MOVIMENTO CITTADINI PER IL PARCO

Care cittadine, cari cittadini,Rifiuti camion
 
dopo la buona, ecco, a stretto giro di posta, la cattiva, anzi cattivissima informazione. Se cliccate sul link a piè di pagina vi godrete lo spettacolo di un servizio del TGR Campania (servizio pubblico, pagato con i soldi dei contribuenti) andato in onda ieri alle 19,30 che è un fulgido esempio, veramente emblematico, di pressapochismo, sensazionalismo, disinformazione, allarmismo e mancanza totale di professionalità da parte dell’autrice. Il servizio è stato girato in occasione di un sopralluogo cui ha partecipato anche una delegazione di cittadini per il Parco, invitata dalla Commissione regionale di controllo sulle discariche presieduta dall’onorevole Antonio Amato. 

Nel servizio si dicono una serie di inesattezze e si fanno affermazioni del tutto prive di fondamento. La discarica denominata La Porcilaia attiva a  Torre del Greco (al confine con Trecase) dal 1975 al 1980 era una discarica comunale e legale, che ha assorbito, per quello che ne sappiamo, i rifiuti solidi urbani dei comuni di Trecase e Torre del Greco e limitrofi. Nel servizio diventa una discarica gestita dalla camorra nella quale insistono 500000 m cubi di rifiuti in prevalenza tossici provenienti dal Nord. Una vera e propria bomba ecologica. Peccato che su questa discarica non sia mai stata fatta alcuna caratterizzazione, né siano mai stati analizzati i terreni agricoli circostanti (ma siamo ai confini con la pineta), né le falde acquifere sottostanti (molto sottostanti, fortunatamente). Quindi una discarica da caratterizzare e monitorare, sicuramente, ma sulla quale non possiamo dire nulla di certo, al momento. Sicuramente vi è stato sversato amianto (è visibile a occhio nudo), sicuramente vi è stato sversato un po’ di tutto, come è nella “tradizionale” gestione delle discariche campane, ma da qui a dire che è una discarica di rifiuti tossici ce ne passa. Dove proprio la solerte giornalista non ha dubbi è a Somma Vesuviana, discarica “La fungaia”. Qui giacciono, secondo l’autrice del servizio, 3 milioni di tonnellate di rifiuti tossiciAiuto. Poco importa all’autrice del servizio che anche questa discarica non sia mai stata caratterizzata, ovvero, pare che la proprietà disponga invece di documenti attestanti la non pericolosità del sito, almeno questo è quanto sostengono al Comune di Somma Vesuviana e ci hanno riferito alcuni funzionari dell’ente Parco. Documenti sicuramente da verificare. Franco Matrone della Rete dei Comitati vesuviani, intervistato nel servizio, ci informa poi che nel Parco nazionale del Vesuvio insistono 30 milioni di m cubi di rifiuti solidi urbani “certificati”. Avrà sicuramente calcolato bene (o forse no), e il dato fa un certo effetto, ma se invece di m cubi ragionassimo in termini di m quadri? Così, per meglio visualizzare la cosa … Orbene il Parco nazionale del Vesuvio ha una superficie di 7259 ha (un ha è 10000 m quadri). A occhio la discarica “la Porcilaia” di Torre del Greco sarà di circa 2 ha mentre la “Fungaia” di Somma Vesuviana è molto più grande, diciamo  8 ha … Aggiungiamoci anche le discariche di Terzigno (Cava Sari 1 e 2), la grande discarica Amendola Formisano ad Ercolano e la new entry di cava Montone sempre ad Ercolano (circa 10 ha dove per il momento sono stati ritrovati solo 80 fusti e molto amianto frammisto a materiali di risulta edili su una superficie di scavo di poche centinaia di m quadri). Non arriviamo ad un centinaio di ettari, l’1% del territorio del Parco. Quindi il vero tema è la pericolosità di questi rifiuti, più che il calcolo dei m cubi. Quindi la caratterizzazione che non c’è. 
Infine, la giornalista chiede ad una signora di Boscotrecase, esponente di una associazione (per inciso in quel momento si era a Somma Vesuviana): “Signora, ma qui ci si ammala molto di tumore, non è vero?” La risposta della signora, tagliata in parte nel servizio, è pressapoco … Si, certo, qui ci si ammala di tumore con la pala … Ora, noi sappiamo che effettivamente tra Napoli e Caserta esiste un tasso di incidenza delle malattie tumorali più alto di 2 punti percentuali e una aspettativa media di vita in Campania più bassa di 4 anni. Ma da qui a dire che a Somma Vesuviana o ad Ercolano o nel Parco nazionale del Vesuvio si muore di tumore più che altrove (molto più che altrove) … Non si può dire, semplicemente perché non ci sono dati attendibili e riconosciuti e ufficiali su scala comunale o sub – comunale.
Occorrerebbero studi specifici e prolungati nel tempo. Ma naturalmente le esigenze di copione prevedevano la sequenza: rifiuti tossici (provenienti dal Nord)  camorra – tumori. La sceneggiatura è quella, non si scappa, non sono ammesse divagazioni sul tema. 
Ora, che anche sul Vesuvio la camorra abbia gestito discariche, legali e non, è storia. Che anche qui, sul Vesuvio, siano arrivati rifiuti  dal Nord, è documentato e tuttavia, sulla base degli elementi di conoscenza noti, è ragionevole pensare che qui, sul Vesuvio, le discariche abbiano raccolto prevalentemente rifiuto solido urbano e materiali di risulta della attività edilizia (tra cui molto amianto) e varie ed eventuali. 
Dice … E che cambia? Cambia che far passare l’immagine di un Vesuvio bomba ecologica, pieno zeppo di rifiuti tossici non corrisponde al vero. Abbiamo già abbastanza guai con i rifiuti che abbiamo per aggiungere a questi anche la calunnia e la diffamazione di un territorio a mezzo stampa. A quelli che cavalcano questo tipo di informazione diciamo che noi ci rifiutiamo di pensare che per ottenere attenzione dalle istituzioni e dal governo centrale, per avere risorse e mezzi, si debba suscitare il panico ovvero si debba demolire e distruggere l’immagine di un territorio ovvero, come si dice, “buttare via il bambino con l’acqua sporca”. Noi vogliamo risanare, ma anche ricostruire. E non si ricostruisce seminando il panico e la sfiducia nella popolazione locale né sul discredito della opinione pubblica nazionale e internazionale.  
Si continua a sversare quotidianamente nel Parco nazionale del Vesuvio, nelle pinete e nelle stradine ai margini delle campagne, rifiuti ingombranti, amianto e rifiuti pericolosi. Le isole ecologiche funzionano in molti casi a scartamento ridotto e in altri comuni non ci sono ancora. Noi pensiamo che siano in primo luogo le istituzioni locali a doversi rimboccare le maniche, a cominciare dai Sindaci e dall’ente Parco nazionale del Vesuvio. C’è una grande opera di sensibilizzazione e di educazione civica, innanzitutto dei vesuviani, da portare avanti, nella verità.
 
Una buona serata a tutti
 
Per cittadini per il Parco
 
Giovanni Marino
 
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Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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