INSEGNARE LA SHOAH

Pro.ssa Angela Nespoli

È tra i banchi di scuola che si forma la coscienza e la consapevolezza di una persona e ci si confronta con un mondo fatto di diversità e di ricchezze culturali.  Anche quest’anno, il 27 gennaio, ricorre la giornata della memoria, dunque, ricordi tristi e terribili, ma anche l’occasione per accendere una luce forte, importante nelle coscienze dei giovani. È l’occasione per cercare di cancellare il demone dell’odio razziale e la migliore risposta può essere data ai giovani proprio dalla Shoah. Oggi, che, quasi tutti i paesi europei e molti paesi del mondo hanno un giorno nazionale della memoria della Shoah, assistiamo ad un moltiplicarsi di iniziative attorno a questa ricorrenza, a una tale mole di studi, saggi, opere che escono continuamente su quest’argomento tanto che potremmo ritenere la storia del genocidio degli ebrei un evento compreso dalla maggioranza. La gente comune conosce, o crede di conoscere, come sono stati uccisi gli ebrei e cosa sono i ghetti, una convinzione così rassicurante da produrre spesso un sentimento di vaga irritazione quando si parla ancora di Shoah, eppure pochi si sforzano di comprendere la portata e le conseguenze politiche per il nostro presente di una catastrofe simile. Uno degli errori più frequenti è quello di amalgamare il destino di tutte le vittime del nazismo soprattutto quando si parla di deportazioni nei lager. Tanto per fare un esempio non c’è mai stata nella politica nazista un progetto di deportare tutti gli omosessuali o tutti testimoni di Geova di tutti i paesi. La Shoah, che ci piaccia o no, sovverte i nostri modelli di pensiero, mette in crisi la nostra fiducia nella capacità raziocinante di comprendere a fondo un evento così mostruoso, i classici concetti della cultura umanistica impartita nelle scuole. La Shoah è un evento molto difficile da pensare, le categorie razionali, i modelli di pensiero ai quali siamo abituati non sono sufficienti per comprenderla. Siamo figli dell’ Illuminismo, dunque, fiduciosi che il progresso porti la luce della conoscenza, migliori le condizioni di vita, soprattutto tenga a bada la violenza incontrollata e barbara mediante l’educazione civile e culturale.

La cultura non può proteggerci, dunque, dalla violenza e dal crimine. Non dobbiamo confondere cultura e pensiero, cultura e civilizzazione. Bisogna effettivamente interrogarsi su come uomini comuni si siano trasformati in carnefici, in infidi burocrati assassini. Questo è il punto centrale della discussione, cioè l’omologazione, il consenso e il rispetto dell’autorità prevalgono sulla capacità di raziocinio. Siamo consapevoli che lo studio del genocidio degli ebrei rappresenti una fonte inesauribile di riflessione che tocca tutti gli aspetti della vita umana e il docente sa perfettamente che questo argomento implica un insegnamento che deve essere in grado di andare oltre l’esposizione rigorosa e puntuale dei fatti, arrivando cioè a provocare nei ragazzi una vera e propria crisi intellettuale. Una crisi che non deve intendersi, ovviamente, come una rivelazione mistica, ma come una predisposizione mentale che apre le intelligenze al dubbio, alla ricerca, all’interrogativo profondo su di sé, sugli altri, sulla società, sui valori. Se una lezione su Auschwitz dovesse lasciare i suoi destinatari nello stesso stato in cui si trovavano prima di sapere, sarebbe preferibile che la lezione non fosse affatto tenuta. La speranza che dobbiamo trasmettere come educatori è quella della possibilità della scelta individuale.

Essa dipende sempre e solo dalla capacità dell’uomo di ascoltare la propria coscienza.

Non è questa una lezione disperata sulla shoah, al contrario, essa rivaluta la nostra capacità di saper pensare e di agire di conseguenza.

Nella società contemporanea i germi che hanno preparato quel massacro di massa sono, purtroppo, ancora potenzialmente fertili.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...