Aiutiamo i bambini del KENYA

Giacomo

Premessa di Giacomo

Carissimi,

scrivo a tutti per augurare una Buona Pasqua, e per chiedervi una mano per fare vera cultura, salvare i bambini.

Ieri un mio collaboratore in Kenya mi segnalava 74 famiglie da me incontrate personalmente che vivono una situazione di emergenza e non hanno un volontario donatore che le sostenga.

Chissà quanti oggi sono in questa situazione di abbandono o malo aiuto (anche peggio) visto che 24000 bambini ogni giorno muoiono di fame e quelli che restano non se la passano poi così bene.  

Vi chiedo una mano ed un grande regalo:

1) Chi non avesse ancora un’adozione di farla, mene prenderò cura personalmente

2) girare ad ogni vostro amico l’articolo che ho scritto apposta per salvare i bambini (in allegato)

3) chiedo inoltre se possibile che l’articolo (con o senza faccia mia visto che parla una mamma) venga pubblicato il più possibile.

4) Altrimenti voi che lavorate tutti nella comunicazione ditemi come concretamente posso muovermi per salvare quanti più bambini possibile con adozioni a distanza prima del 10 Giugno.

 

Non posso andare in Kenya senza averne trovati almeno 74 che adottino un bambino, e guardare quelle 74 famiglie senza onta di vergogna.

 

Grazie già in anticipo della preziosa collaborazione 

Giacomo

 

 

Lettera/testimonianza

 

In Africa al mattino il Sole indora le immense radure e la sua potenza entra nelle nostre case, come una carezza paterna che ti dice di alzarti.

Vorrei avere la stessa delicatezza oggi carezzando mio figlio, dicendogli che 30 Km sono tanti e che deve sbrigarsi o farà tardi a scuola.

Ma in Africa non c’è spazio per la delicatezza. In Africa non c’è tempo per essere bambini, o ti alzi sulle tue gambe, diventi subito uomo e inizi a correre oppure gli altri muoiono prima di saper parlare.

Ieri erano 24.000, oggi sono 48000, domani saranno 72000. Bambini che muoiono e mamme che piangono.

Mi chiamo Marie Joseline, la mia storia parte da lontano in un paese, il Rwanda, in cui troppe madri hanno pianto, troppi cuori hanno odiato.

Il mio vero padre non mi ha mai riconosciuto come sua figlia. Mia madre viveva con un altro uomo. Dopo la guerra anche lui ci ha lasciate. Crescendo sono andata a convivere con un uomo, che però non mi rispettava. Quando ci siamo separati ho chiesto al Signore di lasciare la casa di quest’uomo senza rimanere incinta. Dentro di me non sentivo un bambino, ma in realtà ero incinta. Non volevo questa gravidanza e l’ho portata avanti nella chiusura, pensavo di abortire. Non mi importava se questo bambino sarebbe nato o morto. Al momento del parto, ho avuto dolori tutto il giorno, ma non l’ho detto a nessuno. Non sono nemmeno voluta andare all’ospedale. Alle 22 il bambino è nato ma la placenta è uscita solo alle 3 del mattino. Avrei voluto che il padre venisse a visitarlo, ma lui diceva che questo era figlio di altri uomini, non suo. Il nome che volevo dare a mio figlio era “Per niente”, “Bontà”, o “nulla va oltre Dio”. Poi una mia amica mi ha convinto x il terzo nome. L’ho cresciuto ma non l’amavo, quando aveva 6 mesi ho cominciato a picchiarlo, a buttargli addosso tutto il male che avevo dentro. Volevo che il padre riconoscesse il bambino, ma lui non voleva. Sono andata al tribunale e l’ho accusato, e alla fine ho anche vinto la causa, ma lui non si è mai presentato, né ha mai pagato il dovuto a suo figlio. Io continuavo a picchiare mio figlio. Quando Italia Solidale è venuta, gli animatori che ci formavano insistevano molto sul bambino, che se il bambino non cresce nell’amore soffre, e anche Padre Angelo diceva che tanti bambini soffrono ogni giorno. Ho capito che stavo uccidendo mio figlio, e mi meravigliavo di persone come i volontari donatori che invece lo amavano da lontano. Allora grazie alla formazione che ci faceva vedere e entrare nelle nostre sofferenze, ho potuto vedere le mie e quelle che avevo provocato a mio figlio. Nella piccola comunità mi hanno sostenuto sul fatto che il bambino è amato da Dio nonostante gli uomini. “Nulla oltre Dio”. L’amore è entrato in me. Ho iniziato a prendermi cura di mio figlio: prima lui aveva molte malattie, i vermi, la malnutrizione. Con il prestito economico di un donatore italiano benedetto ho comprato una mucca per lui e ho aspettato che desse alla luce un vitello. Col vitello, mio figlio ha preso il latte ed è cresciuto. Ora sta bene e si sente amato e considerato. C’è ancora molta strada da fare per recuperare le ferite, ma con l’aiuto di Dio, vostro e di questa cultura supereremo tutte le difficoltà. Grazie a Dio, grazie a P. Angelo Benolli, grazie ai volontari donatori e a tutta Italia Solidale.

Ascoltatemi. Dal paese dell’odio, del canto e dei fiori una mamma vi chiede una mano. La sto chiedendo a te.

Solo nelle missioni di Italia Solidale i bambini che vivono nelle condizioni in cui facevo vivere il mio sono milioni, per non parlare del resto del mondo.

Senza un aiuto culturale, esistenziale e concreto come quello che ho ricevuto io, il mio bambino sarebbe morto, anzi peggio: sarebbe cresciuto covando e ripetendo sugli altri lo stesso odio che gli buttavo addosso.

Allora ognuno di voi si faccia un regalo: ami! Liberi la parte più nobile di sé in un’adozione a distanza con Italia Solidale! Ami così l’Amore vi salverà a voi! E vi giuro che noi poveri che riceviamo questo aiuto vi restituiremo tutto quello che ci date ed anche di più!

Anche noi infatti, 3000 comunità di 5 famiglie coinvolte con Italia Solidale, dal 2010 adottiamo un bambino a distanza e riceviamo un’adozione da un’altra comunità! Non siamo solo passivi ricevitori dei vostri aiuti: vi scriveremo e vi restituiremo il centuplo di quello che ci darete!

Allora non perdetevi questa vita, chiamate il numero e salvate un bambino!

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *