+ VANGELO (Lc 21,1-4)

Lunedì 23 novembre 2020

XXXIV Settimana del Tempo Ordinario

+ VANGELO (Lc 21,1-4)

Vide una vedova povera, che gettava due monetine.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del Tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

È un atto di Fede grandioso questo compiuto dalla vedova povera, non si può perdere il minimo che si possiede se non c’è la certezza della presenza di Dio nella propria vita, senza la convinta affidabilità di Dio che interviene sempre in soccorso dei suoi piccoli e dei poveri.

Fare del bene è facile per i benestanti, farlo con amore è difficoltoso,  dipende comunque dallo spirito che si possiede, dalla bontà o dalla vanità, dall’amore verso i poveri o dall’amore esclusivo verso se stessi.

Togliersi qualcosa del molto che si possiede di superfluo lo fanno in tanti.

Molti cristiani non comprendono l’importanza dell’elemosina, non c’è questa santa preoccupazione di aiutare i bisognosi e di condividere con loro i propri beni. Quasi tutti gli adulti sono preoccupati di lasciare ai figli i beni accumulati in tanti anni di lavoro ed è una scelta legittima, quasi tutti però lo fanno senza pensare alle conseguenze e all’utilizzo.

C’è una enorme distinzione tra un genitore che lascia in eredità milioni di euro e un altro genitore che lascia poche decine di migliaia di euro.

Qui mi riferisco solamente al benestante, chi possedeva molto e si è preoccupato solo dei figli, commettendo un gesto egoistico. La donazione ai figli è stata compiuta con la mira di far star bene i figli e di lasciare i soldi in famiglia. Soldi appartenenti al genitore donatore e che dall’aldilà non può più utilizzarli.

Non aveva avuto alcuna apertura all’esterno dove vivono milioni di italiani poveri e bisognosi di tante cose. Questo è il punto dolente.

Gesù ce lo ha ricordato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a Me» (Mt 25,40).

L’elemosina ai meno fortunati dovrebbe essere spontanea nei cristiani, le parole di Gesù accrescono la bontà dell’opera e la sublimano.

L’elemosina dei cristiani è di una qualità superiore se viene accompagnata dall’autenticità del gesto. È vera carità perché associata alla compassione per quanti non hanno cibo per mangiare e questo avviene in tutte le città italiane, ovunque in Italia sono presenti molti poveri privi del necessario sostentamento.

Chi è ricco o benestante non deve considerare i suoi beni come idoli da contemplare, non deve riporre in essi la speranza della vita e tutta la sua compiacenza. Come avviene tra i vasi comunicanti, innamorarsi eccessivamente del denaro e dei propri beni fino a idolatrarli, fa diminuire la Fede e il fervore si annulla.

La solidarietà esprime un’unione dei cuori, una partecipazione alle difficoltà altrui, il sostegno alle opere che si costruiscono per la comunità.

L’elemosina o la donazione autentica, quindi sincera e ricolma di amore, oltre a sollevare i bisognosi e a favorire opere buone, causa in chi compie queste elemosine o donazioni, un bene elevatissimo, non quantificabile.

L’elemosina allora è finalizzata alla conversione di chi la fa, non di chi la riceve. Chi la fa ne riceve maggiori benefici spirituali.

L’elemosina permette di espiare una grande quantità di peccati, tanto che la persona buona e intelligente fa molte donazioni con spirito umile e sincero, sapendo di fare del bene a sé. L’effetto più importante e più spirituale della donazione ricade su chi la compie.

Gesù oggi nel Vangelo non condanna i ricchi, il passo del Vangelo inquadra i benestanti che offrivano somme ingenti al Tempio. Nelle sue parole però evidenzia il nobile gesto della vedova che ha donato tutto quello che possedeva. Questi gesti fanno emergere una differenza.

Gesù sottolinea che molti gettavano quanto avevano di superfluo, non erano preoccupati del domani, possedevano cibo e altro. Essi comunque del denaro avevano la considerazione dell’idolo, lo custodivano con molta cura, magari per vederlo aumentare. Un atteggiamento che esclude Gesù Cristo.

La donna povera aveva fiducia in Dio, non conosceva Gesù e non sapeva che Egli ricompensa cento volte tanto quanti compiono buone opere.

Senza la Luce di Gesù è impossibile vedere la scelta migliore in ogni circostanza, la strada da percorrere per salire verso il monte della personale trasfigurazione spirituale, che richiede lo spogliamento o l’abbandono di tutto ciò che si oppone all’amore, alla verità, alla giustizia, al perdono, alla sincerità.

La riflessione sulle buone opere da compiere nella vita, induce ad un cambiamento progressivo che conduce ad un’altra certezza ed è l’esistenza di Dio. Rimanendo aggrappati ai beni materiali, sono questi beni a dare la sicurezza e non spingono a pregare di più. Se una persona ha molti beni, quasi sempre si illude di avere il futuro garantito e rimane indifferente a tutto il resto. Saranno le malattie fisiche o quelle procurate da altri a scuotere e a far capire.

Gesù oggi dà una spiegazione dei beni materiali, li considera necessari ma senza riporre in essi la speranza del futuro, senza lasciarsi dominare dalla paura di averne pochi o perché si posseggono quelli sufficienti per una vita dignitosa. La Divina Provvidenza non abbandona mai i buoni che pregano con Fede.

Quello che non possono fare i beni materiali, ci arrivano dalla Grazia di Dio. La Fede in Gesù e la devozione alla Madonna sono tutto.

Riporre tutta la fiducia in Gesù ci fa vivere nella vera gioia, la speranza in Lui è una vera Grazia, un grande aiuto psicofisico.

I ricchi devono fare donazioni con l’amore che posseggono, ma con retta intenzione. Potrebbero far gioire molti poveri e aiutare le opere sacre.

La condivisione è essenziale, anche per quello che si può, senza dare solo del superfluo ma qualcosa a cui si è legati fin troppo.

Non si compie l’elemosina per dare una rinfrescata alla coscienza o per ostentare generosità davanti agli amici, è invece l’appartenenza a Cristo che deve spingere a dare aiuti con amore e a fare donazioni, perché oltre ad esprimere grandi gesti di bontà verso gli altri, si dimostra di avere compreso il messaggio centrale del Vangelo.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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