+ VANGELO (Mt 18,21-19,1)

Giovedì 17 agosto 2017

XIX Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Mt 18,21-19,1)

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il Regno dei Cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Gesù racconta fino a quanto può Dio arrivare ad amare ogni peccatore pentito che chiede aiuto e perdono, ma moltissime persone non sono in grado di ricambiare la minima parte dell’amore che ricevono. Amare il prossimo è un insegnamento centrale del Vangelo e lo ha spiegato con molti esempi, alcune parabole poi chiariscono l’identità del prossimo, come quella del buon samaritano.

Analizzo una parabola per spiegare l’identità del prossimo e l’indifferenza di un sacerdote del tempio e di un levita alla vista dell’uomo ferito.

«Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa questo e vivrai” (Lc 10,25-28).

È la parabola del buon Samaritano, uno dei capolavori narrativi e suggestivi di Gesù, e inizia la parabola perché viene solleticato.

«Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto…”» (Lc 10,29-30).

Non spiego tutta la parabola, ricordiamo che due passarono e fecero finta di nulla, mentre un nemico degli ebrei, il samaritano si fermò.

Alla fine della stupenda parabola, Gesù pone una domanda e svela che il prossimo è ogni persona che conosciamo, incontriamo in ogni luogo e che dobbiamo amare perché qui mostriamo di essere seguaci e impregnati dell’Amore di Dio. È facile pregare e partecipare alla Messa, la difficoltà nasce quando dobbiamo perdere qualcosa a cominciare dall’orgoglio.

Il buon samaritano è stato grande ed è il modello che ci propone il Signore quando incontriamo o sappiamo che una persona si trova nella sofferenza. Alla fine della parabola pone la domanda che sveglia il dottore della legge e i presenti.

«“Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: «Và e anche tu fa lo stesso”» (Lc 10,36-37).

Questa in sintesi è la legge dell’amore, oggi comunque il Vangelo non si sofferma solo sull’amore verso il prossimo, ci parla della giustizia che è sempre presente quando viene a mancare la misericordia.

L’esempio che racconta è devastante per quanti sono pronti a chiedere perdono a Dio per le loro gravi mancanze morali mentre sono sordi quando qualcuno chiede ad essi aiuto trovandosi nella difficoltà simile o più tragica.

In tutti i Vangeli sinottici è presente il duplice Comandamento dell’amore, che ha la particolarità di unire l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo. L’insegnamento, che riprende in una sintesi originale alcuni passi dell’Antico Testamento, semplifica i numerosi precetti che regolavano la vita religiosa del tempo indicando una linea essenziale di condotta per i seguaci di Gesù. È noto anche come il “massimo Comandamento” o “il Comandamento più grande”.

Mentre nel Vangelo di Giovanni si trova una formulazione diversa, il Comandamento dell’amore è presente ed è notoriamente noto anche come “nuovo Comandamento”, ribadito da Gesù durante l’ultima cena.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come Io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34).

Meditando il Vangelo di oggi, basterebbero queste parole di Gesù a farci ben considerare la grande la misericordia di Dio. Ma di Dio anche i cristiani conoscono poco, negli ultimi anni molti hanno applaudito un attributo di Dio e lo hanno considerato come l’unico importante perché riguarda la misericordia senza limiti verso tutti.

Lo stesso padre terreno è maturo e responsabile se interviene e non lascia sperperare al figlio i beni della famiglia per la droga, l’alcool, il gioco d’azzardo, se non lo lascia agire come un dannato, pieno di rabbia. Il padre terreno deve intervenire con amore prima, ma poi deve ricorrere ad una adeguata riprovazione. Deve agire con giustizia.

Dio è Amore ma non sono molti a comprendere la profondità del suo Amore. Bisognerebbe essere Dio per averne perfetta cognizione. Ognuno di noi per la Grazia che ha in sé e la comunione con Gesù è in grado di avvertire interiormente le illuminazioni spirituali che arrecano grande pace e danno una profonda certezza che Dio è l’Amore.

Quando l’uomo prevarica ed agisce da novello Caino con un suo simile, Dio è adirato e nello stesso istante si annulla la misericordia verso il cattivo e subentra la sua giustizia. La giustizia esiste in Dio e funziona perfettamente nonostante le false tendenze di questi anni, ed è una giustizia che si attira l’uomo su di sé per il suo agire fratricida e molto spesso vigliacco.

Gesù è molto chiaro nella spiegazione, afferma che il Padre eterno perdona sproporzionati peccati al peccatore che appare pentito, piange e chiede perdono, quando poi lo stesso uomo che aveva avuto condonato un debito per esempio di 10 milioni di euro, diventa spietato verso un altro uomo che gli deve solamente 100 euro.

Il primo servo ha chiesto pietà al Padre e l’ha ottenuta, quando un altro servo chiede la stessa pietà a lui, diventa crudele e spietato.

In questo mondo l’egoismo e la cattiveria prevalgono sull’amore, sulla vera amicizia, sull’onestà, sulla verità, sulla bontà e il vero senso della pace.

Quanto Gesù perdona nella Confessione ai peccatori è enorme e Lui è felice di togliere le colpe dei peccati, anche se rimangono le pene da riparare. Spesso gli stessi cristiani che ricevono il perdono nella Confessione non imitano Gesù e rimangono o diventano implacabili, privi di amore con i loro familiari e i conoscenti.

Quel servo ha chiesto pietà e l’ha ottenuta, ma il suo animo è perverso e subito si svela la sua intransigenza nei confronti di un altro servo che gli doveva una cifra irrisoria. Qui deve scaturire una profonda riflessione personale chiedendoci quante volte ci perdona Gesù e quante volta siamo pronti a perdonare o a condonare piccole cose agli altri.

Ecco la regola d’oro di Gesù: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti” (Mt 7,12).

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *