“ARS FELIX” CHIUDE CON 5MILA PRESENZE

CASAPESENNA. Con la performance “Terra dei fuochi e sole (Danza dei sacchi, nasceranno nuovi fiori)” di Raffaele Bova, si chiude la rassegna “Ars Felix. Gli anni Settanta all’ombra della Reggia”, curata da Luca Palermo e voluta dal consorzio Agrorinasce e dal Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Seconda Università degli Studi di Napoli nel neonato Centro di aggregazione giovanile per l’arte e la cultura di Casapesenna. L’immobile, confiscato a Luigi Venosa, affiliato al clan di Casal di Principe, è stato restituito alla comunità dopo un progetto di riconversione promosso da Agrorinasce e finanziato con i fondi del PON “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno”. Non poteva che chiudersi così, con un inno alla speranza, la mostra che ha scosso l’intero panorama artistico e culturale di Terra di Lavoro e la cui eco ha travalicato i confini provinciali e regionali. E il 3 marzo, alle 17.30, al Centro di via Cagliari sarò offerto un aperitivo in occasione del “finissage” della rassegna, sempre all’insegna del coinvolgimento e della partecipazione. In appena 4 mesi di esposizione, la forza simbolica di “Ars Felix” è riuscita a portare a Casapesenna più di 5mila persone: numeri da capogiro, se si pensa che l’intera manifestazione è stata realizzata con i pochi fondi messi a disposizione da Agrorinasce e un piccolo contributo della Fondazione Polis, contando, invece, molto più sulla passione e sulla fiducia nel territorio degli organizzatori. Gli studenti della Sun, le “didascalie parlanti”, hanno accompagnato alunni, magistrati, intellettuali, semplici cittadini nelle sale, spiegando le opere, incuriosendoli, dialogando con loro. Non una semplice e banale visita guidata monologica, quanto, piuttosto, una vera e propria esperienza culturale, che è sempre culminata con la partecipazione diretta alle performance di volta in volta messe su (a costo zero) dagli artisti in mostra e non solo. «La mostra “Ars Felix” – commenta Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce – è stato un passo importante per il risveglio culturale di una terra e, soprattutto, delle nuove generazioni che in passato, troppo spesso, sono finite nelle maglie della criminalità organizzata, facili prede di illusori sogni di grandezza a discapito delle proprie famiglie e del territorio in cui vivevano». Il 1 marzo le sale saranno restituite a Giuseppe Miele e Salvatore Di Bona, familiari di vittime innocenti di camorra e fondatori “Terra Nuova”, l’associazione che animerà corsi di pittura e di scultura per i giovani del territorio. A vegliare su di loro resteranno i lavori, spiraglio di speranza e di rinascita, degli street artist Giò Pistone e Alberonero, pensati e realizzati per quel contesto. «Vorrei ringraziare – dichiara Palermo – tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della rassegna: Giovanni Allucci, Giuseppe Miele e Salvatore di Bona in primis, l’intero comitato scientifico, gli artisti. Un grazie particolare vorrei rivolgerlo alle mie “didascalie parlanti”, le quale, dal 24 ottobre, mi hanno sempre affiancato con gioia e competenza nelle varie attività. Grazie, quindi, a Carmine Donnarumma, Concetta Abbate, Maria Signore, Stefania Gaito, Carmela Saviano, Angela Dell’Aprovitola, Margherita Salemme, Concetta Conte, Rosa Bencivenga, Chiara Caterina e Immacolata Battista. Grazie, infine, al Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Seconda Università degli Studi di Napoli per aver formato con passione, dedizione e grande competenza me e gli studenti. Sono convinto – conclude Luca Palermo – che l’arte e la cultura possano e debbano essere gli attori principali di questa nuova fase di riscatto della storia di Terra di Lavoro».

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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