Domenica di Pasqua

 

Gesù  2Scegliere Gesù è scegliere la vita

 

Chi “passa” fa davvero Pasqua!

Pasqua: festa di luce, di gioia, di speranza. Festa che si dispiega lungo tutto l’anno liturgico in ogni domenica, che è la “Pasqua della settimana”. E’ festa di luce, perché risorge Gesù, la luce del mondo, che illumina ogni uomo. E’ festa di gioia, perché Gesù ha vinto la morte, dà un senso alla nostra morte. E’ festa di speranza, perché abbiamo mangiato il corpo di Gesù, pane di vita eterna. La chiesa, nata dalla Pasqua di Gesù, custodisce questo annuncio e lo trasmette ad ogni generazione, perché la pasqua è sempre attuale, va realizzata nell’oggi, della vita. Scegliere Gesù risorto è scegliere la vita, operare per il futuro. Al cristiano, oggi come un giorno ad Abramo, il Signore dice: “Esci dal tuo egoismo, per entrare nella comunione dei fratelli! Esci dalla tua ricchezza che consumi in forma egoistica! Esci dal tuo peccato e corri verso la novità! Esci dalla tua casa, dalle tue sicurezze, e allarga l’orizzonte della tua vita!”. Chi “esce”, fa davvero Pasqua!  

 

Pasqua: festa – cardine dell’anno della chiesa

Pasqua è la festa delle feste, eppure non può competere con Natale per auguri, addobbi, regali, spot pubblicitari … Forse perché Natale è diventato un luogo di sentimenti nobili ma innocui: il sentimento della famiglia, il giocattolo al figlio, il calore e le luci della casa in contrasto con il freddo e il buio all’esterno, il ricordo della lontana infanzia. Cos’è alla fine Natale? E’ un bambino che nasce, un fatto consueto, sperimentabile. La Pasqua, no! E’ un uomo che risorge, un fatto unico, non sperimentabile. Scandalo e follia! Il Natale può unire, la Pasqua invece divide! Questa società può tollerare il presepe, l’albero, il bambino in una culla. E’ tutto normale. Ma non un uomo che risorga, che lasci il sepolcro vuoto. E’ tutto anormale. Paolo, predicando la verità della risurrezione agli intellettuali ateniesi, venne giudicato un ciarlatano (At 17,32). Lo stesso governatore Festo, successore di Pilato: “Paolo, sei pazzo. La troppa scienza ti ha dato al cervello” (At 26, 24). Bene ha scritto lo storico Franco Cardini: “Il mondo tollera Cristo, a condizione che non sia risorto. La gente accetta il Natale ma rifiuta la Pasqua”. Un risorto? Una tomba vuota? E chi lo dice? Una donna? Ma via, siamo ragionevoli! Se vogliamo credere a uno psicologo laico e non sospetto, E. Fromm, ‘noi non amiamo la vita; la nostra è una società necrofila, come testimonia la caduta di natalità, l’aborto, l’esaltazione della omosessualità (amore sterile per eccellenza), le morti causate dalle auto, dall’alcol, dalla droga, dal fumo …’.

 

Attualizzare … e interiorizzare!

Non consideriamo futuri quelli che sono impegni quotidiani. Oggi! “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose dell’alto” (Col 3,12). Credere in una risurrezione futura è biasimevole, come la fede di Marta: “Mio fratello risorgerà”. L’essen­ziale non è risuscitare fra 50 anni ma subito. Cristo vuole una risurrezione immediata: trasformare la nostra triste fede in un’esperienza felice. Tutta la vita cristiana è un seguito di morti e risurrezioni: comincia con il battesimo, continua con la confessione. Ogni sacramento è partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo. Ma ne abbiamo mai fatto esperienza? A quando una vera confessione? Chi non risorge mai sulla terra, come potrebbe risorgere in cielo? Crediamo alla risurrezione perché lo dice il parroco o è scritto nel vangelo? Ma questa è una fede per procura, per delega e non salva nessuno. “Sappiamo che siamo risorti, perché amiamo i nostri fratelli” dice Giovanni. Abbiamo mai conosciuto un ambiente sano e felice, che fa risorgere? Abbiamo creato un ambiente di vita? Abbiamo mai risuscitato qualcuno, donandogli un sorriso, una speranza, un po’ del nostro tempo? Abbiamo mai conosciuto un ambiente in cui si risuscita, tanto si è amati? Abbiamo mai risuscitato qualcuno con la nostra bontà? Occorre credere certo alla risurrezione di Cristo, ma anche alla nostra risurrezione, uscendo dal sepolcro di una vita senza amore. Buona Pasqua: cioè ti auguro un buon passaggio da una vita complicata e banale ad una semplice e autentica. Abbiamo tutti bisogno di “passare”; in ognuno di noi esistono zone di ombra e spazi di luce, groviglio di vipere, stoffa per l’eroe e per il traditore, angelo e bestia, attirato dal cielo e dalla terra. Il gigantesco messaggio della Pasqua: risorgere si può, senza troppi clamori. Basta aprire la porta a Cristo!

 

I cristiani hanno tradito la gioia?

Esiste, in numerosi cristiani, una ricerca della sofferenza, una diffidenza nei confronti della vita. “Per farmi credere nel loro Dio, bisognerebbe che mi cantassero dei canti migliori, bisognerebbe che i suoi discepoli avessero un’aria più amabile” (F. Nietzsche). “Comandamenti di Dio, fin dove porterete i vostri confini? Mi avete indolenzito l’anima; insegnerete che vi sono sempre nuove cose proibite? Comandamenti di Dio, mi avete reso malata l’anima” (A. Gide). “Dove diavolo avete nascosto la vostra gioia? A vedervi vivere come vivete, non si direbbe che a voi, e a voi soli, è stata promessa la gioia del Signore” (G. Bernanos). Sono frasi emblematiche di una sotterranea e diffusa mentalità. Ep­pure il cristianesimo è essenzialmente una “Buona Novella”. Gesù ha detto: “Sono venuto perché abbiate in voi la mia gioia, e la vostra gioia sia perfetta”. Manca nelle nostre chiese una “Via della Gioia”, che ricordi le infinite fermate di Gesù risorto che, tenero e paziente, cerca di rincuorare gli apostoli smarriti, gli amici delusi. Quanta gente prega solo davanti a un crocifisso! Durante la quaresima abbiamo certamente fatto la “Via della croce”. Sta bene, è una cosa molto utile. Dopo Pasqua, però, siamo invitati a fare la “Via della gioia”. Non esiste niente di simile nelle nostre chiese. E’ un male, perché queste “stazioni della gioia” dovrebbero essere altrettanto frequentate e meditate quanto le “stazioni della croce”. Percorriamola insieme, queste domeniche, la “Via della gioia”. Mediteremo sulle apparizioni del Risorto, con le quali egli con pazienza e tenerezza ha tentato di svegliare i suoi apostoli (e noi!) alla gioia.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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