CANCELLO ED ARNONE -INCONTRO DI “LETTERATITUDINI” DEL MESE DI DICEMBRE 2010

  di Tilde Maisto

 

 Bellissima serata all’insegna dell’amicizia, della socialità, della convivialità, della festività, ma soprattutto della cultura.

L’argomento trattato bello ed accattivante: “Canzoniere Petrarchesco” differenze ed analogie nel confronto con la poesia di Dante.

Due colossi della letteratura italiana, veri geni:  per i quali spiegare la poetica, lo stile ed il pensiero in un breve resoconto è risultato praticamente impossibile. Tuttavia, per gli scopi prefissati dal nostro gruppo di lettura, (essendo io stessa la narratrice) mi sono limitata a fare considerazioni restringendo il discorso al campo poetico.

Innanzitutto, credo che sia opportuno ritrovarci nel periodo letterario a cui i due poeti, in misura diversa, appartengono:

IL DOLCE STIL NOVO

Negli ultimi decenni del 1200, a Firenze, una delle città più all’avanguardia,  che sta diventando il centro della cultura italiana, si forma il nucleo più importante di una nuova tendenza poetica, cioè il “dolce stil novo”, con cui la lirica amorosa di stampo provenzale e di ispirazione cortese, tocca la sua fase culminante. I poeti più rappresentativi sono Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Lapo Gianni e Dino Frescobaldi. Questi poeti si vogliono distaccare dall’impostazione della scuola siciliana e aretina, in particolare polemizzano con Guittone d’Arezzo. Dobbiamo dire anzitutto che si tratta di poeti da una spiccata personalità, tanto che ciascuno ha delle proprie caratteristiche, ma tutti sono accomunati dall’idea di allontanarsi dallo stile guittoniano. Essi vogliono uno stile più limpido e lineare, che viene definito, appunto, dolce.

Sul piano dei contenuti, al motivo dell’omaggio feudale del cavaliere alla dama, si sostituisce una visione molto più spiritualizzata della donna amata che, appunto, viene proprio gradualmente esaltata non solo per le sue qualità femminili, ma soprattutto come una figura angelica, come se fosse un angelo in terra. In quanto donna-angelo, la donna diventa dispensatrice, cioè colei che può donare all’uomo la salvezza, e una mediatrice tra Dio e l’uomo: l’amore per la donna diventa la via per arrivare a Dio. E’ chiaro che facendo della dama una dispensatrice, il poeta si caricava di una grossa responsabilità perché intellettualmente doveva motivare la funzione della dama e quindi questa poesia è molto densa per i contenuti intellettuali, del pensiero; per esempio è una poesia dove non sono rari dei riferimenti di carattere filosofico e teologico.

– La nuova concezione della corte e la nobiltà d’animo

Un altro obiettivo di questo gruppo di poeti fu anche quello di sostituire alla realtà della corte reale, che stava alla base della poesia provenzale e siciliana, con un modello di corte tutta “ideale”, in cui si ritrova una cerchia ristretta di “spiriti eletti”, cioè l’idea di ricreare una specie di circolo molto elitario, in cui si distinguono delle teste intelligenti, pensanti, qualitativamente superiori alla massa.

Questa cerchia si contrappone, appunto, al volgo “villano”. Quindi lo stil novo si rivela come espressione dello strato più elevato delle nuove classi dirigenti comunali. Naturalmente essi aspiravano a presentarsi come una nuova aristocrazia, non nel senso di nobiltà di sangue, ma una aristocrazia basata sulla qualità dell’ingegno, intellettuale (“altezza di ingegno”, usato da Dante).

Questo nuovo concetto di nobiltà diventa uno dei temi fondamentali del dolce stil novo perché viene ad identificarsi nel tema corrispondente tra amore e gentilezza (nel senso di nobiltà, cioè: sapere amare diventa l’indizio fondamentale della nobiltà d’animo).

– L’espressione “dolce stil novo”

Questa formula è stata coniata da Dante nel 24° canto del Purgatorio, in cui Bonagiunta degli Orbicciani chiede a Dante se è lui che “trasse le rime nove”. Bonagiunta fa questa domanda partendo dalla lirica dantesca “Donne c’avete intelletto d’amore”. Dante risponde: “Io sono uno che quando Amore m’ispira, noto, e a quel modo che ditta dentro vo’ significando” (quando l’amore lo ispira, egli lo analizza in base a ciò che gli comunica: il tema che indaga l’animo del poeta è quello dell’amore profondo e complesso). A questa risposta di Dante, Bonagiunta dice che allora comprende bene il “nodo” che trattenne Iacopo da Lentini, Guittone d’Arezzo e lui stesso a non entrare nella cerchia di Dante, cioè a tenersi “al di qua di quel dolce stil novo che io odo”.

Un’altra formula che Dante usa per indicare questa poesia è quella di definire le rime “dolci e leggiadre” (26° canto del Purgatorio); tali aggettivi hanno una connotazione tecnica, stilistica e indicano le caratteristiche di questo stil novo. Precursori di questi poeti è Guido Guinizzelli, con una canzone che è la più illustre e può essere considerata come il “manifesto” di questa tendenza poetica: “Al cor gentil rempaira sempre amore”.

« Al cor gentil rempaira sempre amore

come l’ausello in selva a la verdura;

né fe’ Amore anti che gentil core

né gentil core anti ch’Amor natura… »

E’ PROPRIO  IN QUESTO CONTESTO LETTERARIO CHE SI STAGLIA LA FIGURA DI:

DANTE ALIGHIERI ( 1265 – 1321)

La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. Alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell’Italia centrale. A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d’oro che sarebbero diventati i “dollari” dell’Europa mercantile. Il conflitto tra guelfi, fedeli all’autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi e neri.

Egli  si è dedicato allo studio e l’analisi di tutti i tipi di dottrina dell’epoca in cui è vissuto. Egli basa il suo pensiero sulla società principalmente sulla religione e lo stato.

I rapporti conflittuali tra i due quindi, emergono nel suo attivismo politico. La religione è intesa come un qualcosa di necessario a livello spiriturale, esattamente come il potere dello stato per il livello terreno.

Tuttavia, nel poeta si può trovare una laicità non indifferente che mirava a equilibrare i rapporti tra stato e Chiesa, sottolineando la necessità di una collaborazione di entrambi attraverso la suddivisione dei poteri.

Una grande importanza assume la figura di Virgilio, il quale si può trovare persino nella sua opera più famosa e importante: La divina commedia. Egli è preso come modello importante anche a livello morale e come precursore del Cristianesimo

La civiltà e la cultura antica vengono reinterpretate da Dante, poiché la civiltà classica assume il ruolo di preparazione alla cultura e civiltà cristiana.

Nelle sue opere, inserisce all’interno di sonetti e canzoni i motivi dell’amore cortese. In queste, trovano spazio i temi dell’amore e della morte, accompagnati dai temi della moralità e della religione.

La celebrazione della bellezza, che prende la forma di Beatrice, la donna amata,mostrano il desiderio di Dante di eguagliare la bellezza stessa e celebrarla. Il grande valore di questa donna non è dato solo dall’aspetto fisico ma anche dalla sua bontà e gentilezza (intesa come nobiltà d’animo che eleva il cuore di Dante) e il fatto che anche lei sia destinata a morire crea un dolore enorme. Quando poi la donna muore veramente, nelle liriche di Dante la sofferenza e il dolore vengono amplificati e l’unica consolazione possibile viene ancora una volta dalla fede e dall’unico amore superiore a quello per Beatrice, cioè quello verso Dio.

Altri temi trattati da Dante vengono attraverso lo studio della filosofia e sono: la liberalità, la gentilezza e la leggiadria.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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