della Chiesa.

I Sacerdoti che amano la Chiesa denunciano gli scandali anche se deve essere attenta la valutazione del danno alla Chiesa, quando si rivela pubblicamente ciò che non è necessario. Questi Sacerdoti sono animati da un intenso amore per la Chiesa e La considerano una Madre da servire, aiutare e far amare.

Ho letto che un parroco ha denunciato pubblicamente i finti mendicanti e da questo suo gesto si comprende la sua onestà intellettuale. È comodo fare silenzio e lasciare scorrere tutto… Lui invece ha detto parole che si condividono se c’è coerenza, buonsenso e un forte senso oggettivo della realtà. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/como-parroco-difende-lordinanza-anti-clochard-non-tutti-i-1508043.html

«“Non tutti i mendicanti sono poveri. E la maggior parte di loro, vista l’età, potrebbe tranquillamente lavorare”. L’autore della riflessione è il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi, che prende posizione per difendere la contestata ordinanza anti-accattonaggio firmata dal sindaco di Como.

“Certe situazioni sono difficili da gestire e qualcuno dovrà pur pensare a qualche soluzione che non sia quella del servizio di ristorazione e di alloggio, come se una città fosse un albergo che offre pensione completa gratis” afferma il parroco.

Don Roberto Pandolfi, ex esorcista della diocesi, è noto tra le altre cose per i suoi duri atti d’accusa ai vertici della chiesa comasca per le vicende legate a pedofilia e scandali sessuali che hanno coinvolto sacerdoti diocesani. Anche in questo caso non usa mezze misure: “Molti, troppi, si approfittano del nostro essere cristiani e ci ricattano moralmente.

Se non diamo l’elemosina ci sentiamo in colpa e così continuiamo a foraggiare parassiti, alcolizzati, sfruttati e sfruttatori. Non è dignitoso per una persona vivere di elemosina. E se lo fa per scelta non può avermi come complice delle sue scelte, che reputo sbagliate”».

Mattia Branco

Ho diretto,ho collaborato e collaboro con periodici locali e riviste professionali. Attualmente conduco uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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