+ VANGELO (Mc 10,28-31)

Martedì 28 febbraio 2017

VIII Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Mc 10,28-31)

Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità Io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi». Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Ieri in Svizzera è avvenuto un suicidio assistito e le posizioni dei commentatori sono trasversali. Anche numerosi cattolici sono favorevoli alla scelta dell’uomo che si chiamava Fabo, mentre invece degli atei difendono la vita e si dicono contrari alla scelta di accelerare la morte.

L’eutanasia in Svizzera non è consentita ma è permessa la morte assistita, con l’ammalato cosciente e operativo per schiacciare in qualche modo un pulsante e decidere così la sua morte. L’ammalato che arriva a questa scelta, vive una condizione disperata, lo scrivo con il massimo rispetto di quanti hanno preferito morire che sopportare la sofferenza.

La loro disperazione non la condanno e provo solo tanta compassione per la loro mancata comprensione del significato cristiano del dolore.

Deve essere tremendo o infernale, come ha detto prima di morire Fabo, l’esistenza disperata in compagnia di un dolore che massacra la mente e perfora l’anima… Non si accetta e si maledice di continuo. Questa disperazione fa aumentare l’odio verso la vita e si desidera la morte più di ogni cosa.

Diventa insopportabile la stessa idea di vivere questa vita e avviene per la lontananza dalla fonte della Vita che è Gesù.

Le ultime parole di Fano sono state queste: “Ringrazio chi mi ha sollevato da questo inferno di dolore”. Lui stesso utilizza il termine inferno e con amarezza accogliamo la sua disperazione giunta al limite della sopportazione.

Questo spiega in modo chiaro la differenza tra chi conosce Gesù e trova in Lui la forza di sopportare ogni genere di sofferenza, da chi per le sue scelte libere non ha accolto Gesù nella sua vita e muore di conseguenza senza Dio.

Qualche sapiente di questo mondo, anche cattolico, dirà che alla sofferenza c’è un limite e io mi limito a presentare le eccelse figure di San Giovanni Paolo II, la Venerabile Marta Robin, Teresa Neumann e altri mistici che hanno patito l’indicibile vivendo nella gioia.

Erano ricolmi di indicibili sofferenze ed erano nella gioia, portavano una grande felicità interiore, questo è lo spirito del cristiano.

Quanto avvenuto ieri ci impegna alla riflessione sul valore della sofferenza, considerando anche l’inizio della Quaresima. Ognuno esamini la sua condizione spirituale e verifichi il grado di sopportazione delle sofferenze che sta vivendo attualmente. Non si improvvisa la sopportazione di tutto quanto arreca mali fisici o morali.

La sofferenza è una palestra che più o meno si utilizza ogni giorno, un allenamento che rende capaci di sopportare con Fede quanto arreca dolore.

Per sopportare grandi dolori solo Gesù è necessario, con Lui si può accettare la sofferenza e con Lui si supera con molta Fede e preghiera.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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