+ VANGELO (Mt 9,9-13)

Venerdì 7 luglio 2017

XIII Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Mt 9,9-13)

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e Lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Gli ebrei sacrificavano animali a Dio per provvedere un sacrificio temporaneo dei peccati e per dare una figura che presagisse il sacrificio perfetto e completo di Gesù Cristo. Anche se nel Levitico si accenna al Sacrificio per eccellenza, i sacrifici animali venivano offerti secondo le procedure richieste da Dio molto prima della venuta di Gesù.

Gli animali sacrificati dovevano essere senza macchia e perfetti. Inoltre, la persona che offriva il sacrificio doveva identificarsi con l’animale, e la stessa persona che offriva l’animale doveva ucciderlo. La condizione era di uccidere l’animale e offrirlo a Dio con spirito di fede, non era importante l’offerta dell’animale, quindi il sacrificio a provvedere al perdono dei peccati.

I sacrifici animali sono un tema importante in tutta la Scrittura, fin da Adamo ed Eva dopo che peccarono si inizia a parlare dei sacrifici degli animali. Successivamente, con le norme impartite a Mosè, il popolo di Israele comincia a praticare questo rito comprendendo che ogni peccato deve essere espiato.

Non sarà comunque il sacrificio dell’animale a far ottenere il perdono se è assente la fede in Dio. Come per la Confessione.

Con il sacrificio degli animali Dio fa comprendere al popolo di Israele che sono necessarie le penitenze sia per crescere nella Fede in Lui, che per ottenere i suoi aiuti. Con i sacrifici animali ogni ebreo comprende che deve qualcosa a Dio, Salvatore e Creatore, che non è sufficiente considerarsi credente.

Dare qualcosa a Dio di ciò che si possiede comporta una privazione, ed è qui che il credente comincia a riflettere sull’esistenza di Dio.

Recitare delle preghiere per molti credenti va pure bene anche senza considerare se c’è amore e fede, ma privarsi dell’animale migliore per offrirlo a Dio è davvero un sacrificio che tocca l’intera persona. Affettivamente e, soprattutto, economicamente.

Se Dio è il Signore, d’altronde, merita il meglio di ciò che possiede l’uomo. Tutto il Bene arriva da Dio e a Lui deve ritornare.

Gesù nel Vangelo di oggi risponde ai farisei e dice che non è sufficiente offrire sacrifici animali a Dio, conta l’amore con cui si compie, la misericordia che bisogna usare con tutti, con i nemici e i conoscenti. Qui si riconosce l’uomo di fede, se ama il prossimo come se stesso.

Un credente può esternare una grande fede che in realtà vale nulla se non c’è amore interiore. Senza osservare i Comandamenti non può considerarsi un vero credente. Chi crede osserva la Parola di Dio e vuole guarire dalla malattia spirituale, si sforza di conoscersi per accettarsi e migliorare con l’aiuto della Madonna.

Gesù chiama anche i grandi peccatori alla conversione, non li costringe ma offre molte possibilità per riconoscere il male nella loro vita e rifiutarlo. La conversione di Matteo ci dice che anche un esattore delle tasse è riuscito a vincere il peccato e a seguire Gesù Cristo, fino a diventare Santo.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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